“I comunisti tra campo largo e false alternative”

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Sembra una questione di tattica elettorale e invece le scelte da fare in vista delle elezioni politiche del 2027 implicano, in particolare per i comunisti, una serie di valutazioni che vanno attentamente considerate per non uscire dal seminato. Questo per dire, in sostanza, che le soluzioni che sembrano le più semplici in realtà possono risultare un’illusione ottica. E che serve, o servirebbe, una cultura comunista e non movimentista per capire la direzione da imboccare.

Partiamo innanzitutto dalla situazione generale che qualcuno, a sinistra, cerca di non capire e cioè che le scelte da fare stanno in un contesto in cui la destra si sta preparando a vincere e un’altra destra, quella di Vannacci, sta rafforzando lo schieramento neofascista e anti-repubblicano. Per affrontare la situazione non servono dunque le sceneggiate, ma fare ipotesi corrette rispetto a ciò che succederà nel 2027 e partire da questo e valutare in che modo ci si può attrezzare.

L’obiettivo è quello di vincere la destra con una mobilitazione unitaria e convincente sul programma creando le condizioni nel paese perchè la gente capisca i contenuti della sfida al governo Meloni e partecipi allo scontro. Su questo dobbiamo lavorare. Soluzioni minoritarie che non siano in grado di creare le condizioni per vincere delineano in partenza una sconfitta che avrebbe effetti pesanti per il futuro dell’Italia.

Domandiamoci infatti: quali effetti potrebbe avere un altro governo della destra? E per evitare questa prospettiva, il campo largo è in grado di rappresentare una alternativa e suscitare gli entusiasmi necessari per vincere? E’ scontato, per noi, che il giudizio non può che essere negativo e questo lo sappiamo bene. Il fatto che ci siano tre partiti all’opposizione e un pulviscolo di centristi che girano come coriandoli, non solo per trovare un ruolo, ma anche perché vengono usati per inquinare le prospettive, non garantisce il risultato.

E allora? Allora dobbiamo valutare due cose: se esistono le condizioni perchè la sconfitta della Meloni avvenga su un programma che non sia neocentrista e imperniato sui valori euro-imperialisti su cui si tenta di dare una prospettiva a una UE in crisi e, in secondo luogo, se sia possibile impedire che l’alternativa al governo Meloni abbia i connotati del PD.

A nostro parere i segnali che vengono da più parti, compresi quelli interni al campo largo, ci dicono che la grande maggioranza di quelli che vogliono mandare a casa il governo Meloni vogliono, allo stesso tempo, un cambiamento vero, sulla guerra e sulle questioni sociali. Per cui si tratta di condurre una campagna organizzata nel paese per far emergere come prioritari questi due punti e attorno ad essi ricomporre uno schieramento politico che abbia la forza di un movimento.

Qualcuno sta tentando però di mettere il carro davanti ai buoi e propone a tavolino di risolvere la questione al solito modo. Prima la lista elettorale e poi si vedrà. Ebbene, questa è l’illusione ottica di cui all’inizio abbiamo parlato. Significa scambiare una intransigenza sui principi per una vera prospettiva politica. Dobbiamo metterci in testa, invece, che l’unità e la forza di movimento vanno conquistati con un lavoro di preparazione inclusivo che va oltre lo schema della solita sinistra radicale. Per fortuna la situazione è più avanzata e quindi bisogna saperla sfruttare.

Forum Italiano dei Comunisti – 17/07/2026


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