Difesa annuncia “Fase 2” acquisto caccia F-35: 3,5 mld bruciati per caccia d’attacco

L’annuncio del Ministro della Difesa Guerini alle Commissioni parlamentari di passaggio alla ‘Fase 2’ nel programma di acquisizione degli F-35 è gravissimo: la Campagna “Taglia le ali alle armi” esprime tutta la propria contrarietà rispetto alla decisione presa.

A pochi giorni dal voto alla Camera sulle Mozioni relative al Programma Joint Strike Fighter il Ministro Guerini ha annunciato oggi alle Commissioni Difesa di Camera e Senato la decisione del Governo di confermare al JPO del Programma F35 negli Stati Uniti l’intenzione dell’Italia di partecipare alla “Fase 2” pluriennale del caccia F-35.
Un impegno che comporterà nei prossimi anni l’acquisto di 27 caccia (oltre 3,5 miliardi di euro di spesa previsti, con un costo medio per aereo di 130 milioni) nonostante gli stessi Stati Uniti abbiano rimandato di un anno la conferma definitiva della fase di produzione“full-rate”.

Una decisione che appare come una presa in giro sia per gli italiani, considerata l’attuale congiuntura economica problematica, sia per lo stesso Parlamento che aveva chiesto con il voto alla Camera di valutare le nuovi fasi del programma. Cosa ovviamente impossibile in soli dieci giorni: si rende dunque evidente che la decisione di sprecare fondi per un caccia con capacità nucleare era già stata presa dal Governo Conte prima ancora del dibattito parlamentare. Una decisione “più veloce” dello stesso aereo (e soprattutto del percorso lungo, accidentato e pieno di problemi di realizzazione del programma JSF):

Sembra quasi che il Governo più che dare ascolto e seguito alla Mozione di Maggioranza proposta e votata dal Movimento 5 Stelle, dal Partito Democratico, da Italia Viva e da Liberi e Uguali abbia voluto soddisfare le richieste di Lega e Fratelli d’Italia, che domandavano un impegno immediato e completo a favore dei cacciabombardieri.

La campagna “Taglia le ali alle armi” (promossa da Sbilanciamoci, Rete della Pace e  rete Italiana per il Disarmo) rinnova la propria condanna per questa decisione grave – e con ogni probabilità difficilmente cancellabile, anche se chiederemo la massima trasparenza sui dettagli contrattuali – che porta l’Italia a bruciare ancora miliardi per un programma di armamento pieno di problemi e dalla chiara vocazione offensiva. Al posto di concentrare risorse per il rilancio dell’economia, del lavoro, della protezione dell’ambiente.

Campagna #StopF35! Ultima possibilità!

Roma, 28 novembre 2019

 

F35, M5S cambia idea: via libera all’acquisto dei caccia

“Tutto è legittimo, anche un cambio di posizione, però almeno deve essere riconosciuto. Almeno si convenga che una parte dei pentastellati, almeno per quanto riguarda la Camera, ha cambiato la sua posizione, e anche di molto”: così Rete Disarmo commenta a Fanpage.it il voltafaccia del Movimento Cinque Stelle sul programma di acquisto degli F35, i caccia statunitensi.

Il Movimento Cinque Stelle ha cambiato idea sugli F35: la maggioranza ha dato il via libera ieri sera alla Camera al programma di acquisto dei 90 cacciabombardieri, a cui i pentastellati si erano sempre opposti. L’accordo iniziale con Washington, stipulato nel 1998, era stato revisionato e ridimensionato dal governo di Mario Monti nel 2012, per cui gli F-35 che Roma avrebbe dovuto acquistare erano passati da 131 a 90. In un primo momento il governo di Giuseppe Conte era sembrato deciso a mantenere il suo impegno nel progetto di acquisizione dei 90 jet di ultima generazione, ma la questione era poi finita sul tavolo della discussione anche a causa del freno dei Cinque Stelle.

Appena poco più di un mese fa il capogruppo pentastellato in Commissione esteri, Gianluca Ferrara, aveva affermato: “Il Movimento ha sempre criticato questo programma militare. Un progetto insostenibile che molti Paesi, Usa compresi, hanno già tagliato. Leggiamo con stupore le ricostruzioni giornalistiche riguardanti la presunta conferma del programma F-35 che il presidente Conte avrebbe dato a segretario di Stato statunitense Pompeo. Una rinegoziazione è doverosa anche da parte dell’Italia. Confidiamo che il nostro premier farà la scelta giusta”.

Ma la questione pare essersi completamente ribaltata: la mozione approvata in serata dalla maggioranza, infatti, non chiede la sospensione del programma di acquisto degli aerei militari o un ridimensionamento della spesa, ma solo di “valutare le future fasi del programma tenendo conto dei mutamenti del contesto geopolitico, delle nuove tecnologie, dei costi che si profilano, degli impegni internazionali assunti dall’Italia, delle esigenze di contenimento della spesa pubblica, della tutela e delle opportunità dell’industria italiana del comparto difesa e dell’occupazione”.
Rete Disarmo: “La posizione dei Cinque Stelle è cambiata. E di molto”

Il coordinatore di Rete italiana per il Disarmo, Francesco Vignarca, contattato da Fanpage.it, ha ricostruito l’approccio del Movimento alla questione durante gli anni, spiegando come si è arrivati all’approvazione della mozione di maggioranza. “Da quando è cambiata la legislatura il Parlamento non ha più affrontato a fondo la questione degli F35. Dal nostro punto di vista ovviamente la pressione è sempre stata indirizzata a un ripensamento del programma o quantomeno una conferma di una volontà di dimezzamento del budget. Poi la cosa è un po’ più precipitata nei tempi rispetto a quello che pensavamo, perché la Lega in autonomia ha presentato una mozione a completo favore di f35, che prevedeva anche una velocizzazione dei tempi, quando anche gli Stati Uniti hanno rimandato di un anno la decisione finale per questioni problematiche. Quindi si è sviluppato un dibattito nel giro di due giorni: lunedì sera è stata fatta la discussione generale mentre ieri sera hanno votato”, ha spiegato Vignarca.

La mozione della Lega (sostenuta anche da Forza Italia) è stata rigettata, ma quella approvata dalla maggioranza è molto generica, e fondamentalmente vuota di contenuti: “Si impegna solo a valutare su una base di tutta una serie di considerazioni il programma. Ribadisce l’ovvio: ovviamente bisogna valutare in un programma che comprende dei contratti annuali. Si tratta di una decisione che per statuto deve essere ripresa ogni anno e quindi è chiaro che ci deve essere una valutazione. D’altro canto, però, non si dice niente sull’opportunità o meno di dimezzare il budget. Si stanno quindi lasciando le cose come stavano, e cioè sulla via di una continuazione del programma addirittura senza un dimezzamento del budget previsto. Se non si dice nulla e si impegna solamente il governo a valutare è chiaro che è un modo per lavarsene le mani”, prosegue il coordinatore di Rete Disarmo.

Un approccio al tema che non lascia molto margine ai dubbi, sostiene Vignarca: “Dal momento che le valutazioni fino ad ora hanno consentito al programma di andare avanti è un po’ una luce verde. Magari un pochino mascherata, ma nel concreto c’è una luce verde alla continuazione del programma. Questo diventa problematico perché nonostante il rinvio di un anno da parte degli Stati Uniti, ad un certo punto una decisione dovrà essere presa. E quando arriverà il momento, quella sarà una decisione definitiva: il programma prevede proprio che alla fine ci siano due contratti pluriennali (non più quindi solo di anno in anno) che non lasceranno più margine di modifica”.

Le reazioni dalla politica

Il pentastellato Luca Frusone, membro della commissione Difesa alla Camera, ha commentato: “Le condizioni rispetto a 6 anni fa sono cambiate. Ci troviamo in uno stato avanzato del programma, ma è necessario avviare un dibattito franco sul tema, per evitare scelte sbagliate e affrettate, lasciando sempre da parte gli approcci ideologici”. Un’affermazione che secondo Vignarca è l’esempio che per eccellenza rappresenta il cambiamento nelle posizioni del Movimento. “Il gruppo Cinque Stelle alla Camera nel corso del tempo si è molto trasformato e ha cambiato la sua posizione. Tutto è legittimo, anche un cambio di posizione, però almeno deve essere riconosciuto. Almeno si convenga che una parte dei pentastellati, almeno per quanto riguarda la Camera, ha cambiato la sua posizione, e anche di molto”.

Per quanto riguarda palazzo Madama, invece, i senatori pentastellati si sono rivelati fermi nelle posizioni originali del Movimento. In una nota i membri Cinque Stelle del Senato hanno ricordato quanto sostenuto da alcuni ufficiali dell’Aeronautica in congedo nel 2014, per cui “l’F35 è un progetto da superpotenza sproporzionato per le esigenze strategiche del nostro Paese: è significativo che né Francia né Germania partecipano al programma F-35, contrariamente al Regno Unito che però ha un bilancio della Difesa che è tre volte il nostro e inoltre ha un rapporto strategico unico con gli Stati Uniti. Quel che abbiamo in termini di mezzi aerei e quello che è in via di immissione in servizio basta e avanza”. I senatori del M5S hanno quindi concluso: “Riteniamo un diritto e un dovere dei rappresentanti dei cittadini valutare con attenzione le future fasi del programma, tenendo conto dell’aumento dei costi, dell’evoluzione delle tecnologie, delle ricadute industriali e occupazionali e delle reali esigenze operative delle nostre forze aeree”.

Gianluca Ferrara ha poi aggiunto: “La Lega di Matteo Salvini pretendeva che il governo firmasse a nome dei cittadini italiani una cambiale in bianco, da non meno di 10 miliardi, per comprare dagli Stati Uniti altri sessantadue bombardieri F-35. Un progetto di riarmo che è talmente insostenibile dal punto di vista economico e sorpassato dal punto di vista tecnologico che molti Paesi, USA compresi, lo hanno già tagliato”. Ferrara ha quindi chiamato ad una revisione del programma da parte dell’Italia, confermando la sua posizione di contrasto al piano militare.

Annalisa Girardi

20 novembre 2019

https://www.fanpage.it/politica/f35-m5s-cambia-idea-via-libera-allacquisto-dei-caccia-che-i-pentastellati-dicevano-di-non-volere/

Mozioni su F-35 alla Camera: passaggio inutile

La Campagna “Taglia le ali alle armi” esprime la sua grande delusione per il dibattito avvenuto alla Camera sulle Mozioni parlamentari relative al Programma dei cacciabombardieri F-35.

La Mozione della maggioranza (presentata da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle) non chiede il taglio o la sospensione del programma, ma solo “a valutare le future fasi del programma tenendo conto dei mutamenti del contesto geopolitico, delle nuove tecnologie che si stanno affacciando, dei costi che si profilano, degli impegni internazionali assunti dall’Italia, delle esigenze di contenimento della spesa pubblica, della tutela e delle opportunità dell’industria italiana del comparto difesa e dell’occupazione, al fine dell’accrescimento del know-how nazionale, dell’accesso alla tecnologia straniera e delle risorse disponibili”.

A nostro parere si tratta di un testo di Mozione generico e senza coraggio, che non prende alcuna posizione su una questione così importante e dall’impatto rilevante sui fondi pubblici e sulla spesa militare, ma che in questo modo nella pratica avvalora la continuazione del Programma secondo i piani già stabiliti. Rinnoviamo invece la nostra piena contrarietà rispetto alle Mozioni presentate dalle minoranze (in particolare da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia) che chiedevano una conferma ed addirittura una accelerazione degli acquisti dei caccia con capacità nucleare.

Siamo delusi in particolare dal Movimento 5 Stelle, che nella scorsa Legislatura aveva chiesto con forza lo stop complessivo del programma JSF, e dal Partito Democratico che sempre nella scorsa Legislatura aveva quantomeno chiesto il dimezzamento della spesa. La Campagna “Taglia le ali alle armi” (promossa da Sbilanciamoci, Rete della Pace e Rete Italiana per il Disarmo) continuerà a chiedere lo la cancellazione definitiva della partecipazione italiana al programma F-35, un inutile spreco di risorse.

Ricordiamo come l’Italia abbia già sottoscritto contratti per almeno 28 velivoli spendendo fino ad ora una cifra di almeno 5 miliardi di euro (comprese le fasi iniziali di sviluppo). Se il profilo di acquisizione dovesse essere confermato saranno ancora almeno 9 i miliardi di euro da spendere, che diventeranno almeno 50 complessivamente lungo tutto il ciclo di vita del programma. Nonostante i recenti annunci soddisfatti di Lockheed Martin (la capo-commessa del progetto) in direzione opposta, i costi per singolo velivolo (in leggera discesa perché il Pentagono sta volontariamente comprando più aerei) continuano a rimanere molto alti se si considerano anche retrofit e completamento di tutte le parti. E lo stesso Pentagono ha dovuto confermare in questi giorni i numerosi problemi tecnici che mantengono bassissima l’affidabilità della flotta. Tanto è vero che è stata posticipata di un anno (ulteriore ritardo rispetto a tutti i programmi iniziali) la firma dei contratti di produzione definitiva full-rate.

 

Campagna #StopF35! Ultima possibilità!

Roma, 19 novembre 2019

“Il Parlamento cancelli la mozione della Lega a favore dei caccia!”

Lega presenta Mozione a favore dei caccia, la Campagna NOF35: “Il Parlamento invece cancelli questo dannoso progetto”

Inaccettabile che si voglia continuare in questo errore ormai acclarato e che alcune forze politiche si vogliano mettere a completo servizio dell’industria militare sia italiana che statunitense

È prevista oggi alla Camera dei Deputati la discussione generale relativamente ad una Mozione presentata da alcuni deputati della Lega Salvini Premier (e sottoscritta poi anche da esponenti di Forza Italia) relativamente al programma di acquisto dei cacciabombardieri F-35. La Mozione si schiera apertamente a favore dell’acquisto degli aerei militari più costosi della storia e che hanno sperimentato, nel corso degli ormai due decenni di vita del programma, numerosi inconvenienti tecnici e problematiche anche di natura finanziaria e gestionale. Secondo il testo presentato dalla Lega il Governo dovrebbe non solo “esprimere un univoco orientamento alla conferma della commessa” e “definire contestualmente in tempi rapidi gli acquisti del velivolo programmati per il prossimo triennio” ma addirittura “esplorare, contestualmente, la possibilità di allargare ulteriormente gli ambiti di cooperazione nel campo aerospaziale e della difesa” fra Italia e Stati Uniti.

La Campagna “Taglia le ali e le armi” che da oltre dieci anni si batte contro questo progetto inutile e dannoso, sia dal punto di vista della scelta complessiva sia dal punto di vista dell’utilizzo di risorse di spesa militare, rigetta pienamente l’impostazione di fondo di questa Mozione e chiede invece che il Parlamento si esprima nella direzione opposta.

“Gli F-35 non servono a difendere il Paese e non servono per le cosiddette missioni di pace, ma sono utili solo ad aumentare gli affari dell’industria militare e, in caso, ad essere usati per azioni d’attacco e di guerra” commenta Giulio Marcon portavoce di Sbilanciamoci! “Ripetiamo ancora una volta che quelli per il programma JSF sono soldi buttati che invece potrebbero essere usati ad esempio per risanare il territorio lottando contro il dissesto idrogeologico o mettere in sicurezza le scuole: l’Italia non ha alcun bisogno di spendere decine di miliardi per le armi, ma dovrebbe invece impiegare tali fondi per il lavoro, gli ospedali, l’ambiente”.

Per tutti questi motivi la nostra Campagna (promossa e rilanciata da Rete della Pace, Sbilanciamoci, Rete Italiana per il Disarmo) fa appello a tutti i Parlamentari affinché presentino Mozioni che chiedano la cancellazione della partecipazione italiana al Programma F-35 o quanto meno il rispetto, mai avvenuto, della precedente mozione parlamentare del 2014 che ne chiedeva il dimezzamento del budget.

“Chiediamo al Parlamento di dare al Paese un segnale di responsabilità, aprendo gli occhi sulle emergenze e sulle priorità che sono la difesa del territorio, gli investimenti per lo sviluppo sostenibile, per la ricerca, per la per produzione e l’occupazione, pulita, stabile e civile” sottolinea Sergio Bassoli della Segreteria di Rete della Pace “Dobbiamo terminare questi investimenti nell’economia di guerra. Chiediamo al Parlamento ed al Governo di approfittare di questa occasione per mettere fine a questa ennesima spesa, assurda ed insensata. Le competenze, le professionalità, le infrastrutture impiegate nel programma dei caccia-bombardieri, debbono essere riconvertite e diventare patrimonio di un programma di difesa civile, del territorio e della collettività”.

È opportuno ricordare come l’Italia abbia già sottoscritto contratti per almeno 28 velivoli spendendo fino ad ora una cifra di almeno 5 miliardi di euro (comprese le fasi iniziali di sviluppo). Se il profilo di acquisizione dovesse essere confermato saranno ancora almeno 9 i miliardi di euro da spendere, che diventeranno almeno 50 complessivamente lungo tutto il ciclo di vita del programma. Nonostante i recenti annunci soddisfatti di Lockheed Martin (la capo-commessa del progetto) in direzione opposta, i costi per singolo velivolo (in leggera discesa perché il Pentagono sta volontariamente comprando più aerei) continuano a rimanere molto alti se si considerano anche retrofit e completamento di tutte le parti. E lo stesso Pentagono ha dovuto confermare in questi giorni i numerosi problemi tecnici che mantengono bassissima l’affidabilità della flotta. Tanto è vero che è stata posticipata di un anno (ulteriore ritardo rispetto a tutti i programmi iniziali) la firma dei contratti di produzione definitiva full-rate.

“Sarebbe una follia continuare a rimanere testardamente agganciati ad un programma così problematico e costoso. Senza dimenticare un elemento che pochi ricordano: alcuni F-35 destinati all’Italia sono previsti con capacità nucleare per poter trasportare e sganciare le testate presenti a Ghedi (le B61 in rinnovamento) nell’ambito dei programmi di nuclear sharing. Davvero l’Italia vuole basare la propria sicurezza sulla minaccia d’uso di ordigni genocidi ed inumani?” commenta Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo. Ricordiamo che, secondo un sondaggio dell’aprile 2019, il 66% degli italiani si è detto contrario a dotare aerei militari della nostra Difesa di capacità nucleare.

Nei prossimi giorni monitoreremo l’andamento della discussione Parlamentare riportando le posizioni di ogni forza politica, e rendendo chiaro all’opinione pubblica chi metterà la propria voce a servizio di uno spreco miliardario per caccia nucleari d’attacco.

Campagna #StopF35! Ultima possibilità!

Roma, 18 novembre 2019

“F-35 il tacchino volante” (31/07/2016)

Il governo italiano ha cominciato a pagare a rate parte dell’enorme somma dell’acquisto degli F-35, un aereo che il progettista dell’F-16 in dotazione alla aeronautica militare degli Stati Uniti ha definito in gergo avionico un “Tacchino”.

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