Riceviamo e volentieri pubblichiamo due articoli del prof. Vincenzo Brandi, che ringraziamo.
LA PROVOCAZIONE DI CEUTA E IL FENOMENO DELLA MIGRAZIONE
Recentemente è stato pubblicato su Sinistra in Rete un lungo articolo, a firma Algamica, dal titolo “Il dito e la Luna”.
In estrema sintesi, la tesi di questo articolo è che molti compagni e gruppi di quella che potremmo definire “sinistra antimperialista” hanno visto il dito (cioè l’afflusso straordinario e programmato di migrati nell’enclave spagnola di Ceuta), e non la Luna (cioè il grande fenomeno della migrazione nel suo complesso).
Il fenomeno dei migranti sarebbe uno dei più grandiosi (e – si intende – positivi) della nostra epoca, e potrebbe diventare uno tsunami capace di travolgere i paesi capitalisti ricchi.
Potremmo però dire che i compagni di Algamica vedono la Luna, ma non l’intero sistema solare.
Innanzitutto è necessario ribadire che la provocazione c’è stata:
-sia da parte del Marocco (che non gradisce il fatto che la Spagna non abbia riconosciuto l’annessione da parte del Marocco della sua ex colonia sahariana Rio de Oro abitata dal popolo Saraui, ed anzi si sia avvicinata all’Algeria, principale sostenitrice del Fronte Polisario che si batte per l’indipendenza del territorio dei Saraui);
-sia da parte del suo alleato Israele (che non ha gradito la condanna della Spagna del genocidio di Gaza e i relativi provvedimenti del governo spagnolo);
-sia da parte degli USA (che non hanno gradito che la Spagna negasse l’uso delle proprie basi per la guerra contro l’Iran).
Ma il problema politico centrale è che i compagni di Algamica, così come molti compagni della “sinistra antimperialista” e dei centri sociali, “mettono il carro davanti ai buoi” (come giustamente osservato in un commento su Sinistra in Rete di “Sergio”, pseudonimo di un compagno che non conosco); ovvero vedono prima l’effetto (la migrazione) della causa (il neocolonialismo che opprime i paesi africani, o dell’Asia Occidentale, o del Sud America, ecc.).
Molti compagni, seguendo sostanzialmente le orme della pseudo-sinistra liberale (che non sa fare di meglio che interessarsi di migranti ed altre minoranze, non avendo alcuna strategia di cambiamento), si impegnano in un’azione essenzialmente solidaristico-umanitaria. Invece, il vero problema è creare le condizioni di reale indipendenza e sviluppo dei paesi oppressi dalle azioni armate dell’Occidente, o dal debito, o dallo scambio ineguale.
Si tenga presente che il capitalismo ha due modi per scardinare i diritti e i salari dei lavoratori:
-la libera circolazione dei capitali (che si traduce nel fenomeno della delocalizzazione produttiva);
-la libera circolazione della forza-lavoro (che si traduce nel creare eserciti produttivi di riserva per ricattare la forza lavoro locale con l’afflusso di personale disposto a percepire salari inferiori ed avere meno diritti).
L’odierno fenomeno migratorio è un nuovo commercio degli schiavi che favorisce il capitalismo dei paesi ricchi, mentre crea tensioni tra gli operai, la piccola borghesia, o altri settori di lavoratori a basso reddito, che sono facile preda di movimenti xenofobi di destra, dalla AFD tedesca, a Vannacci.
Se poi il fenomeno migratorio dovesse diventare uno tsunami che scardina tutto, ne risulterebbe il caos, la fine di ogni residuo di stato sociale, le lotte tra i poveri, l’emergere di movimenti autoritari di destra, e non certo un futuro “socialista” o “comunista”.
Si è ben resa conto del problema la nuova dirigente di una formazione di sinistra tedesca, Sarah Wagenknecht, autrice del libro “Contro la sinistra liberale”, che tutti dovrebbero leggere.
Non a caso la formazione tedesca rivale di area di sinistra liberale, la Linke, aveva invece scelto come sua capolista Carola Rackete, già capitana della nave di salvataggio dei migranti Sea Watch.
In realtà l’azione delle ONG per migranti è molto ambigua, in quanto queste ONG finiscono col diventare una rotella del meccanismo infernale per cui molti giovani africani, o di altre regioni, abbacinati dal mito del paese di Bengodi rappresentato dall’Occidente, pagano forti somme a cinici trafficanti e affrontano viaggi pericolosi dall’esito incerto.
Giustificare il fatto dicendo che sarebbero “costretti”, corrisponde solo lontanamente alla realtà del fenomeno. Consideriamo il luminoso esempio dei Palestinesi, che, nonostante le tragiche condizioni in cui si trovano, restano saldamente ancorati alla loro terra.
Questo non significa ovviamente che bisogna trascurare le eventuali azioni umanitarie verso chi è in pericolo di vita, o ferocemente sfruttato: Bisogna però sottolineare che la vera alleanza rivoluzionaria strategica per cambiare questo mondo ingiusto dominato dal capitalismo imperialista occidentale è quella tra i lavoratori con coscienza di classe ed antimperialista della metropoli e quei figli dei paesi oppressi che rimangono a lottare nei propri paesi per una reale indipendenza e uno sviluppo che assicuri un livello dignitoso di vita e un’organizzazione sociale basata sulla giustizia e l’eguaglianza, definibile come “socialista”, o meglio ancora, “comunista”.
Roma, 27 agosto 2026, Vincenzo Brandi
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LA RESA DEI CURDI SIRIANI AL TERRORISTA RICICLATO AL-JOLANI
Si è appreso nei giorni scorsi che i Curdi siriani, rinunciando a costruire la tanto decantata entità democratica, femminista, indipendente del Rojava, hanno deciso di aderire al nuovo stato siriano governato dall’ex terrorista dell’ISIS e di Al-Qaida Al-Jolani, di sciogliere le proprie milizie nel nuovo esercito siriano e di riconsegnare al governo siriano i pozzi di petrolio siriano che avevano gestito insieme alle truppe USA.
Chi scrive è stato in anni passati un sostenitore della causa curda. Sono stato varie volte nel Kurdistan settentrionale entro i confini della Turchia, parlando con simpatizzanti del PKK (il partito dei Lavoratori Curdi, di ispirazione marxista-leninista e comunista) e con militanti sotto copertura.
Cominciò a sorgermi qualche dubbio quando i compagni ed amici curdi con cui parlavo cominciarono a lodare gli USA, e poi anche Israele, per la loro azione contro l’Iraq di Saddam, che permise alla fine la secessione dei Curdi dell’Iraq settentrionale.
Successivamente si è verificato l’ambiguo comportamento dei Curdi del Nord della Siria, in buona parte provenienti dalla Turchia, accolti in Siria, e divenuti cittadini siriani grazie all’atteggiamento favorevole tenuto dal partito socialista Baath, al potere in Siria, e del Presidente Bashar Al Assad.
Lo stesso capo carismatico dei Curdi, Ocalan, è stato per anni rifugiato e ospite in Siria sotto la protezione del Baath, e del padre di Bashar, Hafez Assad.
Scoppiati i moti antigovernativi del 2011-2012 manovrati dagli Occidentali e dalle monarchie arabe reazionarie, le formazioni armate curde crearono delle zone di fatto indipendenti profittando dei problemi del governo di Damasco.
Dopo aver respinto l’attacco dei terroristi dell’ISIS, i Curdi andarono ad occupare tutti i pozzi petroliferi del nord-Est della Siria insieme alle truppe USA di cui divennero fedeli collaboratori.
Il fatto che il governo di Damasco – già sottoposto a feroci sanzioni – non avesse accesso al petrolio e non avesse la possibilità di procurarsi della valuta vendendolo, è stata una delle cause principali della sua caduta.
Ma oggi, riparatosi Assad in Russia, e installatosi a Damasco l’ex terrorista riciclato Al Jolani, i Curdi rinunciano a tutti i loro ambiziosi programmi e restituiscono il petrolio al governo siriano.
Nell’accordo raggiunto tra i Curdi ed Al Jolani è evidente la regia degli USA di cui Al Jolani è una pedina dopo che, catturato dagli USA quando era uno dei maggiori capi dell’ISIS, fu liberato e trasformato in uno strumento dei servizi segreti USA (oltre che di quelli turchi).
Questo voltafaccia dei dirigenti curdi siriani, che, imitando i loro fratelli iracheni, si sono messi al servizio degli USA, della Turchia, e del loro protetto Al Jolani – oltre a guardare con simpatia ad Israele – dovrebbe mettere in guardia tanti sinceri compagni della sinistra antimperialista e dei centri sociali che si sono fatti abbindolare dalle grandi sviolinate della propaganda curda sulla democrazia e il femminismo imperante nella loro entità, il Rojava.
Evidentemente il processo rivoluzionario mondiale non può basarsi su chi è pronto a svendersi al miglior offerente (USA, Israele) pur di ottenere i propri obiettivi. Solo la reale coerenza rivoluzionaria è degna di rispetto.
Roma, 27 agosto 2026, Vincenzo Brandi

