[ReteAmbientalista] Sarebbe “comunista” la patrimoniale che approverebbe anche Keynes?

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La CGIL, guidata da Maurizio Landini, propone un “contributo di solidarietà” del 1,3% esclusivamente sui grandi patrimoni netti superiori a 2 milioni di euro.

Sarebbe “comunista” la patrimoniale che approverebbe anche Keynes?

La CGIL, guidata da Maurizio Landini, propone un “contributo di solidarietà” del 1,3% esclusivamente sui grandi patrimoni netti superiori a 2 milioni di euro. La misura toccherebbe circa 500.000 contribuenti (l’1% più ricco) e punta a raccogliere circa 26 miliardi di euro l’anno.
Il ricavato della tassa viene indicato dal sindacato come risorsa necessaria per:
  • Finanziamento e rilancio del Servizio Sanitario Nazionale (riduzione liste d’attesa e potenziamento territoriale).
  • Investimenti in scuola, istruzione e politiche per la casa.
  • Sostegno alla non autosufficienza e riduzione delle disuguaglianze sociali, alleggerendo il carico fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati.
I partiti di governo, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, bocciano fermamente la misura. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i leader della maggioranza hanno escluso in modo categorico l’introduzione di qualsiasi tassa patrimoniale durante il loro mandato.  Perché?
I partiti di opposizione rispondono in ordine sparso, anzi disperso in un campo che largo non è. Perché?
Perché? Se è vero che l’1% degli italiani più ricchi paga, in proporzione, meno tasse del restante 99% dei contribuenti. Perché? Se è vero che il 50% meno ricco degli italiani maggiorenni detiene meno del 17% del reddito nazionale e vive con meno di 13 mila euro all’anno, mentre lo 0,1% più ricco del Paese (50 mila italiani) detiene il 4,5% del reddito nazionale, con entrate medie superiori a un milione di euro annui. Perché? Se è vero che gli stipendi degli italiani sono tra i più bassi d’Europa e, negli ultimi tre anni, hanno subito una riduzione del potere d’acquisto del 7,8%. Perché? Se è vero che 5,7 milioni di persone sono entrate nella fascia di povertà assoluta e non hanno accesso alle cure sanitarie pubbliche. Perché? Mentre sono 79 i supermiliardari in Italia che, da soli, possiedono un patrimonio di 357 miliardi di euro.
Non basta a questi signori la Classifica di Ferragosto elaborata da Milano Finanza, che fotografa i patrimoni azionari?
Pubblicato il19 Agosto 2026

Classifica di Ferragosto elaborata da Milano Finanza, che fotografa i patrimoni azionari alle quotazioni del 7 agosto 2026.

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Il Nobel per la pace ai bambini di Gaza.

Decine di migliaia di adesioni alla proposta lanciata dal filosofo Eugenio Mazzarella e rilanciata da Avvenire. Un riconoscimento per tutta l’infanzia in guerra:
Dare il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza, uccisi perché non l’hanno avuta la pace, e che stanno ancora morendo perché la pace promessa non è arrivata, «è un atto di verità e di giustizia». Lo ha detto bene ad Avvenire padre Ibrahim Faltas, frate francescano direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa, ed ha colto benissimo il senso della proposta: «Riconoscere ai bambini di Gaza il premio Nobel per la pace significa dare ancora valore alla parola pace, significa fermare nella storia il diritto alla memoria per i bambini che non potranno diventare adulti e il diritto a un futuro di pace per chi è sopravvissuto all’orrore e all’odio».
Non ci sono solo i bambini di Gaza tra le vittime innocenti delle guerre: ci sono i bambini israeliani uccisi nel raid sanguinario di Hamas del 7 ottobre 2023 e quelli che sono morti successivamente nelle prigioni dei terroristi. Ci sono i bambini ucraini e quelli russi, ci sono i piccoli iraniani e sudanesi. L’infanzia in guerra, tutta e di tutti i tempi, si può riconoscere nella candidatura al Nobel. Il premio per la Pace che non hanno avuto, per la mancanza di pace di cui sono morti, è un premio all’infanzia in tutte le guerre, ai bambini ridotti all’oscenità, con le loro madri, della categoria – l’ipocrisia della lingua di chi li uccide – dei “danni collaterali”.
La lingua ne uccide più della spada. È vero. E mai come oggi lo vediamo nel mare di menzogne in cui anneghiamo, in cui si inabissa l’etica, la politica, il diritto internazionale. Una menzogna che ci prende alla gola. Ma se è vero questo, è vero anche che la lingua può salvarne più della spada, se è parola di pace. E questa parola dobbiamo dirla. Perché è parola “non uccidere”, è parola la pace, il “patto”, il com-promesso che la sa promettere insieme ai propri popoli, è parola quella della diplomazia che le guerre le evita o le chiude. Diamo parola ad Oslo, alla pace nella memoria dei bambini cui è stata negata e che nella pace negata hanno perso la vita. E diamo parola ad Oslo alla nostra coscienza, denunciando noi stessi, l’omertà delle nostre omissioni di pace, di dialogo, di fraternità. Non c’è niente che somigli ad un uomo, all’uomo migliore che possiamo essere, che un bambino.
Fatelo vivere quel bambino, fateli vivere i bambini. Il Maestro della civilizzazione cristiano-europea i bambini li benediceva, nonostante i consigli ciechi dei suoi stessi discepoli, che volevano allontanarli, perché fastidiosi, dalla sua vista. Imponeva loro le mani e chiedeva che li si lasciasse venire a Lui, «perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 19,13-15). Non faceva altro che riprendere al dettaglio della necessità di ogni giorno, il Salmo 8, dove la gloria del Signore, la sua forza contro i suoi nemici, gli odi e l’assassinio che ne viene, sale a Lui e si afferma «dalla bocca dei bimbi e dei lattanti». Chi salva un bambino, salva il seme degli uomini. Lo si dica ad Oslo, diamo giustizia e verità ai nostri figli. Siamo stanchi di vedere in braccio a troppe madri sudari bianchi che sono fagotti con dentro, lavati del loro sangue, i loro bambini, piccoli sudari bianchi per nascondere a Dio cui li presentano la vergogna del sangue versato”.
Critiche alla proposta dalla Comunità ebraica: clicca qui.

Equidistanza di destra.

Il governo italiano guidato da Giorgia Meloni non ha aderito né risposto formalmente all’appello pubblico lanciato dal quotidiano Avvenire e da diverse personalità per candidare i bambini di Gaza al Premio Nobel per la Pace.
Evidentemente, resta ferma la possibilità per l’Italia di candidare formalmente Donald Trump al Premio Nobel per la pace, come dichiarato da Meloni ( nella foto) durante la conferenza stampa al termine del vertice con il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Va da sé che Itamar Ben-Gvir, ministro fascista della sicurezza nazionale di Israele, non è d’accordo sul Nobel per bambini di Gaza, anche per quali auspica “Si debbano effettuare omicidi mirati, eliminando 30-40 persone ogni notte. Non solo coloro che rappresentano una minaccia immediata: lì ci sono persone che non meritano di vivere, non dovrebbero vivere, non sono nemmeno persone. Infatti, ha mostrato il video di un centro per le esecuzioni con forca per l’impiccagione e le cabine di osservazione per i familiari.

Record di morti sul lavoro.

Superate le duecentomila visualizzazione del sito dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro, che viene collocato tra i primi siti in Italia per numero di visualizzazioni. Clicca qui.

I tumori di origine occupazionale.

I cancerogeni come l’amianto e i pfas. Le stragi dolose delle multinazionali chimiche favorite dalla complicità delle leggi e dei politici. Stragi silenziose che restano impunite o minimamente indennizzate dalla magistratura. Anzi, è in corso, anche grazie ad una informazione ammaestrata, il tentativo di delegittimare gli scienziati che stanno dimostrando il criminale esercizio del capitalismo senza limiti negli ambienti di lavoro e di vita.
Clicca qui un articolo di Riccardo Falcetta, medico del lavoro.

Insicurezza sul lavoro.

Rosso verde bianco e nero, colori della resistenza.

L’anguria è il simbolo della causa palestinese perché il suo interno rosso, la buccia verde, la scorza bianca e i semi neri hanno gli stessi colori della bandiera palestinese. Il frutto è diventato un’icona di identità e resistenza negli anni ’80, quando Israele ha vietato l’esposizione della bandiera. Oggi viene anche usata online per evitare la censura.

Origini storiche. Dopo la guerra dei Sei Giorni del 1967, Israele ha vietato l’uso e l’esposizione della bandiera palestinese a Gaza e in Cisgiordania. L’aneddoto di Ramallah: nel 1980, in una galleria d’arte, un ufficiale israeliano ha detto ad alcuni artisti che dipingere i colori della bandiera era un reato. Quando un pittore ha chiesto se avrebbero sequestrato anche un’anguria con quei colori, il militare ha risposto di sì. Da quel momento, le fette di anguria e le immagini del frutto sono diventate un modo pacifico per aggirare il divieto. (vedi foto).

Solo il papa insiste: due popoli due stati.

Mentre gran parte dell’attenzione mondiale è concentrata sul conflitto in corso tra Israele e la Striscia di Gaza (e Libano) e sullo scontro senza precedenti con l’Iran, il governo di destra israeliano sta intensificando la sua campagna, che dura ormai da mezzo secolo, volta a conquistare completamente la Cisgiordania, scatenando bande di milizie di coloni (500mila), protette dall’esercito, per aggredire i residenti palestinesi (3,4 milioni), distruggere le loro case e i loro mezzi di sussistenza, limitare la loro libertà di movimento in tutto il territorio occupato, deportarli. L’obiettivo è quello di eliminare rapidamente le condizioni necessarie alla creazione di uno Stato palestinese (in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza) accanto a Israele, una soluzione proposta per porre fine a un secolo di conflitto israelo-palestinese, cioè la cosiddetta soluzione dei due Stati, soluzione che, peraltro, non è stata mai a cuore di nessuno e ora neppure strategicamente dell’Iran.
Clicca qui Daniel Williams* *Ex corrispondente estero per il *Washington Post*, il *Los Angeles Times* e il *Miami Herald* ed ex ricercatore per *Human Rights Watch*.

Campagna contro la vivisezione.

La vivisezione è una pratica di sperimentazione animale che coinvolge milioni di esseri viventi, ogni anno vengono sottoposti circa 300 milioni di animali. Molte scoperte scientifiche vengono ingiustamente attribuite alla vivisezione. Promuovere la ricerca senza animali è una priorità per garantire la protezione degli animali e lo sviluppo di tecniche più affidabili e sostenibili. Le campagne contro la vivisezione e la sperimentazione animale in Italia sono promosse da principali associazioni come la LAV (Lega Anti Vivisezione) e l’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), con l’obiettivo di abolire i test sui laboratori, promuovere metodi di ricerca alternativi cruelty-free e destinare fondi pubblici alla scienza senza animali.

Gli obiettivi sono bloccare le autorizzazioni agli esperimenti su specie d’affezione (come i cani beagle) e primati, sostituire la didattica e la ricerca clinica con modelli computazionali, colture cellulari e organi in vitro, chiedere lo storno di fondi statali verso la ricerca scientifica priva di sfruttamento animale, scegliere prodotti e cosmetici certificati cruelty-free.

Basta allevamenti intensivi.

Sofferenza degli animali (nelle foto), inquinamento di aria e acqua e rischi sanitari enormi: le fabbriche di carne sono un pericolo per l’ambiente e per le persone.

Abbiamo presentato una proposta di legge al Governo per istituire una moratoria e fermare questo sistema malato, proteggere la sicurezza alimentare e il benessere degli animali.

Feriti, abusati, rinchiusi.

Clicca sul titolo per donare a LAV

Ma c’è una alternativa alla violenza?

La violenza non è indispensabile per garantire la libertà? combattere l’oppressione? non restare inerti? non rassegnarsi all’impotenza? I fini giustificano i mezzi. La giustizia senza la forza è paralizzata. Esiste una alternativa alla violenza? Può essere realisticamente la Nonviolenza? Con quale mezzi?
Clicca qui Jean-Marie Muller: Principi dell’azione nonviolenta capitolo quinto.  (nella foto)

Il rischio di esposizioni croniche vicino agli impianti nucleari.

La relazione tra esposizione alle radiazioni ionizzanti e tumore della tiroide è sostenuta da solide evidenze scientifiche: studi rilevanti sulle popolazioni esposte dopo l’incidente di Chernobyl. Rimangono margini di incertezza sulla precisa entità del rischio associato alle basse dosi e alla residenza nelle vicinanze delle centrali nucleari. A richiamare l’attenzione sul tema è Fabrizio Bianchi, epidemiologo ambientale, membro del Comitato scientifico di ISDE Italia (clicca qui).
Le popolazioni residenti intorno agli impianti nucleari sono oggetto di particolare attenzione epidemiologica perché possono essere esposte, per periodi prolungati, alle basse dosi associate alle emissioni prodotte durante il normale funzionamento. Si tratta di livelli molto inferiori ai limiti normativi e alle esposizioni registrate tra i lavoratori del comparto nucleare. Ciò non elimina, tuttavia, la necessità di studiarne gli effetti a lungo termine, considerando che le radiazioni ionizzanti sono classificate dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro AIRC come cancerogene per l’essere umano.

Piana di Marengo maledetta: tra nucleare e chimica.

Il deposito nucleare di Bosco Marengo (AL) resta sempre un protagonista del dossier “Storia antinucleare” ***. Infatti, nell’area dell’ex Fabbricazioni nucleari (FN) sono sempre lì 640 metri cubi di rifiuti radioattivi che attendono di essere trasferiti nel fantomatico deposito nazionale ultrasicuro. Fino alla fine degli Anni 80, FN produceva combustibile per le centrali nucleari e nel 2022 è stata il primo sito nucleare in Italia a essere smantellato dalla Sogin, società pubblica incaricata del decommissioning di tutte le centrali e gli impianti italiani, cioè le quattro centrali nucleari di Trino (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano (Caserta), oltre ad altri impianti legati al ciclo del combustibile: Eurex di Saluggia (Vercelli), Opec e Ipu di Casaccia (Roma) e Itrec di Rotondella (Matera).
Bosco Marengo attende da allora di passare dallo stato di “brown field”, cioè di «campo marrone», allo stato di «green field» “prato verde”, ossia in una condizione finalmente priva di rischi e vincoli radiologici. Smantellata “brown field”, Bosco attualmente è invece nello stallo della sistemazione finale delle materie nucleari, di adeguamento di alcuni locali a deposito di materiali provenienti dalle operazioni di smantellamento da caratterizzare o rilasciare, di completamento delle operazioni di bonifica e recupero dei materiali antropici (legno, plastiche, rottami vari) rinvenuti negli anni scorsi presso la cosiddetta “area di rispetto” del sito. Si tratta materiali interrati scoperti nel 2014 all’interno dell’area ma successivamente nella profondità del terreno dove sono stati occultati i rifiuti era stata registrata radioattività poiché c’erano anche quelli radioattivi.
Riguardo alla bonifica e al recupero dei materiali nel corso del 2025 sono state allontanate circa 200 tonnellate di materiali privi di vincoli radiologici, mentre a inizio 2026 è stata completata la caratterizzazione radiologica di circa 9 mila metri cubi di terre e rocce da scavo, attualmente in corso di reinterro.
Nell’alessandrino, la piana di Marengo (la Fraschetta) ha portato fortuna a Napoleone (con la battaglia del giugno 1800) ma altrimenti è maledetta: il nucleare della FN di Bosco Marengo a fianco della chimica Solvay di Spinetta Marengo. Appresso, a Tortona, c’è sempre il deposito Campoverde con oltre 300 metri cubi di rifiuti radioattivi frutto dell’attività della Controlsonic, azienda che si occupava dello stoccaggio di materiale di scarto di esami ospedalieri, fallita negli Anni Novanta.
***  “Storia antinucleare”, il dossier di Lino Balza, racconta la storia che va da Bosco Marengo ai ricorsi a TAR del Piemonte e Consiglio di Stato; dal Forum nazionale dei Movimenti Antinucleari al Referendum 2011 che perseguì la fuoriuscita definitiva dal nucleare civile; dal dopo Referendum ai governi “verde-giallo-rossi” e “policromo”, e infine di destra, fino all’odierno rilancio del “nuovo nucleare” e alla ir-risoluzione del deposito nazionale. Oltre quaranta anni di lotte, l’epopea della mobilitazione popolare che contrasta ancora oggi il nucleare civile e, insieme, quello militare.  
 “Storia nucleare” è disponibile a chi ne fa richiesta: tratta in breve da stralci dei libri “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione – Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”, nonché dalle centinaia di articoli del Sito “Rete Ambientalista Movimenti di lotta per la salute, l’ambiente, la pace e la nonviolenza” gestito dal “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro”.

Lorenzo.

La newsletter di Lorenzo: lorenzo@conques.it : 

Dal 26 al 30 Agosto, vi aspettiamo a Limena (Padova). Adelante! – Diario da Cuba (parte 3) Mentre discutevamo della fine della storia, la Cina costruiva il futuro – Gli USA impongono nuove sanzioni alla CPI per bloccare le indagini su Israele –Palestina, una storia di mappe – Il socialismo dem vince anche in Florida – Insegnanti: in pensione a 60 anni? –L’intelligenza artificiale e l’apprendista stregoone –Il chicco che ha plasmato il mondo

Ambientenonsolo.

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