[SinistraInRete] Alessandro Visalli: “Woke one was crazy”? Note su un dibattito strano

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Pochi giorni fa, il 9 agosto, Alexandria Ocasio-Cortez in un’intervista televisiva per la ABC[1], rispondendo al giornalista su un’elezione in Wisconsin ha qualificato le posizioni del 2020 di Francesca Hong…

 

Alessandro Visalli: “Woke one was crazy”? Note su un dibattito strano

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“Woke one was crazy”? Note su un dibattito strano

di Alessandro Visalli

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260808 1786203957572 hpMain 16x91. Il “fatto”.

Pochi giorni fa, il 9 agosto, Alexandria Ocasio-Cortez in un’intervista televisiva per la ABC[1], rispondendo al giornalista su un’elezione in Wisconsin ha qualificato le posizioni del 2020 di Francesca Hong, che aveva allora sostenuto l’abolizione della polizia e delle carceri, oltre alla cancellazione della Festa del Ringraziamento, “Woke one was crazy”. Ma ha confermato, contemporaneamente, che la mobilitazione del 2020 fu fruttuosa, anche se il linguaggio era “folle”, inoltre che i candidati andrebbero sempre giudicati per quel che dicono oggi. Poi ribadisce che c’è un suo consigliere comunale che dice sempre che il “Woke one” era folle. Anche se “folle” è termine ambivalente (come in italiano, peraltro), l’accezione prevalente è ‘pieno di energia, ma senza freni, sregolato’. Qualcosa che va oltre. Obiettivamente, il minimo che si possa dire.

Nella stessa intervista, e per cinque volte, la Ocasio-Cortez sostiene che la priorità deve essere il costo della vita per la classe lavoratrice, in merito in particolare alla casa, alla sanità e alla spesa alimentare. Poi alle bollette[2].

Prima di vedere come questa apparente “non notizia” arriva alla periferia dell’Impero, vediamo chi è Alexandria Ocasio-Cortez. Esponente di una formazione neosocialista che è in campo negli Stati Uniti dagli anni Settanta (Democratic Socialists of America, DSA), ed alla quale parteciparono a suo tempo intellettuali come Richard Rorty e Michael Walzer e che, pur essendo al suo massimo storico, ha una consistenza complessiva di poco superiore a centomila militanti. Molto eterogenea dal punto di vista ideologico[3] è una fortezza delle posizioni “woke” sui temi istituzionali (abolizione del Senato, della polizia, delle carceri, amnistia per tutti gli immigrati, oltre che su femminismo, transizioni di genere, antirazzismo[4]). Allo stesso tempo è un programma che contiene, in tensione, dimensioni “materialiste”: salario minimo vitale, settimana di 32 ore, sanità universale, social housing, controllo degli affitti, sindacalizzazione, proprietà pubblica, garanzia del lavoro, infrastrutture pubbliche. In base, però, ad una ricerca PEW fra gli elettori democratici, simpatizza per politici “Democratic socialist” il 41% dei laureati contro il 26% dei non laureati; il 40% dei redditi alti contro il 24% dei redditi bassi; il 40% dei bianchi contro il 21% dei neri e il 20% degli ispanici[5].

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Giulio Bonali: Sulla Cina e la transizione al socialismo

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Sulla Cina e la transizione al socialismo

di Giulio Bonali

Cina 1152x675.jpgDa semplice compagno di base quale sono sempre stato (purtroppo da molto tempo autocontraddittoriamente “senza partito”) mi pongo, credo doverosamente, dei problemi anche teorici, stimolato dalla lettura di scritti di autorevoli intellettuali organici (o che dovrebbero e forse vorrebbero essere organici al partito rivoluzionario del proletariato per il comunismo; se esistesse).

Mi rendo ben conto che così facendo inevitabilmente rischio di sostenere molte e grosse fesserie, che però qualcuno di tali intellettuali (auspicabilmente) organici (o comunque aspiranti tali) potrebbe (o forse dovrebbe) cercare con pazienza e buona volontà di criticare, aiutando noi compagni di base a superarle (quando ero giovane, in un’ altra era geologica, avrei esposto i miei dubbi e problemi teorici in quel “covo di stalinisti”, come amabilmente la chiamavano parlando fra di loro i “compagni” -absit iniuria verbis- miglioristi “alla Napolitano” della città, che era la sezione del PCI del mio quartiere, la per me gloriosa ”Bruno Ghidetti” di Porta Romana a Cremona, che ho avuto la fortuna di frequentare. Oggi sono ridotto -siamo ridotti- a proporli a Sinistra-in-Rete …e meno male che esiste questa lodevolissima testata telematica!).

Recentemente sono stato indotto ad arrovellarmi intorno alla questione del capitalismo di stato nell’ ambito della società capitalistica e nella dittatura del proletariato (durante la più o meno lunga e travagliata transizione al socialismo), soprattutto in seguito alla lettura di un ottimo scritto di Carlo Formenti sulla Cina proprio in questa sede.

Sono convinto che una serie di importanti problemi in proposito nasca da taluni residui di utopismo che, loro malgrado, affliggono le teorizzazioni dei fondatori e degli autori comunemente ritenuti classici del socialismo scientifico (Marx, Engels, Lenin e altri meno unanimemente riconosciti come tali). Residui che a mio parere dipendono da una certa sopravvalutazione delle potenzialità della cultura umana e delle sue auspicabili realizzazioni; ovvero, correlatamente, da una certa sottovalutazione degli insuperabili limiti naturali alle possibili realizzazioni culturali della civiltà umana.

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Pino Cabras: L’Italia importa una cellula della nuova Classe Armata

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L’Italia importa una cellula della nuova Classe Armata

di Pino Cabras

Crosetto ha nominato consigliere per l’innovazione della Difesa l’ex ministro ucraino Fedorov. Un uomo-sistema che porta a Roma il laboratorio bellico di Kiev: droni, algoritmi addestrati sul fronte, capitali privati. Non europeizziamo l’Ucraina: ucrainizziamo l’Europa

krosett.jpgGuido Crosetto ha nominato Mykhailo Fedorov consigliere per l’innovazione della Difesa. Fino a metà luglio Fedorov era il ministro della Difesa dell’Ucraina. La notizia è una delle più importanti dell’anno.

Non è un incarico di facciata. Il ministero italiano parla di droni, di mezzi senza pilota, di difesa aerea. Fedorov ha scritto che aiuterà l’Italia ad adottare le tecnologie della guerra moderna. Ma la parola che conta davvero, e che ricorre in tutte e due le versioni della giornata, è un’altra: portare «su larga scala» quello che il fronte ucraino ha già collaudato. Cioè trasferire qui un modo di produrre e combattere, non qualche brevetto.

Vale la pena raccontare come ci è arrivato, perché non è un dettaglio. A metà luglio Zelensky lo ha rimosso dal governo dopo lo scontro con il comandante in capo Oleksandr Syrsky. In Ucraina la gente è scesa in piazza per chiederne il ritorno, e nelle settimane scorse Fedorov ha fatto un passo che nessuno si aspettava: ha chiesto pubblicamente le elezioni, dicendo che non può essere Putin a stabilire i tempi della democrazia ucraina. Roma è la prima tappa di un giro internazionale, e altri governi si erano fatti avanti prima del nostro.

C’è pure un paradosso tutto italiano che nessuno segnalerà.

Lo stesso Crosetto ha tenuto l’Italia fuori dal PURL, il meccanismo con cui la NATO fa pagare agli europei le armi americane per Kiev. Diciamo no ai bonifici e sì all’architettura.

Chi è Fedorov, allora. È nato nel 1991 a Vasylivka, nella regione di Zaporizhzhia, non ha mai portato una divisa e prima della politica faceva marketing digitale: a ventidue anni aveva già la sua agenzia. Le prime armi politiche le fa nel 2014, e questo pezzo di biografia va raccontato. Si candida alle elezioni parlamentari con 5.10, il partito libertario appena fondato dall’imprenditore Hennadiy Balashov. Il programma stava tutto nel nome: cancellare il sistema fiscale esistente e sostituirlo con due sole imposte, il 5% sulle vendite e il 10% sui salari. Balashov diceva apertamente di voler fare dell’Ucraina un paradiso fiscale mondiale, sul modello di Singapore e dell’Irlanda, e indicava come nemico il controllo dello Stato sull’economia.

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Alessandro Volpi: Il vicolo cieco della finanza globale

fuoricollana

 

Il vicolo cieco della finanza globale

di Alessandro Volpi

Le strategie monetarie nei prossimi mesi, di fronte a un rischio di inflazione e di stagnazione sempre più evidente, saranno decisive. Saranno determinanti quindi, in particolare, le azioni della Federal Reserve e della Bce.

È utile allora soffermarsi, anche solo rapidamente, per cercare di capire cosa stia succedendo in tali istituzioni. Alla Federal Reserve il neo presidente Kevin Warsh, nominato da Trump, ha deciso di costituire un “gruppo di lavoro” per definire la linea della banca centrale americana. In tale gruppo è presente l’ex governatore della Banca d’Inghilterra, Mervyn King, membro del Group of Thirty (G30), un’organizzazione privata ed esclusiva che riunisce i vertici delle banche centrali e gli amministratori delegati delle più grandi banche private (come Goldman Sachs e JPMorgan).

 

La cricca di finanzieri voluta da Trump per indicare la via alla Fed

C’è poi Marc Andreessen, co-fondatore di Andressen Horovitz , un venture capital da oltre 40 miliardi di dollari di masse in gestione, molto attivo sulle criptovalute. Ne fa parte anche l’economista (Fmi) ed ex governatore della Banca centrale indiana, Raghuram Rajan, ora consulente senior per BDT & MSD Partners (una banca d’affari che gestisce i capitali di alcune delle famiglie più ricche del mondo, tra cui i Dell) e, come King, membro del Group of Thirty.

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Emiliano Brancaccio:Retorica tricolore e il conto lasciato ai posteri

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Retorica tricolore e il conto lasciato ai posteri

di Emiliano Brancaccio

Riferendosi agli stabilimenti tarantini, Meloni ha assicurato che il mantenimento di un’importante capacità produttiva di acciaio è ritenuto dal governo «obiettivo di rilievo nazionale»

Sovranità, interesse nazionale, patria: parole che ricorrono ossessivamente nel lessico meloniano. Resta da capire quale sia il vero significato, quando dalla retorica si passa ai fatti. L’ultima crisi dell’acciaio a Taranto offre un rilevante banco di verifica. Riferendosi agli stabilimenti tarantini, Meloni ha assicurato che il mantenimento di un’importante capacità produttiva di acciaio è ritenuto dal governo «obiettivo di rilievo nazionale».

A ben vedere, però, le azioni del suo governo sembrano muovere in direzione esattamente opposta.

C’era una volta Dri d’Italia, società pubblica incaricata di realizzare a Taranto il tassello decisivo della riconversione ecologica: un nuovo impianto per produrre ferro preridotto, il cosiddetto Dri, da utilizzare in forni elettrici al posto del vecchio ciclo a carbone. L’obiettivo ufficiale era «partecipare alla riconversione del sito produttivo di Taranto», abbatterne le emissioni e ridurre la dipendenza italiana dalle importazioni. Un ambizioso progetto di politica industriale, che doveva esser finanziato dal Pnrr europeo con un miliardo.

Poi però comincia la ritirata. Con la revisione del Pnrr gestita dal ministro Fitto, il miliardo viene stralciato per la «complessità del progetto». Il governo promette di recuperarlo con fondi nazionali e in effetti lo rifinanzia.

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Francesco Coniglione: Assistenzialismo, due pesi e due misure

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Assistenzialismo, due pesi e due misure

di Francesco Coniglione

Il 4 agosto 2026, nel corso di una conferenza stampa ospitata al Senato, esponenti della maggioranza hanno presentato quella che il governo definisce la propria “Rivoluzione Welfare”: 52 miliardi complessivamente destinati, secondo quanto rivendicato, alle politiche sociali in meno di quattro anni, con l’obiettivo di superare finalmente “la logica dell’assistenzialismo”. Poco più di un mese prima, commentando l’approvazione del decreto Lavoro, la presidente del Consiglio aveva adoperato la stessa parola d’ordine: sostenere il lavoro e non la dipendenza dai sussidi, creare opportunità e non “assistenzialismo esasperato”.

Alle spalle dell’annuncio, però, vi era una realtà più ambivalente. La legge di bilancio 2026 ha ridotto di 267,16 milioni di euro, per quell’anno, il Fondo per il sostegno alla povertà e per l’inclusione attiva. È vero che tale riduzione concorreva a finanziare l’abolizione del mese di sospensione fra due cicli dell’Assegno di inclusione e non può quindi essere descritta come un semplice taglio lineare ai poveri; restava tuttavia la struttura categoriale del nuovo sistema, che, secondo Caritas Italiana, aveva ristretto del 40-47% la platea delle famiglie raggiunte rispetto al Reddito di cittadinanza, mentre l’Istat indicava nel 22,6% la quota di persone a rischio di povertà o esclusione sociale. In pochi mesi, la stessa parola ha potuto celebrare una vittoria politica e insieme separare i poveri meritevoli di accompagnamento da quelli sospettati di dipendenza. È da questa ambivalenza, tutt’altro che isolata, che vale la pena ripartire per chiarire un termine quanto mai equivoco.

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Eros Barone: “Produzione di diritti per mezzo di diritti”, circolazione capitalistica e comunismo

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“Produzione di diritti per mezzo di diritti”, circolazione capitalistica e comunismo

di Eros Barone

eace9d48 331b 4a15 80a5
a24669d3f2b8.png Il diritto non può essere mai più elevato della configurazione economica

e dello sviluppo culturale, da essa condizionato, della società.

K. Marx, Critica del programma di Gotha.

1. Un importante precedente storico e teorico

Nel 1887 apparve sulla Neue Zeit, rivista teorica della socialdemocrazia tedesca, un articolo di Engels e di Kautsky, in cui veniva delineata una risposta puntuale alle posizioni revisioniste di Anton Menger, esponente della frazione di destra della socialdemocrazia tedesca, sul rapporto tra politica e diritto. In questo scritto, che offre indicazioni di grande interesse per una corretta impostazione della pratica socio-politica dei comunisti, gli autori conducevano una importante battaglia contro le posizioni antimarxiste di Menger, il quale si proponeva di ‘rifondare’ le concezioni del socialismo da un punto di vista giuridico. In effetti, l’Anti-Menger di Engels e Kautsky (va detto che quest’ultimo si muoveva allora sul terreno del marxismo rivoluzionario) colpisce al cuore l’ideologia giuridica, offrendo un esempio paradigmatico del modo in cui si deve condurre la lotta teorica e politica contro l’opportunismo socialdemocratico 1. La tesi scientifica (e l’aggettivo va sottolineato, giacché è in questione la teoria-chiave del materialismo storico, quella del rapporto struttura-sovrastrutture) – tesi che costituisce il fondamento teorico dell’Anti-Menger engelsiano e che dodici anni prima era stata posta da Marx al centro della sua Critica del programma di Gotha – è che l’ideologia giuridica e il marxismo sono come l’acqua e l’olio: tra di essi non è possibile alcuna combinazione. Giustamente il curatore sottolinea che «l’articolo Juristen-Sozialismus può essere considerato un piccolo classico sul rapporto tra marxismo e diritto», la cui importanza non va sottovalutata in un’epoca in cui le nuove varianti del riformismo continuano a fondare i propri assunti teorico-politici sullo spostamento della prospettiva essenziale dell’intervento politico di classe dalle categorie capitalistiche del processo di produzione alla sfera dei diritti borghesi da conquistare, difendere o estendere all’interno del capitalismo stesso.

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al. ba.: Prossima fermata: Pechino?

Prossima fermata: Pechino?

di al. ba.

Le Stazioni della
Metropolitana di Pechino da Conoscere.jpgNegli ultimi mesi, il variegato mondo multipolarista italiano si è immerso in un acceso dibattito sulla natura politica ed economica della Cina contemporanea: Pino Arlacchi, Alberto Bradanini, Daniele Burgio, Giulio Chinappi, Orazio Di Mauro, Carlo Formenti, Vladimiro Giacché, Massimo Leoni, Davide “Dazibao” Martinotti, Fabio Massimo Parenti, Moreno Pasquinelli, Ernesto Screpanti, Roberto Sidoli, Alessandro Visalli, e le riviste e i canali come Marx21, Pungolo Rosso, Ottolina TV, Tracce di classe ecc, sono tantissimi i singoli e i collettivi che stanno pubblicando video, rilasciando interviste o scrivendo libri, saggi e articoli sul tema. A grandi linee, c’è chi propende per una Cina socialista o quantomeno in via di transizione al socialismo e chi per una Cina capitalista se non addirittura imperialista. Personalmente, per affrontare la questione credo che sia utile riassumere le domande che ci dovremmo porre, senza la pretesa di rispondere ma con l’ambizione di contribuire in tal modo a chiarire il campo su cui dovrebbe svolgersi lo scontro, un po’ troppo inquinato da toni polemici e personalismi francamente ridicoli dato lo stato di subordinazione e marginalità in cui il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti versa (se non altro nel nostro paese).

Per cominciare partirei dall’Italia, sulla cui natura dovremmo essere tutti d’accordo. Il perché di questa scelta diverrà chiaro più avanti. Il nostro è uno Stato borghese in cui il modo di produzione capitalista è largamente dominante ma non unico. La maggior parte della ricchezza è di gran lunga prodotta col fine di valorizzare il capitale investito ed assume la forma di merce creata mediante lo sfruttamento del lavoro salariato. Ciononostante, accanto e in subordine, una quota parte della ricchezza materiale è prodotta sotto forma di merce da parte di soggetti non capitalisti: cooperative, artigiani, professionisti, contadini, enti pubblici ecc, oppure prodotta direttamente sotto forma di valori d’uso da parte della pubblica amministrazione, degli enti caritatevoli (il cosiddetto “terzo settore”) e dai domestici, siano essi estranei o appartenenti al nucleo familiare. Pertanto, in Italia, esistono residui di modi di produzione antichi (sfruttamento del lavoro schiavistico degli immigrati clandestini nelle campagne, del lavoro servile in casa, auto-sfruttamento e lavoro di sussistenza) e sono comparsi i prodromi di un modo di produzione socialista (lavoro cooperativo e cosiddetto “pubblico”).

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Leonardo Mazzei: E se il “Melonellum” saltasse?

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E se il “Melonellum” saltasse?

di Leonardo Mazzei

Domanda: e se alla fine il Melonellum saltasse del tutto? Sia chiaro, la nostra è solo un’ipotesi. Non una previsione, ma un’ipotesi che conviene considerare, che comunque ci aiuta a ragionare su certe dinamiche in atto. E forse è soltanto una suggestione, ma di quelle suggestioni che hanno un loro perché.

Il 20 luglio scorso così concludevamo un articolo sul tema:

«Davvero si voterà con il Melonellum (come sembrerebbe), oppure il trasversale “partito del pareggio”, che guarda ad una sorta di “Union Sacrée” in nome della guerra alla Russia, avrà altre carte da giocare?».

Oggi, ad un mese di distanza, quel dubbio rimane. La legge andrà in aula al Senato il 9 settembre, mentre il voto finale è previsto per il giorno 15. Poi, se sarà passato il nuovo emendamento sulle finte preferenze, sul quale i caporioni della maggioranza si sono accordati ad inizio agosto, il testo dovrà tornare alla Camera per l’approvazione definitiva.

Dunque, vada come vada, la risposta al quesito di cui sopra non è lontana. Perché allora arrovellarsi su quel che avverrà?

Prima di arrivare al punto che ci interessa, togliamo di mezzo le due questioni di cui si è tanto disquisito nelle settimane scorse. Primo, il tema delle preferenze è del tutto irrilevante: con la legge attuale (Rosatellum) semplicemente non ci sono, mentre con quella in discussione l’eventuale reintroduzione sarebbe solo una presa in giro, visto il mantenimento dei capilista bloccati. Secondo, il Melonellum è palesemente incostituzionale per via dell’introduzione surrettizia e pasticciata del premierato, ma in quanto alla distorsione del principio proporzionale non è poi così diverso dalla legge in vigore.

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La Redazione de l’AntiDiplomatico: Germania. Il piano dei partiti “democratici” per mantenere il potere

lantidiplomatico

Germania. Il piano dei partiti “democratici” per mantenere il potere

 di La Redazione de l’AntiDiplomatico

Coercizione federale, esclusione dai tavoli decisionali e sospensione dei fondi: i tre scenari per neutralizzare un governo sgradito

C’è un’immagine dell’Unione Europea che i suoi apologeti vendono quotidianamente: quella di un faro di democrazia, dialogo, stato di diritto. Poi, però, basta aprire gli occhi o semplicemente riflettere oltrepassando la cortina fumogena della propaganda mainstream per scoprire il volto vero.

L’ultima conferma arriva dalla Germania, il cuore pulsante dell’UE, l’ormai ex locomotiva d’Europa. Secondo quanto reso noto da Politico, i partiti del cosiddetto “establishment” starebbero già studiando un arsenale di misure straordinarie per impedire di fatto a un eventuale governo regionale dell’opposizione (il partito AfD, Alternativa per la Germania) di esercitare il proprio mandato, qualora vincesse le elezioni nel land della Sassonia-Anhalt. Non si tratta di confutare idee con altre idee, né di sottoporre le leggi al vaglio della corte costituzionale. Si parla invece di “opzione nucleare”, di coercizione federale, di tagli ai fondi, di esclusione dai tavoli decisionali e persino di “muri informativi” per negare l’accesso a dati sensibili a ministri legittimamente eletti.

Stiamo parlando di uno Stato membro dell’UE, non di una cosiddetta Repubblica della Banane. Un paese che viene definito come un modello di democrazia e convivenza liberal/liberista. Eppure il lessico usato è quello della guerra preventiva contro il nemico interno.

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Marco Pondrelli: Sul filo rosso del tempo. Riflessioni su alcune ideologie contemporanee di  Alessandra Ciattini

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Sul filo rosso del tempo. Riflessioni su alcune ideologie contemporanee di  Alessandra Ciattini

di Marco Pondrelli

Il libro di Alessandra Ciattini è un importante contributo al dibattito sulle grandi questioni che, dal 1989, hanno trasformato il mondo, non soltanto dal punto di vista geopolitico, con la fine della contrapposizione tra i due blocchi e l’affermazione di una fase dominata dagli Stati Uniti, ma anche sotto l’aspetto culturale e filosofico. È cambiato infatti il modo stesso di interpretare gli avvenimenti e le trasformazioni della società contemporanea.

Per affrontare queste complesse questioni, l’autrice ha raccolto nel volume una serie di scritti, organizzandoli in tre parti: Ideologia, Religione e Femminilità. Si tratta di temi diversi, ma legati da un filo conduttore comune: la necessità di leggere i fenomeni sociali e culturali nella loro dimensione storica e nelle loro relazioni con le condizioni materiali.

Dopo l’89 qualcuno, improvvidamente, parlò di «fine della storia» e in molti parlarono di fine delle ideologie. Ciattini dedica ampio spazio proprio alla discussione sul concetto di ideologia, ricostruendone alcuni significati e seguendone l’evoluzione nella riflessione marxista e nelle scienze sociali. Marx ed Engels rappresentano un riferimento fondamentale, ma nel libro trovano spazio anche autori come Bourdieu, Raymond Williams, Terry Eagleton e altri studiosi che hanno contribuito a ridefinire il concetto di ideologia.

Uno dei temi centrali del volume è il rapporto tra le idee e la realtà sociale, riconducibile anche alla discussione marxiana sul rapporto fra struttura e sovrastruttura.

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