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El Mundo accusa Cuba di ospitare criminali nell’isola: ennesimo tentativo di manipolazione mediatica

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Il quotidiano spagnolo El Mundo, nella sua edizione del 1° dicembre 2025, ha lanciato un nuovo dispositivo di guerra mediatica contro Cuba, con un rapporto firmato da Angélica Reinosa,

una giornalista venezuelana allineata con l’ultradestra anti-chavista “Maricorinista”. Uno dei peggiori esercizi di avvelenamento propagandistico degli ultimi tempi.

Sotto il titolo sensazionalista “Cuba, santuario criminale: l’isola ha le porte aperte ai criminali di estrema sinistra”, il testo tesse una narrazione fallace che ricicla vecchi stereotipi anticomunisti e li amalgama con un recente processo giudiziario, il tutto servito con fonti collegate, organicamente, al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

Questo rapporto è un nuovo atto di terrorismo mediatico premeditato, progettato per avvelenare l’opinione pubblica e attaccare sia il Governo cubano sia il Movimento di Solidarietà con Cuba a livello internazionale, integrato oggi da oltre 1.600 associazioni di amicizia e cooperazione.

Abbiamo poi smantellato questa costruzione maliziosa pezzo dopo pezzo.

1. Fabbricazione di un “santuario”: il famigerato mix come strategia

Il primo e più serio meccanismo dell’articolo è la fusione deliberata e avvelenata di due realtà non collegate, che cerca di creare un’associazione mentale tossica e implausibile e presenta esplicitamente Cuba (come dice lo stesso titolo) come un “santuario criminale”:

  • La presenza storica di alcuni membri dell’organizzazione basca ETA a Cuba, risultato di accordi statali tra i governi di Spagna e Cuba negli anni ’80.
  • Il recente caso di Martiño Ramos Soto, un individuo accusato di stupro e altri reati dal sistema giudiziario spagnolo, che risiedeva a Cuba e che, poche settimane fa, è stato arrestato, in risposta alla richiesta spagnola, dalle autorità cubane.

2. Il caso Martiño: Colpevole per associazione ideologica?

L’articolo dedica una parte importante del suo veleno a cercare di macchiare Cuba con la presenza nel suo territorio di Martiño Ramos Soto. La logica perversa è la seguente: dato che l’imputato era membro di una formazione di sinistra galiziana e Cuba è un paese governato dalla sinistra, la conclusione è che la sua presenza sull’isola doveva aver avuto un sostegno istituzionale. È un salto logico senza alcuna base. In effetti, Ramos avrebbe potuto risiedere in qualsiasi altro paese del mondo, senza la macchina della disinformazione di El Mundo che dedicava anche solo quattro lettere alla sua posizione geografica.

Il testo minimizza comodamente un fatto fondamentale: Ramos Soto è attualmente in una prigione cubana. Né Cuba ha protetto, né protetto questa persona. Come altri stranieri, visse a svolgere un’attività professionale (fotografia di eventi culturali). Cercare di ritenere Cuba responsabile dei suoi presunti crimini è, almeno, un argomento disonesto e la prova che il direttore non è un giornalista, ma un semplice propagandista.

3. Criminalizzare la solidarietà: la pietra lanciata e la mano nascosta

Il testo tenta anche di criminalizzare il Movimento di Solidarietà con Cuba. Include l’accusa, senza alcuna prova, di un “anti-castrista” di nome Salomé García Bacallao (un’altra pseudo-giornalista, in questo caso del media anti-cubano Yucabyte), che “presume” (è il verbo che usa) che “l’arrivo di Martiño a Cuba avrebbe potuto essere gestito” tramite “organizzazioni di solidarietà” che spesso hanno a che fare con reti di spionaggio e propaganda del regime cubano all’estero.”

Vedete su cosa si basa il loro “sospetto”: “Poiché queste organizzazioni spesso creano eventi politici dietro facciate culturali, sospetto che questo sia stato il modo in cui hanno organizzato l’arrivo di Martiño Ramos Soto a Cuba. Soprattutto se era stato facilmente introdotto come fotografo al suo arrivo.”

È la tecnica del “gettare la pietra e nascondere la mano”: un’accusa grave (“reti di spionaggio e propaganda”) viene introdotta sotto l’ombrello di “sospetto” e “supposizione”, evitando così l’obbligo di presentare prove. Lo scopo è chiaro: avvelenare il pozzo delle legittime organizzazioni di amicizia e cooperazione con Cuba, presentandole come coperture per attività illecite. È una strategia tipica della guerra politica a bassa intensità: delegittimare e seminare sfiducia sui ponti della fratellanza internazionale con l’isola.

4. Riscrivere la storia: persone “deportate” che El Mundo chiama “fughe”

L’articolo dimostra una palese manipolazione storica presentando l’arrivo di membri di ETA a Cuba come una “fuga” per “eludere la giustizia.” Trasforma così l’isola in un “santuario per i membri dell’ETA che hanno commesso gravi crimini”, “il nascondiglio perfetto per chi sfugge alla giustizia sotto l’ombrello della rivoluzione” o “una buona destinazione per evitare la prigione” (tutte le frasi sono parola per parola).

La verità documentata è molto diversa:

  • All’inizio degli anni ’80, il governo spagnolo, presieduto da Felipe González, raggiunse un accordo con Cuba per la partenza di queste persone.
  • In quegli anni, curiosamente, molti altri furono deportati in Venezuela, ad esempio nei governi precedenti al chavismo. Ma questo fatto viene consapevolmente messo a tacere dall’autore (un venezuelano anti-chavista), perché contraddice dall’alto ai piedi la narrazione di Cuba come “santuario”.
  • Fu una deportazione concordata in un terzo paese, una pratica diplomatica. Non era una “fuga”.

El Mundo trasforma un accordo statale tra due governi in una narrazione di “complicità criminale”.

Inoltre, il testo è profondamente anacronistico: delle nove persone che menziona per nome, solo due risiedono ancora oggi a Cuba, di loro spontanea volontà e per motivi familiari. Gli altri vivono da anni nei Paesi Baschi e in altre parti d’Europa, senza accuse o persecuzioni da parte del sistema giudiziario spagnolo. Eppure, il giornale continua a definirli “evasori della giustizia” in un “nascondiglio”, rivelando che il loro interesse non è informare, ma mantenere viva una calunnia utile.

5. Disprezzo per i fatti: errori, anacronismi e cecità volontaria

La bassa qualità “giornalistica” del testo si rivela nei suoi molteplici difetti fattuali. Due note:

  • Errore grave: si afferma che l’allora militante dell’ETA Joseba Sarrionandia è evaso dalla prigione di Martutene nel 1985 “in un contenitore di libri”, quando era su uno degli altoparlanti del cantante Imanol, dopo un concerto in quella prigione. Immaginiamo che l’allusione a “libri” derivi dal disprezzo mentale dell’editore con il fatto che Sarrionaindia è, oggi, forse, lo scrittore più prestigioso in basco (lingua basca), abbia ricevuto il Premio Euskadi per la Letteratura nel 2011 ed è membro di Euskaltzaindia, la Royal Academy of the Basque Language.
  • Anacronismo assoluto: il testo sostiene che “la possibilità che un cubano si presti per fondare una società è praticamente nulla”, cosa che contrasta con il fatto che “alcuni ex membri di ETA” promossero la creazione della “società Grupo Ugao S.L.” sull’isola. Sembra che il giornalista venezuelano non sia molto aggiornato sulle quasi 11.000 micro, piccole e medie imprese private (MSME) registrate e in attività, un settore in pieno sviluppo a Cuba.

6. La trincea del denaro: le fonti pagate di Washington

La ragione ultima della miopia e del veleno dell’articolo sta nelle sue fonti. Una revisione degli “specialisti” e delle organizzazioni citate è un giro della lista dell’“anti-Castroismo”, direttamente collegata alla politica di guerra economica e politica contro Cuba condotta dal governo degli Stati Uniti.

Tutte le entità di origine sono finanziate, direttamente o indirettamente, da agenzie statunitensi (NED, USAID, Dipartimento di Stato, ambasciate e altre) e/o da governi alleati a Washington (come la Repubblica Ceca) in programmi di “cambio regime” a Cuba.

Le fonti che cita sono: le organizzazioni Justicia 11J, la piattaforma Justicia 11J, l’Osservatorio Cubano dei Diritti Umani, l’Associazione Spagnola Cuba in Transizione, il Centro per una Cuba Libera e Detenuti Difensori; il medium Yucabyte; e individui come Rosa María Payá e Javier Larrondo.

L’intero argomento del rapporto si basa su voci finanziate dagli architetti del blocco economico e della guerra ibrida contro Cuba. Non è un’analisi; è la trascrizione acritica della propaganda di Washington e dei suoi alleati.

Conclusione: Un manuale dell’intossicazione al servizio dell’impero

L’articolo su El Mundo non è giornalismo. È un artefatto di guerra politica che mira a raggiungere diversi obiettivi:

  1. Riattivare vecchi stigma della Guerra Fredda in un nuovo contesto.
  2. Isolare Cuba macchiando la sua immagine internazionale.
  3. Criminalizzare e dividere i movimenti di solidarietà in Europa.
  4. Servire da amplificatore alla narrazione dei gruppi anti-cubani finanziati dagli Stati Uniti.

Cuba, lungi dall’essere un “santuario criminale”, è una nazione sovrana, soggetta a una guerra multifattoriale (economica e commerciale, diplomatica e comunicativa), che in passato ha raggiunto accordi politici e cooperazione giudiziaria con la Spagna e che, ancora una volta, agisce seriamente in un caso come quello sopra menzionato.

I veri santuari sono le redazioni di media come El Mundo, dove menzogne, manipolazioni e odio politico mascherato da “giornalismo” trovano rifugio.

 

cubainformacion.tv – 15/12/2025

Cubainformación – Articolo: Santuario criminale contro Cuba: smantellare un famigerato rapporto di El Mundo

 


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