20 anni di bugie sulla guerra in Afghanistan e la verità in un tweet

Per oltre 20 anni i giornali di tutto il mondo ci hanno raccontato bugie sulle vere ragioni della guerra in Afghanistan.

Ora un’inchiesta del Washington Post svela falle e lacune coperte per anni dal segreto di stato e dalla complicità dei media embedded che hanno raccontato la versione unilaterale di chi aggrediva l’Afghanistan. Non possiamo certo toglierci il cappello davanti al Washington Post, perché anche loro, in questi decenni, hanno addomesticato l’informazione e contribuito a demonizzare chi allora (il movimento per la pace, gli stati che si sono opposti alla guerra,…) già denunciava quelle falsità. Come era già successo con la guerra in Jugoslavia e le menzogne alle quali abbiamo voluto credere poi sulle armi di distruzioni di massa di Sadam Hussein.

Accade anche oggi: con le bugie sulla guerra in Siria o sui colpi di stato che dall’Ucraina all’America Latina, vengono organizzati, finanziati e gestiti con infiltrati sul campo per sovvertire governi politici legittimi, per quanto magari non simpatici ad alcuni, ma pur sempre legittimi. E’ quantomeno singolare la censura preventiva che la Rai ha posto all’intervista di una sua giornalista di punta al presidente siriano Assad. Il giornalismo dovrebbe essere proprio questo e tali documenti dovrebbero essere visti e discussi pubblicamente per farsi un’opinione libera, cosa che la censura preventiva impedisce, addomesticando le menti. O forse, pensiamo che non ci sia nessuna correlazione tra questo modo di fruire le notizie e sviluppare il dibattito pubblico e l’inchiesta di pochi giorni fa in cui si evince che solo 1 ragazzo su 20 è capace di leggere e capire un testo scritto?

Nella tanto vituperata primarepubblica, Bruno Vespa intervistò Saddam Hussein poche settimane prima della prima guerra del Golfo. Ora, invece si preferisce diffondere notizie non verificate sul governo siriano e sulle sue presunte atrocità e si mette il silenziatore sul fatto che questo, assieme ai russi, ha sconfitto l’Isis e le falange estremiste che hanno portato morte e distruzione anche nel nostro continente europeo. Quando scoppiano le bomba o cittadini comuni vengono investiti da jiadisti, diventiamo immediatamente “tutti francesi”, “tutti belgi” e così via, ma poi non muoviamo un dito quando il territorio di quel paese che i jiadisti li combatte sul fronte, viene occupato da forze alleate ai nostri sempiterne alleati, autori delle guerre di aggressione dal dopoguerra in poi.

Dopo 20 anni, ci dicono che tutto quello che credevamo fosse vero sulla guerra in Afghanistan, era in realtà falso.

Ma quanto saremo allora ancora disposti a credere alle loro bufale che a reti unificate ci raccontano sui fatti di Hong Kong? O dall’America Latina? O sul futuro del continente europeo?

Davvero siamo disposti ad aspettare altri 20 anni, per poi vederci svelare la verità in un tweet? Guardate lo spazio che dedica la Repubblica alla notizia: un trafiletto striminzito che si perde nei paginoni di pubblicità ed articoloni a piena pagina. Lo stesso spazio che dedicavano alle “notizie sull’Afganistan”, che oggi sappiamo essere delle bufale.

di Francesco Maringiò

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-20_anni_di_bugie_sulla_guerra_in_afghanistan_e_la_verit_in_un_tweet/82_32080/

 

 

Francia: nuovo sciopero contro la riforma delle pensioni

La Francia sta vivendo un altro giorno caratterizzato da blocchi e manifestazioni, in particolare nei trasporti, e soprattutto contro la riforma delle pensioni

Un sesto giorno di sciopero contro la riforma delle pensioni si  profila a Parigi in un contesto di paralisi dei trasporti pubblici . Altrove in Francia, anche il trasporto è interrotto ed è piuttosto nelle stazioni che la situazione è insolita, come a Bordeaux o Marsiglia.

Dieci linee della metropolitana sono chiuse oggi, una in più rispetto a ieri. Le linee 1 e 14, automatiche, continuano a funzionare normalmente. Solo il 20% di TGV e Transilien circolano.

Sulle strade dell’Ile-de-France, gli ingorghi si sono accumulati la mattina presto prima di tornare quasi normale verso le 08:30. Nelle strade è prevista una partecipazione dalle 800.000 a un milione di persone.

Domani sera, Édouard Philippe deve presentare il contenuto dettagliato della riforma delle pensioni. Inoltre, diversi musei sono chiusi a causa dello sciopero. In questo giorno di sciopero, diverse scuole superiori vengono bloccate a Parigi e nella provincia, dove studenti e insegnanti delle scuole superiori protestano contro la precarietà degli studenti.

11 arresti intorno alle 14:45

La polizia ha effettuato 1.753 controlli e arrestato 11 persone, secondo le informazioni raccolte alle 14:45 per il sesto giorno di sciopero.

Scontri si sono verificati a Lione, dove la polizia ha usato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti.

A Tolosa, il monumento a Giovanna d’Arco “veste” un Gilet giallo

Presente anche Jean-Luc Mélenchon

Nel mezzo del raduno di Parigi, il partito degli Invalides, è il leader dell’insubordinata Francia, che richiede il “ritiro del progetto di pensione a punti”.

“La società dà la sensazione di disprezzare la vita quotidiana delle persone. Non li soddisfa, si demotiva in modo molto profondo “, ha detto ai giornalisti.

“Il Gilet giallo è diventato il simbolo delle persone coraggiose che difendono i loro diritti. Non è segnato ideologicamente, ma sono le persone che difendono i loro diritti alla vita “, ha detto.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-francia_nuovo_sciopero_contro_la_riforma_delle_pensioni_per_denunciare_una_societ_che_disprezza_la_vita_quotidiana_delle_persone/82_32087/

 

A Roma diminuisce differenziata e porta a porta e aumentano i rifiuti prodotti

Secondo ISPRA, per la prima volta da sempre, nella capitale diminuisce la percentuale di differenziata scendendo al 42,9% e intanto aumenta la produzione totale di rifiuti del 2,8% in un anno raggiungendo 1.728.428 tonnellate, produzione massima negli ultimi 5 anni.

“A Roma non c’è riduzione dei rifiuti, peggiora la differenziata, diminuisce il porta a porta e non ci sono impianti per gestire praticamente nulla. La giunta Raggi è stata evidentemente incapace di migliorare il ciclo, con conseguenze ambientali sotto gli occhi di tutti”

“Nella Capitale si deve estendere il Porta a Porta a tutti e costruire impianti per gestire i rifiuti nel proprio territorio, a partire dai biodigestori anaerobici per l’organico. La Sindaca, che ha anche la delega sui rifiuti, faccia tutto ciò e smetta di andare in giro a scaricare la responsabilità su altri e la monnezza in discariche e inceneritori di altri territori”

Secondo il rapporto annuale sui rifiuti di ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell’Ambiente, per la prima volta da sempre, nella capitale diminuisce la percentuale di differenziata scendendo dal 43,2% del 2017 al 42,9% del 2018. Il dato era stato ampiamente anticipato da Legambiente Lazio nelle scorse settimane, con la presentazione del Dossier Ecosistema Urbano. Emerge inoltre dai dati ISPRA un aumenta netto della produzione totale di rifiuti pari al 2,8% annuo, e a Roma risultano prodotte 1.728.428 tonnellate di rifiuti nel 2018, la produzione massima degli ultimi 5 anni. Altro dato (fonte Ama spa) sulla capitale è una pessima riduzione della diffusione di utenze Porta a Porta che scende dal 33,5% delle utenze nel 2017 al 30,7% del 2018.

“A Roma non c’è riduzione dei rifiuti, non c’è miglioramento della differenziata, diminuisce il porta a porta e non ci sono impianti per gestire praticamente nulla – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – c’è una evidente e totale incapacità di migliorare il ciclo da parte della giunta Raggi, con le conseguenze ambientali e le emergenze che sotto gli occhi di tutti. Nella Capitale si deve estendere il Porta a Porta a tutti, aumentare la percentuale di Differenziata, ridurre i rifiuti totali, passare alla Tariffa Punutale e costruire Impianti per gestire i rifiuti nel proprio territorio, a partire da biodigestori anaerobici per la frazione organica. La Sindaca, che ha anche la delega sui rifiuti, faccia tutto ciò e smetta di andare in giro a scaricare la responsabilità su altri e la monnezza in discariche e inceneritori di altri territori. Avevamo anticipato il dato della storica riduzione della percentuale di differenzitata con il nostro dossier Ecosistema Urbano, ora i dati ISPRA non fanno che confermare completamente l’andamento negativo e emerge anche un pessimo aumento del totale di rifiuti urbani nella capitale. Aggiungiamo il dato di riduzione delle utenze Porta a Porta che è sintomatico di quanto gravemente si stai precipitando a Roma in una situazione inverosimile, senza impianti, senza buone pratiche e senza alcun segnale di miglioramento anzi solo numeri negativi. Hanno poco valore i dati che raccontano di qualche miglioria nel primo semestre 2019 poiché è un ricordo indelebile il disastro di inizio secondo semestre ed è acclarato che il picco di produzione sta arrivando proprio in questi giorni. La prossima settimana presenteremo il terzo Ecoforum del Lazio, con tanti Comuni Ricicloni e buone pratiche, nella nostra Regione in tantissimi ce la stanno facendo ma se continua così, tutte le buone pratiche dei territori possono essere inficiate dalla gestione indegna dei rifiuti di Roma da parte della giunta Raggi”.

L’appuntamento con il Terzo ECOFORUM del Lazio di Legambiente è il 17 dicembre, a Roma, dalle ore 9, presso l’Hotel Quirinale in Via Nazionale 7.

Ufficio Stampa Legambiente Lazio

COMUNICATO STAMPA – 10/12/2019

Incendio in una fabbrica in India: oltre 40 persone morte

Domenica scorsa, oltre 40 persone sono morte in un incendio in una fabbrica tessile a Delhi, in India. Ancora una volta ci troviamo a dover denunciare l’esigenza di norme trasparenti ed efficaci per la sicurezza degli edifici e le pratiche antincendio. Il governo ha annunciato alcune misure di risarcimento, ma bisogna subito lavorare per garantire pieno accesso alla giustizia per le vittime e i loro familiari.

Secondo i media locali, l’incendio è divampato domenica mattina presto in una fabbrica situata in un’area residenziale di Delhi, all’interno di un edificio che ospita anche altre produzioni, non solo tessili. Molti degli operai, in gran parte migranti e alcuni di loro minorenni, stavano dormendo all’interno dello stabile. Il nostro pensiero va innanzitutto alle famiglie che hanno perso i loro cari e a tutte le persone colpite da questa orribile tragedia.

Palesi violazioni della sicurezza hanno impedito alle persone di fuggire e mettersi in salvo. Secondo quanto riferito, una delle due scale dell’edificio era bloccata dai prodotti accatastati, le finestre erano sbarrate e l’unica uscita accessibile era bloccata. Funzionari hanno riferito che lo stabilimento non disponeva di alcuna licenza di sicurezza e molte fonti sostengono che operasse nella completa illegalità. Per di più, le strette vie in cui si trova l’edificio hanno ulteriormente ostacolato le operazioni di salvataggio.

Disastri come questo mostrano l’urgente necessità di applicare norme antincendio e di sicurezza degli edifici in maniera trasparente e credibile. I sistemi di ispezione esistenti, compreso l’utilizzo di società di certificazione sociale, pagate dalle multinazionali per controllare le fabbriche di loro fornitori, finora non sono riusciti a migliorare strutturalmente la sicurezza degli stabilimenti.

Il governo di Delhi ha annunciato lo stanziamento di 10.000,00 INR (circa 12.700 EUR) a titolo di risarcimento per i defunti e 100.000 INR (circa 1.270 EUR) per le spese mediche per i lavoratori feriti. Inoltre si è impegnato a pagare 200.000 INR (circa 2.500 EUR) alle famiglie dei defunti e 50.000 INR (circa 635 EUR) a quelle dei feriti. Un’iniziativa lodevole ma non sufficiente. Le misure di indennizzo, almeno per la perdita di reddito e le spese mediche, dovrebbero coprire le esigenze a lungo termine delle famiglie, come stabilito nella Convenzione ILO 121 per i risarcimenti in caso di infortuni sul lavoro. Inoltre, gli accordi dovrebbero tenere conto del dolore e della sofferenza subita dai lavoratori e dai loro familiari.

Non è ancora chiaro se la fabbrica stesse producendo per l’esportazione o per il crescente mercato interno. In ogni caso, chiunque abbia effettuato degli ordini in quella fabbrica dovrebbe assumersi la responsabilità di risarcire le vittime che stavano realizzando i loro prodotti.

Ci chiediamo inoltre perché quelle persone stessero dormendo nella fabbrica, per di più durante il fine settimana e con la produzione ferma. Non potevano permettersi i costi di un alloggio o del trasporto? È chiaro che si apre anche una questione relativa ai salari dignitosi dei lavoratori, in particolare di quelli più vulnerabili come i migranti.

Sono necessari ulteriori passi per garantire giustizia ai lavoratori e qualcosa sembra essersi già messo in moto. Il governo di Delhi ha ordinato un’inchiesta giudiziaria e sono state presentate accuse contro il proprietario dell’edificio. Questa tragedia dovrebbe essere un’occasione per porre fine all’impunità di chi gioca con la vita dei lavoratori, gestendo luoghi di lavoro illegali e insicuri.

 

Filippine: le aziende inquinanti risponderanno della violazione dei diritti umani

Quarantasette tra le principali imprese dell’inquinante settore fossile delle Filippine potranno essere chiamate a rispondere di fronte a un giudice della violazione dei diritti dei cittadini causata dal cambiamento climatico Read More “Filippine: le aziende inquinanti risponderanno della violazione dei diritti umani”

Nidi inclusivi per i bambini con disabilità sensoriale: una sperimentazione

Superando.it

Grazie anche a una proficua interlocuzione con le Associazioni maggiormente rappresentative delle persone con disabilità e delle loro famiglie, la Giunta Regionale della Lombardia ha approvato un provvedimento per la sperimentazione di un modello di offerta inclusiva, adeguata ai bambini con disabilità sensoriale da zero a 36 mesi che frequentano in Regione gli asili nido, i micronidi pubblici e privati e le sezioni primavera della scuola dell’infanzia, il tutto per garantir loro interventi quanto mai precoci, opportunità di socializzazione e adeguate stimolazioni
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La Fondazione LIA e le tante modalità di leggere un libro
«La particolarità dei nostri “Reading al buio” è quella di far conoscere le molteplici modalità di lettura, avvicinando in tal modo il pubblico al mondo dell’accessibilità e aiutandolo a stabilire nuove relazioni, ad esprimere la propria identità e ad approfondire la scoperta dell’altro»: così, dalla Fondazione LIA (Libri Italiani Accessibili), viene spiegata la sostanza di questo tipo di iniziative, volute allo scopo di sensibilizzare sul tema dell’accessibilità alla cultura da parte delle persone con disabilità visiva. La prossima sarà il 13 dicembre all’Università di Brescia
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Il Museo Omero in Egitto, a diffondere accessibilità culturale
È ripresa in questi giorni l’esperienza internazionale del Museo Tattile Statale Omero di Ancona, che continuando a diffondere in altri Paesi il suo messaggio legato all’accessibilità museale, ha partecipato in Egitto a una conferenza sull’archeologia e il patrimonio culturale, nell’àmbito di un incontro per la Cooperazione Italo-Egiziana in àmbito archeologico. Nello specifico, la coordinatrice del Museo Omero, Annalisa Trasatti, ha presentato un intervento dedicato a un percorso speciale per persone con disabilità visiva nel Museo Egizio del Cairo
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A proposito di autismo, comunicazione e indicazioni razionali
«Per non creare fallaci illusioni – scrive Carlo Hanau – occorre fare una prova del reale miglioramento ottenuto nei confronti di una persona con disturbo dello spettro autistico, dopo un determinato intervento. Ad esempio lo si può fare rispondere con la comunicazione facilitata o con la WOCE (“scrittura per lo sviluppo della comunicazione”) ad un quesito la cui risposta sia nota soltanto al facilitato e non al facilitatore. In questo modo si può affinare sempre più la classificazione – che per l’autismo e la psichiatria è in genere molto poco precisa – e la terapia di prima istanza»
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ANFFAS di Torino: da 60 anni vicini alle persone con disabilità e alle famiglie
«Sarà uno snodo tra il percorso compiuto dalla nostra Associazione in 60 anni di attività concreta a sostegno delle persone con disabilità e delle loro famiglie e i prossimi anni di impegno nella definizione e nell’esercizio di nuovi diritti e tutele, in un contesto sociale e normativo in costante evoluzione, nel quale progetti personalizzati e vita indipendente assumono decisamente un carattere di centralità»: viene presentato così il convegno “ANFFAS Torino: 1959-2019, oggi come ieri pronti al futuro”, in programma per domani, 10 dicembre, nel capoluogo piemontese
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A quanto sembra, volare in aereo non è ancora per tutti
«Secondo la compagnia, la batteria della mia carrozzina elettrica superava la potenza massima consentita per viaggiare su un aereo, ma secondo la scheda tecnica, quella stessa batteria era idonea. E così mi hanno lasciato a terra»: il Presidente della UILDM di Palermo (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) racconta la disavventura vissuta con la compagnia low cost Volotea, le cui scuse e la promessa di un rimborso gli fanno auspicare che «questa mia disavventura possa essere utile agli altri viaggiatori con disabilità e alle stesse compagnie aeree»
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Parliamo di autismo al femminile
I disturbi dello spettro autistico sono sempre stati considerati per lo più disturbi maschili e ancora oggi ci sono pochi studi che tengono conto della variabile del genere, evidenziando come essi possano manifestarsi nelle donne con caratteristiche molto diverse. L’autismo femminile, dunque, finisce spesso per non essere rilevato, portando a diagnosi tardive o addirittura all’assenza di diagnosi, con pesanti conseguenze per la salute e la qualità della vita, come ha ben evidenziato la scrittrice Susanna Tamaro, che ha scoperto di avere la sindrome di Asperger solo dopo i 50 anni
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Screening neonatale allargato: il punto della situazione
A tre anni dalla Legge 167/16, che ha reso disponibile e obbligatorio per ogni nuovo nato in Italia lo screening neonatale metabolico allargato, fondamentale strumento di diagnosi precoce e prevenzione secondaria, un importante appuntamento per fare il punto della situazione ai più alti livelli, guardando all’applicazione di quella norma in alcune Regioni, oltreché a un allargamento dello screening ad altre patologie, anche genetiche, è in programma per il pomeriggio di domani, 10 dicembre, a Roma, a cura dell’OMAR (Osservatorio Malattie Rare)
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L’anello debole è sempre la famiglia
«Quali che siano le ragioni specifiche di questo atto tremendo, la vicenda pone drammaticamente all’attenzione di tutti temi non più trascurabili, come l’invecchiamento delle persone con disabilità e delle loro famiglie, via via che il miglioramento delle condizioni di vita e del trattamento socio-sanitario aumenta l’aspettativa di vita: e la famiglia, in ogni caso, resta sempre l’anello debole»: lo dicono dall’ANFFAS di Torino, in riferimento alla vicenda che ha visto una madre di Orbassano (Torino) uccidere la figlia di 42 anni, persona con disabilità intellettiva e fisica
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Vi auguriamo una buona lettura!

Un cordiale saluto

La redazione di Superando.it

Superando.it è un servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e gestito da Agenzia E.Net s.c.a.r.l.

 

L’uso militare nascosto della tecnologia 5G

Al Summit di Londra i 29 paesi della Nato  si sono impegnati a «garantire la sicurezza delle nostre comunicazioni, incluso il 5G». Perché questa tecnologia di quinta generazione della trasmissione mobile di dati è così importante per la Nato?

Mentre le tecnologie precedenti erano finalizzate a realizzare smartphone sempre più avanzati, il 5G è concepito non solo per migliorare le loro prestazioni, ma principalmente per collegare sistemi digitali che hanno bisogno di enormi quantità di dati per funzionare in modo automatico.

Le più importanti applicazioni del 5G saranno realizzate non in campo civile ma in. campo militare.

Quali siano le possibilità offerte da questa nuova tecnologia lo spiega  il rapporto Defense Applications of 5G Network Technology, pubblicato dal Defense Science Board, comitato federale che fornisce consulenza scientifica al Pentagono: «L’emergente tecnologia 5G, commercialmente disponibile, offre al Dipartimento della Difesa l’opportunità di usufruire a costi minori dei benefici di  tale sistema per le proprie esigenze operative».

In altre parole, la rete commerciale del 5G, realizzata da società private, sarà usata dalle forze armate statunitensi con una spesa molto più bassa di quella che sarebbe necessaria se la rete fosse realizzata unicamente a scopo militare.

Gli esperti militari prevedono che il 5G avrà un ruolo determinante nell’uso delle armi ipersoniche: missili, armati anche di testate nucleari, che viaggiano a velocità superiore a Mach 5 (5 volte la velocità del suono). Per guidarli su traiettorie variabili, cambiando rotta in una frazione di secondo per sfuggire ai missili intercettori, occorre raccogliere, elaborare e trasmettere enormi quantità di dati in tempi rapidissimi.

Lo stesso è necessario per attivate le difese in caso di attacco con tali armi: non essendoci il tempo per prendere una decisione, l’unica possibilità è quella di affidarsi a sistemi automatici 5G.

La nuova tecnologia avrà un ruolo chiave anche nella battle network (rete di battaglia). Essendo in grado di collegare contemporaneamente in un’area circoscritta milioni di apparecchiature ricetrasmittenti, essa  permetterà ai reparti e ai singoli militari di trasmettere l’uno all’altro, praticamente in tempo reale, carte, foto e altre informazioni sull’operazione in corso.

Estremamente importante sarà il 5G anche per i servizi segreti e le forze speciali. Renderà possibili sistemi di controllo e spionaggio molto più efficaci di quelli attuali. Accrescerà la letalità dei droni-killer e dei robot da guerra, dando loro la capacità di individuare, seguire e colpire determinate persone in base al riconoscimento facciale e altre caratteristiche.

La rete 5G, essendo uno strumento di guerra ad alta tecnologia, diverrà automaticamente anche bersaglio di ciberattacchi e azioni belliche effettuate con armi di nuova generazione.

Oltre che dagli Stati uniti, tale tecnologia viene sviluppata dalla Cina e altri paesi. Il contenzioso internazionale sul 5G non è quindi solo commerciale.

Le implicazioni militari del 5G sono quasi del tutto ignorate poiché anche i critici di tale tecnologia, compresi diversi scienziati, concentrano la loro attenzione  sugli effetti nocivi per la salute e l’ambiente a causa dell’esposizione a campi elettromagnetici a bassa frequenza. Impegno questo della massima importanza, che deve però essere unito a quello contro l’uso militare di tale tecnologia, finanziato indirettamente dai comuni utenti.

Una delle maggiori attrattive, che favorirà la diffusione degli smartphone 5G, sarà quella di poter partecipare, pagando un abbonamento, a war games di impressionante realismo in streaming con giocatori di tutto il mondo. In tal modo, senza rendersene conto, i giocatori finanzieranno la preparazione della guerra, quella reale.

di Manlio Dinucci

(il manifesto, 10 dicembre 2019)

Il Primo Ministro Medvedev critica il divieto della WADA contro gli atleti russi

Il divieto generale agli atleti russi sembra essere una continuazione della geopolitica di oggi, basata dalla “paura della Russia” per un po’di tempo, ha dichiarato oggi il Primo Ministro russo. Indicando i persistenti tentativi di punire il paese e i suoi atleti.

“Il fatto che tali decisioni vengano prese ripetutamente – e spesso in relazione agli atleti che sono già stati puniti in un modo o nell’altro – suggerisce che questa è la continuazione dell’isteria anti-russa, che ha già assunto una forma cronica”, ha denunciato.

Gli sportivi russi hanno avuto problemi con il doping, che sono “impossibili da negare”, ha ammesso Medvedev. Ma la dura decisione della WADA dovrebbe essere appellata, ha detto il Primo Ministro, invitando i funzionari e le organizzazioni che supervisionano gli sport professionistici a contestarla in tribunale.

Il comitato esecutivo dell’Agenzia mondiale antidoping ha votato all’unanimità per dichiarare non conforme l’Agenzia russa antidoping (RUSADA) e ha bandito il paese dai Giochi olimpici e dai campionati mondiali per quattro anni. Il divieto segue le accuse secondo cui i dati, forniti alla WADA da un laboratorio antidoping di Mosca all’inizio di quest’anno, sono stati manomessi.

RUSADA ha 21 giorni per contestare il divieto. Il ministro dello sport russo Pavel Kolobkov ha dichiarato che presenterà un ricorso.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-listeria_antirussia__diventata_cronica_il_primo_ministro_medvedev_critica_il_divieto_della_wada_contro_gli_atleti_russi/82_32075/

 

La legge del più forte e la forza della ragione

L’aggressione ai curdi nel Rojava ha mostrato ancora una volta come il mondo del XXI secolo continui a essere soggetto alla legge della giungla. Diritti umani e diritto internazionale sono carta straccia. L’esercito turco vuole prima di tutto sopprimere la straordinaria storia di autogoverno del Confederalismo democratico. “Quel confederalismo fa paura alla Turchia di Erdogan – scrive Sergio Segio – poiché mostra nel concreto come e quanto la forza della ragione possa opporsi alle ragioni della forza: di quella nazionalista e islamofascista, che opprime popoli ed etnie; di quella maschile e patriarcale, che vorrebbe sottomettere le donne; di quella onnivora e suicida del capitalismo, che minaccia e devasta gli equilibri ecologici…”. Ai curdi rimasti soli e al Rojava è dedicato l’ultimo numero di Global Rights magazine

È decisamente raro, ma ogni tanto anche il presidente statunitense Donald Trump mantiene quel che dice: il 6 ottobre 2019 ha annunciato il ritiro delle truppe americane dal nord della Siria, a dispetto degli accordi e dell’alleanza militare con le Forze Democratiche Siriane (FDS), a maggioranza curda. Pochi giorni dopo il ritiro avveniva effettivamente, consentendo ai soldati della Turchia di subentrare nell’area e di occuparla. La dichiarata intenzione di Recep Tayyip Erdoğan è quella di trasferirvi i milioni di profughi siriani presenti in Turchia, oltre che di scongiurare la temuta formazione di un territorio autonomo kurdo a ridosso della propria frontiera.

Una soluzione non sgradita alla Russia, che ha potuto così consolidare la propria centralità nella definizione degli scenari futuri della regione, contentando altresì l’alleato Erdogan che gli è paradossalmente, essendone uno dei membri più armati  utile in funzione anti NATO, e consentendo anche a Bashar al Assad di riprendere ruolo e controllo del territorio a nord-est, nonostante lo scippo turco di una sua parte attraverso una zona “cuscinetto” di ben 120 chilometri quadrati liberata dalla presenza di tutti i combattenti kurdi, in base agli accordi stipulati a Sochi tra Vladimir Putin ed Erdogan il 22 ottobre.

Accordi che sigillano il vero e proprio tradimento nei confronti dei kurdi che, sul terreno, avevano sconfitto le forze jihadiste dello Stato Islamico a beneficio del mondo intero, a cominciare dalle ingrate potenze occidentali, Stati Uniti ed Europa in testa. La cui unica preoccupazione è ora legata al rischio che almeno una parte dei circa 11mila miliziani di Daesh, di cui 2.200 foreign fighters, prigionieri delle FDS possa essere liberata dall’avanzata turca e costituire una nuova minaccia di azioni terroristiche.

L’aggressione ai kurdi nel Rojava e l’imposizione di una “fascia di sicurezza” nel nord-est siriano a beneficio e sotto il controllo della Turchia ha così mostrato ancora una volta come il mondo del XXI secolo continui a essere soggetto a un’atavica norma, talora temperata nelle forme ma non nella sostanza: la legge della giungla. Con la non piccola differenza che ora avanzate, costose e sempre più letali tecnologie belliche hanno sostituito le clave.

L’integrità territoriale, il diritto internazionale, l’autodeterminazione dei popoli, la democrazia, i diritti umani sempre affermati con cinica retorica – generalmente a voce più alta proprio da quell’Occidente così pronto a violarli in base alle proprie convenienze – diventano carta straccia quando sono in gioco gli interessi economici, energetici, militari, geopolitici e geostrategici delle grandi potenze e in particolare della prima: gli Stati Uniti d’America.

Il rovesciamento delle parole e della verità

Solo una mente beffardamente criminale poteva chiamare le campagne militari contro i kurdi del Rojava prima “Ramoscello d’ulivo e poi “Fonte di pace”. Solo una concezione vile e meschina della politica internazionale poteva abbandonarli nelle rapaci grinfie di Erdogan dopo aver profittato del loro coraggio e abnegazione nella mortale lotta contro Daesh.

Alle radici di questa nuova aggressione non si sono solo l’odio storico del sultano turco verso i kurdi, il cinismo dei suoi alleati e dei loro interessi. Al fondo e al centro c’è la questione esplosiva dei flussi migratori e degli sfollati dalle guerre, ma anche dei nuovi rifugiati ambientali. Quelli che si manifestano sono infatti scenari apocalittici, che si avvicinano a causa dei ritardi e delle resistenze nell’affrontamento del climate change. Di nuovo, per responsabilità principale del negazionista Donald Trump, che non per caso ha riempito la sua Amministrazione di manager provenienti da aziende petrolifere, e dei suoi vassalli, come quel presidente brasiliano Jair Bolsonaro, nostalgico della dittatura militare e sponsor dell’industria estrattiva e di quella dell’agrobusiness all’arrembaggio della foresta amazzonica, insostituibile polmone verde del pianeta.

Analogamente a quanto accaduto con lo sciagurato accordo europeo stretto con la Libia e di quanto si sta allestendo nel Sahel, ma anche di quanto avviene al confine statunitense con il Messico, l’esigenza primaria dell’Occidente è quella di sigillare i confini, di trattenere e contenere rifugiati e migranti in Paesi distanti, dove non sia cogente il rispetto di standard minimi e di diritti umani. All’esternalizzazione delle frontiere si affianca e consegue così il subappalto delle violazioni e dei crimini contro l’umanità. Come se vi fosse davvero differente responsabilità, morale e politica tra il mandante di una strage e il suo esecutore.

Il guardiano della Fortezza Europa

Almeno da quando, nel 2016, alla Turchia è stato assegnato, e lautamente retribuito, il ruolo di frontiera esterna dell’Europa, contemporaneamente le è stato regalato un potere di ricatto inesauribile nei confronti della stessa Unione e un salvacondotto riguardo la quotidiana e sanguinosa repressione interna, il sistematico sfregio dei diritti delle opposizioni e delle minoranze, così come di ogni regola e parvenza democratica, con l’incarcerazione massiccia di esponenti di un partito rappresentato in Parlamento come l’HDP, con l’esautorazione di sindaci regolarmente eletti, con la caccia alle streghe e le retate di contestatori, kurdi e anche turchi. Da ultimo, gli sbirri di Erdogan sono giunti ad attaccare a Istanbul una pacifica marcia durante la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne del 25 novembre 2019.

Nell’occasione, il Comando generale YPJ aveva invitato le donne di tutto il mondo ad alzare la voce contro l’occupazione e la violenza inflitte alle donne del Medio Oriente, così come in ogni altro luogo: «La lotta delle sorelle Mirabal oggi continua a vivere nella lotta di migliaia di donne. Noi siamo pronte a pagare ogni prezzo per difendere i successi della lotta delle donne. Per le speranze delle sorelle, per la lotta delle nostre amiche Hevrîn, Dayika Eqîde e Amara, per tutte le migliaia di amiche e amici caduti rafforzeremo ancora la nostra lotta nel nostro legittimo diritto all’autodifesa contro l’occupazione».

Autogoverno e confederalismo fanno paura

Tra le cause scatenanti l’aggressione e l’occupazione del Rojava ve n’è, in effetti, una che supera anche quella della difesa della “Fortezza Europa”: ed è la necessità per la Turchia e dei suoi alleati di distruggere l’unica democrazia del Medio Oriente, vale a dire il modello del confederalismo democratico, di cui si vuole estirpare la vigenza e l’esempio, affinché non possa contagiare altre aree e popoli e non possa interferire e contrastare i regimi autoritari della regione, con i quali l’Occidente ha un rapporto di cointeressenza e di protezione.

Il confederalismo democratico fa paura alla Turchia di Erdogan poiché mostra nel concreto come e quanto la forza della ragione possa opporsi alle ragioni della forza: di quella nazionalista e islamofascista, che opprime popoli ed etnie; di quella maschile e patriarcale, che vorrebbe sottomettere le donne; di quella onnivora e suicida del capitalismo, che minaccia e devasta gli equilibri ecologici.

Per tutto ciò stiamo con i kurdi, qui risiede il significato dell’ultimo numero di Global Rights magazine: schierarsi, prendere parte, solidarizzare con chi è sottoposto alla brutalità della forza militare e statale ma che tuttavia resiste, poiché ha dalla sua l’insopprimibile forza della ragione che combatte – ed è destinata a vincere – contro la legge della forza.

La legge contro la giustizia

Del resto, in generale, la legge è niente più che una lontanissima parente della giustizia, tanto che tra loro spesso neppure si parlano. È una fotografia e rappresentazione dei rapporti tra le classi in un dato momento storico, uno strumento atto a preservare la dominanza di una sulle altre, si diceva e sapeva nel Novecento. La legge del più forte è la quintessenza di quel principio, valida anche nel rapporto tra Stati. Basti guardare a come funziona il Tribunale penale internazionale.

In Turchia la legge impera con violenza, viene imposta con feroce prepotenza; ma, in forme analoghe o sia pure attenuate, ciò avviene in molti altri Paesi del mondo, dove parimenti la giustizia è stata esiliata. Proprio come avviene per i kurdi, la giustizia spesso non ha più luogo e terra dove abitare ma ha una cristallina ragione che la rende insopprimibile e potente.

Terroristi, li chiama Erdogan, con sfacciata torsione della verità dei fatti e della storia. Terroristi sono invece quei governi e quegli Stati  che si dicano islamici o si fingano democratici  che si impongono attraverso la paura, la privazione della libertà, le polizie, le torture, l’oppressione.

I kurdi sono rimasti soli. Gli Stati Uniti li hanno traditi, l’Unione Europea è ricattata e si volta da un’altra parte, le Nazioni Unite balbettano impotenti.

Sono soli, repressi e violentati perché hanno ragione. Per questo stiamo con loro e gli dedichiamo le pagine di Global Rights – International magazine (il numero di dicembre 2019, è scaricabile da questa pagina di Dirittiglobali.it).

di Sergio Segio

09 Dicembre 2019

 

Foto di Proget to Banos Film (che ringraziamo) tratta dall’ultimo numero di Global Rights magazine

La legge del più forte e la forza della ragione