Riprendere il cammino che i comunisti avevano saputo tracciare
Con la liquidazione del P.C.I. e il successo della controffensiva borghese, che non è passata solamente attraverso l’avventura dei governi Berlusconi, ma ha registrato versioni di ‘sinistra’, con governi come quelli di Renzi, Draghi, Letta, Gentiloni, ecc., l’orizzonte politico italiano si è ristretto a tal punto che a dominare sono state solo le controriforme di destra e di ‘sinistra’, senza soluzione di continuità.
L’arrivo del governo Meloni ha però cambiato il clima politico italiano perchè ha reso evidente che un certo gioco dell’alternanza si andava ormai sviluppando su un terreno che terremotava tutto l’impianto costituzionale dell’Italia e dei valori fondativi della Repubblica nata dalla Resistenza.
Nel nuovo scontro che si è aperto perciò non si sono sentite più solo le voci delle vedove del centrismo ma, da più parti – e anche in modo autorevole (non ci riferiamo ovviamente a Mattarella, costituzionalista a corrente alternata) – è entrata in gioco anche una sensibilità profonda, che ha cominciato a tenere banco e a emergere dalla società civile, per i legami storici e culturali con la Costituzione italiana.
Diciamo, in sintesi, che oltre al tradizionale panorama politico è emersa una tendenza che può consentire di sciogliere una serie di nodi che ostacolano una prospettiva politica che va nella direzione giusta, in particolare sulla guerra e sulla giustizia sociale. Si parla di difesa della Costituzione, di articolo 11, di diritti costituzionali.
Di qui è nato anche il nostro impegno (la Piattaforma costituzionale [qui]) con cui stiamo contribuendo a definire i contenuti di una vera alternativa in vista delle elezioni del 2027. L’impostazione di questo discorso per noi, e per i comunisti storicamente determinati, non nasce da una improvvisazione programmatica, ma scaturisce da una sintesi tra situazione oggettiva e ripresa di un discorso strategico come quella con cui il P.C.I. di Togliatti si misurò prima della crisi che lo portò al disfacimento.
In sostanza qual è la questione? Per capire i nessi di questi discorsi bisogna ricordare che tutto il dibattito dopo Salerno (1944) fu impostato sull’asse Resistenza, Repubblica, Costituzione, che doveva portare a una trasformazione del sistema Italia da cui era scaturito il fascismo. Questa trasformazione è stata bloccata col sostegno USA dai governi a guida democristiana e per decenni ha comportato una dura guerra di posizione che alla vigilia della sua morte portava Togliatti a dire che la situazione non si era sbloccata e che il vero risultato che i comunisti avevano conseguito era quello di aver mantenuta aperta una prospettiva politica (1).
Ebbene, questo giudizio di Togliatti ritorna ora di attualità perchè in un momento di profonda crisi politica dell’occidente con le guerre e le destre al governo, il punto di aggancio nel sentimento popolare ritorna ad essere la Costituzione del 1948, quello che possiamo definire l’anello mancante di un processo storico avviato dopo il crollo del fascismo, ma impedito dal completare il suo percorso e la sua attuazione, in modo tale da cambiare il sistema Italia in modo sostanziale. Mettere perciò la Costituzione alla base dello scontro politico con la destra neofascista, ma anche col centrismo di ‘sinistra’ che per molti decenni ha tenuto bloccata la situazione, significa riprendere quel cammino che i comunisti avevano saputo tracciare e che oggi riappare nella nostra agenda politica.
(1) “…. se la sostanza democratica del regime conquistato con la vittoria della Resistenza non ha potuto essere intaccata, nonostante i ripetuti tentativi di limitarla o annullarla (offensiva scelbiana, legge truffa, leggi capestro proposte da De Gasperi, tentativo tambroniano, ecc.) e nonostante i propositi e le minacce anche del giorno d’oggi, il piano di riforme della struttura economica è rimasto sino ad ora quasi esclusivamente un piano. Si è così creato nella società italiana uno squilibrio, diventato oggi evidente più che nel passato. E uno squilibrio non solo tra un piano costituzionale e una realtà, ma tra questa realtà e le aspirazioni delle grandi masse lavoratrici. D’altra parte, se la sostanza del regime democratico è stata salvata, lo si deve alla vigorosa azione condotta da queste masse nel corso di due decenni. E se a un certo punto si è creato un movimento di opinione pubblica che rivendicava l’immediato inizio di una azione di riforma e rinnovamento economico e sociale, è stato perché da tutte le forze economiche e sociali, è stato perché da tutte le forze sinceramente democratiche è partita una profonda critica del vecchio ordinamento economico e la richiesta almeno di un inizio di applicazione integrale della Costituzione”.
(Palmiro Togliatti Capitalismo e riforme di struttura, Rinascita, 11 luglio 1964, ripreso anche in “Dopo il PCI, Questioni storiche e di prospettiva”, Aginform, novembre 1922, pp.82-85).
Forum Italiano dei Comunisti – 30/06/2026
forumdeicomunisti.it/edit115_anello_mancante.html

