Associazione Nazionale Nuova Colombia

Il nuovo ambasciatore colombiano a Roma, chi è?

“Chi è il nuovo ambasciatore colombiano in Italia? Andrés Felipe Arias, un corrotto e delinquente della cosca-Uribe!”

 

Associazione Nazionale Nuova Colombia

 

Chi è il nuovo ambasciatore colombiano in Italia? Andrés Felipe Arias, un corrotto e delinquente della cosca-Uribe!

 

 

Attenzione: apre in una nuova finestra.

Andrés Felipe Arias è nato il 4 maggio del 1973 a Medellín, dipartimento di Antioquia. Nel 1999 si è laureato in economia presso l’Università  de los Andes e nel 2002 ha ottenuto un dottorato, sempre in economia, all’Università della California (UCLA). A Washington ha fatto praticantato nella Divisione di Sviluppo e Supervisione Politica del Fondo Monetario Internazionale.

Al rientro in Colombia si è subito inserito nel circo governativo, rivestendo la carica di Direttore di Politica Macroeconomica del Ministero delle Finanze, e dall’inizio del 2004 è diventato viceministro dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale, per occupare infine la carica di Ministro un anno dopo, sostituendo Carlos Gustavo Cano. Nel 2006, durante il secondo e fraudolento mandato dell’allora presidente Álvaro Uribe Vélez, è stato riconfermato. A.F.A. ha fatto parte dei consigli di amministrazione di Ecopetrol, della Borsa Nazionale Agroalimentare, del Consiglio Nazionale di Scienza e Tecnologia Agroalimentare, del Fondo Nazionale del Bestiame, del Fondo di Stabilizzazione dei Prezzi del Bestiame, Latte e Derivati, della Banca dell’Agricoltura colombiana, del Comitato Nazionale di Credito Agropecuario; ossia, di tutti quegli organismi, pubblici o privati, controllati dai grandi latifondisti e dall’oligarchia del paese.

 

Entrato, a suo dire, nel suddetto ministero per dare nuova vitalità alle campagne, ha inventato statistiche inverosimili per compiacere il suo mentore Uribe, a fronte di investimenti superiori ai 1300 milioni di pesos finiti unicamente nelle tasche dei grandi proprietari terrieri.

Promotore dei grandi interessi legati ai biocombustibili, con il pretesto di rendere autonomo il paese sul piano energetico, ha sponsorizzato le grandi coltivazioni agro-industriali della palma africana, legate al paramilitarismo e tassello determinante della contro-riforma agraria permanente implementata dal regime. Alla base della politica paramilitare del governo, infatti, le coltivazioni della palma africana vengono usate per “reinserire i paramilitari smobilitati” nella “società civile”, mettendoli a guardia delle piantagioni sorte sui terreni sottratti dagli stessi ai contadini con la violenza.

E’ vergognoso che a quest’individuo sia stata affidata la realizzazione dell’istrionico programma di recupero delle terre espropriate ai contadini, con la forza, dai latifondisti e dalle squadracce della morte, organizzate, finanziate e addestrate da organismi statali e che hanno causato ad oggi quasi 5 milioni di sfollati interni.

Per compiacere ancora di più il suo cattivo maestro Uribe, A.F.A. si è lanciato nella promozione della campagna “No al despeje”, riferito alla proposta di dialogo che l’insorgenza delle FARC aveva presentato al governo per concretizzare uno scambio di prigionieri di guerra, e che chiedeva come garanzia la smilitarizzazione di due municipi: Pradera e Florida. Dimostratosi un acerrimo nemico della Pace e di qualsiasi negoziato con la guerriglia, Uribe lo aveva ribattezzato “Uribito”, anche per le sue goffe imitazioni , da piccolo “clone”, di quello che lui ritiene suo mentore.

Quando faceva parte della cosca di governo, vedendo che decine e decine di senatori e congressisti uribisti si trovavano coinvolti in fatti di corruzione, non ha voluto essere da meno. Nel 2008 è risultato implicato nello scandalo “Hacienda Carimagua”; la tenuta Carimagua è un complesso agricolo con oltre 17.000 ettari di terreno coltivabile, ed è di proprietà dello Stato. Sulla carta (e sul piano della propaganda demagogica) avrebbe dovuto essere data in usufrutto a famiglie di sfollati attraverso un programma che favorisse il rientro degli stessi nelle terre a loro usurpate; tuttavia è stata data in concessione, ad un prezzo simbolico, dal Ministero presieduto da Arias ad alcuni grandi imprenditori locali. Dopo le denunce presentate da alcuni senatori e procuratori, Arias si è difeso dicendo che le terre non erano produttive per questi contadini e che questi ultimi non possedevano neanche le risorse economiche necessarie. Ma è stato prontamente smentito. Una commissione governativa stabilì che le terre in questione dovevano essere condivise dalle famiglie degli sfollati e dagli imprenditori (sic). Senza indire alcun bando per stabilire chi dovesse essere il socio privato, vi si è insediata Ecopetrol (alla cui privatizzazione il narco-mafioso Uribe ha dato il via…)
La sua performance al Ministero dell’Agricoltura annovera altresì lo scandalo denominato “Agro Ingreso Seguro”. Programma truffaldino inventato a scopo propagandistico dall’ex-governo, sulla carta avrebbe dovuto beneficiare -con un modesto versamento elargito dallo Stato- un certo numero di contadini; in realtà, come abbondantemente denunciato e dimostrato, i fondi messi a disposizione sono stati in larghissima parte utilizzati per finanziare ricchi imprenditori agricoli legati alla mafia uribista, in aperta e quanto mai sfacciata violazione della stessa legge in questione, già di per sé sbagliata e fuorviante rispetto al problema agrario colombiano. Tra i beneficiari del programma vi è anche María Mercedes Sardi de Holguín, cugina dell’ex Ministro dell’Interno Carlos Holguín Sardi, la quale si è intascata 200 milioni di pesos. Sfidando l’intelligenza umana, Arias ha provato a giustificarsi affermando che tutti i beneficiari del programma erano persone per bene, senza problemi con la giustizia, e che era falso che la maggioranza dei beneficiati fossero finanziatori della campagna elettorale di Uribe.
Nel febbraio del 2010 è stato pre-candidato presidenziale per il Partito Conservatore; la rivista colombiana Semana ha denunciato nello stesso mese dei presunti illeciti nel finanziamento della sua campagna elettorale, che tuttora sono oggetto di investigazione giudiziaria. Dopo aver perso le primarie con Noemi Sanín, il giorno dopo lui e tutti i suoi lacchè e portaborse sono saliti opportunisticamente sul carrozzone di Juan Manuel Santos, che poi lo ha ricompensato con l’incarico di ambasciatore a Roma. La nomina è avvenuta, guarda caso, subito dopo un interrogatorio di oltre 11 ore per lo scandalo di “Agro Ingreso Seguro”.
Il nostro paese è diventato un rifugio per i malfattori d’oltre oceano; un posto sicuro dove possono godere indisturbati di quell’immunità che li mette al riparo da processi penali. Dopo Camilo Osorio, Sabas Pretelt de La Vega e Jorge Noguera, sbarca un altro personaggio a cui le “nostre” istituzioni, che continuano a definirsi “democratiche”, sicuramente accetteranno le credenziali diplomatiche. Non importa la lunga scia di sangue che questi criminali si lasciano alle spalle; i diritti umani sono sempre un argomento ad uso e consumo dei poteri forti, che li svuotano di reale significato e ne manipolano forme e contenuti.

http://www.nuovacolombia.net

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