[ReteAmbientalista] Il medico di Gaza Abu Safiya in fin di vita

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 Il medico di Gaza Abu Safiya in fin di vita.

Il dottore dei bambini di Gaza, è rinchiuso da oltre 18 mesi in una cella del carcere sotterraneo di Rakefet in Israele, in fin di vita: Hussam Abu Safiya, ex direttore del Kamal Adwan Hospital di Gaza (nella foto). Non c’è più molto tempo. Torturato e abusato quotidianamente; percosso, sottoposto a trattamenti inumani e degradanti in una cella di isolamento sotterranea, il medico palestinese che non ha commesso alcun reato è praticamente in fin di vita.

Durante la detenzione arbitraria che dura da oltre 18 mesi «senza incriminazione né processo», è stato soggetto ad ogni sorta di violenza Il suo avvocato ha faticato a riconoscerlo l’ultima volta che l’ha incontrato.E’ urgente pretenderne l’«immediata scarcerazione»! A chiederlo è anche la Commissione d’Inchiesta Indipendente Internazionale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati (parte dello Human Rights Council). «Il trattamento riservato al dottor Abu Safiya riflette un ampio sistema di violazioni da parte di Israele già individuato dalla Commissione nei suoi precedenti rapporti», si legge nel report.

Numerosi organismi internazionali tra cui lo UN working group on Arbitrary Detention, Amnesty International, diverse Ong ed eurodeputati, lanciano continuamente appelli e campagne per la sua scarcerazione. Il governo italiano tace, la Chiesa italiana (Cei) e Vaticano tacciono, eccetto la rete dei “Preti contro il genocidio”.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni rivendica la Presidenza della Repubblica (per sé o per Ignazio Benito La Russa) in quanto “in Italia ci sono stati solo presidenti di Sinistra”.  In realtà, dei 12 presidenti della Repubblica, il solo che può essere definito di Sinistra è stato Sandro Pertini. 3  erano filo monarchici, De Nicola, Einaudi e Segni, i primi due è certo che votarono per la monarchia al referendum del 2 giugno 1946; De Nicola, Gronchi e Einaudi avevano votato anche la fiducia al primo governo Mussolini. Leone fu eletto con il contributo dei parlamentari dell’MSI. Scalfaro era un classico DC. Ciampi un super tecnico. Saragat, socialdemocratico, fu posto come spaccatura dei riformisti rispetto alla politica estera del PCI. Cossiga fu sottoposto dal Pci a procedura di messa in stato d’accusa (impeachment) accusato di “attentato alla Costituzione”. Il secondo mandato di Napolitano fu votato da praticamente tutto il Parlamento, compreso il Pdl che non lo aveva votato al primo mandato, così come il secondo Mattarella non fu votato solo da Fratelli d’Italia.
Comunque, i 12 presidenti si dichiararono antifascisti. Come da Costituzione. Sostennero l’intangibilità dei valori costituzionali e della democrazia parlamentare. Valori che questa destra di Almirante non sembra garantire.

Difendiamo il territorio.

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250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti.

Modello per eccellenza della democrazia liberale in Occidente. Modello sostenibile?
Il modello socioeconomico si è rivelato in questi 250 anni un vantaggio per gli Usa ma un problema per il pianeta. Gli USA sono il 4,5% della popolazione mondiale e consumano il 40% delle risorse, quasi dieci volte di più di quanto dovrebbero per indice demografico, mentre restituiscono al pianeta il 25% dei rifiuti. Per il Third World Resurgence, “è un modello semplicemente insostenibile: gli statunitensi consumano quasi il 40% delle risorse del mondo e ne recuperano solo l’1%”.
L’insostenibilità si è mantenuta, negli ultimi 80 anni, con il dominio incontrastato del Dollaro nel sistema internazionale valutario e in quello degli scambi, in particolare nel mercato energetico globale e nel controllo militare della sfera planetaria tramite circa 800 basi militari disseminate lungo tutti i principali transiti internazionali.
Secondo la Banca Mondiale gli USA contano 40 milioni di poveri, due milioni di senza tetto e una inflazione crescente. Il Paese più ricco produce sempre più poveri e sempre più ingiustizie. Nel Paese dove vive il 41% delle persone più ricche dell’intero pianeta, un terzo della popolazione (107.000.000 di persone) è senza un tetto sicuro e fatica a far fronte alle necessità e un milione e mezzo di ragazzi non hanno accesso all’istruzione secondaria. I fondi pensioni, le assicurazioni e Big Pharma governano il welfare e 14 milioni sono privi di assicurazione sanitaria.
La rappresentazione pagliaccesca di un presidente  (nella foto) visibilmente in preda a turbe mentali di natura psicotica rende tutto poco serio, ma non risolve il problema. Un Paese che ha interessi passivi sul debito superiori alla spesa militare (la più alta del mondo, complessivamente pari a quella dei 27 paesi che seguono in graduatoria) non rappresenta un elemento di stabilità e non mette più paura. Il convincimento diffuso è che gli USA siano ormai una superpotenza non più in grado di risolvere una crisi politica o di vincere una guerra; non più capace di rappresentare una soluzione ma di palesarsi ovunque come il problema.

Esiste il “terrorismo della parola”?

Per essere etichettati come “terroristi” sono sufficienti le parole? È quanto prevede l’articolo 270-quinquies.3 del decreto dell’11 aprile 2025, che incrimina la mera detenzione di materiale cartaceo o telematico punibile con la reclusione dai 2 ai 6 anni?

La Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli. Una memoria attuale.

Una grande assemblea di rappresentanti di movimenti di liberazione, di esuli dalle dittature (quelle di Brasile, Cile e Argentina erano al loro culmine), di giuristi ed economisti internazionali la approvò il 4 luglio 1976 ad Algeri, concependola come necessario completamento e integrazione della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite del 1948. I cinquant’anni da quell’evento, in un mondo ormai diventato “altro”, non sono un tempo di celebrazioni.
La storia ha avuto il genocidio come compagno di strada, quale denominatore comune – ufficialmente innominabile – di tutti i crimini che hanno come obiettivo e come prassi la negazione del diritto all’esistenza di gruppi umani considerati minacce, nemici o ostacoli ai modelli di vita imposti dal potere di turno: i desaparecidos argentini, le popolazioni indigene del Guatemala, la memoria del popolo armeno, del Timor Est, dell’Eelam tamil, dei popoli indigeni del Canada, per citare solo alcuni dei numerosi casi esaminati dal TPP.
Gaza rappresenta oggi l’ultima e più radicale sintesi di questa storia, come testimonia il più recente rapporto sull’“esecuzione” dei suoi bambini. Una situazione doppiamente disumana: per la lucidità della sua pianificazione e della sua esecuzione, e per la perversione della connivenza e dell’alleanza del sistema internazionale degli Stati, alla quale si aggiunge l’impotenza, ormai rassegnata, dei suoi strumenti di controllo. Il «genocidio sempre in corso» è ormai oggetto della cronaca quotidiana. Si direbbe quasi che la volontà, apertamente esibita, di fare del genocidio uno strumento impunito della geopolitica finisca per renderlo un fatto sempre più normale.
Con crescente evidenza, nel corso degli anni, altri crimini – genocidari? contro l’umanità? – colpiscono altri popoli: quello, sterminato, visibilissimo e universale, dei migranti; quello, nascosto e perciò più facilmente ignorato, delle vittime registrate nelle statistiche dei morti evitabili, in gran parte bambini, per fame e diseguaglianze; quello delle popolazioni coinvolte in conflitti alimentati anche dal mercato delle armi, come in Sudan; quello delle comunità colpite dalle industrie estrattive nel Congo, ancora una volta con i bambini tra le principali vittime; quello delle “minoranze”, nelle loro più diverse declinazioni, etniche e non solo: i Rohingya, i Curdi, le donne afghane…

Emergenza climatica, sviluppo sostenibile.

Record di caldo,  oceani sempre più caldi e siccità ,  i rischi per salute, incendi e risorse idriche

Inquinamento da traffico: non solo scarichi, nuovi rischi per la salute dei bambini

Incendi nell’Artico, una nuova minaccia per la biodiversità globale

Comunità energetiche rinnovabili, dall’Europa le buone pratiche per una transizione più locale e democratica

Inquinamento, disuguaglianze e transizione energetica: chi paga davvero il prezzo dello smog in Europa

Efficienza energetica, al via la nuova edizione di “Italia in Classe A”

Domanda: Un altro mondo è possibile? Risposta: Un altro mondo è necessario.

Venticinque anni fa oltre 300mila persone arrivarono a Genova per contestare il vertice dei G8 che si sarebbe tenuto nella città. Ci arrivarono nonostante una campagna di stampa trasversale che preannunciava indicibili assalti e barbarie e riempirono la città dei colori di una moltitudine attraversata dalla speranza in un mondo migliore.
Gli assalti e le barbarie in effetti ci furono, ma coi protagonisti rovesciati: quel movimento fu vittima della più grande violazione dei diritti umani dal dopoguerra, come giustamente sentenziò Amnesty International, e tornò da quelle piazze senza Carlo Giuliani, giovane ragazzo ucciso in Piazza Alimonda. E’ difficile parlare di Genova senza parlare di quella che fu la risposta dello Stato come misura esatta di quanto quelle diagnosi fossero pericolose per il capitalismo. Carlo Giuliani cadde in piazza Alimonda il 20 luglio, e con lui cadde l’illusione che il conflitto potesse restare simbolico. La notte tra il 21 e il 22, l’irruzione alla scuola Diaz-Pertini contro persone disarmate, addormentate, sedute con le mani alzate, e poi le sevizie sistematiche nella caserma di Bolzaneto, non possono che essere definite macelleria messicana. Le forze dell’ordine in assetto di guerra producevano un messaggio disciplinare. La macelleria prese il sopravvento storico sulle istanze e sulle idee di quella generazione, sostituendo l’immagine del corteo con quella del corpo martoriato.
Quel movimento non nacque a Genova, perché il nuovo secolo politico inizia in due contesti e tempi distinti, nel sud e nel nord del pianeta (Chiapas, Seattle, Porto Alegre). Genova segnò la discesa in campo di una nuova generazione che, dentro il movimento dei movimenti, si riconobbe come una pluralità di storie individuali, di lotte collettive, di culture differenti unita dalla contestazione del modello liberista e dall’affermazione della stretta necessità di un radicale cambiamento in direzione della partecipazione diretta e dal basso per la costruzione di un’alternativa di società.
L’enorme ondata di violenza di Genova non ha fermato il movimento. La repressione aveva un preciso scopo: rompere il patto di collaborazione fra diversi, ovvero spaventare e far tornare a casa le anime più strettamente pacifiste e non violente, spingendo nel contempo le anime più antagoniste alla radicalizzazione delle pratiche. Non ci riuscì, perché, nonostante il trauma, quel movimento crebbe e l’anno successivo, portò a Firenze oltre un milione di persone al Forum Sociale Europeo di novembre.
Oggi, 25 anni dopo Genova, il modello capitalistico è immerso in una pluralità di nodi giunti contemporaneamente al pettine. Clicca qui.

Sotto attacco l’unico modello referendario di acqua bene comune.

Il Forum dei movimenti per l’acqua, componente della società civile schierata a difesa da oltre 20 anni dell’acqua bene comune, è fortemente impegnata (nella foto) in questi giorni per la difesa di Abc (Acqua bene comune), azienda di diritto speciale, contro il progetto ormai svelato del comune di Napoli di trasformarla in società per azioni. 
Abc (Acqua bene comune) è l’unica realtà che abbia attuato la volontà referendaria del 2011, quando circa 27 milioni di cittadini si erano espressi contro i processi di privatizzazione dell’acqua e, in generale, dei beni comuni.
Abc è soggetto di diritto pubblico nella cui governance è prevista la partecipazione dei cittadini sia nel consiglio di amministrazione che nel comitato di sorveglianza, il bilancio partecipato ecologico, non orientata al mercato e ai profitti, ma a una gestione finalizzata unicamente al pareggio di bilancio e a reinvestire nell’azienda eventuali utili. Un modello oggetto di studio in tutta Europa che coniuga una sana gestione con la partecipazione, con la consapevolezza che si è in presenza di risorse, infrastrutture e beni pubblici. Questo modello è oggi “sotto attacco”.

Questa foto sarà su tutti i libri di storia.

La foto del medico di Gaza che si para contro i carri armati dell’esercito per impedire loro di distruggere l’ultimo ospedale funzionante.
Secondo i dati ufficiali delle Nazioni Unite, il bilancio del personale medico ucciso a Gaza ha superato quota 1.700.
Uno studio pubblicato sull’European Journal of Public Health di Oxford University Press a inizio 2026 ha documentato come il rischio di morire per un medico – e per un giornalista – a Gaza non ha pari in nessun contesto storico o geografico ed è nettamente e sproporzionatamente più elevato rispetto a quello della popolazione civile generale  I medici, come i giornalisti, a differenza dei civili, non muoiono solo nei bombardamenti a tappeto e certamente non sono vittime accidentali, “danni collatarali”. Sono proprio l’obiettivo, sono nel mirino dei cecchini e dell’esercito che ha bombardato tutti e 36 gli ospedali della Striscia al fine di distruggere l’intero sistema sanitario e provocare così la morte di quante più persone possibili: feriti, denutriti, malati cronici.

Moretti in carcere: allora la giustizia è veramente uguale per tutti?

In realtà è “uguale per gli altri”: clicca qui.
Eppure, c’è chi sostiene che è un precedente pericoloso per tutti i manager delle aziende. La condanna solleverebbe il timore che i vertici aziendali possano essere ritenuti penalmente responsabili per eventi disastrosi pur in assenza di azioni o colpe dirette e materiali, basandosi esclusivamente sulla loro posizione apicale.  In grandi aziende, infatti, per schermarsi delle responsabilità penali l’amministratore delega gran parte delle competenze tecniche e di sicurezza su sottoposti, privi di capacità di spesa. 
Questa preoccupazione dei manager è infondata perchè il diritto penale italiano non ammette la responsabilità oggettiva basata puramente sul ruolo gerarchico. Invece afferma che la responsabilità penale è unicamente personale. Infatti, affinché un manager sia condannato per un illecito penale la giurisprudenza richiede di dimostrare l’esistenza di una sua condotta criminosa, esempio che la omissione di obblighi manutentivi e le conseguenti calamità ed emissioni inquinanti sono dovute alle sue esclusive e consapevoli   scelte di mancati investimenti per favorire la crescita dei profitti o altri interessi.   
La norma giuridica è chiara, l’applicazione talvolta controversa. Emblematico è il caso dei processi per la Solvay di Spinetta Marengo: caso che fa scuola e andrà seguito nel prossimo futuro. Nel primo processo il PM individuò tra gli imputati i vertici della multinazionale, nel secondo (altro PM)  si si è ridotto a due meri direttori esecutivi vincolati dai limiti di spesa. Anzi, nel primo processo il reato imputato fu di pesante dolo, nel secondo (in corso) è di leggera colpa: pur se addirittura aggravato dalla reiterazione. 

Brandello di giustizia per la strage di Viareggio.

Definitiva condanna e carcerazione della figura apicale della strage ferroviaria: Mauro Moretti, ex Ad di Rfi, ex Ad della Holding Fs ed ex Ad di Finmeccanica-Leonardo.
Dopo 17 anni, 7 gradi di giudizio, 220 udienze. 12 i condannati a pene lievi nonostante le gravi e pesanti responsabilità sulla strage, prevista e annunciata! Condizioni di lavoro e sicurezza che i ferrovieri hanno sempre denunciato! Una strage causata dalla politica di abbandono sulla sicurezza nel trasporto merci,  per pendolari e non solo; per aver “risanato” risparmiando in questi comparti in favore dell’Alta velocità. Oltre ad aver criminalmente omesso e violato le più elementari norme di sicurezza.
La strage di Viareggio (nella foto) è avvenuta il 29 giugno 2009 e ha causato 32 morti e decine di feriti gravi. La tragedia fu causata dal deragliamento di un treno merci carico di GPL nei pressi della stazione cittadina, che provocò una devastante esplosione e un vasto incendio nell’area circostante.

Assoluzione salva Bayer.

l glifosato è l’erbicida classificato come cancerogeno nel 2015 dall’International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di Lione. La Corte Suprema americana , con sette voti a favore e due contrari, ha di fatto fermato almeno una parte delle cause che oltre 65.000 cittadini hanno intentato contro la Bayer, azienda tedesca che nel 2018 ha acquisito la Monsanto e, con essa, il suo prodotto di punta Roundup, a base di glifosato.
I querelanti ritengono di essersi ammalati di tumore per l’esposizione alla sostanza. Il pronunciamento non dovrebbe comunque interferire con un accordo raggiunto lo scorso mese di febbraio in Missouri, secondo il quale l’azienda spenderà 7,25 miliardi di dollari in risarcimenti da versare annualmente per un massimo di 21 anni a migliaia di persone.
Clicca qui Il Fatto Alimentare.

Secondo il governo la caccia ora “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”.

Il Senato dà il via libera al disegno di legge che ridisegna le regole dell’attività venatoria in Italia: più poteri alle Regioni, scontro aperto con le associazioni ambientaliste (ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU-Birdlife Italia e WWF Italia) e con l’Unione Europea  per le violazioni delle Direttive Uccelli e Habitat in particolare in relazione all’estensione della caccia fuori stagione, all’indebolimento del parere scientifico di ISPRA, all’uso di visori ottici, alla liberalizzazione dei richiami vivi con rischi di bracconaggio e traffici illegali. Entusiasmo, invece, di Federazione italiana della Caccia, Coldiretti e Confagricoltura.
Anche i terreni di proprietà di enti pubblici e demaniali potranno essere destinati alla caccia. Tra i divieti eliminati si annovera anche quello di caccia nei pressi dei valichi montani attraversati dalle rotte migratorie di uccelli dove la proibizione sarà attiva solo in determinati periodi dell’anno. In generale, non è più previsto un calendario venatorio valido per tutta l’Italia.
Possibilità di cacciare gli ungulati e i cinghiali su terreni coperti in tutto o nella maggior parte di neve. La caccia ai cinghiali, anzichè la loro migrazione, rischia di amplificare la circolazione del virus della peste suina. Cacciabili l’oca selvatica e il piccione di città. Assenza di limiti alla detenzione di esemplari nati e allevati in cattività. Il lupo viene eliminato dall’elenco delle specie particolarmente protette.

Messaggio di pace e salute a 43.011 destinatari da Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro tramite RETE AMBIENTALISTA – Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza

 

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