[Sinistra In Rete Newsletter] Militant: Clima, Storia e capitale

Militant: Clima, Storia e capitale, alcune riflessioni a partire dal libro di Dipesh Chakrabarty

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Clima, Storia e capitale, alcune riflessioni a partire dal libro di Dipesh Chakrabarty

di Militant

come pensano le foreste eduardo kohnCrediamo che “Clima, Storia e Capitale”, il libro di Dipesh Chakrabarty recentemente pubblicato dai tipi di Edizioni Nottetempo, anche se alcune delle tesi che vi sono sostenute ci risultano tutt’altro che condivisibili, rappresenti comunque un ottimo spunto per tornare a ragionare intorno a un tema che, se per un lato non può più essere rimosso (almeno a parole) dalle agende della politica mainstream, dall’altro non può nemmeno essere ignorato da chi quotidianamente lotta per un’alternativa di società. La lettura dei due saggi in esso contenuti ci ha permesso inoltre di approfondire e chiarire alcune delle perplessità generate dall’uso sempre più in voga di un termine come Antropocene che, come avevamo provato ad argomentare in un altro post, se pure scientificamente sempre più preciso, rischia paradossalmente di depoliticizzare la questione del cambiamento climatico. Infatti, se ormai è un dato di fatto incontrovertibile che l’Antropocene sia diventato “un” tema centrale, se non “il” tema centrale, della contemporaneità, meno netta è invece la consapevolezza su quali ne siano state le cause socio-economiche e, soprattutto, quale sia la soluzione praticabile e quali i soggetti sociali potenzialmente mobilitabili. E il fatto stesso che ci si attardi ancora a ragionare sulla possibilità di una transizione a un (im)possibile capitalismo green o a sperare in interventi significativi da parte di quegli stessi governi che sono tra le cause del problema ne è forse la dimostrazione più lampante.

Proviamo quindi a prendere in prestito le parole dei due prefatori come punto di partenza per descrivere ciò che ci sembra sia ormai sotto gli occhi di tutti:

gli spettri che fino a qualche anno fa sembravano solo una lugubre e vaga minaccia che pendeva sui futuri dei nostri pronipoti sono apparsi nel nostro quotidiano con una velocità che forse in pochi si aspettavano.

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Alessandro Ugo Imbriglia e Italo Di Sabato: Il capro espiatorio e la logica dell’emergenza

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Il capro espiatorio e la logica dell’emergenza

di Alessandro Ugo Imbriglia e Italo Di Sabato

police ge6db1594d 1280“Un buon capro espiatorio vale quasi quanto una soluzione”
(A. Bloch)

L’ossessione infinita per i numeri del contagio ha schiacciato le timide proteste per il divieto di cortei, ma ha anche oscurato l’assetto non più solo poliziesco ma marcatamente militare precipitato su Roma in occasione del G20. Il conflitto sociale, dunque, viene gestito a partire da una logica preventiva e la militarizzazione del territorio diventa ordinaria. Del resto in Italia l’allarmismo emergenziale ha una lunga storia (lotta al terrorismo, alla droga, alla mafia, alle tifoserie violente, ai migranti). Di certo quanto avviene mostra la profonda crisi di legittimità dello Stato, che non solo scarica sui cittadini le difficoltà della gestione sanitaria, ma cerca legittimazione alimentando la propria bulimia di controllo. “L’agire del potere risponde, anzitutto, a una necessità assoluta: legittimare la propria espansione – scrivono Alessandro Ugo Imbriglia e Italo Di Sabato -, e, conseguentemente, garantire la propria esclusiva conservazione…”

* * * *

L’11 novembre, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, come noto, ha emanato una direttiva per limitare le manifestazioni pubbliche. La ministra, nelle dichiarazioni che hanno accompagnato il provvedimento, ha detto che il disagio causato alle attività commerciali nei centri storici motivasse ampiamente il divieto dei cortei. Per i prossimi mesi, il governo Draghi vieterà, nei centri urbani, i cortei, tutti i cortei. Chiunque voglia manifestare la propria indignazione, nei confronti delle misure adottate dalle forze governative, non potrà farlo nei centri delle città, né a ridosso dei cosiddetti obiettivi sensibili, i quali, tra l’altro, corrispondono, il più delle volte, ai responsabili che hanno determinato le condizioni per cui si manifesta.

Il conflitto sociale viene gestito a partire da una logica preventiva. Non c’è alcuna soglia di tolleranza per le lotte sociali.

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comidad: Per far continuare il PEPP facciamo un altro bel lockdown

comidad

Per far continuare il PEPP facciamo un altro bel lockdown

di comidad

I media sono impegnati su dilemmi decisivi per le sorti dell’umanità, come stabilire se la perplessità del professor Crisanti sul battesimo dei bambini col sacro siero vada considerata un’eresia o addirittura apostasia. Nel frattempo hanno giustamente un posto secondario nei media scadenze come la fine, nel marzo prossimo, del piano straordinario di acquisti per l’emergenza pandemica da parte della Banca Centrale Europea, il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme). Per la verità la gran parte dell’opinione pubblica non sa neppure cosa sia il PEPP e che ruolo abbia svolto in questi ultimi due anni.

Il PEPP iniziò nel marzo del 2020, nel periodo dei lockdown. La politica delle chiusure si è poggiata su due pilastri: la digitalizzazione e le iniezioni di liquidità monetaria da parte della BCE. Quel poco di libertà che ci veniva concesso non era dovuto a chimere come la democrazia e i diritti costituzionali, bensì al fatto che non c’erano ancora gli strumenti tecnici e finanziari per incatenarci tutti. Senza le attuali tecnologie digitali infatti i lockdown sarebbero stati impossibili, per cui se il Covid fosse arrivato venti anni fa i governi o sarebbero stati costretti a potenziare le strutture sanitarie (invece di smantellarle), oppure, più probabilmente, avrebbero fatto finta di nulla. Alcuni pensano che le pressioni della lobby del digitale siano state persino decisive nell’attuare la scelta dei lockdown prima e del Green Pass poi, ma queste sono le solite fantasie complottiste.

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Franco Bifo Berardi: Rassegnatevi

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Rassegnatevi

di Franco Bifo Berardi

Disfattismo di massa, diserzione e sabotaggio: proposta per una strategia paradossale della rassegnazione (in attesa delle Comunità Autonome Operative per la Sopravvivenza)

 

Il Covid lungo della mente sociale

Nelle ultime pagine del suo libro La peste, Camus racconta il festoso ritorno alla vita della città di Orano dopo l’estinguersi dell’epidemia. Oggi, nell’autunno del 2021, all’orizzonte non si vedono segni di una festa imminente. Al contrario sembra che i segnali del disagio psicosociale si approfondiscano, e se nell’assenza di luoghi di incontro qualcuno si azzarda a organizzare un rave party rischia di essere aggredito come untore.

All’inizio del flagello il cretinismo pubblicitario diceva: ne usciremo migliori. Con ogni evidenza è vero il contrario: nervosismo generalizzato, razzismo rampante, violenza predona delle grandi corporazioni, diseguaglianza galoppante. L’avidità proprietaria di Big Pharma ha impedito la produzione locale dei vaccini e il risultato è Omicron. I vecchi bianchi si sono iniettati le terze dosi che sarebbero dovute andare ad altri, ma il virus è più furbo e si prepara ad ammazzarne qualche altro milione, magari anche me.

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Presidium del Comitato Centrale del PC Russo: “Curare un’infezione senza provocare malattie sociali”

lantidiplomatico

“Curare un’infezione senza provocare malattie sociali”

di Presidium del Comitato Centrale del PC Russo

Riceviamo questo comunicato del Partito comunista russo su lasciapassare sanitario e vaccinazione obbligatoria e volentieri pubblichiamo, anche alla luce di quanto emerge da questa intervista

La pandemia Covid-19 continua esacerbare la crisi socio-economica del paese. La Russia capitalistica non era preparata a combattere l’infezione dal nuovo coronavirus. La situazione è una diretta conseguenza della politica di distruzione dell’assistenza sanitaria di base, chiusura delle strutture sanitarie, carenza cronica di personale medico, anni di tagli ai fondi per i programmi sociali, corruzione e banale negligenza. Tutti questi fallimenti non hanno protetto efficacemente la Russia dalle nuove minacce nel campo della salute e della sicurezza epidemiologica.

Le informazioni allarmanti sulle vittime della pandemia ricordano sempre di più i rapporti dalle zone di guerra, con diverse migliaia di morti e feriti. La società è divisa e indignata, irritata e spaventata. I cittadini hanno sempre meno fiducia nello Stato. Non credono nella capacità delle autorità di trovare la migliore via d’uscita, di fermare il flusso di malattie e morti. I fallimenti nella lotta contro la pandemia accelerano il declino dell’autorità del governo.

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Riccardo Leoncini: Quanto inquina una e-mail?

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Quanto inquina una e-mail?

di Riccardo Leoncini

La diffusione dell’elettrico sta vivendo una sorta di seconda rivoluzione industriale. Infatti, l’unione di motori elettrici con sistemi informatici dotati di intelligenze artificiali rende possibile gestire sistemi complessi in maniera efficiente ed efficace. Ci apprestiamo a vivere una transizione verde incardinata su processi di miniaturizzazione e di dematerializzazione, che ci metteranno a disposizione tecnologie pulite e rispettose dell’ambiente. Questa rivoluzione verde ad alto contenuto tecnologico è quanto mai importante, poiché preannuncia un ridisegno qualitativamente rivoluzionario del paesaggio tecnologico in cui ci apprestiamo a vivere, le cui ricadute economiche, sociali e culturali sono potenzialmente inimmaginabili.

Tuttavia, occorre anche evidenziare che un modello di questo tipo sembra ignorare una serie di costi (impliciti ed espliciti) di cui occorre essere ben consci nel momento in cui siamo chiamati a decidere quale strada intraprendere per costruire un sistema tecno-economico rispettoso dell’ambiente.

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Andrea Zhok: Identikit del No-Vax o del come costruire un capro espiatorio

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Identikit del No-Vax o del come costruire un capro espiatorio

Schermata del 2021 12 04 19 37 45Tra le operazioni più sconcertanti avvenute in questi ultimi mesi si distingue per infamia la costruzione mediatica della categoria “No Vax”, che è stata estesa fino ad abbracciare tutti coloro i quali sono restii a sottoporre sé o i propri figli alle attuali inoculazioni anti-Covid.

Ora, la categoria “No Vax” era emersa in passato con riferimento a vaccini tradizionali, e, a torto o a ragione, era stata utilizzata dai media per identificare individui genericamente avversi alla pratica della vaccinazione in quanto tale. Essendo difficilmente dubitabile che varie vaccinazioni in passato, a partire dall’antivaiolosa, abbiano dato un importante contributo alla salute pubblica, si è costruita così un’idea del “No Vax” come un soggetto irrazionale, che si muove secondo un’agenda antiscientifica.

Nella fase più recente è avvenuto un salto di qualità nell’utilizzo della categoria, che si è trasformata in un termine pesantemente denigratorio e sprezzante, rivolto a persone che a questo punto non erano semplicemente definite dalla loro “ignoranza” ed “antiscientificità”, ma anche dal loro “egoismo”, perché, si diceva: non vaccinandosi mettevano a repentaglio l’immunità di gregge; o non vaccinandosi avrebbero diffuso il virus; o non vaccinandosi avrebbero occupato le terapie intensive. Che la prospettiva dell’immunità di gregge sia svanita da tempo, che anche i vaccinati diffondano il virus, e che anche i vaccinati occupino letti di terapia intensiva sono fatti che non sembrano aver sortito alcun effetto sull’opinione pubblica, la quale, aizzata quotidianamente, ha creato uno stigma feroce nei confronti dei non vaccinati, secondo il classico canone dell’“untore”.

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Simone Lanza: Accelerazione e alienazione nell’epoca del distanziamento

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Accelerazione e alienazione nell’epoca del distanziamento

di Simone Lanza

13 1082x1536La velocità è una caratteristica della modernità che David Harvey ha descritto con la categoria di compressione spazio-temporale: “Gli orizzonti temporali del processo decisionale privato e pubblico si sono avvicinati, mentre le comunicazioni via satellite e i minori costi dei trasporti hanno reso possibile e sempre più agevole la diffusione immediata delle decisioni in uno spazio sempre più grande e variegato”. A causa della compressione spazio-temporale viviamo in un mondo sempre più piccolo proprio perché sempre più veloce: oggi è possibile viaggiare da Londra a New York in otto ore anziché in tre settimane. Il mondo del cavallo è stato sostituito prima da quello delle navi a vapore e poi da quello degli aerei.

Questa idea delineata nel saggio La crisi della modernità (1989) non ha trovato molti sviluppi se non recentemente, nei contributi del sociologo tedesco di ispirazione francofortese Hartmut Rosa, in particolare in Accelerazione e alienazione (2010). La tesi di Rosa è semplice ma saggiamente e sinteticamente argomentata: la vita moderna è in costante accelerazione; “la società moderna non è regolata e coordinata da regole e normative esplicite, ma dalla silenziosa forza normativa delle leggi temporali, che si manifestano nella forma di scadenze di consegna, scansioni e confini temporali (…) le forze dell’accelerazione sebbene inarticolate e completamente depoliticizzate, tanto da sembrare date dalla natura stessa, esercitano una pressione uniforme sui soggetti moderni che sfocia in qualcosa di simile a un totalitarismo dell’accelerazione”.

Si può parlare di accelerazione in tre sensi: accelerazione tecnologica, accelerazione sociale e accelerazione della vita. L’accelerazione tecnologica è la compressione spazio-temporale dovuta alla velocizzazione di trasporti, internet e nuove tecnologie, etc.

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Ferdinando Pastore: L’antifascismo fatalista

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L’antifascismo fatalista

di Ferdinando Pastore

Sono sempre stato affascinato da come l’ideologia neoliberale abbia persuaso gran parte della popolazione, della cultura (accademica e non), degli sfruttati stessi ad abbracciare con enfatica partecipazione gli imperativi di comando che schiacciano gli stessi individui a condizioni oppressive, omologanti e a una capacità critica ridotta ormai a infantilismo cognitivo. L’attenzione è caduta sui meccanismi pedagogici della dottrina neoliberale che ha puntato, riuscendoci, a rendere allettanti determinate coordinate comportamentali ispirate all’identificazione dell’idea di progresso con i meccanismi evolutivi del mercato.

Questa visione del progresso è in primis un fattore che riguarda l’essere umano che nell’individualizzazione dei rapporti sociali si conforma a metodi valutativi standardizzati riproducendo nella propria esistenza le medesime dinamiche commerciali dell’impresa. Questo bagaglio di informazioni, di stimoli, di spinte ha contribuito – forse più della propensione al consumo – a rendere del tutto impolitica la società che è stata privata in questo modo di quei legami di interdipendenza capaci di strutturare le lotte collettive e di articolare i corpi intermedi, insomma di fortificare la democrazia formale borghese attraverso una prassi democratica sostanziale capace di incidere sull’indirizzo politico anche fuori dalle istituzioni.

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Savino Balzano: Draghi e il ministro banderuola: puntano tutto sul lavoro precario

lantidiplomatico

Draghi e il ministro banderuola: puntano tutto sul lavoro precario

di Savino Balzano

Una notizia (orribile) che non deve passare sotto traccia.

Con ordine: il lavoro interinale (oggi si dice in somministrazione) consiste in un rapporto a 3 (lascio a voi la battuta): lavoratore, datore di lavoro (agenzia di somministrazione) e utilizzatore. Una schifezza che andrebbe semplicemente abolita: le persone vengono assunte dalle agenzie e poi somministrate (affittate, prestate) a degli utilizzatori, che le adoperano come fossero cacciaviti.

Introdotto nel ’97 col famoso “Pacchetto Treu”, consolidato (introducendolo persino a tempo indeterminato, dalla “Legge Biagi” del 2003). In soldoni: centro-sinistra e centro-destra concordi nell’investire nell’interinale.

Il “Decreto Dignità” aveva limitato a 24 mesi il periodo massimo di somministrazione presso l’utilizzatore. La logica era semplice: il peggiore dei rapporti di lavori “atipici” non può essere adoperato per troppo tempo. La precarizzazione nella posizione della lavoratrice o del lavoratore è massima.

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Manlio Dinucci: Dove ci porta l’asse Roma-Parigi

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Dove ci porta l’asse Roma-Parigi

di Manlio Dinucci

Il Trattato del Quirinale promosso dal presidente della Repubblica Mattarella, firmato il 26 novembre dal presidente del Consiglio Draghi e dal presidente della Repubblica Macron, è un trattato politico a 360 gradi con cui Italia e Francia «s’impegnano a sviluppare il loro coordinamento e a favorire la sinergia tra le rispettive azioni a livello internazionale», attuando «partnership industriali in specifici settori militari» e altri programmi che comportano oneri finanziari per lo Stato.

Per essere ratificato dal Presidente della Repubblica, il Trattato avrebbe dovuto essere prima autorizzato dal Parlamento in base all’Art. 80 della Costituzione, secondo cui «le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono oneri alle finanze».

Il testo del Trattato è invece rimasto segreto, al di fuori di una ristretta cerchia di governo, finché non è stato pubblicato dopo la firma (pdf qui).

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Manfredo di Porcia: Il silenzioso gigante europeo dei semiconduttori: viaggio alla scoperta di ASML

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Il silenzioso gigante europeo dei semiconduttori: viaggio alla scoperta di ASML

di Manfredo di Porcia

Viaggio alla scoperta di ASML, il colosso olandese dei semiconduttori che può a ben diritto essere ritenuta l’azienda più strategica d’Europa. Tecnica, economia e politica di un gigante sconosciuto ai più che ad oggi è però il gruppo col più alto valore nel Vecchio Continente

La litografia ultravioletta estrema (EUVL) è una tecnica di produzione delle componenti elettroniche più sofisticate come processori e memorie. Fabbricare queste componenti, presenti in dispositivi come telefoni e computer, richiede la cooperazione di un enorme numero di competenze umane e di aziende. Una di queste, l’olandese ASML, è diventata negli ultimi anni leader di mercato della litografia ultravioletta, generando enormi profitti e qualche preoccupazione politica. Per capirne l’ascesa e il suo ruolo nel grande gioco dei semiconduttori è bene iniziare capendo cosa effettivamente accade in uno dei loro macchinari.

Una sferetta di stagno liquido viene sparata a 70 metri al secondo dentro il collettore. La sfera, larga inizialmente 30 micrometri, viene colpita una prima volta da un laser a CO2 che la deforma in un disco da 400 micrometri.

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Massimiliano Piccolo: La divinazione neo-liberale. Risposta a Marco Revelli

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La divinazione neo-liberale. Risposta a Marco Revelli

di Massimiliano Piccolo

L’ideologia non è mai un prodotto di “scarto”, c’è quindi sempre qualche buon motivo per intervenire su temi importanti – ma soprattutto utili – per l’orientamento e la formazione di intere generazioni all’interno di un paese.

Perché significa intervenire sul futuro e capire che se domani sarà il frutto di quanto si fa oggi (l’effetto di una causa si potrebbe dire), questa non sarà una chiacchiera da indovini, ma l’elementare fila indiana del prima e del poi.

Ed è soprattutto da questo punto di vista che l’intervento su La Stampa di Torino, apparso online a firma di Marco Revelli, dal titolo Bobbio, le ambiguità del socialismo, oltre a suscitare qualche perplessità scientifica sull’utilizzo più o meno appropriato di alcune categorie storiografiche e politologiche, non fa un buon servizio didattico/pedagogico.

In buona sostanza, l’articolo finisce per fornire legna ad un revisionismo tanto di maniera quanto pericoloso: quello degli opposti estremismi e dei totalitarismi, quello per cui in uno sciagurato secolo quale sarebbe stato il Novecento, nazismo e comunismo sarebbero stati la stessa cosa.

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