“I tre obiettivi del Forum oggi”

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Riprendiamo, dopo una breve pausa estiva, il lavoro del Forum proponendo tre questioni su cui sviluppare l’azione e il confronto politico nei prossimi mesi.

La prima questione riguarda l’insistenza con cui ci impegneremo ad affrontare la questione comunista in Italia. Partiremo da quello che abbiamo fatto nella prima fase del nostro lavoro, facendo il punto sui risultati raggiunti e le prospettive.

Due sono le cose emerse finora che contribuiscono a definire la rotta che intendiamo seguire. La prima riguarda l’esperienza di collaborazione con il PCI, attraverso la quale abbiamo potuto verificare che il terreno di confronto e di azione ha una seria base per continuare. La seconda sta nell’emergere di un metodo nuovo che riporta il confronto e la verifica alle questioni concrete sul tappeto.

Non chiacchiere dunque, ma analisi concreta delle situazioni concrete sulle quali si misurano i punti di vista e le possibilità di convergere.

Certamente, e non lo neghiamo, siamo ancora soltanto all’inizio di un processo che dovrà segnare un punto di svolta sul modo di costruire un’organizzazione comunista in Italia, ma riteniamo che la base di partenza ci possa consentire di andare avanti. Questa può essere per tutti i comunisti un’indicazione che va aldilà dei rapporti specifici e dimostra che c’è una strada che non porta necessariamente alla frammentazione e alla diaspora come è avvenuto in passato.

Questo non significa però che la partita sia così conclusa rispetto all’intera area dei comunisti italiani. Anzi, il nostro lavoro consisterà anche nel fare i conti con i vari ‘comunismi’ che attraversano come meteore la situazione, non per una resa dei conti ma per fare chiarezza e riportare la discussione sulle vere questioni su cui ci si deve confrontare.

Quella che noi chiamiamo ‘questione comunista’ in Italia rimane dunque aperta e sappiamo per esperienza che ha portato finora a molti disastri e a ben poche riflessioni. Dobbiamo constatare infatti con onestà che l’operazione di ricostruzione comunista in Italia è consistita per lo più nell’appiccicare una falce e martello a un progetto schematico, con l’esito inevitabile di relegare le posizioni comuniste ai margini dello scontro politico e di classe. Nessun lavoro teorico, nessuna ricostruzione storica ha sostenuto i tentativi di cui stiamo parlando che hanno preso le mosse dall’idea che bastasse condannare il passato ‘revisionista’ per aprire una nuova fase del comunismo italiano. Se così non è stato è perchè, a nostro parere, la riorganizzazione non è partita, come sarebbe stato necessario, da una verifica ed elaborazione interna alla storia del comunismo italiano e al suo rapporto con la società italiana e i lavoratori, ma da quelle correnti di pensiero a sfondo ideologico iniziate nel 1968 che si sono dimostrate un misto di contestazione anarco-sindacalista e di neocomunismo, senza basi scientifiche e verifiche politiche. Con questo passato recente dobbiamo fare i conti e quindi, se vogliamo andare avanti, dobbiamo ricostruire con le migliori forze in campo un tessuto che sia in grado di dare al comunismo italiano un volto di continuità con quella che è stata la grande esperienza del P.C.I., quella di Gramsci e di Togliatti. Da qui bisogna ripartire – e su questo insisteremo – per comprendere le ragioni che hanno prodotto storicamente il grande sviluppo del partito comunista italiano e capire anche il metodo di lavoro scientifico, politico, di classe su cui il partito era basato. La famosa e tanto invocata unità dei comunisti parte da questa scelta che riporta ogni ipotesi di ricerca sul binario giusto. Da questo siamo partiti nel confronto col PCI e la scelta si è dimostrata molto positiva per consolidare i rapporti e parlare di una strategia comune e convergente. In sostanza la domanda che facciamo e continueremo a fare a tutti quelli che accettano il confronto sarà dunque: di quale comunismo vogliamo parlare?

Ma l’esperienza e i risultati su cui vogliamo basare la ripresa del lavoro riguardano anche l’impegno nell’azione politica quotidiana, che non è attivismo, ma comprensione dei processi politici odierni e di come i comunisti si collocano rispetto a questi. In particolare ci siamo dedicati, in un periodo di ascesa della destra e del neofascismo, alla questione della Costituzione e del richiamo che essa rappresenta sia nel determinare una vasta convergenza popolare, sia per sciogliere il nodo del rapporto comunisti-strategia politica. Insistere sulla Costituzione poteva sembrare una deviazione rispetto al discorso centrale della riorganizzazione dei comunisti, ma poi, a ben vedere, ci si accorge che questo problema è legato allo sviluppo dei rapporti politici e sociali che attraversano l’Italia. Un partito dei comunisti si ricostruisce solo se riesce a riprendere quella funzione storica che a suo tempo ne ha determinato l’ascesa. Non bisogna sbagliare su questo e anche su questo insisteremo.

Oggi, per questo motivo, abbiamo rilanciato il discorso sulla piattaforma costituzionale su cui far convergere le forze che si battono contro la destra, ovviamente non quelle che a sinistra hanno aiutato la revisione dell’architettura costituzionale e hanno di fatto aiutato la Meloni a diventare capo del governo italiano.

Su questo terreno si dovrà misurare la capacità dei comunisti di inserirsi nella dialettica politica, di misurare le forze in campo e di evitare arroccamenti politici che non aiutano a spingere in avanti il movimento reale.

Ricordiamoci che come il movimentismo dagli anni ’70 del novecento non ha determinato nessuna congiunzione storica col passato comunista, anche oggi affrontare la fase politica attuale facendo appello a elementi politici sovrastrutturali significa solo andare incontro all’isolamento rispetto ai movimenti reali della società. L’eredità di Gramsci e Togliatti come retroterra storico e teorico ci deve aiutare anche stavolta a imboccare la direzione giusta.

In questo momento, mentre è necessario condurre con tutte le forze possibili la battaglia principale per rovesciare il governo Meloni e capire come, abbiamo anche la necessità di recuperare una cultura comunista adeguata alla situazione e lontana dal minoritarismo.

Non è un caso, e lo ripetiamo sovente, che la ripresa dei comunisti dopo la sconfitta del bordighismo, è stata la vicenda dell’Aventino e il modo in cui il partito diretto da Gramsci ha saputo reagire in quelle circostanze. Anche la scelta storica di Salerno è un ulteriore esempio. Ogni fase impone ai comunisti la tattica necessaria.

Aggiungiamo, per concludere, una terza questione di cui abbiamo sempre parlato, ma nei fatti siamo rimasti al palo: la questione sindacale e operaia. Abbiamo sempre sostenuto che con la retorica operaista non si cambia la condizione dei lavoratori e finora i fatti ci dimostrano che le difficoltà sono aumentate e la ragnatela confederale è rimasta in sella nonostante il sindacalismo di base.

Fuori da ogni mistificazione, spetta dunque ai comunisti mettere la questione all’ordine del giorno. Noi proveremo a farlo e certamente non da soli.

Forum Italiano dei Comunisti – 21/08/2026

https://www.forumdeicomunisti.it/edit121_tre_obiettivi.html


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