Green Pass: tutto già previsto

Chi pensa che gli attuali green pass, oggi strumento indispensabile per partecipare a una vita sociale, siano stati ideati a seguito della dichiarata pandemia si dovrebbe ricredere. Un modello di passaporto vaccinale era già stato pubblicato il 26 aprile 2018 dalla Commissione europea.

La proposta intendeva attuare una “Cooperazione rafforzata contro le malattie prevenibili con i vaccini” mediante l’attuazione di una roadmap che prevedeva limitazioni di spostamento o di ingresso in determinati luoghi, nonché la creazione di un intero ecosistema futuro in cui ogni aspetto delle vite dei cittadini sarebbe stato monitorato e regolato. Secondo quanto si legge nella proposta, il primo passo sarebbe dovuto essere quello di “esaminare la fattibilità di sviluppare una tessera di vaccinazione comune” per i cittadini europei che fosse “compatibile con i sistemi informativi di immunizzazione elettronica e riconosciuta per l’uso transfrontaliero”. Nel documento sono menzionate anche frasi come “contrastare l’esitazione vaccinale” e “focolai imprevisti”, che prima della dichiarata pandemia non erano poi così comuni. L’obiettivo prefissato era quello di finalizzare un iter legislativo entro il 2022 e, come condizione “sine qua non” veniva menzionata l’industria manifatturiera dei vaccini, che avrebbe dovuto avere un ruolo chiave. Il documento cita anche il Global Vaccination Summit organizzato dall’Unione europea e dall’OMS. Il vertice, tenutosi il 12 settembre 2019 a Bruxelles appena 3 mesi prima della comparsa ufficiale del COVID-19, aveva visto la partecipazione di leader politici e rappresentanti di alto livello dei ministeri della salute e scienziati, oltre a Nanette Cocero, presidente globale di Pfizer Vaccines e Joe Cerrell, amministratore delegato della Bill & Melinda Gates Foundation per la politica globale. Da questi documenti si potrebbe dunque evincere che la dichiarazione di una pandemia mondiale fosse pianificata da tempo e di inevitabile attuazione.

Casa del Sole TV

 

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