[SinistraInRete] Mario Sommella: La cura sotto punteggio

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Nell’era del welfare algoritmico anziani, disabili e non autosufficienti rischiano di diventare variabili di costo da ottimizzare, non persone da riconoscere. Viaggio dentro la nuova frontiera dell’esclusione automatizzata

Mario Sommella: La cura sotto punteggio

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La cura sotto punteggio

di Mario Sommella

Nell’era del welfare algoritmico anziani, disabili e non autosufficienti rischiano di diventare variabili di costo da ottimizzare, non persone da riconoscere. Viaggio dentro la nuova frontiera dell’esclusione automatizzata

20250249In Francia esiste un numero, compreso tra zero e uno, che ogni mese contribuisce a decidere il destino di milioni di persone. Più quel numero si avvicina all’uno, più cresce la probabilità di finire nel mirino di un controllo, di vedersi sospendere un sussidio, di essere trattati come potenziali truffatori. Non conta la storia personale, non conta il volto, non conta la fatica accumulata in una vita: conta il punteggio. E fra i fattori che quel punteggio fanno salire, il sistema pubblico francese ha inserito per anni tre condizioni che dovrebbero togliere il sonno a chiunque abbia a cuore la giustizia sociale: l’essere poveri, l’essere senza lavoro e il percepire un’indennità di disabilità.

Non è una fantasia distopica, non è la trama di un romanzo sul futuro. È il presente, ed è già installato dentro le pieghe amministrative di alcune tra le più mature democrazie europee. La chiamano innovazione. Ci raccontano che l’intelligenza artificiale renderà più efficienti i servizi pubblici, taglierà gli sprechi, semplificherà la vita dei cittadini. Ma dietro questa narrazione luminosa si nasconde una domanda che non è tecnica bensì squisitamente politica: chi deciderà, domani, chi ha diritto all’assistenza, alle cure, alla protezione sociale? E soprattutto, con quali criteri, sotto il controllo di chi, con quale possibilità di replica per chi finisce dalla parte sbagliata del calcolo?

È attorno a questa domanda che si gioca una delle partite decisive del nostro tempo. Perché sotto la parola apparentemente neutra «algoritmo» si sta costruendo un dispositivo di potere che rischia di ridisegnare in silenzio il confine tra chi merita di essere curato e chi viene classificato come costo da contenere. Questa inchiesta prova a smontare quel dispositivo, pezzo per pezzo.

 

1. La favola dell’efficienza

Ogni potere che vuole tagliare i diritti ha bisogno di parole che facciano sembrare naturale ciò che è invece una scelta.

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Fulvio Grimaldi: Da Gaza al Corno e a Suez, la geopolitica dell’infanticidio — Egitto, l’ottava piaga

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Da Gaza al Corno e a Suez, la geopolitica dell’infanticidio — Egitto, l’ottava piaga

di Fulvio Grimaldi

morijgioboèpInfanticidi come strategia di espansione coloniale

A gettare lo sguardo sulla regione che dal Nordafrica arriva al confine afghano e che gli inglesi chiamarono Vicino Oriente e noi Medio, è difficile staccarsi da punti focali come l’aggressione israeloamericana (più israelo che americana) all’Iran e ai fronti correlati di Libano, Palestina, Yemen (gli Houthi), Iraq (le Unità di Mobilitazione Popolare), la Somalia (dove ogni due per tre Trump bombarda la resistenza islamica al regime fantoccio USA). E anche solo eticamente durissimo non soffermarsi su quanto lo Stato terrorista va compiendo di inenarrabile, a laido titolo di autodifesa, su Gaza, Cisgiordania, Siria, Libano, occasionalmente Yemen

Abbiamo fatto fatica, consapevoli di orrori storici che pensavamo insuperati e insuperabili, a staccare lo sguardo da quanto le recenti inchieste dell’ONU, quella di Save the Children, quella giornalistica olandese, hanno esaminato e documentato in ogni dettaglio sulla strategia impiegata dai vertici israeliani per distruggere la continuità biologica e l’esistenza futura del popolo palestinese: la programmata carneficina dei bambini di Gaza. A fine giugno 21.000 uccisi, 45.000 feriti e mutilati. Prove, documenti clinici, autopsie, referti, foto, diagnosi: la dimostrazione dell’inconcepibile: un esercito di cecchini addestrati e comandati a colpire in testa, o agli organi vitali, i bambini.

Una pratica che nelle ultime settimane si è estesa alla Cisgiordania. Lo denuncia in un rapporto l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, precisando che tra ottobre 2023 e giugno 2026 sono stati uccisi più bambini che in tutto il periodo dal 1967.

Sono i militari di quello che viene raccontato al mondo come “l’esercito più morale del mondo”.

Non avrebbe dovuto sorprendermi. A Gaza, guerra del 2009 intitolata “Piombo Fuso”, filmai bambini che mi mostravano foto dei loro amici e fratelli morti, colpiti in mezzo alla fronte o al cuore.

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Francesco Cappello: Prosciugamento della liquidità globale e rallentamento dell’economia reale trascinano giù bitcoin e azioni

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Prosciugamento della liquidità globale e rallentamento dell’economia reale trascinano giù bitcoin e azioni

di Francesco Cappello

IMG 0106 1140x641.pngPremessa

Le banche tradizionali gestiscono il rischio di credito (il debitore sarà in grado di ripagare?). Il sistema dello shadow banking [1] (basato sull’eurodollaro) è ossessionato dal rischio di liquidità (sarò in grado di trovare i contanti domani per rifinanziare il debito?). Poiché il sistema dell’eurodollaro non ha una banca centrale che faccia da “prestatore di ultima istanza” (cioè che stampi denaro in caso di panico), il sistema è costantemente sul filo del rasoio. Lo shadow banking ha ereditato esattamente questa fragilità.

La finanza ha smesso di servire l’economia reale; di conseguenza, un sistema intero (shadow) ritrovandosi in assenza di un ancoraggio reale, esiste solo per mantenere in vita il rifinanziamento costante di sé stesso.

Se l’Eurodollaro non circola, il commercio internazionale si congela perché viene a mancare il carburante monetario globale. Questo provoca la cosiddetta distruzione della domanda. Le multinazionali americane (dalle aziende tecnologiche ai colossi manifatturieri) scoprono che i loro clienti esteri non possono più permettersi di comprare i loro prodotti, sia perché non trovano i dollari sul mercato offshore, sia perché il dollaro è diventato troppo costoso rispetto alle monete locali svalutate. Il risultato è un calo drastico degli utili delle aziende americane e una pesante correzione dei mercati azionari di Wall Street.

Le banche e le imprese globali, non riuscendo più a ottenere prestiti in Eurodollari dalle banche private, sono costrette a liquidare i propri asset e a vendere le proprie valute locali (Euro, Yen, Yuan) pur di accaparrarsi i pochi dollari commerciali disponibili per pagare i debiti in scadenza. Questo crea un “dollaro forte” che schiaccia il resto del mondo, agendo come un vero e proprio cappio al collo dell’economia globale.

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Renato Pisani: Tra “Quaderni Rossi” e Intelligenza Artificiale

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Tra “Quaderni Rossi” e Intelligenza Artificiale

di Renato Pisani

Stavo leggendo un testo di Raniero Panzieri tratto da Quaderni Rossi del lontano 1961. Ero un po’ perso nelle sue dotte riflessioni marxiste quando mi sono imbattuto in una frase che, con violenza stravagante, mi ha riportato al 2026. Si è trattato di un breve passaggio in cui Panzieri critica coloro che interpretano l’innovazione tecnologica delle aziende come un fatto oggettivo e neutro. In particolare, Panzieri nota come costoro tendano a “riconoscere la scomparsa della parcellizzazione delle funzioni” nella fabbrica, e cioè i lavori più specifici e meccanici, in favore di mansioni più gratificanti, più intelligenti, e cioè “qualificate da responsabilità, capacità di decisione, molteplicità di preparazione tecnica”. Ho subito pensato: ma guarda, si dice lo stesso dell’IA. Così sono andato a recuperare qualche esempio.

Nel 2025 Hayes e Downie, due redattrici di IBM, hanno scritto un articolo sul sito dell’azienda chiamato “L’AI e il futuro del lavoro”, in cui spiegano che le IA possono “automatizzare compiti ripetitivi e potenziare il processo decisionale umano, permettendo ai lavoratori di concentrarsi su attività più creative e di maggior valore”. Così anche Microsoft, nel suo “Report 2025 sul Nuovo Futuro del Lavoro” scrive che “le persone si stanno spostando verso lavori di guida, critica e miglioramento. Le organizzazioni che ce la faranno sono quelle che investono in giudizio, capacità critica e supervisione responsabile”. Ho trovato anche una testimonianza ben più vecchia (si fa per dire) del 2023 in cui l’ex Product Manager di Google Workspace, citando un report finanziato da Google, spiegava che “con l’IA come supporto […] si elimineranno le mansioni banali, contribuendo a una maggior creatività e innovazione”.

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Alessandro Volpi: Ma perché Donald Trump continua ad insultare l’Italia? La risposta è molto semplice

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Ma perché Donald Trump continua ad insultare l’Italia? La risposta è molto semplice

di Alessandro Volpi*

L’ineffabile presidente della più grande democrazia del mondo, che fa allusioni sessuali persino ai figli, torna a irridere la presidente del Consiglio italiana, la patriottica Giorgia Meloni.

Lo fa con un “meme” in cui esprime una pessima ironia sulle molestie che la leader di Fratelli d’Italia gli infligge.

Ma come è possibile che la più grande amica degli Stati Uniti sia diventata la principale destinataria dei principali insulti di Donald Trump?

Per rispondere a questa domanda è necessario richiamare la più volte citata dipendenza dell’Italia dagli Stati Uniti che Giorgia Meloni ha accuratamente coltivato.

L’ultima prova è proprio il regalo fatto ai grandi fondi Usa del Tfr degli italiani e delle italiane che acuirà ulteriormente il collegamento direttissimo fra le sorti delle Borse Usa e i risparmi delle famiglie italiane.

In merito a ciò vorrei richiamare un solo dato costituito dal fatto che, ogni anno, 1000 miliardi di euro di risparmi italiani vanno in direzione delle Borse Usa.

Ecco come.

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Francesco Piccioni: Trump riscopre l’anticomunismo, ma a fini interni

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Trump riscopre l’anticomunismo, ma a fini interni

di Francesco Piccioni

Tutte le contraddizioni dell’America trumpiana in una giornata sola, quella del 250° anniversario della Dichiarazione di Indipendenza dall’Inghilterra.

Si potrebbe facilmente ironizzare sull’idiozia di chi nega il cambiamento climatico ed è costretto a rinviare più volte e infine a «stringere» il lungo discorso che aveva annunciato perché diversi temporali di eccezionale portata hanno investito Washington, al punto da far evacuare in cerca di un riparo la folla radunata al National Mall, per poi farla rientrare ed essere sottoposta nuovamente ai severi controlli di sicurezza.

Altrettanto si potrebbe fare con la sua insistita e recitata esibizione di «religiosità»: «Come ci dice la nostra Dichiarazione di Indipendenza, siamo tutti creati a immagine di un unico Dio onnipotente». Ora si tratterebbe solo di decidere se debba essere il dio dei cristiani (universale e inclusivo), oppure quello dei sionisti (riservato al solo «popolo di Israele», quindi razzista nei confronti delle proprie creature).

Ovvero, tradotto in politica internazionale, se questo implica una possibile divaricazione tra gli interessi Usa e quelli del proprio «cane pazzo» in Medio Oriente.

Ma la chiave centrale del suo solito blaterare è stata questa volta l’anticomunismo. “Il comunismo è un perdente, e lo sarà sempre“, “In tutto il mondo cercano di essere come noi, nessuno può essere come noi, e con l’aiuto di Dio, saremo sempre così, o anche meglio“.

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Matteo Patriciello: Lavoro e coscienza di classe nell’epoca dell’IA

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Lavoro e coscienza di classe nell’epoca dell’IA

di Matteo Patriciello

Si assiste in misura sempre maggiore al discorso relativo agli effetti dell’introduzione dell’IA nelle nostre vite. C’è chi ne esalta le potenzialità e chi, invece, le critica per l’impatto negativo sulle abilità cognitive dell’uomo, auspicando così una regressione tecnologica.

Qualsiasi sia il parere relativo all’IA, rimane un’unica certezza: come qualsiasi innovazione scientifica e tecnologica l’IA ha un preciso ruolo sociale, ovvero contribuire al processo di valorizzazione del capitale. Per capire in che modo l’IA e le tecnologie siano connesse allo sviluppo del modo di produzione capitalistico basta riprendere Marx, che, a più riprese, parla dello sviluppo scientifico, in generale, e delle macchine, in particolare. Nello specifico, all’interno del capitolo XIII del 1° libro de il Capitale viene effettuata l’analisi delle macchine e della grande industria. La macchina, sostiene Marx, è molto più vantaggiosa del semplice strumento di lavoro perché dura più a lungo, perché il suo funzionamento è regolato da leggi rigorosamente scientifiche e perché il suo campo di produzione è infinitamente più vasto di quello dello strumento. Per questo motivo, la macchina è destinata a diventare uno dei perni del capitalismo, in quanto, grazie alla maggiore produttività, garantisce una maggiore valorizzazione del capitale.¹

Nell’analisi che Marx dedica alle macchine viene descritta la nuova condizione di sfruttamento e di alienazione a cui sono sottoposti gli operai.

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Domenico Moro: Le ragioni della crisi dell’auto tedesca ed europea e dell’affermazione dell’auto cinese

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Le ragioni della crisi dell’auto tedesca ed europea e dell’affermazione dell’auto cinese

di Domenico Moro

Crisi dellauto tedesca.pngMentre l’opinione pubblica europea ed italiana è concentrata sull’immigrazione come fonte dei problemi dell’Europa occidentale e in particolare dell’abbassamento dei salari, le vere cause della profonda crisi sociale in atto sono ignorate. Nell’ultimo periodo, però, sono accaduti alcuni fatti che dovrebbero far riflettere le opinioni pubbliche dell’Italia e dell’Europa. In Italia al ministero dell’industria è saltata l’intesa tra i sindacati e la Natuzzi, multinazionale leader mondiale dei divani in pelle, che aveva deciso di chiudere due fabbriche nel barese e trasferire la produzione in Romania, dove da anni c’è una sua fabbrica. La chiusura non impatterà solo sui lavoratori di Natuzzi, ma anche su 600 piccole e medie imprese tra Puglia e Basilicata, fornitrici di Natuzzi. Ma la notizia più importante viene dalla Germania, dove un periodico ha rivelato il piano della Volkswagen, secondo produttore mondiale di auto, di licenziare 100mila lavoratori, più del 15% della forza lavoro globale. Si tratta di una delle ristrutturazioni più importanti della storia industriale. Ancora più importante è che tale ristrutturazione sarà incentrata nel cuore della multinazionale, in Germania, dove 50mila addetti verranno licenziati e quattro stabilimenti saranno chiusi.

Non si tratta, però, solo della Volkswagen, ma di tutta l’industria europea dell’auto, che a sua volta rappresenta solo il picco della crisi della manifattura dell’Europa occidentale, che rischia di imprimere una accelerazione alla deindustrializzazione. La multinazionale statunitense Ford ha annunciato tagli del 14% sulla forza lavoro europea (3.900 occupati) in Spagna, Regno Unito e soprattutto in Germania. La Mercedes, dopo aver licenziato 4mila lavoratori con uscite volontarie alla fine del 2025, ha dichiarato di voler procedere ad altri licenziamenti, risparmiando un miliardo di euro sui dipendenti entro l’anno prossimo. La Bmw prevede una riduzione dell’organico del 5% a livello globale entro la fine dell’anno. La crisi dell’auto impatta anche sui produttori di componentistica, ad esempio la tedesca Bosch ha programmato tagli di 18.500 dipendenti. I timori sono molto forti anche per i componentisti dell’auto italiani, che hanno i loro clienti più importanti nei produttori tedeschi, ai quali va il 20% delle esportazioni di parti e accessori di veicoli a motore, anche se il suo valore (2,9 miliardi di euro nel 2025) incide poco sull’export manifatturiero totale italiano verso la Germania (72,2 miliardi)[i].

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Daniele Burgio, Giulio Chinappi, Massimo Leoni e Roberto Sidoli: Rudd, il marxismo di Xi Jinping e Palantir

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Rudd, il marxismo di Xi Jinping e Palantir

di Daniele Burgio, Giulio Chinappi, Massimo Leoni e Roberto Sidoli

Il pensiero di Xi Jinping, letto perfino da osservatori anticomunisti come Kevin Rudd e dagli strateghi tecnologici di Palantir, mostra la centralità del marxismo, della pianificazione e della direzione politica nel successo storico della Cina contemporanea

jbkjbjkKevin Rudd è un politico australiano che è stato primo ministro dal 2007 al 2010 e nuovamente nel 2013. Apertamente anticomunista, egli è in ogni caso lucido e intelligente e pertanto in grado sia di leggere con cura la relazione tenuta da Xi Jinping, Segretario Generale del Partito Comunista Cinese, al XX Congresso del Partito tenutosi nell’ottobre 2022, sia di analizzarla con onestà, a differenza dei finti tonti della sinistra occidentale anticinese [1].

In quell’occasione, Rudd aveva, tra le altre cose, evidenziato che il termine “lotta” compariva alcune decine di volte nella relazione di Xi Jinping, e alla sua giusta osservazione si può subito aggiungere come vi siano anche una dozzina di aperti riferimenti, sempre nel rapporto del segretario del Partito Comunista Cinese, rispetto al marxismo, al materialismo dialettico e a quello storico: estratti che demoliscono ancora di più la favoletta sul Partito Comunista Cinese che “finge” di essere comunista e marxista.

Riportiamo alcune di queste citazioni tratte dalla relazione congressuale di Xi Jinping, per non lasciare spazio a dubbi:

“Abbiamo istituito e sostenuto un sistema fondamentale per garantire il ruolo guida del marxismo in ambito ideologico”.

“Il marxismo è l’ideologia guida fondamentale su cui si fondano e prosperano il nostro Partito e il nostro Paese”.

“La solida guida teorica del marxismo è la fonte da cui il nostro Partito trae la sua ferma convinzione e che gli consente di cogliere l’iniziativa storica”.

“Adattare il marxismo al contesto cinese e alle esigenze dei tempi è un processo di ricerca, rivelazione e applicazione della verità”.

“I comunisti cinesi sono profondamente consapevoli che solo integrando i principi fondamentali del marxismo con le realtà specifiche e la raffinata cultura tradizionale della Cina, e solo applicando il marxismo dialettico e storico, possiamo fornire risposte concrete alle grandi questioni poste dai tempi e scoperte attraverso la pratica, e possiamo garantire che il marxismo conservi sempre il suo vigore e la sua vitalità”.

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Antonio Martone: La cosmotecnica e il ritorno delle civiltà

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La cosmotecnica e il ritorno delle civiltà

di Antonio Martone

Recensione a: Alessandro Visalli, Oltre l’Occidente. Nell’ombra di un tramonto epocale, Meltemi, Milano 2026

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Negli ultimi decenni la filosofia politica ha rivolto la propria attenzione soprattutto ai processi di globalizzazione, alla crisi della sovranità, alla finanziarizzazione dell’economia, alle trasformazioni della democrazia liberale e, più recentemente, all’impatto delle tecnologie digitali sulle forme della vita collettiva. Anche quando si è confrontata con il mutamento degli equilibri internazionali, lo ha fatto prevalentemente attraverso categorie economiche o giuridiche: capitalismo, governance, biopolitica, neoliberalismo, diritti, Stato. Meno frequente è stato, invece, il tentativo di assumere le civiltà come oggetto specifico della riflessione filosofica. Dopo la stagione inaugurata da autori come Toynbee, Spengler o, in forme profondamente diverse, Huntington, la nozione stessa di civiltà è progressivamente uscita dal lessico della teoria politica, gravata dal sospetto di essenzialismo o ridotta a categoria descrittiva della storia delle culture.

È precisamente su questo terreno che si colloca il nuovo libro di Alessandro Visalli. Oltre l’Occidente non è soltanto un contributo alla riflessione geopolitica sul declino dell’egemonia occidentale, né una nuova interpretazione della transizione verso un ordine multipolare. Più radicalmente, esso rappresenta il tentativo di restituire dignità filosofica alla categoria di civiltà, sottraendola tanto alle semplificazioni geopolitiche quanto alle letture culturalistiche che ne hanno spesso accompagnato l’impiego. Il problema del libro non consiste infatti nello stabilire quale potenza dominerà il XXI secolo, bensì nel comprendere se la modernità occidentale possa ancora essere pensata come il destino universale dell’umanità oppure se essa debba essere reinterpretata come il risultato storico di una particolare forma di civiltà. Va detto subito che l’opera di Visalli si inserisce in un progetto più ampio: si tratta infatti del primo volume di un’opera a due mani, realizzata in collaborazione con Carlo Formenti, che firmerà il secondo volume intitolato L’alba di una nuova era. I due autori dichiarano di aver lavorato in stretto scambio di bozze e osservazioni critiche, dando vita a due testi complementari, pur nella diversità degli stili e delle angolazioni. A unirli è un approccio che si potrebbe definire “marxista ancorché eretico”, che vede nell’universalismo occidentale non già una filosofia neutrale, ma una “macchina da guerra” al servizio del modo di produzione capitalistico, volta a imporre al mondo intero forme economiche, istituzioni e valori del blocco euroatlantico.

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Felice Cimatti: La mistica dei buchi neri

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La mistica dei buchi neri

di Felice Cimatti

“Per l’impossibilità di credere a ciò che crede il mistico” – scriveva Elvio Fachinelli nella Mente estatica – “si è finito spesso per non credere all’esistenza del mistico”. In effetti il fenomeno del mistico, quello che Wittgenstein nel Tractatus chiama “das Mystische”, non va confuso con quello che qualcuno dice di ‘vedere’ durante le sue ‘visioni’, appunto mistiche. Raimondo da Capua racconta, nella Legenda maior, che un giorno Caterina da Siena ebbe la “visione […] che lo Sposo eterno venisse a lei come al solito; invece, le aprì il fianco sinistro, ne estrasse il cuore e si allontanò; le sembrò di essere rimasta senza il cuore”. Nonostante il suo confessore non le creda e anzi si faccia beffe di lei (oggi siamo tutti come Raimondo, e forse questo non è l’ultimo dei nostri problemi) Caterina “continuava a ripetere: ‘Sinceramente, padre, per quanto possa sentire con i sensi del corpo, mi sembra che il cuore mi manchi davvero. Infatti”, prosegue Caterina, “il Signore mi è apparso e, aprendomi il lato sinistro, mi ha estratto il cuore’” (La mistica cristiana, I, p. 1526). Per la sensibilità ‘comune’ (almeno per quella non religiosa) il racconto di Caterina è del tutto inverosimile (anche se lo stesso Raimondo racconta che, successivamente, il Signore sarebbe apparso di nuovo a Caterina, e le avrebbe collocato nel fianco del costato il suo cuore: “le sue compagne hanno detto a me”, osserva stupito e incredulo Raimondo, “e a molte altre persone che, come segno del miracolo, in quel punto era rimasta una cicatrice”).

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Infoaut: Donald Trump riesce a fare una cosa che la diplomazia atlantica prova sempre a nascondere: ricordare a tutti qual è il vero rapporto di forza dentro la Nato

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Riarmo permanente: la vera posta in gioco dietro i meme di Trump

di Infoaut

Donald Trump riesce a fare una cosa che la diplomazia atlantica prova sempre a nascondere: ricordare a tutti qual è il vero rapporto di forza dentro la Nato

Alla vigilia del vertice in Turchia ha scelto di prendere in giro Giorgia Meloni pubblicando un meme sui social, l’ennesimo episodio di un rapporto fatto di continue pressioni, ricatti politici e richiami all’ordine rivolti agli alleati europei. Dietro la retorica dell’unità dell’Occidente resta un dato molto concreto: gli Stati Uniti continuano a dettare la linea e all’Europa viene chiesto di pagare il conto.

Quel conto ha un numero preciso: è il famoso 5% del PIL da destinare entro il 2035 alla difesa e alle spese collegate alla sicurezza, l’obiettivo fissato dalla Nato che il governo italiano si prepara a inseguire. Per l’Italia significa passare dagli attuali circa 45 miliardi di euro destinati ogni anno alla spesa militare a una cifra che potrebbe arrivare intorno ai 145 miliardi. Cento miliardi in più ogni anno. Una somma enorme, che dice molto di più di qualsiasi dichiarazione ufficiale sulla direzione che sta prendendo il Paese.

Da mesi questa trasformazione viene raccontata quasi esclusivamente come una questione di nuovi armamenti, di deterrenza e di sicurezza internazionale.

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Alex Marsaglia:L’Impero della guerra permanente prepara il caos in Europa

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L’Impero della guerra permanente prepara il caos in Europa

di Alex Marsaglia

“L’obiettivo è usare l’Afghanistan per riciclare denaro al di fuori delle zone tassabili americane e al di fuori delle zone tassabili europee e trasferirlo nelle mani delle élite transnazionale della “sicurezza”. Questo è l’obiettivo, ovvero l’obiettivo è avere una guerra perenne, non vincerla. La coalizione contro la guerra è importante perché dobbiamo prevenire che diventi normale essere costantemente in guerra”.

Julian Assange, intervento video ripubblicato da WikiLeaks il 18 Agosto 2011 in occasione dei 10 anni dall’inizio della guerra in Afghanistan

Quando gli Stati Uniti hanno lanciato il loro assalto alla Repubblica Islamica dell’Iran, assecondando i progetti colonialisti di Israele, ho parlato di guerra esistenziale per evidenziare come dallo scontro tra l’Iran (con alleati sino-russi) e la Coalizione Epstein ne sarebbe rimasto uno solo. Ora il conflitto si è appena raffreddato, ma assolutamente non risolto. E possiamo inserirlo nell’ennesimo conflitto aperto da parte degli Stati Uniti senza la capacità di chiuderlo. Entrambi i contendenti dello scontro sono ancora vivi, ma è risultato a tutti evidente come all’Iran bastasse sopravvivere per vincere. Viceversa, gli Stati Uniti hanno dovuto incassare l’ennesima sconfitta, normalizzando la ritirata agli occhi dell’opinione pubblica mondiale e soprattutto dell’alleato sionista della Coalizione Epstein.

Un’impresa che è ancora in corso e non sarà per nulla facile, perché il MoU stipulato con l’Iran per ritirarsi è contraddetto apertamente dal “cessate il fuoco” siglato con il Governo libanese e Israele.

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Redazione: L’internazionale terrorista “nostra alleata”

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L’internazionale terrorista “nostra alleata”

di Redazione

E’ singolare come l’informazione mainstream eviti accuratamente di “unire i puntini” collegando notizie che già a prima vista risultano obiettivamente di identica natura.

Il caso in prima pagina, dopo qualche tentativo di confinarlo a un “curioso episodio di cronaca nera”, è quello dell’attentato contro Vadim Ermolaev, oligarca ucraino con passaporto cipriota, interessi in mezza Europa orientale, tutt’altro che rispettoso dei confini operativi stabiliti dal governo di Kiev tanto da esserne sanzionato per alcuni suoi business in Crimea.

Un caso comunque clamoroso perché si tratta del primo attentato a Montecarlo, dove l’unico boato annuale registrato è generato dalla partenza del Gran Premio di Formula 1.

Ci aveva messo del suo anche il procuratore generale Stéphane Thibault, che fin dal primo momento aveva “escluso la pista terroristica” preferendo indagare su quella “malavitosa”. Il solito concerto della disinformazione ufficiale riusciva persino a partorire una “pista russa” strologando su una delle tante truffe del giro d’affari di Ermolaiev, relativa a call center che proponevano “investimenti sicuri”.

Ora le telecamere di cui il Principato abbonda hanno permesso di identificare l’attentatrice, immortalata mentre piazza la bomba, si siede a distanza di sicurezza e fa esplodere il tutto mentre l’oligarca, la moglie e uno dei figli escono di casa. Tutti feriti gravissimi, ma ancora in vita.

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