Il pendolo del premier Conte

Immediata sollevazione dei media liberal-imperialisti, di destra e di sinistra, che lanciano anatemi contro l’idea di buoni rapporti tra Italia e Cina

Se la prima mossa del nuovo corso politico, dovuto al rovesciamento delle alleanze, è stata quella di stoppare il tentativo di Salvini di sfondare la linea del Piave ricorrendo alle elezioni dopo la crisi di agosto, si tratta ora di valutare le prospettive e il ruolo del Conte 2. Oggi, a distanza di alcuni mesi, si può abbozzare una linea interpretativa della sua azione.

Non si tratta di dare una pagella, ma di valutare, in modo oggettivo, che cosa è successo dopo la formazione del nuovo governo e questo si può misurare su due cose, la impostazione della legge finanziaria e il grado di tenuta politica dei 5 Stelle rispetto al loro programma.

Partiamo da quest’ultimo aspetto e domandiamoci: hanno tenuto i pentastellati o si sono accodati al PD? Giudichiamo dai fatti. Sul reddito di cittadinanza hanno ribadito che non va toccato, mentre per quota 100 è stato detto che la sua validità temporanea, quella triennale, va mantenuta. Sulla prescrizione, nonostante la furibonda resistenza di PD e Renzi la sfida è stata accettata e si mantiene la scadenza dell’entrata in vigore al gennaio 2020. Sull’ex-Ilva Di Maio ha insistito che il ricorso allo scudo penale non avrebbe senso perchè gli obiettivi di Mittal sono altri e la multinazionale deve rispettare i contratti. Ora si sta trattando. Intanto tutta la stampa liberista e a servizio dell’imperialismo si sta scatenando perchè Grillo è andato a cena con l’ambasciatore cinese in Italia e i 5 Stelle non parlano di Hong Kong.

Possiamo dire che qualche segnale c’è stato, ma perchè nessuno ne parla, sinistra, compresa? Anzi, quando se ne parla, sono la stampa e i media di regime a farsi carico di attacchi sfrenati a provvedimenti che, a loro parere, dovrebbero essere dirottati agli ‘investimenti produttivi’?

Anche a proposito della vicenda delle elezioni regionali, nonostante la sconfitta in Umbria che ha mostrato che non è facile mettere insieme il diavolo e l’acqua santa, i 5 Stelle hanno recuperato una linea di autonomia cercando, aldilà delle strategie elaborate a tavolino, di tener conto della lezione.

La questione non è però solo quella del movimento 5 Stelle, ma anche quella dell’azione del governo. Qui le considerazioni da fare riguardano il carattere del compromesso raggiunto con la formazione del governo e su questo esprimere una valutazione sui risultati. Il perno di questa valutazione è la legge di bilancio, peraltro non ancora approvata dal parlamento. Dai dati a disposizione risulta che nelle scelte fatte, tenuto conto dei limiti di spesa, si è cercato di dare alla spesa pubblica un carattere ‘sociale’ evitando provvedimenti odiosi, alla Renzi per intenderci, e costringendo il PD a mantenere la sua veste di partito nuovo anche se questa scelta ha avuto delle contropartite, in particolare nel rapporto con l’Europa, di cui è simbolo Gentiloni. Possiamo dire che questo è un governo di mezzo che aspetta, dato che siamo in periodo di alluvioni, la piena salviniana. Resisteranno gli argini? E’ da vedere.

Per non essere però soltanto spettatori e lasciare che le cose seguano il loro corso scaricando sulle spalle di un movimento come quello dei 5 Stelle un peso che va ben oltre le loro possibilità, dovremmo, come comunisti, pensare un po’ a come contribuire a mandare le cose nella direzione giusta, tenendo conto dei rapporti di forza e del quadro politico generale. Come i comunisti hanno saputo fare in Italia per molto tempo, finchè la crisi non li ha disgregati. La condizione critica in cui ci troviamo oggi non ci autorizza però ad andare a ruota libera nelle scelte da fare, semmai ci impone molta attenzione per risalire la china e dimostrare di avere un’incidenza politica. Questo è il punto.

Aginform
27 novembre 2019

F35, M5S cambia idea: via libera all’acquisto dei caccia

“Tutto è legittimo, anche un cambio di posizione, però almeno deve essere riconosciuto. Almeno si convenga che una parte dei pentastellati, almeno per quanto riguarda la Camera, ha cambiato la sua posizione, e anche di molto”: così Rete Disarmo commenta a Fanpage.it il voltafaccia del Movimento Cinque Stelle sul programma di acquisto degli F35, i caccia statunitensi.

Il Movimento Cinque Stelle ha cambiato idea sugli F35: la maggioranza ha dato il via libera ieri sera alla Camera al programma di acquisto dei 90 cacciabombardieri, a cui i pentastellati si erano sempre opposti. L’accordo iniziale con Washington, stipulato nel 1998, era stato revisionato e ridimensionato dal governo di Mario Monti nel 2012, per cui gli F-35 che Roma avrebbe dovuto acquistare erano passati da 131 a 90. In un primo momento il governo di Giuseppe Conte era sembrato deciso a mantenere il suo impegno nel progetto di acquisizione dei 90 jet di ultima generazione, ma la questione era poi finita sul tavolo della discussione anche a causa del freno dei Cinque Stelle.

Appena poco più di un mese fa il capogruppo pentastellato in Commissione esteri, Gianluca Ferrara, aveva affermato: “Il Movimento ha sempre criticato questo programma militare. Un progetto insostenibile che molti Paesi, Usa compresi, hanno già tagliato. Leggiamo con stupore le ricostruzioni giornalistiche riguardanti la presunta conferma del programma F-35 che il presidente Conte avrebbe dato a segretario di Stato statunitense Pompeo. Una rinegoziazione è doverosa anche da parte dell’Italia. Confidiamo che il nostro premier farà la scelta giusta”.

Ma la questione pare essersi completamente ribaltata: la mozione approvata in serata dalla maggioranza, infatti, non chiede la sospensione del programma di acquisto degli aerei militari o un ridimensionamento della spesa, ma solo di “valutare le future fasi del programma tenendo conto dei mutamenti del contesto geopolitico, delle nuove tecnologie, dei costi che si profilano, degli impegni internazionali assunti dall’Italia, delle esigenze di contenimento della spesa pubblica, della tutela e delle opportunità dell’industria italiana del comparto difesa e dell’occupazione”.
Rete Disarmo: “La posizione dei Cinque Stelle è cambiata. E di molto”

Il coordinatore di Rete italiana per il Disarmo, Francesco Vignarca, contattato da Fanpage.it, ha ricostruito l’approccio del Movimento alla questione durante gli anni, spiegando come si è arrivati all’approvazione della mozione di maggioranza. “Da quando è cambiata la legislatura il Parlamento non ha più affrontato a fondo la questione degli F35. Dal nostro punto di vista ovviamente la pressione è sempre stata indirizzata a un ripensamento del programma o quantomeno una conferma di una volontà di dimezzamento del budget. Poi la cosa è un po’ più precipitata nei tempi rispetto a quello che pensavamo, perché la Lega in autonomia ha presentato una mozione a completo favore di f35, che prevedeva anche una velocizzazione dei tempi, quando anche gli Stati Uniti hanno rimandato di un anno la decisione finale per questioni problematiche. Quindi si è sviluppato un dibattito nel giro di due giorni: lunedì sera è stata fatta la discussione generale mentre ieri sera hanno votato”, ha spiegato Vignarca.

La mozione della Lega (sostenuta anche da Forza Italia) è stata rigettata, ma quella approvata dalla maggioranza è molto generica, e fondamentalmente vuota di contenuti: “Si impegna solo a valutare su una base di tutta una serie di considerazioni il programma. Ribadisce l’ovvio: ovviamente bisogna valutare in un programma che comprende dei contratti annuali. Si tratta di una decisione che per statuto deve essere ripresa ogni anno e quindi è chiaro che ci deve essere una valutazione. D’altro canto, però, non si dice niente sull’opportunità o meno di dimezzare il budget. Si stanno quindi lasciando le cose come stavano, e cioè sulla via di una continuazione del programma addirittura senza un dimezzamento del budget previsto. Se non si dice nulla e si impegna solamente il governo a valutare è chiaro che è un modo per lavarsene le mani”, prosegue il coordinatore di Rete Disarmo.

Un approccio al tema che non lascia molto margine ai dubbi, sostiene Vignarca: “Dal momento che le valutazioni fino ad ora hanno consentito al programma di andare avanti è un po’ una luce verde. Magari un pochino mascherata, ma nel concreto c’è una luce verde alla continuazione del programma. Questo diventa problematico perché nonostante il rinvio di un anno da parte degli Stati Uniti, ad un certo punto una decisione dovrà essere presa. E quando arriverà il momento, quella sarà una decisione definitiva: il programma prevede proprio che alla fine ci siano due contratti pluriennali (non più quindi solo di anno in anno) che non lasceranno più margine di modifica”.

Le reazioni dalla politica

Il pentastellato Luca Frusone, membro della commissione Difesa alla Camera, ha commentato: “Le condizioni rispetto a 6 anni fa sono cambiate. Ci troviamo in uno stato avanzato del programma, ma è necessario avviare un dibattito franco sul tema, per evitare scelte sbagliate e affrettate, lasciando sempre da parte gli approcci ideologici”. Un’affermazione che secondo Vignarca è l’esempio che per eccellenza rappresenta il cambiamento nelle posizioni del Movimento. “Il gruppo Cinque Stelle alla Camera nel corso del tempo si è molto trasformato e ha cambiato la sua posizione. Tutto è legittimo, anche un cambio di posizione, però almeno deve essere riconosciuto. Almeno si convenga che una parte dei pentastellati, almeno per quanto riguarda la Camera, ha cambiato la sua posizione, e anche di molto”.

Per quanto riguarda palazzo Madama, invece, i senatori pentastellati si sono rivelati fermi nelle posizioni originali del Movimento. In una nota i membri Cinque Stelle del Senato hanno ricordato quanto sostenuto da alcuni ufficiali dell’Aeronautica in congedo nel 2014, per cui “l’F35 è un progetto da superpotenza sproporzionato per le esigenze strategiche del nostro Paese: è significativo che né Francia né Germania partecipano al programma F-35, contrariamente al Regno Unito che però ha un bilancio della Difesa che è tre volte il nostro e inoltre ha un rapporto strategico unico con gli Stati Uniti. Quel che abbiamo in termini di mezzi aerei e quello che è in via di immissione in servizio basta e avanza”. I senatori del M5S hanno quindi concluso: “Riteniamo un diritto e un dovere dei rappresentanti dei cittadini valutare con attenzione le future fasi del programma, tenendo conto dell’aumento dei costi, dell’evoluzione delle tecnologie, delle ricadute industriali e occupazionali e delle reali esigenze operative delle nostre forze aeree”.

Gianluca Ferrara ha poi aggiunto: “La Lega di Matteo Salvini pretendeva che il governo firmasse a nome dei cittadini italiani una cambiale in bianco, da non meno di 10 miliardi, per comprare dagli Stati Uniti altri sessantadue bombardieri F-35. Un progetto di riarmo che è talmente insostenibile dal punto di vista economico e sorpassato dal punto di vista tecnologico che molti Paesi, USA compresi, lo hanno già tagliato”. Ferrara ha quindi chiamato ad una revisione del programma da parte dell’Italia, confermando la sua posizione di contrasto al piano militare.

Annalisa Girardi

20 novembre 2019

https://www.fanpage.it/politica/f35-m5s-cambia-idea-via-libera-allacquisto-dei-caccia-che-i-pentastellati-dicevano-di-non-volere/

“Spaccategli la testa!” (09/05/2015)

La violenza con cui è stata imposta la nuova legge elettorale firmata immediatamente dal presidente della Repubblica mostra un piglio dittatoriale che combacia con il programma della loggia massonica P2 di Licio Gelli.

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“Padre Calderolo'” (21/07/2014)

Quasi all’unanimità l’informazione sostiene che la sentenza favorevole a Berlusconi va tutta a favore di Forza Italia. Noi invece pensiamo che i nodi da sciogliere siano ben altri, in primo luogo la grossolana manomissione della Costituzione.

 

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“L’antico feticcio” (27/06/2014)

Matteo Renzi si è presentato a sorpresa alle trattative sulla legge elettorale con il M5S con l’obiettivo di negare ogni trattativa, cambiando immediatamente atteggiamento non appena si è reso conto della serietà del progetto di legge presentato.

 

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“Bipolarismo coatto” (19/06/2014)

Difficoltà nel PD per la proposta di legge elettorale del Movimento 5 Stelle. Sembrava tutto fatto, Berlusconi avrebbe assicurato la copertura politica, invece Matteo Renzi dovrà scegliere fra una riforma elettorale maggioritaria o proporzionale.

 

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