[ReteAmbientalista] Prevenzione primaria, amianto e Pfas

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Rete Ambientalista. Aiutiamo questa newsletter a sopravvivere. Non è una questione personale ma collettiva, una questione politica, morale, di principio, una sottoscrizione che andrebbe sostenuta in comune solidarietà. Bonifico: IBAN IT68T0306910400100000076215 (specificando la causale)  ovvero tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

Trump: ritiriamo le nostre truppe dall’Italia. Crosetto: non ne capirei le ragioni. 
Nella mappa: in Italia la dislocazione a tappeto  dei centri militari di Nato e Usa.

La Rete in procinto di estinzione.

Dopo l’ S . O . S . andato disperso https://www.rete-ambientalista.it/2026/04/15/s-o-s-save-our-struggles-salviamo-le-nostre-lotte-%c2%b7-%c2%b7-%c2%b7-%c2%b7-%c2%b7-%c2%b7-2/, sono abbastanza demoralizzato: sembro la nostra mascotte Koala che piange.
Ho appena la forza di copiare l’appello dell’anno scorso:
“Malgrado l’appello, non si riesce a racimolare quel migliaio di euro che mancano per garantire   l’abbonamento annuo della mailing list. Quasi cinquantamila la ricevono. Potrebbero sottoscrivere 2 centesimi a testa. Sarebbe meraviglioso.  Dai 42 mila utenti togliamo pure inquinatori e guerrafondai che tramite Lista e Sito ci tengono d’occhio, i nostri avversari. Analogamente, togliamo pure amministratori e politici, i complici degli inquinatori. Togliamo pure 3mila giornalisti, che per mestiere devono informarsi (e talvolta per fortuna ci copiano).  Togliamo pure. Ma quante decine di migliaia di persone restano, che fanno parte dei Comitati e Associazioni ambientaliste e pacifiste che usufruiscono del servizio di informazione della Lista? Quante persone comuni che si identificano, spesso partecipando, nelle lotte per l’Ambiente, la Salute, la Pace, la Nonviolenza, e che sono l’humus della Lista? Persone che sono minoranza, purtroppo, nel Paese, ma qui, fra noi, sono maggioranza. Eppure… tantissimi apprezzamenti… avanti bravo bis…  ma…”. Ma siamo in procinto di chiudere.
Sembra quasi di chiedere l’elemosina. Invece, non è una questione personale ma collettiva, una questione politica, morale, di principio, una sottoscrizione che andrebbe sostenuta in comune solidarietà, tramite
Bonifico, tramite IBAN IT68T0306910400100000076215 specificando la causale, ovvero tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.
Lino Balza

Giornata mondiale in ricordo delle vittime dell’amianto.

1)Dagli anni ‘70 asserivamo una semplice evidenza: per i cancerogeni (oggi esempio i PFAS) non esiste una soglia di sicurezza al di sotto della quale è sicuro che non si manifesterà la azione oncogena.  Quando il dibattito è cresciuto ed è cresciuto anche focalizzandosi sulla questione amianto,  la AEA e i comitati operai di base diffondevano le verità emerse dalla medicina scientifica: l’impatto cancerogeno è rilevante anche a partire da una esposizione di “appena due fibre litro.
Ora , solo nel 2026, il ceto politico italiano ed europeo porta la “soglia di attenzione” da 100 a 10 fibre litro ma non si presenta alla opinione pubblica come “reo confesso” per avere per decenni cercato di truffare i cittadini sostituendo alla obiettività scientifica la teoria della “innocuità delle basse dosi”. Tra trenta anni la soglia di attenzione verrà portata da 10 a due ?
2)  Risarcimenti ai lavoratori.  Non esiste un risarcimento “giusto”, “equo”. Ma nei tribunali arrivano a discussioni e risarcimenti offensivi.
3) Come vediamo noi la questione dei risarcimenti?  Prima fase, esautorare l’Inail. Contestualmente alla difesa e alla “resistenza nella discussione lavoratore per lavoratore, occorre puntare ad una linea guida per risarcimenti decenti e degni di questo nome. La questione del risarcimento dei “mesoteliomi ambientali”: vanno risarciti alla pari rispetto a quelli professionali. L’esposizione lavorativa al rischio nell’ambito di un lavoro domestico.
Continua cliccando qui Vito Totire.

Il silenzio sull’ecatombe dell’amianto.

Malgrado tutti gli sforzi che stiamo facendo, l’emergenza Pfas non ha ancora fatto rumore tale da obbligare la Solvay (unica produttrice in Italia) a chiudere le produzioni inquinanti di Spinetta Marengo. A fronte dell’inazione delle istituzioni, la nostra speranza è nell’azione collettiva in sede civile di class action inibitoria. Altrimenti, per i Pfas si rischia di fare una fine peggiore dell’amianto.
L’emergenza amianto non fa più rumore, eccezionalmente riempie le cronache (clicca qui), ma uccide ancora 7mila persone l’anno. Neppure risarcite dalle magistrature: è stata definita “storica” la sentenza che riconosce un milione di risarcimento alla famiglia di un vigile del fuoco, clicca qui.
Eppure l’amianto resta una delle più gravi crisi sanitarie irrisolte, in Italia come nel resto del mondo. Cure senza speranze di guarigione.  Alcuni piani sono stati avviati, ma le bonifiche sono ancora troppo lente. La fibra killer è ancora diffusa in case, scuole e ospedali, biblioteche, strutture sportive, tubature dell’acqua, siti industriali. Milioni di persone a un rischio concreto. Pensiamo ai bambini. Manca un piano straordinario di rimozione che rivendichiamo da decenni.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno oltre 200.000 persone muoiono a causa dell’amianto, a distanza di decenni dall’esposizione. Pensiamo ai bambini. Curva stabile: in Italia, circa 10.000 nuovi casi di patologie asbesto-correlate, in incubazione anche 10 – 20 anni dopo l’esposizione. Tutte con esiti letali.  7.000 decessi ogni anno: mesotelioma circa 2.000, il tumore al polmone oltre 3.800, l’asbestosi circa 500, altri tumori correlati, tra cui quelli del tratto gastrointestinale e delle ovaie. 2.000 decessi l’anno in Lombardia, 1.000 in Piemonte, 650 Emilia Romagna, 600 Liguria, 500 Lazio…
Rivendichiamo da decenni ai governi un piano nazionale di rimozione dell’amianto. Insufficienti i piani avviati dalle Regioni con lenti interventi di rimozione e strumenti di supporto alla bonifica; eccezione il Friuli. Eppure, da decenni si ripete il rituale della Giornata mondiale di ricordo delle vittime dell’amianto.

Contro l’amianto: “Ci siamo con testa, cuore e coscienza”.

Gli studenti (nella foto)  in corteo a Casale Monferrato, da dove l’Eternit ha impestato di amianto tutta l’Italia. Dolore e rabbia intrecciati alla speranza e alla volontà di cambiamento.
L’iniziativa, promossa dall’Aula permanente e interattiva “delle due A” – amianto & ambiente, nata dalla collaborazione tra la Rete Scuole/insieme, AFeVA ed Ecofficina.

Non solo amianto sul mare della Liguria

Sotto sequestro da oltre 20 anni: 13.500 metri cubi di amianto e 760 chili di uranio impoverito, olii, vernici, solventi, pfas, “custoditi” con un telone impermeabile.
L’Arsenale militare di La Spezia, con la sua discarica di amianto e rifiuti pericolosi, aspetta di essere bonificato dal 2003, tra inchieste della magistratura e perizie, esposti di cittadini e piani di caratterizzazione, fitorisanamento sperimentale dell’Università di Firenze, messa in sicurezza di emergenza, interrogazioni in parlamento. Ora si parla di “tombatura” della discarica di Campo in Ferro, 30.000 metri quadrati nella zona al confine con la borgata di Cadimare. Si oppongono l’associazione “Murati vivi” e Legambiente: “Ribadiamo fermamente che il sito va completamente bonificato e non tombato. Le tonnellate di materiali tossico nocivi stoccati in quell’area rimarrebbero a contatto con falde e infiltrazioni marine”.
L’intervento di tombatura è sponsorizzato (84.153.329 euro) dalla Marina Militare per realizzare, in corrispondenza della banchina ex Campo in Ferro, una “vasca di colmata”, capace di contenere circa 215 mila m3 dei fanghi del dragaggio necessario per l’ormeggio delle Unità navali.
Nelle acque profonde sono stati riscontrati valori superiori alle concentrazioni soglia di contaminazione relativamente ai bifenili policlorurati: “Abbiamo lanciato una petizione popolare che ha raccolto migliaia di firme, abbiamo indetto assemblee pubbliche, abbiamo chiesto ai sindaci dei Comuni del Golfo e cioè La Spezia, Lerici e Porto Venere di farsi parte attiva. Senza avere risposta”, dice la Rete Pace e Disarmo.
La lotta di questi Movimenti è un esempio di prevenzione primaria.

Allarme Pfas per i pompieri.

Sono in Italia una categoria di lavoratori particolarmente a rischio: si diffonde l’allarme fra i vigili del fuoco per l’uso delle schiume antincendio a base di Pfas, che ha preso in esame la correlazione di queste sostanze e alcune forme tumorali rare, in particolare quelle al rene e ai testicoli, al fegato, alla testa. Ne hanno discusso esperti e istituzioni, a Roma in un convegno all’Istituto Superiore Antincendi, organizzato dalla Direzione centrale per la salute.
Un altro contributo fondamentale arriva dallo studio, di rilievo internazionale, di biomonitoraggio dei Pfas sierici condotto a Bologna dalla professoressa Jennifer Paola Pascali. Sono stati 60 i vigili del fuoco di Arezzo, epicentro del caso eclatante di colpiti dalla malattia con quattro morti per gliobastoma, a sottoporsi ai prelievi di sangue nell’ambito della ricerca su un totale di 387.

Pfas. La strategia Solvay, di occupare le istituzioni, passa anche dalla strategia dell’immagine.

Mandrogne sarebbe solo una frazione di Alessandria, ma nel circondario è considerata un’isola razziale, non si sa se di origine zingara o saracena (i tratti somatici, belli, alti, capelli crespi e naso aquilino, il dialetto che arrota le erre), mentre nel mondo è storicamente conosciuta per il commercio ambulante coi carretti dei suoi abitanti (“mandrogni”) specialmente di conigli (bianchi), lepri, stracci, carta e rottami. Vigeva tra loro un’omertà quasi siciliana, un carattere chiuso, ruvido, astuto e beffardo, quasi una etnia. Nella foto di repertorio: i mitici briganti della Fraschetta. 
Oltre al paese, il termine “mandrogno” ha finito per definire (immeritatamente: rivendicano i mandrogni doc) gli abitanti di tutta la Fraschetta e, per estensione, dell’alessandrino.
Tra questi: i cittadini del sobborgo di Spinetta Marengo, che hanno sùbito fatto ricorso al sarcasmo mandrogne quando hanno appreso che la loro concittadina era stata nominata direttore dello stabilimento Solvay. “Farà carriera” hanno commentato. Volete dire che “ha fatto” carriera. “No, la farà, perché sarà la prossima imputata all’ennesimo processo e dunque poi premiata a ben più alti incarichi, come sempre avvenuto per i suoi predecessori”. E rammentano i nomi dei direttori che hanno fatto da capri espiatori, coprendo le responsabilità penali di manager e azionisti di Solvay Syensqo subendo lievi condanne (o nessuna) ma in cambio di congrui stipendi. Gli ultimi due: Stefano Bigini e Andrea Diotto, accusati di disastro ambientale (cioè senza l’alone di briganti della Fraschetta). 
Sarà che i mandrogni, da sempre uomini di mondo, sono maschilisti e perciò non hanno esaltato l’avvenimento “storico” che la spinettese Miriam Arca è la prima donna a ricoprire l’incarico di direttore. Ma, a dirla tutta, neppure le mandrogne l’hanno fatto. Tutti e tutte non si sono lasciati/e abbacinare dalla propaganda che ha accompagnato l’annuncio: “L’obiettivo di Arca sarà proseguire il percorso su innovazione, sostenibilità e dialogo con il territorio, elementi centrali nella nostra strategia aziendale”. Anzi, per nulla rassicurati, per nulla esenti da lutti in famiglia, piuttosto, tutti e tutte hanno assunto la conferma della tragica continuità produttiva dello stabilimento artefice del disastro ambientale e sanitario.
 
Infatti, la cinquantenne Miriam Arca, nata e cresciuta nella parrocchia di Spinetta Marengo, ma dove non vive con la famiglia, è marchiata da un percorso professionale strettamente legato al sito: entrata in azienda nel 1999 ha maturato oltre vent’anni di esperienza, consapevolmente ricoprendo ruoli di crescente e pesante responsabilità personale. E quelli nuovi che, ancor più imbarazzanti, la destineranno… alla futura carriera. “Per me sono un onore”: ha dichiarato.
Silurando Federico Frosini, la scelta a direttore di “donna, madre, cristiana spinettese” è volta alla “strategia di immagine” dal neo ceo Mike Radossich affidata a Francesco Luccisano, il nuovo Country Manager Italia Syensqo, nel solco della propria esperienza di relazioni esterne (Gruppo API) ovvero in ambito istituzionale di diversi ruoli al Ministero italiano dell’Istruzione e della Ricerca e al Ministero degli Affari Esteri, occupandosi proprio di questioni diplomatiche ed economiche. Ora Luccisano sarà referente per le relazioni istituzionali del Gruppo Syensqo in Italia.
 E’ evidente che Syensqo intende giocarsi, negli strategici ambiti istituzionali nazionale ed europeo, la riconferma Pfas del sito produttivo di Spinetta Marengo, affidandosi allo sgonfiamento penale (tramite patteggiamenti) del processo in corso ad Alessandria e preparandosi all’offensiva popolare della class action inibitoria – prevenzione primaria! – che invece intende fermare d’urgenza le produzioni inquinanti.

Prevenzione primaria e Maccacaro.

Messa al bando di amianto e pfas sono i classici esempi di prevenzione primaria. 
Malgrado si fossero raccolte tante sigle sulla carta, in seno al Fronte comune ligure per la salute” si sta discutendo sul perché della chiusura, dopo tre anni, della tentata esperienza di coordinamento regionale di comitati e associazioni.
Una delle due tesi afferma che è stato “perchè i promotori non hanno aggregato i Movimenti, cioè non hanno puntato sugli obbiettivi di prevenzione primaria. Senza autocritica, l’altra tesi fa lo scaricabarile ribattendo: “perché semplicemente è accaduto che politica e sindacato non hanno colto il significato della possibile costruzione di un movimento alternativo ‘forte’ sui temi della salute e sanità pubblica e sul disastro vecchio e attuale, e ciò non è accaduto perché ognuno ha continuato a comportarsi con le proprie modalità e sostanzialmente in piena ‘autonomia’ (termine inesatto) e senza ‘provare’ a mettere in atto iniziative comuni”.
Senza autocritica: quale errore per il futuro! Il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”, erede dello scienziato militante degli anni ‘70 (clicca qui la lezione di Giulio Alfredo Maccacaro), invano aveva invitato a saper distinguere tra “prevenzione primaria”, “prevenzione secondaria” (diagnosi precoce di una malattia già presente ma asintomatica) e “cura” (gestire le conseguenze della malattia), cioè a non ignorare che la “prevenzione primaria” mira a impedire nelle persone sane l’insorgenza delle malattie, agendo prima che si sviluppino, eliminando cause e fattori di rischio, tramite interventi sull’ambiente e sui luoghi di lavoro per eliminare (rischio zero) e ridurre l’esposizione alle sostanze nocive.
Dunque, avevamo indicato che, piuttosto che della politica (contingente, elettoralista del centrosinistra), era nel “Fronte” necessario il coinvolgimento dei Movimenti sul territorio: da realizzarsi sui loro obbiettivi di lotta. Che, in Liguria, significa affrontando le criticità ambientali: come l’elevato rischio idrogeologico, l’inquinamento marino da scarichi (Pfas!! soprattutto Genova e Rapallo) non depurati (specialmente foci dei fiumi), l’erosione costiera, le spiagge senza accesso al mare,  i problemi di qualità dell’aria a Genova con alti livelli di biossido di azoto e benzo(a)pirene a Cairo Montenotte, le bonifiche delle acciaierie di Cornigliano, dell’Acna di cengio, la cabinovia in Val Bisagno, la funivia al forte Begato, la Gronda autostradale, la diga foranea, l’inceneritore, il rigassificatore, la centrale termoelettrica,  il tav terzo valico…
Obbiettivi, insomma, che vanno sotto il nome di prevenzione primaria! Obbiettivi di “salute” a monte della questione “sanità”.
E’ un errore di mobilitazione ignorare la prevenzione primaria nelle tragedie di un Servizio sanitario nazionale, dove il diritto alla salute è diventato una variabile dipendente del pareggio di bilancio, con oltre 4 milioni di persone che rinunciano alle cure per motivi economici e liste d’attesa che superano i 12 mesi per esami oncologici.

Perchè i morti sul lavoro aumentano.

Proprio perchè è ignorata la prevenzione primaria.
LE CAUSE POLITICHE
1. Jobs Act (2015): Dall’abolizione dell’Art. 18, l’aumento dei morti è stato del 43%.
2. Appalti a cascata (2023): La legge Salvini ha causato un +15% di decessi, specie in edilizia.
3. Legge Fornero: Ha costretto al lavoro persone anziane in mansioni pericolose senza distinzioni.
4. Subappalti folli: Il caso Esselunga (Firenze) con 5 morti e 56 aziende coinvolte in un solo cantiere.
5. Tre delle ultime 6 stragi sono state in aziende a partecipazione statale: Brandizzo (ferrovie)- Suviana (Enel)- Cavenzano Eni

Un Paese che lavora per morire non è un Paese civile.

Perfino Mattarella si è preoccupato il Primo Maggio. Non è un’emergenza, è una mattanza. I numeri del 2026 ci restituiscono una realtà agghiacciante: l’ecatombe di morti sul lavoro. Un’ecatombe che sembra non scuotere i palazzi del potere. Salvini promette l’abolizione della Legge Fornero a ogni tornata elettorale per poi dimenticarsene una volta seduto in poltrona. Il risultato? Persone che dovrebbero essere in pensione sono costrette a mansioni pesanti e pericolose che il loro fisico non può più reggere. Nessuna categoria è risparmiata, la strage è trasversale. Un Paese che lavora per morire non è un Paese civile..

Depavimentare i suoli: l’urbanistica si fa strada a Genova.

E’ un inedito nel panorama politico italiano, da imitare in tutte le città:  il Consiglio comunale di Genova ha approvato all’unanimità una delibera di modifica delle norme generali del Piano urbanistico, introducendo nuove disposizioni per la tutela del suolo e del verde: “interventi di depavimentazione dei suoli, consistenti nella rimozione dei materiali impermeabili dalle aree urbane pubbliche e private, comprendenti la rinaturalizzazione e il rinverdimento delle aree stesse, finalizzati a ricostituire il suolo”: clicca qui.

La depavimentazione (nella foto) è la rimozione di superfici impermeabili come asfalto e cemento per ripristinare con materiali drenanti e aree verdi la permeabilità del suolo urbano.
Questa pratica mitiga il clima contrastando le isole di calore, riduce i rischi di allagamento facilitando il drenaggio delle acque meteoriche e aumenta la biodiversità urbana, restituendo spazio alla natura.
La delibera di Genova è un esempio di prevenzione primaria.

La questione foibe

In queste settimane è tornata in primo piano la questione “foibe”. Con l’occasione della “giornata del ricordo”, viene riesumata questa vicenda -crimini di guerra italiani in Jugoslavia-   spesso utilizzata a meri fini propagandistici ed ideologici, da politicanti di basso livello culturale e storico, o da propagandisti faziosi. In questa” Italia” dove lo spessore storico e culturale, per non dire etico, dei politici nostrani è ai minimi della storia della Repubblica, per ottenere un pugno di voti in più, si utilizzano la morte e le tragedie di esseri umani tragicamente vittime degli eventi storici di oltre 80 anni fa.
Questo è un paese anche con una gran parte della popolazione che non ha mai fatto i conti con la propria storia e con i propri orrori e crimini compiuti in giro per il mondo. Atto storico fatto da Germania e Giappone, per esempio. Qui persiste la vulgata dell’ ”italiani brava gente” per affrontare la questione “foibe”, con relative tragedie connesse e innegabili.
Prima di arrivare alla questione foibe, gli italiani “brava gente” in giro per il mondo, in meno di sessant’anni avevano già aggredito, invaso, occupato, decine di paesi e popoli. Come documentato ormai storicamente, massacrando, sterminando intere popolazioni, saccheggiando e devastando terre e paesi.
Dagli archivi delle Nazioni Unite emergono dati che  dovrebbero far vergognare clicca qui.

La pirateria di uno Stato criminale e genocida.

Nella foto: 22 imbarcazioni su 58 della Global Sumud Flotilla, con aiuti umanitari per Gaza, sono state abbordate in acque internazionali di competenza dell’Europa, al largo di Creta (Grecia): droni, armi in pugno, proiettili di gomma, con gommoni, motovedette e almeno una fregata, distrutti motori e sistemi di navigazione, abbandonando centinaia di persone sulla traiettoria di una violenta tempesta in arrivoGli attivisti costretti a mettersi in ginocchio a quattro zampe, calci e pugni. 173 (24 italiani) deportati in Grecia… “per ingresso illegale in Israele” (sic), e 2 in Israele… per terrorismo a favore di Hamas.
Si tratta di un atto di pirateria in barba a qualsiasi norma internazionale, del sequestro illegale in alto mare di esseri umani, con passaporti internazionali, insomma della dimostrazione del fatto che Israele può agire in totale impunità, ben oltre i propri confini, senza subire alcuna conseguenza. Infatti, il governo italiano si limita ad una formale condanna, piuttosto che sanzioni e scorta delle barche italiane.
Clicca qui il racconto del giornalista a bordo.
Donald Trump applaude. Manifestazioni anti israeliane in tutto il mondo. Flottilla prosegue la rotta verso le coste di Gaza: che sono  palestinesi e non israeliane.  

Rete delle Comunità Solidali.

La Rete delle Comunità Solidali  (nella foto) con alcune delle esperienze territoriali sono state invitate all’Università degli Stranieri di Siena dal rettore Tomaso Montanari. 
Percorsi contro la tratta di donne nigeriane (Piam di Asti). Inclusione sociale e scuole di italiano (Rete Vesuviana Solidale, Scisciano e Marigliano). Piccoli comuni Arberesh, accolti nel 1.500 accoglienti nei nostri giorni: Acquaformosa (Ass. Don Vincenzo Matrangolo), Infine la scommessa solidale di un territorio difficile Crotone con l’Associazione Sabir e la Rete 26 ottobre. Fatiche e responsabilità, ritardi enormi dei finanziamenti quasi a voler spingere a desistere. Eppure, questo “Patrimonio invisibile” continua ad esistere. Clicca qui.

Giornata nazionale della salute della donna

La prevenzione come asse portante delle politiche sanitarie e la salute femminile come priorità trasversale, da tutelare in ogni fase della vita. È questo il messaggio che accompagna la Giornata nazionale della salute della donna, occasione per fare il punto sulle strategie messe in campo e sulle sfide ancora aperte. Dalla prevenzione agli screening: i consigli ISS per ogni età.

La storia della fabbrica di Spinetta Marengo raccontata da Lino Balza. Puntata 26.

Un monumento durante lo sfacelo della chimica. Puntata realizzata da Mattia Servettini.  Clicca qui il video sul nostro canale YouTube. Clicca qui la trascrizione. 

 

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