“No alla privatizzazione dell’acqua di Roma”

Legambiente si unisce alle mobilitazioni del Coordinamento romano acqua pubblica per ribadire il no alla proposta del Sindaco Alemanno di ridurre ulteriormente la partecipazione del Comune di Roma nella utility.

“L’acqua è un diritto fondamentale e universale, non è un servizio pubblico qualsiasi, non si può affidare ai privati la gestione di questo bene indispensabile, si rischia di non garantirne l’accesso da parte di tutti i cittadini sempre e comunque –ha dichiarato Maurizio Gubbiotti, coordinatore della Segreteria nazionale di Legambiente-. L’abitudine allo spreco e la noncuranza ci fanno spesso perdere di vista la necessità di proteggere l’acqua, una risorsa primaria senza la quale è impossibile vivere, con aree del pianeta in cui la carenza dell’acqua pulit a rappresenta un’emergenza gravissima. Acea fornisce ai romani oltre 309 milioni di metri cubi di acqua potabile ogni anno, un patrimonio inestimabile che va garantito. Già oggi la gestione privata dell’acqua è risultata fallimentare, con il suo consumo che è aumentato e le riserve procapite che sono diminuite di un terzo, senza considerare l’incremento della tariffa.” La dotazione minima di acqua per vivere è di circa 50 litri al giorno, a Roma ne consumiamo mediamente 233, mentre un africano fortunato di una regione subsahariana ne consuma meno di 20. Nel mondo più di 1 miliardo di persone, oggi, non ha accesso all’acqua e 2,6 miliardi mancano di servizi sanitari. Siamo inoltre in un contesto in cui i cambiamenti climatici stanno già riducendo le riserve di acqua potabile, a causa dei processi di desertificazione, favoriti anche dalla diminuzione della portata dei fiumi e delle precipitazioni nell’area mediterranea. “Con il passaggio della gestione del servizio idrico nelle mani dei privati, il pubblico non sarebbe nemmeno in grado di controllare il servizio, cosa che non avviene nemmeno attualmente per le imprese al 100% pubbliche, garantendo l’efficienza e l’accessibilità della risorsa acqua da parte di tutti -ha affermato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Con la gestione nelle mani dei privati si finisce inoltre per privatizzare gli utili e socializzare gli oneri, perché nel caso di investimenti sbagliati, le conseguenze andrebbero a gravare solo sulle tasche dei cittadini, come è accaduto con l’avventura di Acea nelle telefonia fissa. Chiediamo al si ndaco Alemanno di non svendere il futuro dei suoi cittadini negando l’accesso all’acqua, patrimonio universale ed inalienabile.”

 

Roma, 11 Febbraio 2010

L’Ufficio Stampa

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