Forum Italiano dei Comunisti

“Cronaca di una sconfitta annunciata” alle comunali di Arezzo

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L’esito del ballottaggio, parafrasando un celebre libro di “Gabo” Marquez, si configura come “Cronaca di una sconfitta annunciata”.

Considerato che il Sindaco rappresenta tutta la città, e non solo la parte che lo ha votato, vorremmo proporre al Sindaco Comanducci di prestare meno ascolto ai demenziali “chi non salta comunista è” dei suoi supporters e di prestare più attenzione, nel rilasciare interviste televisive, all’uso della lingua italiana piuttosto che al familiare dialetto aretino.

Sconfitta bruciante perché riconsegna la città per altri 5 anni, dopo le due sindacature di Alessandro Ghinelli, ad una maggioranza che, per imbellettata che possa cercare di apparire, esibisce una consistente ed innegabile connotazione neofascista.

Sconfitta bruciante per quegli elettori democratici ed antifascisti che hanno sperato in una rimonta, mancata per 3505 voti, apparsa difficile anche se consideriamo fuorviante limitarsi a considerare la sconfitta come frutto avvelenato del mancato apparentamento con Marco Donati, apparentamento che resta difficile da capire a meno che lo stesso Donati non ambisse ad essere il candidato unico della coalizione.

Sarebbe però, a nostro avviso, un ulteriore errore politico argomentare intorno alle ragioni, siano esse o meno confessabili, del mancato apparentamento per spiegarsi una sconfitta che non sarà facile rimontare.

Da dove e come va iniziato un percorso autocritico che, per quanto possa essere tardivo e di dubbia efficacia, resta condizione irrinunciabile per sedimentare la sconfitta?

Nessuna delle coalizioni, civiche o meno, ha ricordato l’anima antifascista della città se non con brevi richiami nell’ambito delle dichiarazioni programmatiche, quasi che la memoria di sé fosse divenuta ormai una inutile e burocratica sovrastruttura dialettica.

Come se non bastasse questo, c’è un dato che nessuno ha ritenuto di valutare per trarne le dovute considerazioni politiche e programmatiche: l’affluenza alle urne fra il referendum sulla giustizia, il primo turno delle elezioni e successivamente il ballottaggio.

I partecipanti al voto referendario sono stati pari al 65,91% degli aventi diritto tanto che il NO ha prevalso ad Arezzo anche se di stretta misura. Al primo turno c’è stata una prima contrazione della partecipazione del 6,61% e si è dovuta registrare una ulteriore contrazione pari al 5,9%. Vogliamo domandarci perché si è verificata questa emorragia di votanti oppure vogliamo addebitare la sconfitta al “destino cinico e baro” come era solito fare l’On. Saragat?

L’elettorato che aveva momentaneamente abbandonato l’astensione per difendere la Costituzione non è riuscito a trovare nessuna risposta programmatica che, dal referendum al ballottaggio, giustificasse un ulteriore impegno ed è tornato a rintanarsi nel silenzio disinteressandosi di persone che sembravano assomigliare le une alle altre.

Abbiamo detto dell’antifascismo ma come dimenticare la pace e le politiche europee di riarmo che cozzano contro l’art. 11 della Costituzione e conseguentemente la nostra partecipazione alla NATO e alla UE, come dimenticare il finanziamento al regime neonazista di Zelensky, il mancato riconoscimento dello Stato di Palestina e il genocidio in atto a Gaza e in Libano, una seria politica a favore del lavoro e contro il caporalato, una lotta serrata alla diseguaglianza salariale e l’assalto sempre più intenso al S.S.N.?

Sono certamente temi di carattere nazionale ma è credibile che inserirli nel programma avrebbe dato alla coalizione un respiro ed una credibilità che avrebbero richiamato quei voti dall’astensione, perché avrebbe significato che davvero si parlava di cambiamento.

Sarebbe stato importante e qualificante perché per la prima volta una maggioranza avrebbe fatto proprie le istanze più sentite di larga parte della popolazione abbandonando le vecchie abitudini concertative per tornare sulla strada maestra della riscoperta della Costituzione dei diritti negati.

Come se non bastasse tutto questo, che dire del percorso di scelta delle candidature? Il PD in questo frangente ha dato il ”meglio di sé” dato che fra le candidature a consigliere comunale e quella a Sindaco non erano pochi i candidati provenienti dall’apparato. Che questa fosse l’abitudine consolidata del PD, non c’era certo bisogno di questa sconfitta per scoprirlo anche per gli alleati del PD stesso ma, diversamente dal passato glorioso del P.C.I., non c’è più la stessa capacità di mobilitazione, non c’è la stessa organizzazione quindi il voto è per definizione più fluido e difficilmente intercettabile.

Quindi riproposizione di un vecchio modello dove l’esperienza non manca certamente così come non manca una consolidata abitudine alla concertazione, alla mediazione e alla percezione del cittadino non come utente di servizi ma come “cliente” da “spremere” con servizi che sono sempre meno pubblici e sempre più costosi.

Basta con il perbenismo, il conformismo, l’inciucismo politichese, le politiche neoliberiste della U.E. che hanno fatto dell’Italia il fanalino di coda della U.E. stessa, basta con la cessione di sovranità nazionale.

Può sembrare troppo, ma anche da Arezzo avrebbe potuto partire il segnale del cambiamento.

Forum Italiano dei Comunisti – 10/06/2026


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