Forum Italiano dei Comunisti

“La palude del campo largo”

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Forum Italiano dei Comunisti – 29/07/2025

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LA PALUDE DEL CAMPO LARGO

 

E’ bene che ci si renda conto che, aldilà dei singoli fatti che stanno emergendo nelle città dove il PD governa, le conseguenze politiche generali si presentano devastanti a sinistra. Quelli abituati a dire, come Totò “e che mi chiamo Pasquale io?” dovranno necessariamente prendere atto di ciò che si sta producendo a livello di situazione politica ed evitare di pensare di poterne stare fuori. Ci riferiamo a quella sinistra che dei dem ha avuto sempre una pessima opinione, ma soprattutto non ha voluto capire quale dialettica fosse in atto all’interno stesso del PD e nella sinistra e come concretamente bisognava lavorare per un’alternativa.

Ora però le cose sono cambiate e i fatti sono quelli che conosciamo e cioè che le vicende di Sala a Milano e di Ricci nelle Marche hanno scoperchiato una realtà fatta di amministratori PD maneggioni che rafforza, giustamente, nella gente e nel popolo della sinistra in particolare, l’opinione che con i dem non c’è nulla da fare. La vernice che Schlein stava dando al partito per farlo apparire diverso e proiettarlo su un terreno unitario a sinistra si è disgregata e ha fatto riemergere una realtà diffusa fatta di cacicchi che gestiscono a modo loro il potere locale, a Bari a Napoli, da Milano ad Ancona, da Torino a Firenze.

Come si può costruire una sinistra di alternativa in queste condizioni?

Le dichiarazioni con cui la segretaria PD giustifica i comportamenti dei suoi diri­gen­ti locali non hanno certamente migliorato la situazione, anzi la toppa sembra peggiore del buco perchè certifica che l’operato di Sala e degli altri inquisiti è condiviso da tutto il partito.

Tutto questo riapre il discorso sulla prospettiva del ‘campo largo’ e soprattutto su come si costruisce un’alternativa alla destra. A qualcuno che furbescamente cercava a suo tempo di ironizzare, facendoci intendere di aver già capito tutto e che era inutile insistere, noi contrapponiamo invece un’interpretazione di ciò che sta accadendo che non è fatta solo di giudizi, ma anche di valutazioni delle conseguenze, per porre poi la domanda finale: qual è l’alternativa vera e possibile?

Partiamo intanto dalla situazione. E’ ovvio che le vicende milanese e marchigiana rimescolano le carte rispetto alla prospettiva politica che punta alla sconfitta del governo Meloni. Nessuno si farà incantare dalla lotta ‘antifascista’ fatta in nome di personaggi come Sala, Ricci, Giani, De Caro ecc. Le prossime regionali saranno all’insegna di liste che non hanno nessun carattere innovativo, ma rispondono alla stessa logica spartitoria di sempre. In questo modo la mobilitazione contro la destra viene depotenziata e non solo prelude alla sconfitta, ma fa capire che alle successive elezioni politiche il governo di destra non correrà seri pericoli.

E allora? Allora c’è da essere seriamente preoccupati, perchè per il popolo della sinistra si apre un periodo di estrema difficoltà e non esiste ancora una linea di resistenza credibile. Conte e i 5 Stelle, di fronte agli avvenimenti non stanno dimostrando la necessaria energia nei confronti del PD per gli scandali che lo coinvolgono e Fratoianni, com’è naturale, si guarda bene dall’affrontare seriamente i rapporti con questo partito. Si può dunque prevedere che la sfida alla Meloni finisca in un fiasco, sia alle regionali che alle politiche.

Ma allora, come si esce da questa situazione? Da tempo andiamo sostenendo la necessità che, all’interno di un ampio fronte democratico, che ovviamente non può comprendere la sinistra imperialista e il partito dei maneggioni, si crei un movimento politico di massa che, partendo dalla lotta alla guerra e in difesa della Costituzione e contro una destra eversiva, aggreghi la parte più avanzata delle forze progressiste che spingono la situazione verso un’alternativa vera.

E’ utopia questa? O è il punto di svolta che ci può aiutare ad evitare una sconfitta definitiva?

 

 

APPUNTI PER UN FRONTE DI LOTTA UNITO – 1

 

Ci sembra che la situazione fa emergere due necessità, una riguarda le minacce repressive contro i NO TAV che hanno manifestato in Val di Susa e l’altra il rifiuto del governo Meloni di riconoscere lo stato di Palestina.

– Sulla manifestazione in Val di Susa le minacce della Meloni e dei ministri Salvini e Piantedosi fanno presagire arresti, processi e lunghe pene detentive sulla base del decreto (convertito recentemente in legge) sulla sicurezza. E’ bene che ci si prepari a sostenere coloro che verranno colpiti e che contestualmente si rilanci un movimento contro le leggi repressive. Non ci mettiamo sulla difensiva.

– Meloni, nonostante l’iniziativa della Francia e la richiesta di riconoscimento dello stato di Palestina rivolta al governo del Regno Unito da 221 deputati di tutti gli schieramenti (circa un terzo del totale), ha dichiarato che non intende fare altrettanto. La spinta emotiva per gli avvenimenti di Gaza e di solidarietà coi palestinesi impone che si torni in piazza in centinaia di migliaia per far cambiare idea al governo. Una prova di forza da realizzare con un’ampia mobilitazione e che lasci il segno.

 


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