[nuovopci] Ribellarsi è giusto, dall’Italia alla Francia, dalla Spagna al Portogallo, dalla Germania all’Albania, agli USA!

Comunicato CC 12/2026 – 21 ottobre 2026

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“Tutto questo coro di calunnie che il partito dell’ordine non finisce di sollevare contro le sue vittime, non fa che mostrare che il borghese di oggi si considera l’erede del barone di un tempo che trovava legittima per lui ogni arma che usava contro i plebei, mentre considerava di per se stessa un crimine qualsiasi arma in mano a un plebeo” – K. Marx, Secondo indirizzo del Consiglio generale dell’Associazione internazionale dei lavoratori (Prima Internazionale), diffuso nel giugno 1871 a fronte dello sterminio dei Comunardi iniziato dalla borghesia il 28 maggio 1871.

Ribellarsi è giusto, dall’Italia alla Francia, dalla Spagna

al Portogallo, dalla Germania all’Albania, agli USA!

La Repubblica Pontificia è uno dei regimi che ai ricchi e potenti permettono di sfruttare, di licenziare, di chiudere aziende e di ridurre in miseria i proletari, di arricchirsi a spese dei proletari e che perseguitano i proletari che non subiscono passivamente le loro angherie e non fanno pubblicamente atto di pentimento di aver osato ribellarsi. Ribellarsi a questo regime di sfruttatori e torturatori è non solo legittimo ma doveroso, è un atto di dignità e di rispetto per se stessi, di amore per i propri compagni di classe, per gli oppressi e gli sfruttati dai capitalisti e dai loro agenti.Che nessuno accetti pacificamente le restrizioni e le costrizioni che la borghesia, il clero e le loro autorità cercano di imporre nel nostro paese e nel resto del mondo!Che nessuno si rassegni a un “ordine pubblico” di guerra, miseria e devastazione ambientale!Che la solidarietà delle masse popolari sorregga ogni giovane proletario, ogni operaio e ogni lavoratore autonomo che si ribella alla borghesia e al clero!

Respingere al mittente ogni condanna dei ribelli, da qualunque parte venga!

Chi predica contro la ribellione e condanna la ribellione a fronte dell’opera criminale che i vertici della Repubblica Pontificia e il governo Meloni compiono contro le masse popolari del nostro paese, lavora a favore della classe dominante, confluisce e collabora con i difensori dell’ordine borghese. Per la classe dominante è violento e illegittimo tutto ciò che incrina e mette in pericolo il suo dominio. Per la classe dominante “ordine pubblico” significa sostanzialmente tenere sottomesse le masse. A questo fine il governo Meloni e i suoi padrini fanno ricorso su scala crescente alla repressione, moltiplicano i decreti sicurezza, aumentano i reati, le pene, i fogli di via e le zone rosse, introducono i fermi preventivi anche per i minorenni, mandano i militari nelle piazze. Contemporaneamente soffiano sul fuoco della guerra tra poveri, cercano di dividere i giovani che si ribellano dagli studenti, dagli operai, dai lavoratori autonomi in lotta. Cercano di isolare i giovani che si ribellano bollandoli come “seminatori di caos”, “devastatori”, “delinquenti”. Maurizio Landini non ha perso l’occasione per unirsi al coro, dimenticando quello che aveva appena finito di ricordare dal palco della manifestazione “La Via Maestra”: ai lavoratori i diritti non li ha regalati nessuno, li hanno conquistati con la lotta e alcuni lasciandoci anche la vita. Meloni & C. vanno a braccetto con Schlein & C. nel condannare le “violenze”, si differenziano perché Schlein & C. giocano la carta che sono rivolte “prive di obiettivi politici e di ideologie”, che sono “espressione del disagio e del degrado”, che “le ragioni delle proteste sono comprensibili, ma la violenza inaccettabile”.L’unica violenza inaccettabile è che ogni giorno tre lavoratori vengano uccisi nelle aziende e nei cantieri, che il paese vada a pezzi tra caldo, siccità, piogge, frane e cicloni per colpa dell’incuria e dell’inerzia delle autorità borghesi, che milioni di uomini e donne siano senza un lavoro dignitoso e senza un ruolo nella società. L’unica violenza inaccettabile è che milioni di uomini, donne, anziani e ragazzi non possano disporre di cibo, abitazione, cure mediche e di quanto necessario per vivere dignitosamente mentre i negozi traboccano di beni e i grandi industriali, i banchieri, i finanzieri diventano sempre più ricchi, che milioni di giovani siano costretti a emigrare per cercare un lavoro, che milioni di migranti vivano tra ricatti e persecuzioni. L’unica violenza inaccettabile è la subordinazione del nostro paese agli imperialisti USA e la partecipazione alle guerre che essi moltiplicano nel mondo, la complicità con i sionisti di Israele, la collaborazione con gli altri imperialisti UE.E a proposito della mancanza di obiettivi e ideologia, è istruttivo il comunicato del Movimento 17 Ottobre: lo riportiamo qui di seguito.Siamo il Movimento 17 Ottobre. Non abbiamo un presidente, un segretario, un portavoce da inviare in tv, una sede da perquisire o una tessera da vendere. Siamo giovani che hanno deciso di smettere di aspettare. Il nostro nome è una data, non un organigramma, perché una data appartiene a tutte e tutti e nessuno può farne la propria proprietà. Non siamo una sigla. Siamo un processo: un movimento non strutturato nato per prendere iniziativa e far avanzare la coscienza politica collettiva in Italia. Prima di chiederci cosa chiedere, vogliamo capire insieme perché ci è stato tolto tutto, chi ce l’ha tolto e come riprendercelo.Abbiamo scelto di organizzarci così, e rivendichiamo che questa scelta è politica e non un’assenza di politica. Le ragioni sono tre.1. Non ci fidiamo delle istituzioni e di questo governoReputiamo il governo di orientamento autoritario: leggi che restringono lo spazio del dissenso, il conflitto trattato come problema di ordine pubblico, il disagio giovanile risolto con manganellate e un decreto. Chi governa così non ha bisogno di ascoltarci, ha bisogno che stiamo zitti. Ci rifiutiamo di essere interlocutori di chi ci considera una minaccia. 2. Non ci fidiamo delle strutture politiche classichePartiti e sindacati istituzionali sono parte dello Stato che contrastiamo, e li trattiamo di conseguenza. Quelli extra-istituzionali, a partire dalle realtà di movimento che da decenni cercano di lucrare sulle lotte e di monopolizzarle, per noi non sono all’altezza della causa. Non è un’abiura: è una condizione. Devono dimostrarlo, nei fatti, mettendosi al servizio delle lotte invece di mettere le lotte al servizio della propria sopravvivenza, delle proprie sigle, dei propri bandi e delle proprie carriere. Fino ad allora nessuno parla a nome nostro e nessuno mette il cappello sulle nostre piazze. 3. Ci tuteliamo dalla repressione dello Stato e dei fascistiLa repressione non arriva più solo dopo: è diventata preventiva e penetrativa. Schedature, fogli di via, denunce a pioggia, infiltrazioni, pressioni su chi si espone. Si colpisce prima che un movimento nasca e si entra nei collettivi per svuotarli dall’interno. A questo si aggiunge l’aggressione dei fascisti, tollerata, quando non coperta, da chi dovrebbe garantire l’agibilità politica. Un movimento con un capo ha un bersaglio. Un movimento con un indirizzo ha un’irruzione. Un movimento con un elenco di iscritti ha un fascicolo. Noi non offriamo bersagli. La fluidità è una strategia, e la facciamo nostra. Non l’abbiamo inventata. Abbiamo studiato chi prima di noi ha fatto tremare il potere senza lasciargli un volto da colpire: l’Egitto del 2011, dove una piazza senza leader ha messo in crisi un regime trentennale; la Tunisia, dove tutto è cominciato; Hong Kong 2019 e il suo “be water”, organizzarsi in modo decentrato, attivo, imprendibile; il Sudan, con i comitati di resistenza di quartiere; Algeria e Libano, dove le piazze hanno rifiutato di farsi rappresentare dai vecchi equilibri; il Cile del 2019, esploso dal basso; gli Indignados e Occupy, con le assemblee permanenti; gli studenti serbi, con i loro plenum orizzontali; la Gen Z in Marocco, coordinata senza capi attraverso canali digitali. Ognuna di queste esperienze ha avuto i suoi limiti e le sue sconfitte, e proprio per questo le abbiamo studiate: per imparare da ciò che ha funzionato e da ciò che è stato schiacciato. Cosa vogliamo dalle piazze. Non ci basta che la piazza sia solo protesta. La protesta da sola si consuma. Vogliamo che ogni momento di piazza sia anche discussione, dibattito, crescita politica. Che si formi una dialettica viva, spontanea e forte, dal basso, tra persone diverse che si ascoltano, si scontrano sulle idee e si trasformano a vicenda. Non cerchiamo l’unanimità, cerchiamo la maturazione collettiva. Vogliamo piazze che siano scuole di politica, e giovani che ne escano più consapevoli di come sono entrati. L’obiettivo è uno solo. Prendere in mano il nostro futuro. Non lasciamolo nelle mani di questi cleptocrati che lo hanno ipotecato, venduto e svuotato prima ancora che potessimo viverlo. Non vogliamo un posto al tavolo di chi ci ha tolto la sedia: vogliamo costruire un altro tavolo, tutti insieme, dal basso. 17 Ottobre – un movimento, nessun padrone. Mobilitazione permanente contro il governo dei padroni – Ogni sabato alle 15.00Bologna – Piazza NettunoMilano – Piazza DuomoTorino – Piazza CastelloRoma – Circo MassimoFirenze – Piazza Santa Maria NovellaPadova – Piazza MazziniBari – Piazza Umberto IGenova – Piazza De Ferrari

“La protesta da sola si consuma”

Non accontentarsi della ribellione!

L’insofferenza, il malcontento, la mobilitazione e la ribellione contro il corso delle cose si accentuano. Non ci può essere pace sociale nella miseria e nell’oppressione. Il vecchio ordine sociale si disgrega, aumenta la massa della popolazione che l’attuale ordine caccia ai margini della società e aumenta la parte della popolazione che si ribella e si mobilita contro questo ordine. La ribellione dilaga e dilagherà sempre più forte. Quelli che sono soddisfatti della ribellione, in definitiva ritengono che l’umanità possa costruire il suo futuro restando nel capitalismo. La ribellione, la protesta, la mobilitazione porta verso un nuovo sistema sociale, e in particolare verso il socialismo, solo se noi comunisti sviluppiamo la lotta di tutte le classi oppresse e sfruttate contro la borghesia imperialista e trasformiamo le contraddizioni tra le masse popolari in lotta comune contro la borghesia imperialista. È l’unica via realistica per arginare e limitare la “guerra tra poveri” tra le masse popolari promossa dalla borghesia e che contribuisce anche a creare le condizioni per risolvere il problema alla radice ed eliminare la fonte sociale di ogni criminalità: la borghesia imperialista e il suo ordinamento sociale.“Mobilitazione permanente contro il governo dei padroni”

Rendere l’Italia ingovernabile da Meloni e soci!

Moltiplicare nella forma più organizzata di cui siamo capaci insubordinazione e disobbedienza, proteste, dimostrazioni, scioperi, occupazioni, espropriazioni dei ricchi, spese proletarie nei supermercati, sospensioni del pagamento di bollette, imposte, multe, mutui bancari, pedaggi, ticket, affitti delle case delle immobiliari, della Chiesa e di capitalisti. Usufruire gratuitamente dei servizi. Moltiplicare gli atti di solidarietà con disoccupati, lavoratori minacciati di licenziamento, immigrati, precari. Moltiplicare le attività alternative di produzione e di distribuzione di beni e servizi e le attività culturali autorganizzate.In questo modo facciamo fronte ai bisogni più urgenti e poniamo le premesse per costituire un governo di emergenza popolare!

Organizzare la ribellione e coagularla intorno all’obiettivo di cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo di emergenza popolare!

La rivolta dei giovani delle periferie e di seconda generazione, le lotte degli studenti, le occupazioni degli operai ex Ilva, i blocchi degli autotrasportatori, degli agricoltori e dei pescatori nel Mezzogiorno, le mobilitazioni contro la complicità con i sionisti di Israele indicano la via da seguire: basta con il governo Meloni, basta con ogni governo dei padroni, degli speculatori, dei ricchi.Per farla finita con la guerra, la corsa al riarmo, l’economia di guerra, il carovita, la disoccupazione, la precarietà, i salari e le pensioni da fame, la crisi ambientale, il turismo predatorio, le grandi opere e i grandi eventi speculativi, il razzismo, l’eliminazione anche di quei diritti che i governi delle Larghe Intese non hanno ancora eliminatoci vuole un governo d’emergenza formato da persone che godono della fiducia delle organizzazioni operaie e popolari e decise, anche a costo di ledere interessi costituiti dei ricchi e ad andare contro le loro abitudini e le loro volontà, a dare forma e forza di decreti governativi ai provvedimenti indicati caso per caso dalle organizzazioni operaie e popolari– per porre fine alla partecipazione del nostro paese alla Terza guerra mondiale,– per eliminare immediatamente gli effetti più gravi della crisi economica, ambientale, sociale, culturale e impedire che si ripetano nonostante la crisi generale del capitalismo che imperversa in tutto il mondo,– per avviare la rinascita del paese e stabilire rapporti di solidarietà, collaborazione e scambio con i paesi disposti a stabilirli con noi, perché anch’essi vogliono sfuggire alla morsa del sistema imperialista mondiale.Nessuna azienda deve essere chiusa! Ad ogni azienda un compito utile e tutto quello che occorre per funzionare!Nessun lavoratore deve essere licenziato! Ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso!Ad ogni individuo quanto occorre per una vita dignitosa e per partecipare di più alla gestione della vita sociale!Gli altri paesi hanno i nostri stessi problemi: stringere rapporti con quelli che sono disposti a collaborare con noi!