“In tutta la Bolivia ci sono morti e li stanno occultando”

Il governo golpista guidato dalla marionetta autoproclamata presidente ad interim, Jeanine Añez, afferma che le proteste contro il colpo di Stato che ha rovesciato il presidente costituzionale Evo Morales hanno provocato 6 morti. Tuttavia, altre fonti parlano di oltre 30 persone uccise.

“Quanti morti ci sono? In tutta la Bolivia ci sono morti e li stanno occultando. Come animali ci stanno trattando”, ha denunciato al canale internazionale teleSUR il residente della popolazione di El Alto, Isaac Kuiz Fuentes.

Ha affermato inoltre che nonostante la brutale repressione continueranno la lotta contro i golpisti. “Non vogliamo che torni la destra”, aggiungendo che il popolo non vuole tornare ai tempi in cui la polizia e l’esercito entravano nelle loro case per violentare le donne.

“I golpisti sono vendipatria. Siamo indigeni che hanno scelto di avere un governo del popolo Aymara”, ha infine aggiunto.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-in_tutta_la_bolivia_ci_sono_morti_e_li_stanno_occultando_la_drammatica_denuncia_di_un_abitante_di_el_alto_video/5694_31826/

Altra giornata di brutale repressione in Bolivia dopo il golpe: almeno 3 morti a Senkata

La brutale repressione che regna in Bolivia da quando è stato consumato il golpe che ha rovesciato il legittimo governo di Evo Morales, ha lasciato quest’oggi sul selciato i corpi senza vita di 3 persone oltre a 30 feriti, a Senkata, presso El Alto, dove i manifestanti bloccavano l’accesso a un impianto di idrocarburi.

Deivid Posto Cusi, 31 anni, Edwin Jamachi Panigua e una persona non identificata sono le vittime fatali di un’operazione di polizia e militare, attivata per consentire il transito di autocisterne con carburante alla capitale La Paz. Rimasta senza rifornimenti dopo che il popolo boliviano che si oppone al golpe delle élite ha bloccato El Alto.

Secondo le informazioni fornite da un media locale, due manifestanti sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco, mentre sul terzo le informazioni sono ancora incomplete.

I manifestanti che hanno alzato la voce in segno di rifiuto dell’autoproclamazione della senatrice Jeanine Áñez come “presidente ad interim” sono stati repressi dagli agenti di polizia con gas lacrimogeni e spari.
Inoltre, sono stati usati elicotteri militari.

Le immagini e i video dei feriti testimoniano l’uso sproporzionato della forza da parte dei funzionari di sicurezza, contro i manifestanti che portano – come si vede in una delle fotografie – bandiere Wiphala. Simbolo della lotta dei popoli ancestrali.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-altra_giornata_di_brutale_repressione_in_bolivia_dopo_il_golpe_almeno_3_morti_a_senkata/82_31781/

Sette giorni di Jeanine Áñez portano la Bolivia più di 10 anni indietro

Il governo di fatto che ha preso il potere in Bolivia dopo il colpo di stato contro Evo Morales, domenica 10 novembre, ha adottato in soli sette giorni diverse misure che hanno abrigato conquiste  politiche statali adottate durante i governi di Evo Morales

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La Russia (non) riconosce Jeanine Añez come presidente ad interim della Bolivia

Il titolo sensazionale «Ultim’ora» che Sputnik dà ad un articolo dedicato alla dichiarazione del vice ministro degli esteri russo Serghej Rjabkov ai giornalisti in merito alla temporanea presidente della Bolivia, Jeanine Añez è esagerato e non riflette letteralmente il senso pieno delle parole del diplomatico russo. La traduzione di Sputnik non è proprio impeccabile, il tono è un pò diverso.

La mia traduzione letterale di Rjabkov è questa: “La Russia prende atto del fatto che Jeanine Añez guiderà la Bolivia fino alle elezioni, ma tenendo ben presente che lei non ha raggiunto il quorum pieno in Parlamento. Questo è un fatto che noi
certamente non accantoniamo. Tuttavia è chiaro che proprio lei verrà considerata capo della Bolivia nel periodo fino alla risoluzione della questione del nuovo presidente attraverso le elezioni. Mosca considera gli avvenimenti che hanno preceduto il cambio di potere in Bolivia come l’equivalente di un colpo di Stato”.

Oggi Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli esteri russo ha dichiarato in merito alla presidente ad interim della Bolivia : “la designazione e, cosa ancora più importante, la legittimità del capo di uno Stato deve inserirsi rigorosamente nelle norme legislative della Costituzione del paese, servire ad unire e non spaccare il paese”.

Marinella Mondaini (Facebook)

 


La Russia riconosce Jeanine Añez come presidente ad interim della Bolivia

© Sputnik .

Mosca ha ufficialmente riconosciuto Jeanine Añez in qualità di presidente ad interim della Bolivia, pur sottolineando il fatto che sia stata eletta senza raggiungere il quorum in Parlamento.

Mosca riconosce la senatrice Jeanine Añez come presidente ad interim della Bolivia, pur sottolineando il fatto che sia stata eletta senza raggiungere il quorum in Parlamento.

A riferirlo è il viceministro degli Esteri, Sergey Ryabkov, che ha espresso la posizione della Federazione Russa ai giornalisti.

“Partiamo dal principio che, in aderenza alle norme legislative vigenti, è la persona che si trova in questa posizione in una situazione di impossibilità di adempiere ai doveri del presidente da parte di chi in precedenza si trovava al di sopra nella sequenza del protocollo”, ha detto Ryabkov.

Il diplomatico russo ha però poi precisato che “al momento della votazione in Parlamento non è stato raggiunto il quorum richiesto. E’ un qualcosa che teniamo in considerazione, sebbene sia chiaro che sarà lei ad essere considerata il capo dello stato boliviano durante il periodo che porterà all’elezione di un nuovo presidente, il resto sono questioni interne alla Bolivia”.

La situazione in Bolivia

Evo Morales, presidente uscente della Bolivia, ha ottenuto la vittoria alle elezioni tenutesi il 20 ottobre già al primo turno, ma il suo primo rivale, il conservatore Carlos Mesa, si è rifiutato di accettare i risultati della votazione, scatenando una forte ondata di proteste in tutto il paese.

Domenica scorsa le forze armate boliviane hanno pertanto invitato Morales a rassegnare le proprie dimissioni in virtù della forte instabilità venutasi a creare e trovando il consenso del primo presidente indigeno della Bolivia.

Subito dopo, Morales ha abbandonato il paese, chiedendo asilo politico in Messico dove è stato accolto. Al suo arrivo, ha raccontato che ad alcuni membri del governo erano stati proposti forti somme di denaro per consegnargli l’ex presidente della Bolivia.

Ieri Jeanine Añez, che martedì aveva già annunciato di voler assumere la massima carica dello stato, è stata proclamata presidente ad interim della Bolivia dal Tribunale costituzionale e dal Parlamento, dove si è votato senza tuttavia raggiungere il quorum.

https://it.sputniknews.com/mondo/201911148296853-la-russia-riconosce-jeanine-aez-come-presidente-ad-interim-della-bolivia/