Il presidente dell’ANPI Pagliarulo, dopo aver suscitato una vasta protesta di iscritti e intere sezioni per aver concordato con l’UCEI, un vergognoso protocollo di intesa sulla partecipazione di organizzazioni ebraiche con tanto di bandiere israeliane alle manifestazioni del 25 aprile, è ritornato sul tema rivendicando in pieno la scelta compiuta e proponendo ai “ribelli” (e solo a loro) un confronto non aperto e pubblico ma solo “interno” (il testo della lettera si trova in coda alla presente), finalizzato con tutta evidenza a smorzare le critiche anche con l’arrivo di messi della presidenza che dovrebbero pacificare gli animi e portarlo fuori dalle difficoltà.
Ennio Gori Sezione ANPI di Arezzo
A.N.P.I.
A S S O C I A Z I O N E N A Z I O N A L E P A R T I G I A N I D ’ I T A L I A E T S
COMITATO NAZIONALE
Prot. 96 Roma, 14 agosto 2026
Alle/ai Presidenti dei Comitati Provinciali ANPI
(con preghiera di trasmissione alle Sezioni)
Alle/ai Coordinatori Regionali ANPI
Alle/ai Presidenti Sezioni ANPI all’estero
Ai Responsabili Aree Territoriali
e p.c. Alle/ai componenti il Comitato Nazionale ANPI Al Controllore monocratico
Care compagne e cari compagni,
l’incontro con i rappresentanti dell’UCEI aveva come obiettivo la prospettiva del prossimo 27 gennaio (Giornata della Memoria) e specialmente del prossimo 25 aprile. I gravissimi eventi avvenuti quest’anno in particolare a Roma e a Milano richiedevano infatti un abbassamento della tensione, senza per questo minimizzare le pesanti responsabilità della comunità ebraica romana per comportamenti gravissimi contro l’ANPI di Roma che datano ben prima della sparatoria del 25 aprile, e della comunità ebraica milanese, guidata da una persona di palese orientamento di estrema destra e particolarmente ostile verso l’ANPI. Era nota la richiesta di tale incontro avanzata da me pubblicamente proprio il 25 aprile e la risposta positiva della presidente UCEI avvenuta diverse settimane dopo.
Dopo la pubblicazione della dichiarazione congiunta ANPI-UCEI avvenuta il 28 luglio sono pervenute e rese pubbliche – in particolare tramite i social – critiche, alcune delle quali aspre, da parte di singole sezioni e di alcuni Comitati provinciali ANPI.
LE CRITICHE
In particolare si contesta che non c’è nulla sulle responsabilità di Israele per le sue molteplici aggressioni ad altri Stati, sull’ignobile massacro di Gaza, giudicato ragionevolmente come genocidio da una commissione ONU e ancora di fatto in corso, sulla violentissima politica di sostituzione etnica in Cisgiordania. Insomma, si sospetta e in qualche caso addirittura si denuncia un cambiamento d’orientamento politico.
Tali dubbi e tali denunce non hanno alcun fondamento; è chiarissimo il contrasto ripetuto e radicale che l’ANPI ha manifestato nei confronti delle politiche criminali israeliane. Non sto a ricordare a voi tutto ciò che l’ANPI ha fatto e fa (e farà) a sostegno della causa palestinese.
Il punto è che il comunicato congiunto non aveva per nulla come oggetto questo tema.
È chiaro che la distanza, grande, riguarda il contesto internazionale attuale, il genocidio e il giudizio sul ruolo di Israele in Medioriente, ma questo non ci può impedire il filo di un dialogo. Certo, l’UCEI non è paragonabile alle altre associazioni partigiane, ma persino con alcune di loro abbiamo posizioni diverse e in alcuni casi contrapposte su temi essenziali come quello della pace e della guerra, ma non per questo non ci confrontiamo e assumiamo iniziative congiunte.
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Va ricordato che la nuova presidente nazionale Livia Ottolenghi ha manifestato una predisposizione al dialogo superiore rispetto a ciò che avveniva in passato, pur avendo opinioni diverse o opposte dalle nostre su vari temi, a cominciare dal disegno di legge cosiddetto sull’antisemitismo da lei apertamente sostenuto.
Nel corso dell’incontro sono ovviamente emerse differenze e posizioni contrapposte su diversi temi, ma ciò che ci sembrava necessario era mettere in luce i punti su cui si era trovata una convergenza.
I CONTENUTI DELLA DICHIARAZIONE CONGIUNTA
Sul merito della dichiarazione congiunta sottolineo poche cose: si conviene sul “valore attuale dell’antifascismo come fondamento della Costituzione italiana”. Ancorare l’UCEI all’antifascismo vuol dire isolare l’estrema destra delle comunità ebraiche in particolare a Milano e a Roma. Si tratta di un punto tutt’altro che scontato e di importanza essenziale, se si vuole contrastare tale deriva estremista. La questione è dirimente in particolare per l’ANPI, la cui natura e missione è quella di promuovere la più larga unità antifascista.
Si condanna poi “qualsiasi atto di violenza, ovunque abbia origine” e si riconferma il “diritto della componente ebraica alla partecipazione in sicurezza alle celebrazioni del 25 aprile contrastando scelte e comportamenti divisivi di qualsiasi natura e da qualsiasi parte”. Si condanna implicitamente la sparatoria di Roma e le provocatorie sceneggiate milanesi con l’effige dello scià e di Trump. Alcuni sostengono che tali formulazioni possono far pensare alla condanna di atti di violenza o comportamenti divisivi anche da parte dell’ANPI, atti e comportamenti ovviamente mai esistiti. Nella discussione interna è un punto che va senz’altro chiarito.
Infine si propone di abbassare i toni – tale era, come già detto, l’obiettivo principale dell’incontro – e di operare unitariamente affinché si arrivi al 25 aprile 2027 – ma anche al 27 gennaio – senza incidenti e tensioni.
PONTI, NON BARRIERE: APRIRE NELL’ANPI UN DIALOGO COSTRUTTIVO
All’interno dell’ANPI e di tanta parte della popolazione in particolare giovanile c’è stato e c’è un rigetto in primo luogo morale della criminale politica israeliana. Questo giusto rigetto va sostenuto e ovviamente governato. Ci muoviamo in piena continuità con la natura e la storia dell’ANPI: il 7 marzo 2002 Arrigo Boldrini, in una lettera agli ambasciatori di Israele e di Palestina, scriveva fra l’altro: “Se Israele ha diritto ad esistere nella sicurezza, il popolo palestinese ha diritto a una patria ed alla più completa sovranità dei territori”.
Questa è sostanzialmente la linea che l’ANPI ha seguito fin dagli anni 70 sul conflitto. Non c’è dubbio che la situazione sia precipitata in modo inaudito con questo governo di assassini seriali, incendiando l’intero Medio Oriente. Ma perché non dovremmo avere rapporti con le comunità ebraiche in Italia con cui da decenni svolgiamo iniziative comuni sulla Shoah? Sottolineo che a Milano e a Roma sono state le comunità locali a rompere con l’ANPI e mai viceversa.
In conclusione va compreso lo sconcerto, condivisa l’angoscia per Gaza, ritenute legittime le critiche perché l’ANPI è un’associazione pluralista. Ma va respinta con fermezza l’idea di un qualsiasi cambiamento di orientamento del gruppo dirigente dell’ANPI e va sostenuta una linea tesa ad abbassare la tensione nella prospettiva del prossimo 25 aprile. Assieme, va ricordato che l’ANPI non può avere lo stesso atteggiamento di un partito politico, e tanto meno può tollerare eventuali strumentalizzazioni di qualsiasi partito.
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Per questo invito tutti i presidenti e le vicepresidenti provinciali a promuovere nelle Sezioni o nei Comitati provinciali che hanno espresso posizioni critiche un confronto franco e aperto, senza burocratismi di qualsiasi natura, ma interno, chiedendo – ove possibile – la presenza di un dirigente nazionale dell’ANPI. Aggiungo che vanno evitate prese di posizione pubbliche che danneggiano l’ANPI. Le critiche sono finite, fra le altre, sulle pagine del Giornale e del Foglio che non vedevano l’ora di attaccare l’ANPI. L’unità dell’ANPI si fonda sul pluralismo, ma anche sulla responsabilità collettiva: non sfugge a nessuno che ci troviamo in un tornante difficile e delicato, a cominciare dalla situazione nazionale e dalle prossime elezioni politiche.
Mi scuso per la lunghezza e vi ringrazio per l’attenzione.
Un cordialissimo saluto,
Gianfranco Pagliarulo
Presidente nazionale ANPI

