75 anni fa l’Armata Rossa liberava Auschwitz

Nel documento diffuso dal Partito Comunista Portoghese, il lucido ricordo del ruolo fondamentale svolto dall’Unione Sovietica nella liberazione del campo di sterminio di Auschwitz e dei comunisti di tutta Europa nella sconfitta del mostro nazifascista insieme alla denuncia delle vergognose speculazioni che accomunano le destre fasciste e reazionarie e la “sinistra imperiale” (di cui fa parte anche il gruppo europarlamentare del PD firmatario di un’immonda risoluzione all’insegna del più sfacciato revisionismo storico) tendenti a mettere sullo stesso piano le belve hitleriane e i loro collaborazionisti, responsabili della guerra e degli immani massacri di ebrei, rom, soldati dell’Armata Rossa, comunisti e altri oppositori politici, e chi, con il sacrificio di decine di milioni di suoi soldati e civili, ha contribuito in modo decisivo alla vittoria della civiltà contro la barbarie del fascismo e dei suoi crimini. (MG) 

Sono passati 75 anni dalla liberazione da parte dell’esercito sovietico del campo di concentramento nazista di Auschwitz, dove più di un milione e centomila esseri umani furono assassinati sistematicamente – nelle camere a gas, per fame e malattie, con fucilazioni e torture.

Nel celebrare questa data, il PCP ricorda il ruolo decisivo e indimenticabile dell’URSS, del popolo sovietico e della sua Armata Rossa, nella sconfitta di Hitler e del nazi-fascismo, l’espressione storica più violenta e terroristica del capitalismo. Gli epici sacrifici del popolo sovietico nella Seconda Guerra Mondiale – con i suoi oltre 20 milioni di morti -, che portarono alla liberazione dei popoli e dei lavoratori dalla barbarie nazifascista, non saranno mai dimenticati.

Nei campi di concentramento nazisti furono sterminati milioni di esseri umani, per lo più prigionieri di guerra e civili sovietici, ebrei, slavi, tra gli altri. Ma i campi di concentramento nazisti erano anche campi di lavoro forzato al servizio dei grandi monopoli tedeschi – IG Farben, Krupp, Siemens, AEG e altri – che avevano giocato un ruolo decisivo nell’ascesa di Hitler e del nazismo al potere. Campi in cui lo sfruttamento del lavoro umano è stato portato all’estremo – fino alla morte – e dove quelli ritenuti inadatti al lavoro sono stati crudelmente eliminati.

Nessuna campagna di menzogne ??e falsificazione storica potrà mai cancellare il ruolo decisivo dell’Unione Sovietica e dei Comunisti, che hanno guidato la Resistenza e la lotta che ha sconfitto il nazifascismo a costo di indicibili sacrifici.

Lotta contro il fascismo, in cui si inserisce la lotta del Partito Comunista Portoghese per la libertà e la democrazia, contro la dittatura fascista in Portogallo, che ha oppresso il popolo portoghese per quasi mezzo secolo, ha liquidato le libertà più elementari, ha condannato il nostro paese all’arretratezza e alla miseria, ha represso, torturato e assassinato, ha condotto guerre coloniali criminali.

I comunisti furono le prime vittime del fascismo. E’ stato in nome dell’anticomunismo che gran parte della classe dominante ha concepito e sostenuto l’ascesa e la brutalità del fascismo, e non solo, nei paesi – come il Portogallo – dove è salito al potere. Una connivenza che aveva un chiaro segno di classe, inseparabile dal desiderio di vedere il nazifascismo schiacciare il movimento operaio e i partiti comunisti, salvare il capitalismo da una profonda crisi e attaccare e distruggere l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Le responsabilità dei gruppi monopolistici e delle potenze occidentali nell’ascesa del fascismo e nello scoppio della Seconda Guerra Mondiale sono evidenti nel tradimento della Repubblica democratica spagnola, nell’abbandono alla loro sorte dei popoli che furono le prime vittime delle aggressioni fasciste – come l’Etiopia, la Cina e l’Austria – o alla Conferenza di Monaco del settembre 1938, con la collaborazione aperta del Regno Unito e della Francia con Hitler e Mussolini nello smembramento della Cecoslovacchia. Ciò ha avuto una sua espressione anche nella resa e nel collaborazionismo della Francia di Vichy.

La connivenza del grande capitale con il fascismo è continuata, dopo la seconda guerra mondiale, con la promozione di un’alleanza anticomunista guidata dagli Stati Uniti – di cui è esempio la trasformazione del Portogallo fascista in un alleato e membro fondatore della NATO -, con l’obiettivo di contenere e far regredire i progressi storici ottenuti nella liberazione sociale e nazionale dai popoli nel dopoguerra. Migliaia di nazifascisti e di loro collaboratori sono stati messi al servizio di campagne anticomuniste e reti di sovversione e terrorismo – come “Gladio” – create dall’imperialismo statunitense e dai suoi alleati in tutto il mondo. In numerosi paesi, come la Repubblica Federale Tedesca, costoro sono stati collocati in importanti posizioni di potere. È con questi mezzi e con il sostegno aperto e nascosto dell’imperialismo che le forze che emergono oggi, in diversi paesi dell’Europa orientale – come in Ucraina o nelle repubbliche baltiche – riabilitano il fascismo e glorificano apertamente i collaboratori con il nazismo, mentre distruggono i monumenti e la memoria delle truppe sovietiche, mettono fuorilegge i partiti comunisti e perseguitano i comunisti e gli altri democratici.

Come dimostra la storia, dietro l’anticomunismo si nascondono le concezioni e le intenzioni più reazionarie e antidemocratiche.

La riabilitazione del fascismo e dei suoi crimini non è nuova, come attesta, ad esempio, la visita del presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, e del cancelliere della Repubblica Federale di Germania, Helmut Kohl, al cimitero delle “SS” (truppe d’assalto naziste) a Bitburg, nel 1984. Ma le campagne per imbiancare il fascismo, banalizzare l’ideologia fascista, la menzogna e la falsificazione storica, ottengono oggi una dimensione senza precedenti – di cui è parte la vergognosa risoluzione anticomunista adottata dal Parlamento europeo lo scorso settembre o l’inaccettabile iniziativa di creare in Portogallo un “museo” dedicato al dittatore Salazar.

Queste campagne dimostrano che, come nel XX secolo, settori del grande capitale stanno ora scommettendo nuovamente sull’attacco alle libertà, alla democrazia, alla sovranità, con la violenza e la guerra, per cercare di superare la crisi strutturale del capitalismo e fermare l’inevitabile resistenza del lavoratori e popoli di fronte all’assalto di questo brutale sistema di oppressione e sfruttamento. Particolarmente cinica e perversa è la campagna per cercare, in nome della giusta condanna della crudele persecuzione nazista nei confronti degli ebrei, di giustificare i crimini del regime sionista israeliano contro il popolo palestinese e l’occupazione violenta e illegale dei territori palestinesi.

In un momento in cui l’umanità si trova di nuovo di fronte alla minaccia del fascismo e della guerra, il PCP, alzando lo stendardo della pace e della verità, della lotta contro le menzogne ??e la falsificazione storica, contro il fascismo e la guerra, fa appello alla coscienza e alla mobilitazione dei democratici e degli antifascisti perché mai più si ripetano Auschwitz e gli orrori del nazifascismo e della guerra.

Nota dell’Ufficio Stampa del Partito Comunista Portoghese

da http://www.pcp.pt

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-75_anni_fa_larmata_rossa_liberava_auschwitz/82_32898/

Da dove nasce il falso storico di “Auschwitz liberata dagli alleati”

Pochi giorni fa è stata la ricorrenza del settantacinquesimo anniversario della liberazione di Auschwitz, giornata universalmente riconosciuta come Giorno della Memoria, celebrata il 27 gennaio di ogni anno per commemorare le vittime dell’Olocausto.

Esattamente il 27 gennaio del 1945 i soldati russi della 60° Armata del “1º Fronte ucraino” guidati dal maresciallo Ivan Konev, arrivarono per primi presso la città  polacca di Oswiecim (in tedesco Auschwitz), liberando il vicino campo di concentramento. Quanto da loro scoperto e le testimonianze attinte dai sopravvissuti, rivelarono al mondo finora ignaro, le nefandezze perpetrate dal nazifascismo e il genocidio mosso ai danni di ebrei, zingari, omosessuali e minoranze etniche, che non risparmiò nemmeno dissidenti politici e prigionieri di guerra.

L’apporto dell’Armata Rossa in quel frangente fu essenziale, come lo fu per capovolgere le sorti di un conflitto  mondiale che prima della storica battaglia di Stalingrado aveva visto le armate del Führer, sconfiggere uno ad uno e con facilità disarmante gli eserciti dei paesi poi occupati.

Come ricorda Fabrizio Poggi in suo articolo scritto per Contropiano “esattamente un anno prima della liberazione di Auschwitz, il 27 gennaio 1944, l’Esercito Rosso era riuscito a rompere completamente l’assedio portato a Leningrado dalle truppe tedesche, italiane e finlandesi che, per 872 giorni, aveva causato tante vittime quante quelle di Amburgo, Dresda, Tokyo, Hiroshima e Nagasaki prese insieme: gli storici valutano tra 650.000 e 1,3 milioni di morti, il 90% dei quali per fame e freddo. Il 27 gennaio è dunque celebrato in Russia quale Giornata della gloria militare”.

Lo stesso Poggi in un altro suo articolo non manca di interrogarsi su “cosa significano i 26 milioni di cittadini sovietici caduti, civili e militari, a fronte del milione e mezzo di morti di Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna prese insieme? Cosa importa che dal 1941 al 1944, quando l’Armata Rossa riuscì infine a portare il fronte al di là del territorio sovietico, le oltre 230 divisioni – da Germania e paesi satelliti, Italia compresa – schierate sul fronte orientale avessero condotto una guerra di sterminio, volta ad annientare la popolazione civile, mentre a ovest 60 divisioni tedesche tenevano impegnati gli Alleati quel tanto che bastava per rimandare fino al 1944 l’apertura del secondo fronte?”.

Le domande all’apparenza retoriche che l’autore pone non sono invece affatto scontate e sottintendono l’obbligo morale di contrastare una mistificazione da tempo ormai in atto, una revisione della storia ormai palese, culminata con l’equiparazione tra comunismo e nazismo, avvallata con una risoluzione votata lo scorso 19 settembre dal Parlamento europeo fatta discendere dalla falsa retrodatazione storica dell’inizio del secondo conflitto mondiale come conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione nazi-sovietico del 23 agosto 1939 (il c.d. patto Molotov-Ribbentrop).

L’Unione Sovietica è caduta e con essa il modello socialista che incarnava e le potenze capitalistiche, vincitrici sul piano economico e culturale stanno imponendo una nuova visione dei fatti distorta e rimaneggiata, avvallando la famosa  espressione “la storia la scrivono i vincitori”.

Pertanto non dovrebbe stupire il fatto che finanche la rivista settimanale più letta in Germania, il Der Spiegel, in una sua pubblicazione, abbia recentemente affermato che siano stati gli statunitensi a liberare Auschwitz o che  in Italia la televisione di Stato in un servizio andato in onda per il Tg2,  l’8 dicembre scorso  abbia fatto lo stesso.

Ancora non dovremmo sorprenderci  se in occasione delle celebrazioni di quest’anno,  come sempre lo stesso Poggi  ricorda, “dalla Commissione Europea a Bernie Sanders si è evangelicamente parlato di forze alleate che liberarono il campo di Auschwitz-Birkenau” e di come “Donald Trump, mentre ufficializzava l’obbrobrio anti-palestinese, ha bofonchiato di “forze della libertà”.

Insomma il processo revisionista pare inarrestabile: a livello di immagine in Italia e nel mondo uno dei punti più bassi è stato raggiunto però con la proiezione de “La Vita è bella”, il film diretto e interpretato da Benigni  che candidato all’Oscar vinse tre premi: come miglior film straniero, migliore attore protagonista (Benigni, appunto) e migliore colonna sonora.

Il film fece incetta di numerosi altri prestigiosi riconoscimenti: oltre agli oscar venne infatti presentato in concorso al 51° Festival di Cannes, dove vinse il Grand Prix Speciale della Giuria. Conquistò poi 9 David di Donatello, 5 Nastri di Argento, finanche un premio medaglia a Gerusalemme e la lista sarebbe ancora lunga, risultando in definitiva uno dei film italiani più visti di sempre.

Eppure proprio in questa sua opera Benigni compie la celebre “ mascalzonata” come ricorda  il celebre  regista Mario Monicelli “quando alla fine fa entrare ad Auschwitz un carro armato con la bandiera americana. Quel campo lo liberarono i Russi, ma… l’oscar si vince con la bandiera a stelle e strisce, cambiando la realtà”.

Nel film infatti  il protagonista Guido Orefice, interpretato proprio da Benigni, è un italiano di origine ebraica che insieme al figlio e allo zio Eliseo viene catturato dai nazisti. Entrambi finiscono caricati su un treno e dalla Toscana vengono condotti in un campo di concentramento. L’epilogo è arcinoto, col finale in cui  il bambino riesce a sopravvivere e ricongiungersi alla madre, preceduto dalla  celebre scena del carro armato da cui fa capolino il soldato americano liberatore.
Io stesso a sedici anni quando in un’arena d’estate vidi il film, all’asciutto  di conoscenze storiche e politiche sul tema, mi convinsi che a liberare il campo di concentramento che seppur nel film non era esplicitamente menzionato, ma che nell’immaginario collettivo passò come quello di Auschwitz, fossero stati gli statunitensi.

E qui veniamo alla conclusione che quello di Benigni è un falso storico volutamente commesso, che  indubbiamente gli spianò la strada per gli oscar e per il successo internazionale.

Di questa affermazione siamo pienamente convinti, perché Benigni non poteva non sapere che quello di  Auschwitz oltre a essere stato  il campo di sterminio più grande, quello nel quale persero la vita oltre un milione e centomila persone, al contempo fu quello dove venne deportata la quasi totalità di ebrei italiani, come quello di fantasia, quel Guido che impersonava lo stesso Benigni nel suo film.
*Su un totale di 6806 ebrei italiani arrestati e deportati infatti,  ben 6007 finirono proprio ad Auschwitz ( e di questi solo 363 sopravvissero) e se a fronte di 189 persone di cui si ignorano le sorti, solo 610 finirono negli altri lager sparsi per l’Europa (e in questi 170 morirono e 440 sopravvissero).

Se poi consideriamo che in questi altri lager delle 170 morti stimati tra gli ebrei italiani, ben 82 avvennero nel  campo di Ravensbrück, ubicato a circa  90 km da Berlino, liberato anch’esso dalle forze sovietiche il 30 aprile del 1945, è chiaro che ogni difesa di Benigni appare vana quanto priva di senso.

Parafrasando lo storico Alessandro Berbero: è anche  importante che quando si celebra la memoria o si sceglie quale memoria ricordare e si fanno le giornate della memoria si sappia sempre che si sta individuano un pezzetto del passato, su quello si fa la dichiarazione politica: “noi lo vogliamo ricordare stando dalla parte di chi aveva ragione” e quindi nel giorno della memoria, nel giorno della liberazione di Auschwitz lo ricordiamo stando dalla parte delle vittime e esecrando i colpevoli; sarebbe poi anche bene se diversamente da Roberto Benigni nel suo film ci ricordassimo che a liberare Auschwitz e le sue vittime sono stati i “malvagi comunisti sovietici” e non i “buoni americani”, ecco vedete come si sfuma tra la memoria vera, la memoria ricostruita; quanta gente ha visto il film e si ricorderà per sempre che Auschwitz è stata liberata dagli americani, no? Ecco, la storia è un’altra cosa!.

  • *I dati in questione che  riguardano  la deportazione degli ebrei dall’Italia sono consultabili sul sito della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica  al link che si riporta di seguito:

http://www.cdec.it/home2.asp?idtesto=594.&fbclid=IwAR2-e-xuD6OGnNeqXsiByBvD8C2oVEhPmKTbBpJrjnpCYvovb8VgpCRiGkA#

di Francesco Fustaneo

 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-da_dove_nasce_il_falso_storico_di_auschwitz_liberata_dagli_alleati/82_32844/

Per la Commissione Europea gli “alleati” hanno liberato Auschwitz, la risposta dello storico Alessandro Barbero

Lo stupro della verità storica non conosce confini. E’ così capita che nel giorno della Memoria si compie una svista comune ormai è tanti, troppi. Dal “socialista” Bernie Sanders al mostro della Commissione europea, in tanti si sono rincorsi a rilanciare la madre di tutte le fake news della storia: gli “alleati” che hanno liberato Auschwitz.

La migliore risposta possibile a questi stupri della storia la trovate in un video di Alessandro Barbero – noto storico italiano il quale al Fatto Quotidiano criticava l’infamia del Parlamento europeo che equiparava nazismo e comunismo in una famigerata mozione – pubblicato da Riscossa e che risale al Festival della storia del 2017.

Il riferimento è al film di Benigni “La vita è bella”, ma va bene per tutti i furbetti alla Sanders e ai mostri come la Commissione europea. Se avete a cuore la verità storica fate girare questo video:

 

Del resto “senza Stalin, eravamo tutti nazisti, questa è la realtà. Non come quella mascalzonata di Benigni in “La vita è bella”, quando alla fine fa entrare un carro armato con la bandiera americana. Quel campo, quel pezzo d’Europa la liberarono i russi, ma… l’Oscar si vince con la bandiera a stelle e strisce, cambiando la realtà.” Mario Monicelli

 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-per_la_commissione_europea_gli_alleati_hanno_liberato_auschwitz_1_minuto_dello_storico_alessandro_barbero_la_miglior_risposta_possibile/82_32815/

 

Il ruolo cruciale dell’Armata Rossa nella liberazione di Varsavia

Le parti interessate cercano di sminuire il ruolo delle forze sovietiche nella liberazione dell’Europa dalla Germania nazista e persino di travisare fatti storici. Tuttavia, le prove documentali di quel tempo parlano da sole

Il 17 gennaio 1945, il quinto giorno dell’offensiva dell’Armata Rossa nella Vistola-Óder, Varsavia, la capitale polacca, fu liberata dalle forze del  ° Fronte bielorusso e della 1a armata dell’esercito polacco. La città era stata occupata dalla Germania nazista dal 28 settembre 1939.

Per il 75° anniversario della liberazione di Varsavia dai nazisti, il Ministero della Difesa russo ha presentato sul suo sito web una nuova sezione storica, basata su documenti unici e declassificati che “contengono informazioni sulla Rivolta di Varsavia, la liberazione della capitale della Polonia da parte dell’Armata Rossa, le atrocità perpetrate dagli invasori nazisti sul suolo polacco e l’aiuto che i vincitori disinteressatamente hanno fornito al popolo liberato “.

La declassificazione di questi archivi ha lo scopo di proteggere la verità storica, contrastare le falsificazioni dei fatti e i tentativi di riscrivere i risultati della Grande Guerra Patriottica e della Seconda Guerra Mondiale , indicati dal Ministero.

A Varsavia non la celebrano

Mentre Mosca progetta di celebrare la liberazione di Varsavia dai nazisti con fuochi d’artificio, la notte di questo 17 gennaio, le autorità polacche non hanno in programma festeggiamenti. E non è la prima volta che la Polonia ignora la liberazione della sua capitale.

Dal crollo dell’Unione Sovietica, molti politici di tutta l’Europa orientale hanno seguito l’idea che l’URSS e la Germania nazista fossero ugualmente responsabili dello scoppio della seconda guerra mondiale.

Allo stesso modo, hanno affermato che i soldati dell’Armata Rossa non hanno liberato la Polonia dagli occupanti nazisti, ma hanno invece guidato la propria occupazione, qualcosa che si rifletteva anche nei libri di storia di quella nazione e causava la diffusione di miti , che ora sono confutati in documenti recentemente declassificati.

Mito 1: “I combattenti dell’esercito locale erano i veri eroi”

Con la Polonia sotto l’occupazione nazista, l’Esercito degli Interni (Armia Krajowa o AK), che sostenne il governo in esilio con sede a Londra, divenne un movimento di resistenza dominante. Decenni dopo, i combattenti dell’AK furono accolti da molti nella Polonia moderna come veri eroi e patrioti della storia, mentre i polacchi che aiutavano le forze sovietiche venivano spesso demonizzati come traditori.
Nel 2019, il presidente Andrzej Duda ha onorato i membri sopravvissuti dell’AK come modelli di riferimento e li ha definiti “tesoro prezioso della storia”. Tuttavia, i documenti declassificati dell’Armata Rossa rivelano che l’immagine attualmente goduta dai combattenti AK è stata “sbiancata” .

In molti casi, dopo la fine della guerra, le unità AK si sono comportate in modo meno ammirevole, vagando come bande criminali armate , rapendo e uccidendo gli ufficiali di polizia polacchi e “terrorizzando” la gente comune che aveva osato aiutare ai sovietici.

Nel novembre del 1945, agenti della AK attaccarono una stazione di polizia nella città di Kepno, uccidendo tutti all’interno, compresi la moglie e i due figli di un ufficiale. Nello stesso mese, hanno ucciso un membro filo-sovietico del Partito dei lavoratori polacco nel suo appartamento nella città di Pulawy, di fronte a sua moglie, e hanno ferito suo figlio.
I combattenti dell’AK lanciarono anche una campagna di intimidazione contro i polacchi che cooperarono con le forze sovietiche. Sono stati avvertiti: “Prendi i tuoi figli e preparati a morire”.

Mito 2: “L’Armata Rossa ha schiacciato la rivolta del 1944”

Ansiosa di cancellare qualsiasi ricordo positivo della liberazione sovietica di Varsavia, la Polonia scelse di concentrarsi su un’eroica ma fallita ribellione che ebbe luogo nelle strade di quella città nell’autunno del 1944. L’anno scorso, Duda accusò l’Armata Rossa di adottare un atteggiamento “passivo” durante la rivolta, presumibilmente per consentire ai nazisti di annientare i polacchi che avrebbero potutoo quindi opporsi ai sovietici.

Questa opinione è comune nei media polacchi. Un articolo pubblicato nel suo giornale principale, Rzeczpospolita, l’anno scorso, sosteneva che l’URSS si rifiutava di aiutare i ribelli perché vedeva la rivolta come “un’opportunità unica per distruggere l’élite della nazione polacca dalla mentalità indipendente, sotto le mani tedesche” .
In realtà, quando la rivolta polacca contro i nazisti era in pieno svolgimento, l’ Armata Rossa liberò il distretto di Varsavia di Praga sulla riva sinistra del fiume Vistola, ma le sue truppe mancavano di mezzi sufficienti per avanzare e attaccare la città in pieno, si legge nei documenti declassificati.

Nonostante la grande carenza di carburante per l’aviazione, i sovietici riuscirono a fornire cibo, armi e munizioni ai ribelli polacchi . L’Armata Rossa ha anche bombardato alcune parti della città su richiesta dei ribelli.

I documenti indicano anche che la rivolta è stata concepita erroneamente fin dall’inizio: viene descritto come i ribelli, armati solo di pistole e granate, non sono riusciti a catturare post strategici cruciali e distruggere le ferrovie, che i nazisti stavano usando per trasportare le forze in città. . Inoltre, le barricate di strada improvvisate dei ribelli non potevano competere con i carri armati nazisti e l’artiglieria.

Mito 3: “Tutti i polacchi hanno visto l’Armata Rossa come occupanti malvagi”

Il National Memory Institute (IPN), affiliato al governo polacco e il Ministero degli affari esteri polacco, presentano i soldati dell’Armata Rossa non come liberatori del nazismo, ma semplicemente come ” occupanti totalitari ” , che avrebbe avuto poca differenza con le truppe di Hitler e quelle odiate dal popolo polacco.
A questo proposito, i documenti declassificati dell’Armata Rossa affermano che in alcune aree i polacchi simpatizzavano maggiormente con gli insorti dell’AK. Tuttavia, a Varsavia, la stragrande maggioranza della gente del posto era “amichevole e accogliente” con i soldati dell’Armata Rossa, ringraziandoli per la liberazione del paese contro i nazisti.

“I tedeschi volevano ucciderci, ma i sovietici ci salvarono, e ora siamo di nuovo a casa”, i giornali citano un residenteche, insieme ad altri 50 polacchi, fu salvato dalle truppe sovietiche vicino alla città di Rzeszow: erano a punto di essere trasportato in Germania per lavoro da schiavo.

Allo stesso tempo, i documenti parlano del calore e della gioia con cui i polacchi accolsero i soldati dell’Armata Rossa nei territori liberati. “La gente del posto riceve con entusiasmo l’Armata Rossa e l’Esercito polacco, sono ore nelle strade e nelle piazze, dando un caloroso benvenuto alle truppe di passaggio”.

Mito 4: “I sovietici saccheggiarono la Polonia dopo la guerra”

Secondo l’IPN, le truppe sovietiche non portarono altro che distruzione alla Polonia, poiché “la società polacca rimase schiavizzata sotto il dominio sovietico e sotto il regime comunista di Mosca per i decenni successivi”.

In realtà, dopo aver liberato la Polonia devastata dai nazisti, le forze sovietiche lottarono per distribuire cibo e porre fine alla fame nella popolazione locale .

Uno dei documenti declassificati riporta come l’Armata Rossa, tra il 1944 e il 1945, fornì ai polacchi 316.000 tonnellate di patate e verdure, oltre a oltre 138.000 tonnellate di cereali diversi.

La gente del posto ha anche ricevuto decine di strumenti e prodotti diversi : da bovini, aratri, trattori e mietitrici a materassi e macchine da cucire. L’Unione Sovietica ha fornito un enorme sostegno per ripristinare l’economia polacca dopo averla liberata dalla Germania nazista.

Inoltre, i medici sul campo del Primo Fronte bielorusso hanno curato decine di migliaia di residenti negli ospedali dell’esercito, mentre le truppe ferroviarie di quell’unità ricostruirono molte strade ferroviarie, strade e ponti che furono demoliti durante la guerra.

Fonte articolo

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-nuovi_documenti_declassificati_ribadiscono_il_ruolo_cruciale_dellarmata_rossa_nella_liberazione_di_varsavia/82_32642/

Ripetete con noi: il campo di Auschwitz è stato liberato dall’URSS

La mega fake news dell’anno che impazza tra i liberali ‘competenti’. Ripetete con noi: il campo di Auschwitz è stato liberato dall’URSS

Il liberale e liberista fino al midollo Stefano Parisi, con un passato dove si dichiarava socialista, ha deciso di mostrare a tutti la sua crassa ignoranza in materia storica affermando tramite Twitter che “questa sera a Milano qualcuno ha cantato Bella Ciao. Dopo l’Inno di Mameli intonato a gran voce da tutti. Nulla contro Bella Ciao ma forse bisognava intonare l’inno USA. Sono gli americani che hanno liberato gli ebrei dai campi di concentramento”.

Non è il primo, Parisi, a voler ribaltare la verità storica deliberatamente o mostrare ignoranza in merito alla liberazione degli ebrei dai campi di concentramento. Ad esempio, il più ‘famoso’, quello di Auschwitz è stato liberato dall’Armata Rossa.

Anche il Tg2 ha deciso di riscrivere la storia al pari di Parisi affermando che il campo dove fu imprigionato Pietro Terracina, uno degli ultimi sopravvissuti allo sterminio nazista scomparso nei giorni scorsi, era stato liberato dall’esercito degli Stati Uniti.

In merito alle menzogne sulla liberazione del principale campo di concentramento giova ricordare il giudizio del regista Mario Monicelli sul film ‘La vita è bella’ diretto da Roberto Benigni dove il toscano fa liberare il campo dagli statunitensi.

“…quella mascalzonata di Benigni in La vita è bella, quando alla fine fa entrare ad Auschwitz un carro armato con la bandiera americana. Quel campo, quel pezzo di Europa lo liberarono i russi, ma… l’Oscar si vince con la bandiera a stelle e strisce, cambiando la realtà”.


Questo affermare in continuazione una falsità, in spregio alla verità storica che tutti dovrebbero conoscere, ci ricorda un’affermazione dove si sosteneva che ripetendo una bugia all’infinito questa finirà per affermarsi come realtà.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_mega_fake_news_dellanno_che_impazza_tra_i_liberali_competenti_ripetete_con_noi_il_campo_di_auschwitz__stato_liberato_dallurss/82_32104/