Federalismo fiscale, lettera aperta Unione Inquilini su cedolare secca

“La norma in questione, per la discriminazione che crea tra le parti, sembra dettata da un vero e proprio accanimento verso i più deboli che ne subiranno le conseguenze, senza poterne minimamente godere i vantaggi.”

 

 

LETTERA APERTA

 

Ai componenti della Commissione Bicamerale sul federalismo

Ai Presidenti dei Gruppi parlamentari

Ai Presidenti delle Regioni

Agli Assessori casa regionali

All’Anci

 

Il decreto legislativo sul federalismo fiscale ai comuni, prevede una norma che stabilisce un’aliquota unica del 20% per gli affitti percepiti dai proprietari a prescindere dal tipo di contratto con il quale locano gli appartamenti, da quanto ricavano e dal reddito posseduto.

Per capirne le conseguenze, vorremmo sottoporre alla  Vostra attenzione quanto segue:

 

  • Il Testo Unico Per l’Imposta sul Reddito (TUIR) ha previsto che il proprietario denunci ai fini IRPEF l’85% dell’affitto percepito (cosiddetta “detrazione forfetaria” del 15%). Vorremmo ricordare che questa previsione era nella vigenza dell’equo canone, ossia di una determinazione per via legislativa dell’affitto dovuto.
  • La legge 431 del 1998 all’art. 8 ha previsto che il proprietario che affitti a canone concordato (secondo parametri definiti in sede di contrattazione collettiva con i sindacati) goda di una ulteriore detrazione del 30%. Da ciò consegue che il proprietario che accetta di limitare il canone dentro quei parametri, denuncia ai fini fiscali il 40,5% (30% di detrazione sull’85% dell’affitto percepito) in meno di quanto prende.
  • La ratio della legge è la seguente: accetti un canone inferiore al mercato, hai una compensazione in termini fiscali che rappresenta, appunto, l’incentivo per stare dentro i parametri del canone concordato.
  • La norma al Vostro, invece, dando  un identico beneficio fiscale a tutti i proprietari, senza distinguere tra canale concordato e libero mercato, di fatto, elimina ogni convenienza a praticare affitti calmierati rispetto al libero mercato.
  • La conseguenza è evidente: nessuno avrebbe più alcun incentivo ad affittare con il canale concordato che, di fatto, sarebbe cancellato e rimarrebbe solo il libero mercato. Gli affitti sarebbero destinati ad aumentare ancora di più anche in quei comparti, Enti Previdenziali, banche, assicurazioni ecc. che oggi praticano il canale concordato.
  • In Italia nel 2009 (ultimi dati ufficiali dell’Osservatorio del Ministero dell’Interno) vi sono state oltre 60.000 nuove sentenze di sfratto (20% in più del 2008), di cui oltre 50.000 per morosità dell’inquilino. Ormai ogni 6 sfratti emessi, 5 sono per morosità e 1 per altra causa. Quindici anni fa era esattamente il contrario, ogni 6 sfratti emessi, solo 1 era per morosità dell’inquilino.
  • Questi dati, come nel caso dell’usura, rappresentano solo la punta dell’iceberg di una sofferenza molto più estesa e che coinvolge, specialmente oggi a causa della crisi, centinaia di migliaia di famiglie che vivono un disagio abitativo molto acuto. La cancellazione di ogni incentivo al canale contrattuale agevolato aggraverebbe ulteriormente tale situazione. Senza alcuna forma differenziale di agevolazione, per quale motivo un proprietario dovrebbe decidere di mettere il proprio immobile in un canale contrattuale in cui riceve una remunerazione più bassa ?
  • Un’ultima beffa per gli inquilini. Con la cedolare secca, estesa a tutti i contratti, ogni proprietario riceve un beneficio fiscale, per gli inquilini, invece, non c’è alcuna estensione della possibilità di poter detrarre almeno parte dell’affitto dalla denuncia dei redditi. Tale possibilità, infatti, per gli inquilini, rimane relegata al solo campo del canale contrattuale agevolato. Anzi, con la concreta abolizione di tale fattispecie contrattuale, possiamo a buon ragione affermare che anche gli inquilini che oggi possono effettuare tale detrazione, nel futuro non lo potranno più fare in quanto i loro proprietari non avranno più alcuna convenienza a rimanere in tale tipologia contrattuale.

La norma in questione, per la discriminazione che crea tra le parti, sembra dettata da un vero e proprio accanimento verso i più deboli che ne subiranno le conseguenze, senza poterne minimamente godere i vantaggi.

  • Anche nel campo dei proprietari vi sarebbe un’evidente distorsione. Ad avvantaggiarsi della nuova norma saranno coloro che hanno i redditi più alti e stanno a  libero mercato e puniti quelli con redditi più bassi e comportamenti più equi. Un esempio concreto: ipotizziamo che un proprietario prenda complessivamente 10000 euro l’anno da canoni di locazione con il canale concordato. Con la norma alla Vostra attenzione,  un reddito fino a 28000 euro l’anno rispetto a oggi ci rimetterebbe 394 euro, un reddito oltre i 75.000 euro l’anno ci guadagnerebbe 558,5 euro. Chi sta a libero mercato, invece, rispetto a oggi, ogni 10000 euro di affitto percepito, un reddito oltre 75000 euro l’anno, avrebbe un ulteriore guadagno di 1655 euro. Insomma, con la cedolare secca del 20%, estesa a tutte le tipologie di contratto,  più sei ricco e più case hai, più ci guadagni. Se sei un piccolo proprietario, magari solo con un reddito e una casa in affitto non ne ricavi alcun beneficio.

 

Le considerazioni su esposte hanno l’obiettivo di evidenziare le conseguenze gravissime derivanti dall’approvazione della norma in questione. Specialmente nelle grandi e medie città italiane, dove già si vive una sofferenza abitativa gravissima, tale norma avrebbe l’effetto di una vera e propria bomba sociale, prima fra tutte una ulteriore, pesantissima impennata degli sfratti per morosità.

Vi chiediamo, quindi, una riflessione attenta e di valutare la necessità, nell’esame del provvedimento, di porre la condizione della cancellazione della norma o, quantomeno, di una sua rivisitazione nella direzione di limitare il beneficio della cedolare secca sugli affitti al solo canale contrattuale degli affitti agevolati.

In tal modo, aumentando il beneficio differenziale tra i due canali, si incentiverebbe la tipologia di quello agevolato, realizzando una tendenza alla calmierazione degli attuali affitti e diminuendo la tensione abitativa nel Paese.

Vi chiediamo, in secondo luogo, di valutare la possibilità di indicare al governo la misura della tracciabilità dell’affitto come utile intervento antievasione e di tenere presente la necessità di una perequazione tra le parti sui benefici fiscali in godimento.

Su tutta tale problematica, Vi chiediamo la possibilità di poter esporre le nostre argomentazioni in una audizione.

 

Distinti saluti

 

IL SEGRETARIO NAZIONALE

DELL’UNIONE INQUILINI

Walter De Cesaris

 

 

Unione inquilini

Aderente alla Confederazione Unitaria di Base (CUB)

Segreteria Nazionale

Via Cavour 101 – 00185 Roma

Tel. 06/47.45.711 – fax 06/488.23.74

Sito internet: www.unioneinquilini.it

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