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| “Quando vedemmo i video delle violenze restammo sconvolti: non ci saremmo mai aspettati una cosa del genere da parte di servitori dello Stato”. Lo ha detto ieri il pubblico ministero, aprendo la requisitoria nell’aula bunker di Caserta. Il 6 aprile 2020, all’alba della pandemia, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere i detenuti del reparto Nilo vennero massacrati per più di quattro ore. La colpa quella di aver chiesto delle mascherine, il giorno prima, dopo il primo caso di Covid in un reparto vicino |
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| C’è un caldo insopportabile in tutta Europa. Fra un po’ terminerà con qualche disastrosa grandinata. Poi riprenderà. Siamo impreparati alle conseguenze dei cambiamenti climatici, provocati dall’utilizzo dei combustibili fossili. In questo scenario, il primo problema è la nostra delega ai governi, ai partiti, alle imprese, a “chissà chi?”: ancora troppi si illudono che la transizione “dall’alto” prima o poi si farà |
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| Non abbiamo bisogno di distruggere il capitalismo né di riformarlo. Si tratta di proteggere e moltiplicare le alternative alla mercificazione delle vite. Fuggire dal capitalismo, in sostanza, è mettere al centro le relazioni basate sul riconoscimento e la reciprocità; preservare i beni comuni pensando al valore d’uso e non a uno scambio in funzione del profitto. Partecipazione, mutualismo e solidarietà… A proposito del libro “Fuga dal capitalismo” di Clara E. Mattei, |
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| «Sono qui per salvare una vita». In mezzo alla devastazione del terremoto in Venezuela, un volontario pronuncia queste parole con una semplicità disarmante. Non sono una dichiarazione eroica. Sono il motivo per cui è lì. Fanno pensare che forse tutta la nostra esistenza potrebbe essere racchiusa in quella domanda. Per che cosa siamo qui? Per vincere? Per prevalere? Per avere ragione? Per umiliare chi la pensa diversamente? Oppure siamo qui per salvare una vita? |
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| “Certo che aderisco! Anche come spazio web Archivista.info. Per una proposta di fare comune. Abbraccio” [Paolo Vernaglione Berardi] |
| “Oltre la vuota retorica istituzionale, della narrazione calata dall’alto, esiste tutto un mondo, non visibile – ma che su Comune prende voce – fatto di iniziative, pratiche, modelli non mercificati di scambi fra persone e realtà…” [Giuseppe Giannini] |
| “Per me Comune è stato – ed è – prima di tutto questo: un tetto. Un luogo accogliente sotto il quale ho potuto proteggere e depositare pensieri spesso confusi, incompleti, ma ostinatamente in cammino…” [Emilia De Rienzo] |
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| Reti, libri, videodoc, festival per resistere |
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| Li trovate ovunque: nei teatri, nelle sedi di comitati e associazioni, spesso in posti occupati, ma anche in case private, botteghe, retrobotteghe, cortili, orti… Quelli del Collettivo Teatro NO! cercano soltanto luoghi nei quali sia possibile creare un cerchio e dialogare, incontrarsi e a volte scontrarsi con gli spettatori, che loro preferiscono chiamare testimoni. Insomma, vagano per l’Italia a raccontare storie,”usando” il teatro – tutto quello che fanno si basa sull’autoproduzione – per creare relazioni, condividere domande, imparare a ragionare insieme, scoprire la voglia di mettersi in gioco |
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| Le conseguenze della regionalizzazione |
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| Impiegati come guardie di frontiera |
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| Il libro “Sono un Arbëresh. Acquaformosa, terra di resistenza civile e incontro di popoli” raccoglie il racconto di Giovanni Manoccio, ex sindaco di Acquaformosa |
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| Pazienza, silenzio e ascolto non sono virtù private |
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