[Sbilanciamoci] Newsletter n° 732 del 30 settembre 2026

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Torniamo con una newsletter a distanza di qualche tempo. Stiamo lavorando al rifacimento del sito e a un dossier sui quattro anni del Governo Meloni, ma nel frattempo abbiamo pubblicato diversi contenuti che riteniamo interessanti.

Prima però la buona notizia del giorno: la campagna di raccolta di firme in calce alla proposta di legge di iniziativa popolare della campagna “Un’altra difesa è possibile” ha raggiunto e abbondantemente superato l’obiettivo delle 50.000 firme necessarie per portare in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta. La scorsa settimana le firme sono state consegnate al Parlamento.

A proposito di campagne, Paolo Andruccioli ci segnala l’appello firmato da 1500 accademici per lanciare l’International Panel on Inequality, una struttura che prenda forme simili a quelle dell’Ipcc sul clima, durante l’Assemblea generale dell’Onu.

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Le elezioni locali in Germania hanno avuto grande eco anche in Italia, Martin Koheler ha analizzato il quadro che emerge da quel voto che come noto ha premiato sia l’estrema destra che la sinistra della Linke. Quel che è successo in Meclemburgo-Pomerania e a Berlino ci segnala una volta di più il ridimensionamento del Centro e la crisi dei partiti che sono stati il centro del sistema in Germania e anche altrove: alle elezioni senatoriali francesi di domenica 27 settembre hanno guadagnato seggi il Rassemblement National di Marine Le Pen, Verdi e Comunisti, a uscire male sono tutte le forze moderate di centrodestra. Koheler lega il successo delle due formazioni anche alle posizioni sulla guerra in Ucraina e la sua breve analisi merita di essere letta.

Da mesi, in Italia, si parla molto di casa. Una delle notizie che hanno portato l’attenzione su un tema enorme e ignorato per decenni dalla politica nazionale e locale è la vicenda dello sgombero di Spin Time, il palazzo occupato che ospitava decine di famiglie ed era anche un polo di aggregazione sociale e di produzione culturale. Per noi ne ha scritto la sociologa Iolanda Bianchi dell’Università di Barcellona. Bianchi non ripercorre la vicenda ma ci segnala come e quanto la politica e le istituzioni abbiano guardato al patrimonio immobiliare esclusivamente come a una fonte potenziale di introiti per le casse dello Stato senza mai pensare ai territori, ai quartieri dove le privatizzazioni avvenivano (serviva una scuola? Un ospedale? Un centro anziani?). Le enormi proteste di Madrid e quelle che paiono essere alcune proposte del governo di sinistra ci ricordano come la questione casa sia divenuta centrale. Tra le cose in discussione in Spagna (leggiamo su El País) la protezione contro gli sfratti, divieto di acquisto speculativo di abitazioni da parte dei fondi predatori, “stabilizzazione” dei contratti di locazione e aiuti ai privati privi di risparmi per l’acquisto di una casa.

Parlando di un anno di fuoco, Guglielmo Ragozzino ricostruisce il 2026 utilizzando la lente dell’ossessiva caccia al petrolio da parte dell’amministrazione Trump e ci ricorda come una delle pochissime grandi multinazionali italiane rimaste (l’Eni) sia anche di proprietà pubblica e, dunque, oltre a calmierare il prezzo della benzina al distributore potrebbe fare molto di più per accompagnare la transizione verso le energie rinnovabili.

Come in molti sapranno, la campagna elettorale per le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti ha al centro il tema dell’affordability, dell’arrivare a fine mese. Il prezzo su cui si insiste di più, come anche in questi giorni in Italia, è naturalmente il prezzo della benzina, ma la verità è che questo ha effetti su una quantità enorme di beni di consumo. L’ottimo articolo di Roberto Romano non si occupa di Stati Uniti ma di Italia e di come l’aumento dei prezzi colpisca le famiglie con redditi inferiori ai 1900 euro mensili (dieci milioni di persone). Romano segnala come una serie di beni e servizi siano erogati da quelle che chiamiamo public utilities che un tempo erano di proprietà pubblica (ossia avrebbero avuto margini di intervenire sui costi finali per i redditi più bassi).

Maurizio Pugno ci introduce un tema affascinante, ossia come le neuroscienze e le loro conclusioni su come il nostro cervello prenda delle decisioni possano aiutarci a capire (e cambiare) ciò che pensiamo dell’economia e di come cambiarla.

Qui, infine, Roberta Carlini, recensisce La cultura economica della Repubblica di Pierluigi Ciocca e Giangiacomo Nardozzi.

Questo non è tutto quel che abbiamo pubblicato in queste settimane, ma non vogliamo mandarvi delle newsletter infinite. Seguiteci sui social media, andate su Sbilanciamoci.info, leggete e fate leggere.

Sbilanciamoci – 30(09/2026


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