[ReteAmbientalista] Stop licenza di uccidere: Priolo Ilva, Solvay, Tav, Israele, Riarmo, Nucleare…

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Alla Solvay nuova licenza di inquinare Alessandria.

Mentre state leggendo queste note di commento, 17 settembre 2026, l’assessore alla sanità regionale Federico Riboldi, in assemblea all’Auditorium del Marengo Museum di Spinetta Marengo, sta facendo l’imbonitore per convincere le Vittime che la propria “AIA Autorizzazione Integrata Ambientale” consegnata alla multinazionale Solvay Syensqo di Spinetta non è una LICENZA DI UCCIDERE.

Riboldi, intanto che evita un confronto pubblico alla pari con noi, eccolo invece spalleggiato dalla cosiddetta “Task Force regionale sui PFAS”, con la quale si vanta di aver effettuato, su 408.608 abitanti della provincia di Alessandria, su 95.000 del comune di Alessandria, nientepopodimeno che… ben 900 analisi del sangue (peraltro, tutte con livelli di Pfas preoccupanti). Soddisfatto dell’AIA e di questo che lui millanta “biomonitoraggio di massa”, Riboldi lascia intendere che la Regione Piemonte, imitando il sindaco Giorgio Abonante, uscirà patteggiando dal processo Solvay Syensqo il prossimo 16 novembre, con l’input cameratesco del Ministero dell’Ambiente.

Eccolo appunto a Spinetta spalleggiato da Comune, Provincia, Arpa Piemonte, Asl AL, coi quali durante le ferie di agosto ha perpetrato la famigerata AIA che essi bestemmiano essere un “rafforzamento della tutela dell’ambiente e della salute in un percorso di riduzione degli impatti ambientali fondato sui principi di prevenzione, precauzione e miglioramento continuo”.

E’ un’altra la verità di come si è conclusa – a danno delle Vittime-  la “Conferenza di Servizi provinciale di Alessandria”.

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Premiato al festival di Venezia da una ovazione di 25 minuti e dal Premio speciale della Giuria, «NAZA», realizzato dagli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, sarà nelle sale italiane dal 28 al 30 settembre.
Girato in segreto di notte sui tetti di Tel Aviv, il film rivela i dettagli dei sistemi alla base dell’uccisione di massa dei civili palestinesi a Gaza cinicamente programmata da Israele. Include interviste con 24 ufficiali dell’intelligence militare israeliana, soldati e informatori: nel film discutono di come vengono scelti i bersagli palestinesi: da qui deriva il titolo dell’opera, un acronimo militare usato dalle Forze armate israeliane per indicare il numero di civili che si prevede verranno uccisi in un attacco aereo su Gaza. Significa “Nezek Agavi”, ovvero danno collaterale.
«Naza» dunque è la parola con cui l’esercito israeliano indica le «vittime collaterali» a Gaza, intere famiglie palestinesi che possono essere uccise per colpire un obiettivo strategico, quasi sempre un miliziano di Hamas nella propria casa. Se poi è lì davvero, o se è il target giusto poco importa, e tantomeno è in questione la morte di innocenti. C’è anzi un numero di «Naza» permesso che si alza secondo il grado di importanza del nemico da colpire: per gli «junior» può essere venti, per le gerarchie anche illimitato. A spiegarlo con precisione sono i militari dell’intelligence israeliana, corpi speciali che da remoto hanno messo in pratica quella macchina dello sterminio capillare, costruita e rodata negli anni dallo stato di Israele grazie alla tecnologia, a cui oggi l’Intelligenza artificiale offre una strumentazione ancora più feroce.
Il film smaschera le menzogne israeliane nel volersi vittima, ripetute dal suo premier, rivelando la macchina dello sterminio e il suo funzionamento, e lo fa attraverso le testimonianze dei ventiquattro militari dei gruppi di élite dell’intelligence israeliana che ne sono ideatori e esecutori, e che ne spiegano il sistema. Schedature, classificazioni, sorveglianza, l’uso di tecnologie raffinate, l’IA, gli algoritmi, per un genocidio guidato da remoto.
«Naza» sono le vittime collaterali ovvero tutti i palestinesi senza distinzione di età, anche i neonati di cui i militari sentono il pianto prima di colpire, anche i bambini che corrono a cercare cibo affamati, osservati morire sullo schermo come «in un videogame». È un racconto dell’orrore ma prima ancora è un progetto politico che in questi anni Israele ha negato con la complicità del resto del mondo, di paesi europei «democratici» dove il movimento contro il genocidio è stato censurato, accusato di antisemitismo, represso. 
NAZA denuncia che la morte dei bambini a Gaza è cinicamente considerato un effetto collaterale. Rimane però evidente la strategia del genocidio perché a morire sono i bambini. E uccidere i bambini, in questa macabra “strage degli innocenti”, condotta con metodi artificialmente intelligenti, è volontà di recidere il futuro, recidere la speranza, recidere la rinascita che i bambini rappresentano.
Israele intende revocare la cittadinanza ai registi di ‘NAZA’ Yuval Abraham e Rachel Szor. Magari imprigionarli.

La Palestina non deve sparire.

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Fuori l’Italia dalla guerra

Tre giorni per la Pace a Milano. Vedi il programma nella locandina.

A PresaDiretta su Rai 3 il reportage “Sporco Petrolio” girato tra Priolo, Melilli e Augusta.

https://www.raiplay.it/dirette/rai3/PresaDiretta—Governati-dal-fossile—Puntata-del-13092026-d11b69ab-6222-459d-9c8b-f99687e213c8.html  Il reportage racconta un territorio che ha dato tutto all’industria energetica italiana e internazionale e che oggi chiede ancora di sapere cosa abbia ricevuto in cambio: bonifiche mai completate, un ambiente compromesso, il peso delle malattie e la promessa, ancora tutta da costruire, di un futuro industriale diverso. È la costa siciliana tra Priolo Melilli e Augusta (vedi la foto, ) dove in appena trenta chilometri si concentra il più grande polo petrolchimico italiano e una parte fondamentale della capacità di raffinazione del Paese.
Il  comitato Stop Veleni continua a denunciare miasmi e tumori provenienti dall’area industriale. Nel 2025 quasi seimila segnalazioni sono arrivate attraverso NOSE. Al centro del racconto c’è anche il depuratore Ias di Priolo, sequestrato nel 2022 dalla magistratura con l’accusa di disastro ambientale e tuttavia rimasto in funzione perché considerato indispensabile alla continuità produttiva del polo. Da allora, attorno all’impianto, si trascina un lungo braccio di ferro giudiziario e istituzionale.
Ma non ci sono soltanto le testimonianze dei cittadini: lo studio SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità registra nell’area eccessi di diverse patologie tumorali.
Il territorio del polo petrolchimico, nato negli anni cinquanta, ha subito nei decenni una gigantesca compromissione dell’ambiente marino e atmosferico, con episodi di sfiaccolamenti, emissioni maleodoranti e problemi legati alla gestione dei reflui industriali.  La zona viene spesso definita da inchieste e studi epidemiologici come un’area a elevata criticità sanitaria, con un riscontrato eccesso di patologie respiratorie e oncologiche rispetto alla media nazionale.
Un enorme disastro sanitario e ambientale. Di interventi di risanamento ecologico e riconversione industriale, se ne discute soltanto. La vera alternativa sarebbero investimenti per l’energia rinnovabile (eolico).

14 miliardi per una “grande opera”: inutile dannosa e costosa.

Al pari del Tav ferroviario in Valsusa (Torino-Lione), il TAV TERZO VALICO FERROVIARIO DEI GIOVI (GENOVA-MILANO) è dal 2010 subito considerato e avversato (nella foto gli scontri) No Tav dalle popolazioni e dagli ambientalisti come una “grande opera inutile, dannosa e costosa”. Mentre i governi spiegherebbero che la “grande opera” (53 chilometri, 37 dei quali in galleria, 27 km tunnel di Valico: record italiano, 13 km di interconnessioni, totale gallerie 87 km) farebbe parte di un fantomatico corridoio europeo Reno-Alpi per unire il mar Mediterraneo al Nord Europa
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Inutile perché già esistono gli altri collegamenti ferroviari: basterebbe solo potenziarli con spesa minima. Il tempo di viaggio si riduce di poche decine di minuti per i treni regionali e merci. Le previsioni sul reale passaggio futuro delle merci sono troppo ottimistiche rispetto alla spesa. Dannosa perché il cantiere modifica il territorio tra la Liguria e il basso Piemonte, danneggiando l’ambiente (le falde) e la vita locale. Gli scavi passano attraverso montagne dove è presente la roccia con amianto. Costosa perché il costo totale previsto arrivava a diversi miliardi di fondi pubblici. Molti esperti hanno evidenziato come i costi superino i benefici economici reali.
L’opera, iniziata nel 2012, ha subito rallentamenti e i costi di realizzazione sono cresciuti nel corso degli anni. Nel 2003 il progetto preliminare prevedeva un costo complessivo 5 miliardi di euro. Il definitivo del 2006: 7.356 milioni. Nel 2017 a seguito di alcune inchieste per corruzione, sono state invalidate 13 gare d’appalto. Nel 2018 dall’analisi costi-benefici risulta che i costi sono superiori ai benefici. Eccetera.
A farla breve, il piano iniziale deliberato dal CIPE nel 2010 prevedeva un limite di spesa di 6,2 miliardi di euro per la sola tratta ferroviaria. Con l’unificazione al Nodo di Genova e i primi adeguamenti, la base finanziata era salita a 8,498 miliardi per il solo Terzo Valico (e 10,6 miliardi per l’intero progetto integrato). Con le ultime richieste (settembre 2026) e le rivalutazioni dei prezzi, il costo finale complessivo rischia ora di avvicinarsi ai 14 miliardi di euro.

Il diritto alla vita e alla salute prevale sugli interessi economici delle imprese.

Si chiama “azione inibitoria “(la stessa che si avvierà per la Solvay di Spinetta Marengo) lo strumento legale in sede civile per il quale Corte d’Appello di Milano, considerata anche la pronuncia della Corte di Giustizia Ue, ha imposto (rigettando il ricorso) entro il 25 ottobre la CHIUSURA DELL’AREA A CALDO DELL’ILVA DI TARANTO spiegando che il diritto alla tutela della salute prevale sul diritto a fare impresa.
Se la scelta è tra migliaia di morti e migliaia di disoccupati, non c’è conciliazione, non c’è negoziazione. Infatti, è solo una ipocrisia, a favore dell’inquinatore, lo slogan “conciliare la salute con l’occupazione” mantenendo in atto le produzioni, a meno che, invece, non si decida la chiusura degli impianti inquinanti e non si provveda a nuove produzioni per riassorbire gli esuberi.  Ed è proprio ciò che non hanno provveduto per tempo a fare i governi, salvo, come fa la Meloni, a incolpare poi i magistrati per i posti di lavoro a rischio che si stimano tra i 9mila addetti di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi, oltre alle imprese dell’indotto.
Ora, la presa d’atto è che l’Autorizzazione Integrata Ambientale non garantisce aria salubre se l’impianto tornasse a produrre 6 milioni di tonnellate, e dunque che l’attività dell’area a caldo va sospesa per la presenza di 2mila tonnellate di amianto inglobate negli altiforni da spegnere.  Ora, per gestire l’area a freddo, l’altra metà del più grande sito siderurgico d’Europa, non colpita dal provvedimento, è in corsa per la futura “mini-Ilva” l’indiana Jindal e una cordata di 14 imprenditori siderurgici italiani.
Clicca qui il commento di PeaceLink: ILVA, VITTORIA STORICA DEI CITTADINI DI TARANTO. Dopo venti anni di mobilitazioni civiche supportate da drammatici dati epidemiologici e ambientali.  Ora: avviare un percorso di riconversione economica dell’area industriale di Taranto, che metta al centro la bonifica dei suoli, la tutela dei lavoratori e lo sviluppo di attività sostenibili.

15 milioni sulle bollette elettriche per non smantellare i siti nucleari.

Le Misure di Compensazione Territoriale (MCT) sono fondi statali erogati agli enti locali che ospitano centrali nucleari dismesse o impianti del ciclo del combustibile, finanziati tramite la bolletta elettrica e recentemente sbloccati da una storica sentenza della Corte di Cassazione nel maggio 2026.
In attesa del Deposito Nazionale per raccogliere e mettere in sicurezza in un unico sito tutte le scorie (84mila metri cubi, per 300 anni) a bassa e media attività prodotte in Italia (da medicina, industria, ricerca e smantellamento delle vecchie centrali), ovvero stoccaggio provvisorio per l’alta attività (14mila metri cubi), il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) stanzia ogni anno circa 15 milioni di euro. I fondi sono divisi tra circa 100 enti locali, inclusi i comuni che ospitano i siti, le province e i comuni confinanti nel raggio di dieci chilometri. Vedi la mappa dei Siti. 
Il CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) approva periodicamente i piani di riparto per regolarizzare i pagamenti ai territori interessati dal decommissioning.
Ad esempio, in attesa della conclusione dello smantellamento del sito contaminato e della rimozione dei rifiuti radioattivi della ex Fabbricazioni nucleari a Bosco Marengo, il (Cipess), ha previsto annualmente 262 mila euro a titolo compensativo, di cui 131 mila al Comune di Bosco Marengo. L’altra metà va ai Comuni di Alessandria (5mila + 16mila), Alluvioni Piovera (15mila), Basaluzzo (26mila), Ovada Novi (19 mila), Novi Ligure 22mila, eccetera Pozzolo Formigaro, Tortona, Frugarolo, Casalcermelli, Fresonara e Predosa.
Il Costo stimato per il Deposito Nazionale è almeno di 1,5 miliardi di euro, ma dal Decreto legislativo 15 febbraio 2010 il governo non ha saputo individuare sul territorio italiano un’area idonea.
E c’è chi sostiene (il governo Meloni) il rilancio del “nuovo” nucleare in Italia.

SUPERATA UNA SOGLIA DRAMMATICA: IN ITALIA 1002 MORTI SUL LAVORO.

Con le ultime tragedie registrate ieri, la quota delle vittime sul lavoro in Italia nel 2026 ha raggiunto l’incredibile e inaccettabile cifre di 1.002 morti complessivi. 805 di questi sui luoghi di lavoro

Non si tratta di semplici numeri, ma di vite spezzate: persone uscite di casa per guadagnarsi da vivere che non hanno più fatto ritorno. Una strage quotidiana che continua all’assuefazione generale.

Come Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro, continuiamo a registrare ogni singola tragedia per non far calare il silenzio e la dimenticanza. Raggiungere quota 1.000 morti a settembre dimostra quanto la prevenzione e la sicurezza vengano ancora troppo spesso subordinate ai ritmi di produzione e ai costi.

Fermiamo questa carneficina.

Carlo Soricelli Curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro sito http//cadutisullavoro.blogspot.it

Ambiente e non solo.

  • ULTIME PRESENTAZIONI E VIDEO PUBBLICATI
  • Inquinamento atmosferico ed emergenza climatica
  • Impatti ambientali sulla salute umana all’epoca della grande accelerazione
  • Inquinamento atmosferico: la raccolta dei dati in relazione ai nuovi limiti europei
  • Diffondere conoscenza ambientale: l’esperienza di Ambientnonsolo
  • Presentazione del rapporto Mobilitaria 2024
  • Mobilità elettrica urbana: una giusta transizione
  • Comunicazione media e sostenibilità
  • L’eccessivo inquinamento dell’aria nelle città
  • Osservatorio della Mobilità Urbana Sostenibile

Coordinamento Nazionale Forum Acqua Pubblica.

Report Riunione Coordinamento Nazionale
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
03 settembre 2026 (clicca qui)

1) Preparazione iniziativa nostro Forum alternativo al Forum Euromediterraneo;

Il nostro Forum Alternativo Popolare per l’Acqua (FAPA) è in via di definizione in termini di programma e di partecipazioni. (clicca qui)

2) Sostegno vertenze territoriali, con particolare riferimento alla vicenda ABC Napoli;, poi Torino, Emilia Romagna, Viterbese, Sicilia

3) Organizzazione interna Forum Acqua;

Creare un piccolo gruppo di coordinamento interno del Forum, per seguire maggiormente alcuni percorsi attuali e futuri. La nuova “Segreteria Operativa”, una volta definite tutte le disponibilità, si doterà di un autonomo mezzo di comunicazione rispetto alla mailing list nazionale, puramente informativo e propositivo, (probabilmente una chat di Whatsapp), per l’immediatezza delle comunicazioni.

4) Discussione e approvazione bilancio consuntivo 2025 ABC-APS; (clicca qui)

Il bilancio consuntivo 2025 del Forum, previo invio dello stesso e della relazione di accompagnamento, viene approvato, registrando un’attività minima al 31 dicembre 2025 a livello economico, che ci consente una certa tranquillità e serenità anche nell’affrontare le spese previste per l’organizzazione del FAPA dei prossimi 02 – 03 ottobre.

5) Segreteria operativa Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Richiami e ritiri del ministero della salute.

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Firma Difesa civile, non armata e nonviolenta.

Mancano soltanto 5.000 firme per raggiungere il traguardo della proposta di legge di iniziativa popolare per la Difesa civile, non armata e nonviolenta.

? Abbiamo tempo fino alla mezzanotte del 18 settembre.

Fino a poche settimane fa sembrava un obiettivo difficilissimo da raggiungere. Nonostante la scarsissima attenzione dei grandi media, migliaia di attiviste, attivisti, associazioni e cittadine e cittadini hanno continuato per tutta l’estate a promuovere dal basso politiche attive di pace e nonviolenza. Oggi il traguardo è davvero a portata di mano.

La Campagna è riuscita inoltre a portare questa proposta all’attenzione e alla firma di esponenti nazionali di importanti forze politiche, chiedendo che il tema della pace e della difesa civile non armata entri concretamente anche nel dibattito programmatico del Paese. ADESSO SERVE L’ULTIMO SFORZO FIRMATE. E, soprattutto, fate firmare. Firma per la Difesa civile, non armata e nonviolenta – Ministero della Giustizia

Studentesse e studenti con disabilità, non siete ospiti, la scuola è vostra!

Non siete persone cui bisogna semplicemente “fare spazio”, non siete il problema da organizzare, l’alunno o l’alunna “del sostegno”. Avete diritto a imparare, certo, ma anche a partecipare, a costruire amicizie, a ridere, discutere, fare sport, andare in gita,…

 

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