| Mentre inviamo questa newsletter nelle carceri italiane la popolazione detenuta ha superato le 65 mila unità in poco più di 46 mila posti effettivamente disponibili. In molte celle le temperature hanno superato i quaranta gradi, le attività si sono ridotte, la sofferenza psichica cresce e continuano ad aumentare i suicidi e gli episodi di autolesionismo. Non siamo davanti a una emergenza improvvisa. Siamo davanti al risultato di scelte politiche che da anni ignorano la realtà del carcere e rinviano ogni intervento strutturale.
Eppure, invece di interrogarsi su come ridurre il sovraffollamento, rafforzare le misure alternative, investire nella salute mentale e riportare il sistema entro i confini della legalità costituzionale, il dibattito pubblico sembra andare nella direzione opposta. Negli ultimi giorni abbiamo assistito alla presentazione di nuove proposte in materia di sicurezza, imputabilità dei minori e legittima difesa. Provvedimenti diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa idea: utilizzare il diritto penale come strumento di propaganda politica.
L’autunno che ci attende rischia di essere l’inizio di una lunga campagna elettorale. E, come spesso accade quando si avvicinano le elezioni, la tentazione di trasformare il sistema penale in un terreno di propaganda diventa particolarmente forte. Si alimentano paure, si individuano nuovi nemici, si promettono pene più severe e si evocano soluzioni semplici a problemi complessi. Il risultato è più carcere, meno diritti, meno razionalità.
La storia recente ci insegna che queste politiche non aumentano la sicurezza collettiva. Producono invece istituti sempre più affollati, tensioni crescenti, costi sociali elevatissimi e una progressiva erosione dei principi costituzionali che dovrebbero guidare l’esercizio del potere punitivo.
In questa newsletter trovate numeri, analisi e testimonianze che raccontano di un impegno che proseguirà contro ogni deriva pan-penalistica.
Patrizio Gonnella
Presidente di Antigone |