LA CINA STA COSTRUENDO UN NUOVO ORDINE MONDIALE. E TRUMP È L’ULTIMO DELLA FILA
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Prima di rivedere Trump, Xi è passato da Corea del Nord, Kirghizistan, Egitto e India. Dietro quei viaggi c’è un documento con cinque principi e una platea di governi sempre più attenta.
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Putin, Modi, Xi: il club che Pechino vuole guidare
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Xi Jinping ha incontrato Donald Trump per la seconda volta in appena quattro mesi. È stato un viaggio faccia a faccia rilevante, certo, ma non il più importante fin qui effettuato dal leader cinese nell’anno corrente. Prima ancora che negli Usa, infatti, Xi è volato in Corea del Nord da Kim Jong Un, in Kirghizistan per il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco), in Egitto da Abdel Fattah al Sisi e in India per il summit dei Brics.
Che cos’hanno in comune queste trasferte? Tolti gli Stati Uniti, i Paesi toccati da Xi fanno parte del Global South, il raccoglitore che unisce le nazioni in via di sviluppo ed emergenti dell’Asia, dell’Africa, dell’America Latina e del Medio Oriente.
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Volo di un jet sopra Xi e Trump: il Presidente Cinese non fa un plissé
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Con Washington la Cina tratta. Con il resto del mondo costruisce. E il motivo è chiaro: Pechino vuole plasmare un nuovo ordine mondiale modificando quello attuale a trazione occidentale. In che modo? Lavorando, appunto, insieme al Sud Globale all’interno di piattaforme di cooperazione multilaterale come i Brics e la Sco.
Se il dialogo con Trump serve al Dragone per evitare una guerra dei dazi 2.0, o peggio una guerra vera e propria, i fitti colloqui con il resto del mondo sono propedeutici alla diplomazia immaginata dal Partito Comunista Cinese. È tratteggiata in maniera abbastanza evidente nell’ultima iniziativa lanciata da Xi nel 2025, la Global Governance Initiative (Ggi), la quarta grande iniziativa internazionale dopo quelle su sviluppo, sicurezza e civiltà. Cosa sono? Cornici di politica estera attraverso le quali Pechino propone la propria visione della cooperazione internazionale secondo quattro dimensioni complementari: sviluppo, sicurezza, civiltà e governance.
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Il documento
Il documento programmatico della Ggi è particolarmente interessante perché individua tre carenze precise dell’attuale ordine internazionale: la scarsa rappresentanza del Sud del mondo, l’indebolimento delle norme e l’inefficacia delle attuali istituzioni nell’affrontare le sfide più recenti. La proposta cinese si articola attorno a cinque principi: uguaglianza sovrana, Stato di diritto internazionale, multilateralismo, un approccio incentrato su persone e “risultati concreti”. Questi sono i contorni immaginati dalla Cina. Prima di “riempirli” con qualcosa di meno astratto il gigante asiatico ha bisogno di sostenitori.
Quasi 160.
Secondo Pechino li ha già trovati: in meno di un anno quasi 160 tra Paesi e organizzazioni internazionali hanno espresso sostegno alla Ggi, e il Gruppo degli amici della governance globale, nato a New York, Ginevra e Vienna, conta oltre 60 Paesi.
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Ecco insomma il ruolo del Global South. In tutto questo, comunque, il governo cinese resta particolarmente sensibile su due aspetti: guai a sostenere che Pechino voglia rovesciare l’ordine esistente o che stia cercando di costruirne uno parallelo.
Sulla carta Pechino ha raccolto quasi 160 adesioni. Adesso deve trasformarle in qualcosa di concreto: in questo vocale su WhatsApp ti racconto quali saranno le prossime mosse di Xi.
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Ti lascio qui un vocale WhatsApp in cui ti spiego le prossime mosse di Xi
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Cosa chiede Pechino in cambio
Chissà quanto tempo servirà alla Cina per portare a termine questa impresa, ammesso che ci riesca (per ora ci sta riuscendo). Il primo scheletro dell’ordine a cui Pechino aspira comincia intanto a prendere forma sulle fondamenta di quello precedente. Nel frattempo Xi sta mandando un messaggio emblematico agli Stati Uniti: esiste una visione alternativa dell’ordine mondiale e sono sempre più numerosi i governi che ne sono attratti. “Questa strategia diplomatica dimostra che Xi può stare al fianco di Putin, può corteggiare il Sud del mondo e al contempo prepararsi per un vertice con Trump. La Cina vuole che Washington veda che possiede una solida base diplomatica e diverse opzioni strategiche”, ha spiegato Craig Singleton, analista della Foundation for Defense of Democracies, al Washington Post.
Certo, ogni Paese ha i propri interessi. Pechino, per esempio, può trasformare l’influenza diplomatica in vantaggi economici e tecnologici. A Bishkek Xi ha firmato 32 accordi, e la ferrovia Cina-Kirghizistan-Uzbekistan, circa 4,7 miliardi di dollari, è pagata per metà con un prestito cinese a 35 anni. Al Cairo gli accordi sono stati più di venti, dai data center ai semiconduttori, e la zona industriale cinese sul Canale di Suez entra nella terza fase di espansione.
Commercio, investimenti, infrastrutture e tecnologia sono quindi dossier particolarmente importanti. Forse è arrivato il momento di capire che cosa vuole davvero il Dragone.
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Secondo te, la Cina riuscirà a costruire un nuovo ordine mondiale? Sì o no: rispondimi con una sola parola. Ti leggo e ti rispondo.
Non è la prima volta che ne scriviamo. Il nuovo ordine di Pechino lo seguiamo dal 2021, e il prossimo capitolo lo leggerà prima chi è abbonato.
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Federico Giuliani è giornalista e segue l’Asia per InsideOver e ilGiornale .it. Si è laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze con una tesi sul sistema politico nordcoreano discussa con il professor Marco Tarchi, e nel 2017 è stato in Corea del Nord. Tra i suoi libri: L’Orso e il Dragone. Russia e Cina, un’intesa per cambiare il mondo (La Vela, 2022) e Corea del Nord. Viaggio nel paese-bunker (Polistampa, 2018).
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