Paolo Maddalena: “Si usi il Golden Power per ricostituire il patrimonio pubblico nazionale”

Ieri si è svolto nel tardo pomeriggio il Consiglio dei ministri che ha deliberato due importanti provvedimenti: la concessione di un prestito con garanzia statale di 400 miliardi di euro a piccole, medie e grandi imprese (ciò consentirà ai nostri imprenditori di superare l’attuale blocco di attività e di incrementare, e qui si vedrà la loro capacità, la produzione nazionale di beni); e un decreto legge (immediatamente esecutivo, ma da approvare entro 60 giorni da parte delle Camere) che conferisce al governo il così detto “Golden Power”, cioè i pieni poteri, oltre che nelle materie già previste dalla legge del 2012, anche in materia sanitaria e alimentare che sono asset strategici del made in Italy. È un’ottima soluzione per proteggere l’italianità dei nostri prodotti.

Per quanto riguarda l’Europa

Per quanto riguarda i rapporti con l’Europa, il Consiglio dei ministri ha tenuto ferma la posizione di chiedere soltanto gli Eurobond, cioè dei prestiti garantiti dal bilancio dell’Unione europea, evitando del tutto l’attuazione del Mes (come da noi richiesto con la seguente petizione: http://chng.it/wZvzDtGN).

Se passasse questa linea, e ci sono al riguardo buone probabilità (sono contrari Germania, Olanda,Austria e Finlandia, mentre sono favorevoli oltre a Italia, Francia e Spagna altri 11 paesi dell’Unione), sarebbe una bella vittoria di chi sostiene la solidarietà in Europa su chi la osteggia in nome del del peggior contabilismo del sistema economico predatorio neoliberista.

A tal proposito invitiamo il governo a essere ferreo nei confronti dei paesi dissidenti, poiché qui si tratta dell’esistenza o non della stessa Unione europea.

In conclusione

In conclusione, secondo noi, oltre a esser forti con l’Europa, dobbiamo assolutamente ricostituire il nostro patrimonio pubblico. E a tal fine la giusta attribuzione di pieni poteri al governo dovrebbe comportare anche il ricorso alle nazionalizzazioni delle industri strategiche, dei servizi pubblici essenziali e delle fonti di energia, le quali costituiscono una fonte di ricchezza nazionale di inestimabile valore, che indebitamente è stata ceduta a singoli faccendieri privati e a fameliche multinazionali.

E si ricordi che tali fonti di produzione di ricchezza, ai sensi dell’articolo 43 della Costituzione, devono essere in mano pubblica o di comunità di lavoratori o di utenti.

Sarebbe questa, secondo noi, la via più sicura per assicurare un reale sviluppo economico della nostra Italia.

di Paolo  Maddalena (Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”)

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-paolo_maddalena_si_usi_il_golden_power_per_ricostituire_il_patrimonio_pubblico_nazionale/82_34089/

 

Alitalia e Air Italy: basta privati, le rotte aeree tornino in mano pubblica

Nel post del 10 febbraio ci siamo chiesti come mai Alitalia, giudicata la compagnia più efficiente d’Europa, capace di compiere il percorso Milano Malpensa New York con un’ora di anticipo rispetto alle altre compagnie, si trovi in situazioni finanziarie prossime al fallimento.

Abbiamo posto in primo piano la situazione economica generale e, privilegiando il principio di buona fede, abbiamo messo come causa di secondo ordine la cattiva gestione dell’impresa.

Oggi, le notizie che ci provengono dalla stampa ci fanno mettere invece in primo piano, purtroppo, il comportamento dei manager della nostra compagnia di bandiera.

Non ci esprimiamo in termini di giudizio sull’operato altrui, perché, secondo l’articolo 27 della Costituzione, l’imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva, ma, ponendo solo come ipotesi quello che si legge dai giornali, possiamo pensare che questi manager sono stati effettivi traditori della patria.

Gli amministratori delegati e i commissari che si sono succeduti nella gestione dell’azienda hanno commesso, sempre a quanto ci dice la stampa, falsi in bilancio e altri reati per favorire la compagnia araba Ethiad, alla quale Alitalia ha dovuto cedere le rotte più remunerative, spogliandosi dei grandi guadagni che con quelle rotte si ottengono.

Ethiad era compartecipe della compagnia Alitalia al 49%, che è la quota massima stabilita dall’Unione europea, ma in realtà era l’effettivo padrone della compagnia stessa e i governi Letta e Renzi non si sono mai accorti di questa sottrazione fraudolenta dei nostri profitti.

Altro colpo decisivo contro l’economia italiana è derivato dall’improvvisa liquidazione di Air Italy, anche questa compartecipata dagli arabi al 49%, ma, in effetti, in proprietà solitaria degli arabi stessi.

I sindacati si erano accorti di questa anomalia e l’avevano più volte segnalata ai governi, ma questi hanno sempre fatto orecchie da mercante.

Ora la situazione è gravissima, soprattutto perché vanno sul lastrico migliaia di famiglie.

Per evitare questo effetto occorre ricercare le cause. E le cause, come sempre abbiamo sottolineato, si riassumono in una sola: la “privatizzazione” di tutto il settore aereo.

Questo è il vero reato politico che sta a monte di tutti gli altri. Infatti i manager, i commissari, i rappresentanti di aziende straniere, hanno potuto agire indisturbati proprio perché membri di società private praticamente sottratte al controllo pubblico, cioè a un controllo penetrante e obiettivo che avrebbe potuto sradicare il male sin dalle sue radici, con provvedimenti che vanno dalla semplice censura alla destituzione.

Con la privatizzazione, invece, lo Stato si è privato di questi poteri e non ha altra arma se non quella di far ricorso al giudice civile aspettando i lunghi termini di tale tipo di processo. Solo en passant ci chiediamo cosa avrebbe potuto fare l’Italia se il corona virus fosse scoppiato nel nostro paese, il quale è stato privato del suo intero patrimonio pubblico cedendolo a persone incapaci e corrotte.

Cosa che invece la Cina è stata capace di fare costruendo ospedali da 1000 posti in sette giorni, poiché l’intero patrimonio pubblico nazionale è in mano dello Stato.

L’esempio è calzante per affermare che la soluzione più semplice per quanto ci riguarda è quello di nazionalizzare immediatamente Alitalia e Air Italy, tenendo presente che per tenere in vita Alitalia in una condizione che prelude inesorabilmente al fallimento, stiamo spendendo più di quanto occorre per la sua nazionalizzazione.

A questo punto, considerata l’inefficienza assoluta della nostra politica, non resta al Popolo che agire in prima persona, esercitando il suo “potere negativo” che la Costituzione gli concede attraverso il riconoscimento dello sciopero generale e la possibilità di ricorrere alla Corte costituzionale.

Agli scioperi penseranno i sindacati. Ai ricorsi in via incidentale alla Corte Costituzionale dovranno pensarci i giuristi, tenendo presente che, come sopra si diceva, le principali leggi incostituzionali da annullare sono quelle che hanno prodotto le “micidiali privatizzazioni”. Tali leggi sono contro gli interessi del Popolo italiano e a favore della finanza straniera, come dimostrano i fatti sopra elencati.

Dunque esse contrastano innanzitutto con l’articolo 1 della Costituzione, perché impediscono ai rappresentanti del popolo (sempre che si tratti di persone oneste) di esercitare i poteri sovrani in settori dell’economia che appartengono per Costituzione all’intero Popolo italiano. Esse inoltre violano in modo plateale gli articoli 41 e 42 della Costituzione (che sembra non legga nessuno ) che proteggono il patrimonio pubblico e prevedono la sua prevalenza costituzionale sulle proprietà private.

Si tratta dei servizi pubblici essenziali, tra i quali il servizio aereo, e della produzione, trasporto e distribuzione dell’energia, la quale, come è noto, riguarda l’elettricità, i carburanti e l’acqua (bene assolutamente primario anche sotto gli aspetti della vita personale di ciascun cittadino), i quali, ai sensi dell’articolo 43 della Costituzione e nella situazione che si è venuta a creare, devono essere assolutamente in mano pubblica o di Comunità di lavoratori o utenti.

Intanto si spera che la magistratura faccia il suo corso, ricercando anche le cause remote di questo immane disastro.

di Paolo Maddalena (Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”)

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-alitalia_e_air_italy_basta_privati_le_rotte_aeree_tornino_in_mano_pubblica/82_33046/

 

“Bisogna nazionalizzare immediatamente Alitalia”

Il governo italiano continua a spendere 1,1 milioni di euro al giorno per far funzionare Alitalia. È un assurdo, le rotte aeree, nelle compagnie ben organizzate, producono fior di quattrini e Alitalia invece, con i suoi commissari di governo, fa perdere agli italiani più di un milione al giorno. A questo punto è questione di tempo, bisogna nazionalizzare immediatamente la nostra compagnia di bandiera. È inutile e dannoso cercare partner europei e non, perdendo i profitti di un servizio pubblico essenziale che sarebbero senz’altro molto alti e remunerativi per gli italiani (l’articolo 43 della Costituzione riserva allo Stato, a Enti pubblici o a comunità di lavoratori e di utenti le imprese che si riferiscono ai servizi pubblici essenziali, come il servizio aereo).

D’altronde lo sperpero di questo denaro buttato al vento potrebbe facilmente configurarsi come aiuto di Stato vietato dai Trattati europei, i quali, lo ripetiamo per l’ennesima volta, non vietano le nazionalizzazioni. Insomma ottusamente l’Italia sperpera il denaro, contraddice il diritto europeo e impoverisce la nazione con un’azione di vero e proprio mal governo. Si tenga presente che il denaro speso per non risolvere nulla avrebbe ampiamente consentito la nazionalizzazione di Alitalia già da molto tempo, se non ci foste stata l’incuria e la poca diligenza dei nostri governi.

di Paolo Maddalena

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-bisogna_nazionalizzare_immediatamente_alitalia/82_32233/

 

Il potere delle multinazionali e distruzione economica dell’Italia procede senza sosta

La distruzione economica dell’Italia procede senza sosta. Le multinazionali straniere giocano alla roulette russa e ogni giorno cadono sotto i loro colpi innumerevoli imprese italiane con atroci licenziamenti di operai e conseguente miseria per le loro famiglie.

A Marcianise, tanto per citare un caso, la società Americana Jabil, che produce schede elettroniche, ha delocalizzato in Ungheria e Polonia e provvederà, dopo la scadenza della cassa integrazione, al licenziamento di 350 operai.
A Taranto si è riaperta la questione, poiché molto giustamente, il Tribunale ha deciso la chiusura dell’Altoforno 2, poiché insicuro per la vita degli operai. Rendiamo omaggio a questo magistrato, che ha fatto valere il diritto contro l’avanzante “anti-diritto” propugnato dalle multinazionali e attuato, persino, a livello europeo a proposito del Mes, e consistente nella concessione di “immunità” penali, civili e amministrative.

Sottrarre alla giurisdizione anche chi ha commesso omicidi è pura barbarie, è il ritorno allo stato dell’ uomo branco, è la fine della civiltà, la quale non può esistere senza giustizia e senza diritto.
Il governo sembra deciso a intervenire su l’Ilva, sostenendo forti spese da mettere a carico di Cassa Depositi e Prestiti e di società interamente o quasi partecipate dallo Stato, come Invitalia e Snam.
L’assurdo è che tutto questo è fatto in omaggio ad ArcelorMittal, affinché non abbandoni l’Ilva incassando persino i relativi profitti, che spetterebbero all’ Italia. Il governo in sostanza, prosegue a tentoni, interviene a macchia di leopardo e senza alcuna visione del disastro totale in cui versiamo.
Ricordiamo, anche a nome di tutti gli italiani, che il secondo comma, dell’articolo 42 sancisce che: “la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa indirizzata e coordinata a fini sociali”, agendo in ogni caso con “disciplina ed onore” (art. 54 Cost.)

di Paolo Maddalena (Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”)

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-prof_maddalena__il_potere_delle_multinazionali_e_la_distruzione_economica_dellitalia_procede_senza_sosta/82_32102/

 

Paolo Maddalena: “Il pensiero neoliberista ha ormai oltrepassato il segno”

Esprimiamo il nostro sincero apprezzamento per il discorso con il quale la Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha esposto il programma dell’UE per il prossimo quinquennio.
Ella ha posto in prima piano la soluzione del problema climatico, prospettando una drastica diminuzione del CO2 entro il 2050.
Si è inoltre occupata della digitalizzazione in campo economico e del problema dei migranti, da risolvere in modo unitario da parte dell’Europa.
Per quanto riguarda la vita di ogni giorno sono oggi emerse dalla stampa fosche previsioni nei confronti dei cittadini debitori.
Gia conosciamo da molto tempo le richieste dei manovratori dell’Ilva riguardanti l’immunità penale, ovviamente a tutto discapito dei lavoratori e dei cittadini indifesi.
A livello europeo si parla di immunità nei confronti degli operatori del Mes in relazione al recupero delle somme prestate agli Stati economicamente in difficoltà.
Ieri abbiamo visto che, per il recupero dei crediti erariali, si prevede un pignoramento dei conti correnti con la possibilità che il fisco prelevi, senza alcun intervento della magistratura, le somme dovute dai cittadini debitori.
Oggi si apprende che il Consiglio europeo ha deciso, a favore delle banche, di adottare una procedura extragiudiziale per la vendita di beni reali pignorati.
Intanto nei confronti dei cittadini abbienti (Aspi-Atlantia-Benetton) ancora ci si attarda nella formulazione di una procedura che dovrebbe portare alla revoca delle concessioni autostradali.
Eppure non è dubbio che al riguardo è applicabile l’articolo 1453 del Codice civile, che prevede la risoluzione del contratto per inadempimento di una delle parti, oltre al risarcimento del danno.

È tanto difficile far valere questa norma nei confronti dei Benetton?
Quello che preoccupa, è che il pensiero neoliberista ha oltrepassato il segno.

Mentre si proteggono ancora, in strani modi, la finanza e le multinazionali, si sottrae al cittadino comune quella, che secondo Piero Calamandrei, è la forza maggiore che questi possiede: ricorrere alla “coscienza del giudice”.
Togliere questa possibilità di difesa, dando luogo a immunità e procedure extragiudiziali è una gravissima violazione dei principi fondamentali della nostra Costituzione, e in particolare dell’articolo 27 e di tutte le norme che riguardano il titolo quarto della parte seconda dedicato alla magistratura.
Senza che il popolo se ne accorga, e mentre i mezzi di comunicazione sviano il pensiero di ognuno su cose diverse, procede senza sosta la corsa per sottoporre a schiavitù tutti i cittadini.
Questi devono rendersi conto di quanto sta avvenendo, unire le loro forze residue e combattere con un serio programma contro il sistema economico predatorio neoliberista, eradicando le sue radici che sembrano molto ramificate nell’intero sistema sociale.

di Paolo Maddalena (Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”)

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-paolo_maddalena_il_pensiero_neoliberista_ha_ormai_oltrepassato_il_segno/82_31929/

 

 

“E’ il momento della rinascita dell’IRI”

L’esperimento, durato fin troppo, delle privatizzazioni, sostenute da soggetti le cui menti sono state sviate dal pensiero neoliberista, è arrivato alla resa dei conti.

Quanto all’Ilva, siamo in una situazione di temporanea stagnazione. Quanto all’Alitalia, invece, valgono le parole di Conte, secondo il quale la soluzione di mercato è sicuramente inattuabile. Dunque, non ci sarebbe altro sbocco se non la svendita o il fallimento.

Oggi, secondo le ultime stime, il prezzo di Alitalia per sua la vendita si agirebbe intorno a un miliardo di euro, mentre le Stato italiano, per sostenere una situazione priva di un qualsiasi piano di sviluppo dell’azienda, ha speso oltre 10 miliardi di euro.

Eppure Alitalia fattura ogni anno tre miliardi di euro, i quali però non sono sufficienti per coprire i costi. Dal che si deduce che, a parte l’enorme somma che è gravata sul Popolo italiano, inutilmente spesa per tenere in piedi l’azienda, il controllo dello Stato sull’attività imprenditoriale di Alitalia non è stato sufficiente per evitare il suo crollo, in quanto è mancata una visione ad ampio raggio che svolgesse una politica aziendale tale da riportare in pareggio i conti dell’azienda.

È qui che si riscontra il fallimento del sistema economico predatorio neoliberista e la necessità di tornare al sistema economico produttivo di stampo keynesiano.

Se il privato non è in grado, nonostante i consueti controlli, di gestire l’azienda nel modo dovuto, non c’è altra via che la sostituzione della direzione privata con quella pubblica. A questo punto si rivela in tutta la sua gravità la sconcertante liquidazione dell’Iri, costituita nel 1933 e soppressa illogicamente nel 2000, dopo una campagna menzognera sulla inefficienza del settore pubblico.

L’Iri è stato un istituto che ha dato ottimi frutti e soltanto soggetti ottenebrati dal pensiero neoliberista possono auspicarne la distruzione. È necessario, oggi, avere una istituzione statale, si chiami Iri, agenzia, o altro, capace di approfondire la situazione delle singole imprese nel quadro di un’ampia politica economica dell’Italia. Politica che è venuta meno poiché, i governi, condizionati dal peso imposto dall’Europa, della cosiddetta austerity, si sono preoccupati soltanto del pareggio di bilancio, furtivamente inserito in Costituzione dal governo Monti nel 2012.

Se si confrontano le spese a vuoto che hanno fatto carico al Popolo italiano per ottenere alla fine soltanto un probabile fallimento di Alitalia, con le spese necessarie per la nazionalizzazione dell’azienda (circa un miliardo) e per il risanamento della sua situazione economica (assolutamente certa nel quadro di una nuova politica economica dello Stato), si capisce bene che per gli italiani, come ha sostenuto Stefano Fassina, d’accordo con la CGIL, la soluzione migliore è quella della summenzionata nazionalizzazione, unitamente alla costituzione di un istituto pubblico paragonabile al vecchio Iri.

È inutile perdere altro tempo.

Costi quel che costi, occorre ora un colpo di schiena per non perdere una importantissima fonte di ricchezza nazionale, che impoverirebbe ulteriormente la Comunità politica italiana, a tutto favore di famelici faccendieri italiani o di ciniche multinazionali straniere.

Altro argomento posto in risalto dalla stampa odierna, è quello relativo alla prescrizione dei reati, che non scatterebbe più dopo il primo grado di giudizio, e quello relativo ai vari sistemi per ottenere l’immediato pagamento da parte di debitori dello Stato.

Si tratta di provvedimenti affetti da aberratio ictus, cioè da errore nel colpire il vero responsabile. Infatti la imprescrittibilità dei reati, che comporta notevoli disagi nel funzionamento della giustizia, è dovuta alla lentezza dei processi (a nostro avviso sarebbe sufficiente abrogare la legge Berlusconi che ha dimezzato i termini prescrizionali), mentre il pignoramento dei conti in banca, per il mancato pagamento anche di piccole somme, come le multe stradali, colpisce i singoli a causa della lentezza delle procedure amministrative.

Si deve rilevare a questo riguardo che il progetto di legge in questione prevede, tra l’altro, anche una disparità di trattamento tra lavoratori indipendenti e lavoratori dipendenti.

Infatti, a parte il fatto che, anche per minime somme, verrebbe pignorato l’intero conto corrente bancario, è previsto che per il disimpegno delle somme dei lavoratori autonomi, avverrebbe con il pagamento di quanto dovuto, mentre lo stesso disimpegno in riferimento al lavoratore dipendente, avverrebbe soltanto a seguito di pronuncia giurisdizionale.

I lavoratori dipendenti in altri termini verrebbero privati dei loro mezzi di sussistenza per un tempo indefinito.

Vien fatto di chiedersi, ma i nostri governanti conoscono, almeno sommariamente, i principi fondamentali della nostra Costituzione?

di Paolo Maddalena  (Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”)

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-paolo_maddalena__e_il_momento_della_rinascita_delliri/11_31913/

 

Paolo Maddalena, “Requisire patrimonio pubblico concesso ad Atlantia e a Gavio”

Sfugge ai nostri governanti che le concessioni autostradali, come quelle aeree, non costituiscono trasferimento di potestà o facoltà pubbliche, ma uso di beni demaniali, i cui frutti dovrebbero tornare al Popolo, cui spetta la proprietà collettiva dei beni in questione.

Intendiamo dire che quando si parla di concessioni di autostrade si intende parlare di concessioni di uso di suolo publico, facente parte del patrimonio pubblico del Popolo italiano.

Allo stesso modo, quando si parla di concessioni di rotte aeree si parla di concessione di uso dell’atmosfera, la quale appartiene strutturalmente alla Comunità politica italiana, e il cui corrispettivo dovrebbe rientrare nel bilancio dello Stato.

Altrettanto si può dire delle frequenze televisive, che attraversano l’etere, che è proprietà collettiva del Popolo sovrano e, in genere, per tutte le vie di comunicazione, terrestri, marittime e aeree. E invece si parla di concessioni come di un servizio reso da privati alla generalità dei cittadini. Sono stati semplicemente capovolti i termini della questione.

Se si pensa, ad esempio, che le autostrade sono state costruite con mezzi finanziari dello Stato, proprio non si capisce con quale tipo di ragionamento le cospicue somme riscosse per i pedaggi autostradali, che ben ricoprono i costi di gestione e manutenzione, come dimostrano i conti effettuati a carico della Benetton (se si considerano i conti da quando, nel 1999, è stata privatizzata la gestione della grande rete stradale, la società ha guadagnato oltre 10 miliardi), non debbano entrare nelle casse dello Stato.

Altrettanto si può dire per Alitalia, che, in base a recenti statistiche, ha visto aumentare a dismisura la richiesta di voli e che potrebbe, se ben guidata, dare un forte guadagno per l’economia italiana.

I nostri governanti, invece, pregano gli stranieri di entrare nella compagnia aerea e sono titubanti nel ritirare le concessioni autostradali ad Atlantia della famiglia Benetton, dopo il rovinoso crollo del ponte di Genova, che è costato 43 vite umane.

Oggi questo problema si pone in termini di tragica necessità. Infatti sono stati dichiarati in pericolo di crollo altri due ponti su autostrade che collegano la Liguria al Piemonte, le quali sono state chiuse al traffico con immensi danni economici per gli utenti e per la collettività.

Questi danni sono stati causati in modo certo e inconfutabile dalla cattiva gestione di Atlantia-Benetton e di Gavio, due società fortemente ciniche e inaffidabili, che sono venute meno ai loro doveri di manutenzione, intascando fraudolentemente le ingenti somme riscosse con i pedaggi autostradali.

L’inerzia del nostro governo è intollerabile.

Lo invitiamo a utilizzare l’articolo 7 dell’allegato E della legge del 1865, secondo il quale lo Stato (ma anche i prefetti e i sindaci) può requisire mobili e immobili, gli uni in proprietà, gli altri in uso, quando esigenze straordinarie lo richiedano.

Che venga subito requisito tutto il patrimonio pubblico concesso ad Atlantia-Benetton e a Gavio, nonché tutto il patrimonio pubblico nelle mani degli ultimi proprietari di Alitalia.

In tal modo i beni mobili di queste due società saranno immediatamente in proprietà del Popolo sovrano (si pensi agli aerei in pericolo di svendita) e i beni immobili (si pensi agli aeroporti) potranno subito essere oggetto di trasferimento nella proprietà collettiva del Popolo italiano mediante le necessarie nazionalizzazioni (le quali, ripetiamo per l’ennesima volta non sono vietate dai trattati europei, che impediscono soltanto gli aiuti di Stato).

Ovviamente questo processo può essere usato anche per l’Ilva e altre numerose situazioni di questo tipo.

Sia ben chiaro che con le concessioni, le privatizzazioni, le delocalizzazioni, le svendite l’Italia perde solo ingentissimi guadagni, che vanno a persone immeritevoli e che è una pura favola pensare che lo Stato italiano non sia in grado di gestire direttamente i propri beni. Lo sarebbe, se continuasse a utilizzare persone incompetenti e voraci, ma certamente non lo sarebbe, se affidasse la gestione di questi beni medesimi a manager pubblici, scelti con accuratezza e capaci di agire nel modo economicamente più fruttuoso, nella consapevolezza che i loro errori potrebbero essere fatali per la loro carriera.

È questo il momento della svolta. I fatti dimostrano che è impossibile andare avanti con le “privatizzazioni”, utilizzando il “diritto privato” nei casi in cui è indispensabile invece usare il “diritto pubblico”.

Si ricordi, che ai sensi dell’articolo 54 della Costituzione, i nostri politici hanno il dovere ineludibile di osservare la Costituzione e di agire in ogni caso con disciplina ed onore.

di Paolo Maddalena 

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-paolo_maddalena_venga_subito_requisito_tutto_il_patrimonio_pubblico_concesso_ad_atlantiabenetton_e_a_gavio/11_31890/

Crollo del viadotto sull’A6, che sia applicata la Costituzione

Il maltempo infuria sull’Italia. Tutto il nostro paese, dalle Alpi a Reggio Calabria, compreso le isole, è stata flagellata da piogge, esondazioni, allagamenti mai visti primi, inagibilità delle strade e, soprattutto, crolli.

Il caso più evidente è stato il crollo di un viadotto sull’A6 Savona-Torino, investito da una frana di notevoli proporzioni.

Certamente tale ponte non aveva ricevuto la manutenzione necessaria ed è difficile ora stabilire se causa del gravissimo incidente sia stata la frana o la mancata manutenzione, o entrambe.

Quello che è sicuro, è che una volta le strade italiane, affidate all’azienda di Stato ANAS, o alle Province e ai Comuni, erano sottoposte a continui controlli da parte dei cantonieri, i quali non esistono più, perché si è preferito affidare a società private la cura e la manutenzione delle vie di comunicazioni.

I privati hanno mirato a risparmiare denaro per accrescere i loro guadagni e adesso i danni derivanti dalla loro incuria si riversano ancora una volta sulla popolazione italiana.

Vien fatto di chiedersi: “se spetta a noi far fronte ai danni, riparando i beni andati distrutti, perché abbiamo ceduto i lauti guadagni autostradali, che servono alla manutenzione delle strade a ingordi privati, che non adempiono ai loro doveri e vivono sulle spalle della collettività?”.

In questo momento c’è soltanto un provvedimento da adottare: far rientrare fra i servizi pubblici essenziali dello Stato, delle Province (inutilmente distrutte da Renzi) e dei Comuni, tutte le strade e autostrade italiane, facendo in modo che i lauti pedaggi autostradali tornino nelle casse dello Stato e non siano sperperati dai privati per finalità da noi non conosciute.

Discorso analogo è da fare per Alitalia. A partire da Prodi, il quale ha dato il via alle prime parziali privatizzazioni della nostra compagnia, fino ad arrivare a Berlusconi, il quale, ha fatto diventare proprietari della compagnia i così detti “capitani coraggiosi”, che coraggiosi non lo sono stati affatto, si è toccato il culmine dell’insensato metodo delle privatizzazioni.

Si tratta di Benetton, Riva, Ligresti, Marcegaglia e Caltagirone sotto la direzione di Colannino.
Questi coraggiosi, ampiamente inesperti in materia aerea, dapprima hanno mal gestito la compagnia e poi se la sono data a gambe. Ad essi sono succeduti, su imput di Renzi, gli arabi di Etihad, i quali, a quanto ci risulta, non ci ha rimesso neppure un euro, e hanno soltanto aperto la strada all’inizio della gestione commissariale

Tutti questi soggetti hanno violato in modo palese il secondo comma dell’articolo 42 della Costituzione secondo il quale: “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge…,allo scopo di assicurarne la funzione sociale.

Costoro, invece di assicurare la funzione sociale, e cioè il risanamento economico della compagnia e il suo normale funzionamento, si sono dimessi, ovviamente dopo aver ottenuto le loro spettanze.

È un atteggiamento estremamente riprovevole nei confronti del Popolo italiano, ma è anche un atteggiamento che ha precise conseguenze giuridiche.

Dimettendosi, rifiutando cioè di perseguire lo scopo sociale della società, costoro, in base alla norma costituzionale appena citata, hanno perso la loro qualifica di proprietari “privati” dell’azienda e non possono esser ritenuti titolari di nessun diritto.

Anzi come prescrive il citato articolo 42 Cost. le loro quote proprietarie sono passate ope constitutionis, nelle mani dello Stato, il quale oggi è giuridicamente in grado di nazionalizzare l’azienda senza corrispondere nessun indennizzo.

L’indennizzo è previsto, sempre dal citato articolo 42, nell’espropriazione per pubblica utilità di beni che perseguono il loro scopo sociale, non per i beni che sono stati. in modo pusillanime, abbandonati.

di Paolo Maddalena*

*Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-crollo_del_viadotto_sulla6_che_cosa_altro_deve_accadere_per_iniziare_ad_applicare_la_costituzione/82_31876/

Alitalia, Paolo Maddalena presenta esposto-denuncia alla Procura di Roma

Dalle notizie della stampa odierna si apprende che gli amministratori di Alitalia, che si sono succeduti nel tempo, hanno sperperato il patrimonio della compagnia in consulenze, studi legali, mantenimento in vita di filiali in luoghi dove non arrivano i nostri aerei, svendite a bassissimo prezzo e per converso acquisti a prezzi maggiorati, specialmente per quanto riguarda il carburante.
Si apprende in particolare che i commissari hanno svenduto, tra l’altro, a Aeroporti di Roma (cioè ad Atlantia della Benetton) un terreno della zona Maccarese, valutato oltre 100 milioni, per appena 11 milioni e un hangar, con officina-motori annessa, valutato oltre 33 milioni, a soli 1,5 milioni, il tutto autorizzato dal Ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, del governo Gentiloni, il 17 aprile 2018 (la Repubblica del 21/11/2019).

Eppure le nostre rotte sono estremamente appetibili, a causa della posizione geografica dell’Italia. Non si capisce proprio perché gli amministratori di Alitalia, che dovrebbero avere a cuore l’interesse nazionale, non siano ancora riusciti a mettere Alitalia sui giusti binari.
La soluzione del problema, non sta nell’allungare ancora i tempi delle trattative con privati italiani e stranieri, che vogliono fagocitare la nostra intera economia (finora lo Stato italiano ha speso inutilmente 900 milioni ai quali si aggiungerebbero altri 400 milioni, per l’allungare l’attuale commissariamento), ma nel nazionalizzare immediatamente la nostra compagnia di bandiera, considerato che le prospettive di guadagno sono sicuramente garantite dalle sempre crescenti richieste degli utenti.
Anziché spendere a vuoto, come si sta facendo, si spenderebbe per creare un compagnia valida ed efficiente, evitando di perdere una fonte produttiva di ricchezza (le rotte aeree) che fa parte del patrimonio pubblico degli italiani.
Pensare addirittura di riorganizzare l’azienda per poi rivenderla a proprietari privati anche stranieri è un madornale errore, sopratutto diretto contro gli interessi ineludibili del popolo italiano.
Chiediamo all’illustrissimo signor Procuratore della Repubblica di Roma di voler accertare, come già stanno facendo i suoi colleghi di Milano e Taranto per quanto riguarda l’Ilva, se nei comportamenti degli amministratori di Alitalia, succedutisi negli anni, siano ravvisabili profili di reato, e in particolare del reato di cui all’articolo 499 del Codice penale.

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione Attuare la Costituzione – Associazione di promozione sociale

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-paolo_maddalena_espostodenuncia_al_procuratore_della_repubblica_di_roma/82_31809/

ArcelorMittal, Paolo Maddalena: “Multinazionali straniere sono nemiche dell’Italia”

“In questa fase storica i nostri politici devono attuare un imperativo categorico: ricostituire il patrimonio pubblico italiano, mediante le nazionalizzazioni e il blocco di qualsiasi privatizzazione”. Read More “ArcelorMittal, Paolo Maddalena: “Multinazionali straniere sono nemiche dell’Italia””

Paolo Maddalena: “Gli italiani devono ora rendersi conto del disastro privatizzazioni”

Il disastro delle privatizzazioni si sta rivelando oggi in tutta la sua gravità. Lo Stato ha ceduto ai privati le sue fonti di produzione di ricchezza nazionale e non ha più fondi in bilancio per far fronte alle esigenze attuali, che richiedono un intervento pubblico per salvare l’Ilva e Alitalia e per ultimare la realizzazione del Mose a Venezia.

Per quest’ultima sono stati già spesi 7 miliardi, molti dei quali sono stati dissipati con elargizioni da parte della società Venezia Nuova a soggetti di vario tipo e con il pagamento di numerose tangenti.

Ora Venezia è sommersa dall’acqua e il Mose non è in grado di funzionare. Abbiamo la dimostrazione concreta di quanto dannosa sia stata per la collettività, la privatizzazione delle opere pubbliche.

Il governo ha nominato commissario straordinario Elisabetta Spitz, la quale tra il 2000 e il 2008, come capo dell’Agenzia del Demanio, diresse la cartolarizzazione, cosiddette Scip1 e Scip2, relativa alla vendita di immobili pubblici del valore di 15 miliardi.

Scip1 fruttò, su un valore di 5 miliardi solo 1,7 miliardi, Scip2, relativa alla vendita di immobili per un valore di 10 miliardi, fu un completo disastro e non si sa quanto è costata alla collettività. Speriamo che oggi la Spitz sappia far meglio per quanto riguarda il Mose.

Altro effetto negativo è stato quello della privatizzazione dell’Ilva, passata dallo Stato alla famiglia Riva, e oggi ad ArcelorMittal, la quale, come è noto, ha deciso di recedere dalla sua posizione e sta per spegnere, tra dicembre e metà gennaio, tutti gli alti forni, gettando sul lastrico circa 12000 lavoratori. E a questo proposito c’è da ricordare che per riaccendere quegli alti forni occorrono almeno 10 mesi.

Oggi lo Stato, che una volta era padrone dell’Ilva, prega col cappello in mano ArcelorMittal di rispettare il contratto. Cosa che questa azienda certamente non farà.

Altro capitolo disastroso è quello di Alitalia, una volta in proprietà dello Stato e oggi alla mercé di aziende speculatrici, le quali per entrare a far parte della nostra compagnia pretendono di ridimensionare il numero degli aerei attualmente in funzione e di licenziare 3500 lavoratori.

Si distingue in questa azione negativa nei nostri confronti soprattutto la compagnia americana Delta, la quale, con appena 100 milioni sul tavolo, pretende di agire da padrona.

L’Italia, come si vede, è mesa con le spalle al muro, e questo è il frutto di una scelta improvvida e disastrosa, fatta dai nostri governanti dagli anni ’90 in poi.

È inutile piangere sul latte versato, ma è assolutamente necessario che gli italiani si rendano conto di quanto disastrosa sia stata l’azione dei nostri governi.

Si oppone all’azione governativa anche l’Europa, la quale impedisce gli aiuti di Stato e rende ancor più difficoltosa la soluzione di questa drammatica situazione.

In questo quadro l’Italia è destinata a soccombere e il prossimo futuro sarà quello di una dilagante miseria generale.

La causa di tutto, come più volte abbiamo ripetuto, sta nell’aver aderito al sistema economico predatorio neoliberista, voluto quasi unanimemente da illustri professori di economia, distruggendo con numerosissime leggi incostituzionali il precedente sistema economico produttivo di stampo keynesiano sancito dalla nostra Costituzione.

Salvare l’Italia dal punto di vista economico è oggi un’impresa assai ardua.

Ma chi intende farlo deve tener presente che occorre combattere con tutti i mezzi giuridici a nostra disposizione l’attuale sistema economico predatorio neoliberista, nonché l’atteggiamento dell’Europa, che ci impone proprio in virtù dell’attuazione di quel sistema predatorio, una insostenibile austerità che rende impossibile un’azione politica di sviluppo economico.
L’unico elemento di forza che abbiamo è quello di attuare la nostra Costituzione economica, facendola prevalere anche nei confronti dell’Europa, in virtù del principio dei contro-limiti, sempre asserito dalla nostre Corte costituzionale.

di Paolo Maddalena