A chi serve davvero il DDL caccia: tutti i dubbi

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Il Ddl Caccia 1552, ribattezzato decreto “Sparatutto” e approvato in Senato, continua a ricevere opposizioni da parte delle associazioni, delle comunità scientifiche e di parte della politica. Oltre che nel merito nella norma, i dubbi sono anche sulle motivazioni che hanno spinto il Governo a intervenire sul tema.

A inquadrare l’argomento è Alessandro Polinori, presidente dell’associazione LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) e ospite della nuova puntata di “EcoAgenda – L’informazione ambientale della settimana”. Dal 1965 la LIPU si batte per la protezione degli uccelli, la conservazione della natura e la promozione della cultura ecologica.

“Si parla di una violazione della Costituzione, della stessa che ha inserito al suo interno la tutela della natura fra i propri articoli. – dice il presidente dell’associazione – Noi LIPU, insieme ad altre associazioni, stiamo protestando in maniera pacifica, poiché questo provvedimento rappresenterebbe la consegna della biodiversità in mano al mondo dei cacciatori.”

“È così che pratiche barbare come i richiami vivi (uccelli vivi rinchiusi in gabbie piccolissime, vengono confusi e usati per attirare la loro specie) sono favorite. In più, questo decreto allungherebbe il periodo della caccia anche nel mese di febbraio, mese limitato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) perché è il periodo in cui gli uccelli tornano dalla migrazione. Si parla anche di caccia di notte e di caccia all’interno di aree frequentate da turisti, mettendo così in pericolo anche i cittadini. Basti pensare che negli ultimi anni i cacciatori sono stati responsabili della morte o del ferimento di ben 1.932 persone.”

“I cacciatori diventerebbero bioregolatori e, quindi, la fauna selvatica, identificata come patrimonio indisponibile dello Stato, diventerebbe un oggetto solo di caccia. – ha continuato Alessandro Polinori – La nostra opposizione va anche in difesa dei cittadini, che sono contro quel provvedimento, come testimoniato da una serie di sondaggi. Fra le altre cose, questi provvedimenti andrebbero anche contro la direttiva europea ‘Uccelli’, la cui violazione provocherebbe all’Italia una serie di infrazioni, con una multa che verrebbe pagata non dal Governo, ma dai cittadini. Siamo di fronte a una vera e propria battaglia di civiltà. Per noi è un secco no al Ddl 1552.”

Nell’editoriale della puntata ha continuato il direttore responsabile di TeleAmbiente, Stefano Zago“Perché si sta dando spazio a una legge del genere, specialmente in un momento così critico per lo Stato italiano? Perché andare a riformare un settore che ad oggi in Italia è molto ristretto? I cacciatori italiani nel nostro Paese sono quasi mezzo milione, la cui età media è di 65 anni, e chi la applica è molto meno della metà. Si tratta quindi dello 0,3% della popolazione.”

“Quindi la domanda che ci poniamo ancora è: questa estensione era veramente necessaria? Si tratta di un ampliamento che mette in difficoltà la biodiversità, creando problemi sia a livello costituzionale con l’articolo 9 della Costituzione, creato proprio per la tutela dell’ambiente e della biodiversità, sia per gli interessi ambientali delle generazioni future.”

“Proprio la volta scorsa a EcoAgenda – ha continuato il direttore – abbiamo parlato del taglio del 25% dei fondi verso i parchi e le aree protette italiane, questa settimana invece stiamo parlando dell’estensione della caccia. Crediamo che ci sia qualcosa di diverso che abbia fatto scattare l’idea di questa legge, forse qualche interesse personale da parte di qualche politico per estendere queste concessioni, che oggi sono senza scopo di lucro per quanto riguarda le attività venatorie, ma dopo la legge diventeranno con scopo di lucro; quindi, probabilmente entrerebbero in un settore nuovo o speculativo. Da un lato potrebbe anche esserci la volontà di distrarre l’informazione per occupare pagine di giornali. Insomma, non ci sono motivazioni valide, se non quelle sopraelencate, per cui venga fatta una legge così importante che va anche contro il territorio e per sole 250mila persone.”

“Noi non accettiamo questa riforma, perché sarebbe l’ennesimo attacco alla biodiversità italiana, che è oltretutto protetta dalla Costituzione e dalle norme europee. Per giunta, a settembre l’Italia sarà obbligata a presentare un piano all’Europa su come ripristinerà la nostra biodiversità, e cosa fa lo Stato italiano? Applica una legge che va nel verso opposto. Speriamo che Forza Italia ci ripensi, che questa riforma si fermi qui e non vada avanti.”

 

“EcoAgenda – L’informazione ambientale della settimana” è in onda tutti i sabati, alle ore 21:30, su TeleAmbiente. Canale 18, in Lazio e Umbria, canale 221 delle Smart Tv in tutta Italia, e in streaming su www.teleambiente.tv.

 

TeleAmbiente – 13/07/2026

 


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