[Sinistrainrete] Annie Lacroix-Riz: “C’è un contesto storico che spiega perché la Russia è stata messa all’angolo”

Annie Lacroix-Riz, docente di storia contemporanea all’Università di Parigi VII-Denis Diderot, ha scritto diversi libri sulle due guerre mondiali e la dominazione politica ed economica.

 

 

Annie Lacroix-Riz: “C’è un contesto storico che spiega perché la Russia è stata messa all’angolo”

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“C’è un contesto storico che spiega perché la Russia è stata messa all’angolo”

di Annie Lacroix-Riz

lacroix 640x356Annie Lacroix-Riz, docente di storia contemporanea all’Università di Parigi VII-Denis Diderot, ha scritto diversi libri sulle due guerre mondiali e la dominazione politica ed economica. Guarda con attenzione la situazione in Ucraina ponendola in relazione alla storia dell’imperialismo di inizio XX secolo e la sua continuazione. Quello che ci viene raccontato troppo spesso dai media non ci permette di capire il conflitto, quindi di cercare una soluzione per la pace. In questa intervista, ci viene offerto uno sguardo retrospettivo utile per comprendere gli eventi e la storia recente della regione.

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Nei media, si ha l’impressione che la guerra in Ucraina sia scaturita dal nulla. Cosa può dirci del suo contesto storico?

Prima di tutto, gli elementi storici sono quasi assenti da quella che è difficile definire una “analisi” della situazione. Tuttavia, ci sono due aspetti importanti da prendere in considerazione negli eventi attuali. In primo luogo, c’è una situazione generale, cioè l’aggressione della Nato contro la Russia. In secondo luogo, c’è una sorta di ossessione contro la Russia – e anche contro la Cina. Questa ossessione non è nuova, quindi permette di relativizzare l’attuale frenesia anti-Putin. L’essenza della presunta “analisi occidentale” è che Putin sia un pazzo paranoico e (o) un nuovo Hitler. Ma l’odio per la Russia e il fatto di non sopportare che la Russia eserciti un ruolo mondiale è riconducibile all’imperialismo statunitense.

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Fosco Giannini: La vecchia Terza Guerra Mondiale

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La vecchia Terza Guerra Mondiale

di Fosco Giannini

IMMAGINE PRIMO EDITORIALE GianniniTerza guerra mondiale: il suo fetore orrendo si sente già nell’aria. Ma è proprio vero che è dalle “tubature esplose” della crisi ucraina che l’odore acre di questa Terza Guerra ha iniziato a propagarsi? Oppure essa cova da tempo, da decenni e decenni va accumulando la sua forza nefasta, da più di mezzo secolo va preparando l’esplosione finale per l’umanità? È proprio vero, come hanno infelicemente affermato alcuni spezzoni della sinistra pacifista italiana, anche comunista, che sarebbe “l’attuale spinta egemonica della Russia” ad accendere la miccia della Guerra Finale, oppure di tale guerra è gravido da un lungo tempo il ventre imperialista?

La storia ci dimostra che non ci sono dubbi alcuni: è qui, in questo ventre oscuro, in questo “cuore di tenebra” (qualcuno ricorda il signor Kurtz di Joseph Conrad, il colonnello Kurtz in Apocalypse Now?) che la Terza Guerra va da tempo sedimentandosi.

Sono gli USA, ormai da un lungo tempo, il “cuore di tenebra”. È la loro intima struttura economico-finanziaria a condannarli a muoversi come “l’essere oscuro del mondo”. E condannare il mondo a subire questa essenza oscura. È il complesso militare-industriale e politico nordamericano a determinare la natura aggressiva, spoliatrice, guerrafondaia, ferocemente imperialista degli USA. È il flusso immenso di denaro che esonda dalle multinazionali americane delle armi che, allagando con la sua materia sanguinolenta il Pentagono, gli Appaltatori della Difesa, il Partito Democratico, il Partito Repubblicano, la società, le istituzioni, le università, il Congresso, i Rami Esecutivi, fa degli USA il più violento imperialismo della storia dell’umanità.

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Alberto Gabriele: Ma insomma, il socialismo esiste o non esiste?

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Ma insomma, il socialismo esiste o non esiste?

di Alberto Gabriele

Cina per AlbertoRiceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo sulla natura sociale ed economica della Cina, come contributo all’approfondimento di un tema fondamentale nell’analisi del mondo contemporaneo. Non necessariamente la redazione della rivista concorda in toto con i contenuti dell’articolo. L’autore, Alberto Gabriele, ha pubblicato sull’argomento due importanti volumi: Enterprises, Industry and Innovation in the People’s Republic of China – Questioning Socialism from Deng to the Trade and Tech War (2020) e, quest’anno, in collaborazione con Elias Jabbour, Socialist Economic Development in the XXIth century Challenges – One Century after the Bolshevik Revolution.

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Nella sinistra occidentale, e perfino tra le sue componenti più radicali e anticapitalistiche, tende a prevalere l’idea che il comunismo/socialismo (uso questo termine orribile per sottolineare come sia comune la confusione tra due categorie che dovrebbero invece essere tenute ben distinte) sarebbe una gran bella cosa, ma purtroppo non c’è da nessuna parte, probabilmente non c’è stato mai da nessuna parte, e tantomeno ci si sta avvicinando da nessuna parte. A mio parere, questa convinzione pecca di semplicismo e di essenzialismo, e ha anche un impatto fortemente demoralizzante. Tuttavia, tale opinione è spesso data per scontata anche da intellettuali di grande valore e di indubbia onestà intellettuale. Ad esempio, Alessandro Barbero ha affermato recentemente:

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Salvatore Bravo: Relazioni delinquenziali

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Relazioni delinquenziali

di Salvatore Bravo

L’imbarbarimento dei tempi è nel quotidiano, la normalità del male di vivere è parte integrante del capitalismo nella sua fase apicale: le relazioni, anche laddove sono interne alla legalità, spesso sono improntate al solo valore di scambio con l’effetto di essere sostanzialmente delinquenziali. L’integralismo del capitalismo non più contenuto da posizioni politiche ed ideologiche altre “educa” alla vivisezione dell’essere umano. Il tecno-nichilismo del capitalismo annienta la totalità nella percezione e nel concetto. La totalità non è solo concetto, ma essa è prassi filosofica ed ontologica, poiché non separa mai la parte dal tutto, pertanto l’essere umano è percepito e vissuto nella sua totalità concreta, in tal modo nelle relazioni si produce il senso della reciproca dignità, poiché l’altro è totalità viva che con il logos giunge a noi nel suo mistero e nella sua presenza sfuggente ma dotata di senso.

La presenza è ricchezza incommensurabile, poiché le autocoscienze nell’incontro riconoscono la reciproca umanità, mai categorizzabile, e si riconoscono egualmente umane nella diversità mai assoluta.

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Wu Ming: Per non dimenticare. Brevi note su Emergenza di Stato di Andrea Miconi

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Per non dimenticare. Brevi note su Emergenza di Stato di Andrea Miconi

di Wu Ming

Il libro di Andrea Miconi, Emergenza di Stato. Intellettuali, media e potere nell’Italia della pandemia (Giometti & Antonello, 2022, €12), è un testo necessario ma destinato a rimanere raro, forse unico.

Il motivo è presto detto: sarà difficile trovare ribadite le evidenze che in pochi abbiamo registrato durante i due anni di gestione emergenziale della pandemia di Covid19 in Italia, sovrastati com’eravamo dal frastuono della propaganda. È una pagina di storia – pubblica e personale – che tanti preferiranno rimuovere, mano a mano che le conseguenze di quella svolta si faranno più chiare.

Miconi ha riflettuto sulla gravità di quanto stava accadendo già in medias res, nel  pamphlet della primavera 2020 Epidemie e controllo sociale (Manifestolibri). Oggi il sociologo riprende quelle intuizioni e le mette in prospettiva, per dirci che in quei ventiquattro mesi è successo qualcosa di inedito nella vicenda pubblica e nella società italiana.

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Alceste De Ambris: Guerra e pandemia stessa strategia

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Guerra e pandemia stessa strategia

di Alceste De Ambris

Prendo spunto dall’articolo di Pasquale Cicalese, secondo cui “C’è del metodo nella follia delle cancellerie occidentali”.

Le gravi sanzioni economiche e finanziarie alla Russia, in particolare il divieto di utilizzare per i pagamenti il sistema di transazione interbancario Swift e il congelamento delle riserve depositate dalla Banca centrale russa presso le altre Banche centrali, da una parte appaiono esorbitanti e sproporzionate, e d’altra parte sembrano danneggiare di rimbalzo le stesse economie europee. Tale atteggiamento bellicoso delle cancellerie occidentali (compreso l’invio di armi), per nulla orientato a trovare a una soluzione diplomatica al conflitto, fa sospettare che nasconda un’intenzione non dichiarata. Lo stesso si può dire per l’atteggiamento apparentemente “suicida” del governo ucraino, evidentemente eterodiretto, che sembra porsi l’obbiettivo di prolungare e rendere il conflitto più cruento, coinvolgendo i civili, così da suscitare una reazione emotiva anti-russa.

E il piano perseguito, secondo Cicalese, sarebbe appunto quello di “staccare l’Europa dalla Russia” in modo definitivo, e costruire una “cortina di ferro economica” che divida il mondo il due blocchi: il capitalismo occidentale da una parte, e il tutto resto dall’altra parte.

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Sandro Mezzadra: L’Occidente va alla guerra

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L’Occidente va alla guerra

di Sandro Mezzadra

Mentre la guerra non si ferma, vanno ridefinendosi gli schieramenti e gli equilibri su scala mondiale, nella prospettiva di un dopoguerra destinato a essere comunque segnato da dinamiche di militarizzazione e riarmo con cui dovremo fare i conti nei prossimi anni. Non formulo ipotesi sugli scenari bellici, ma certo una lunga durata della guerra in Ucraina (a bassa o alta intensità) non sembra sgradita ad alcuni dei più importanti attori globali. Questo vale per una parte almeno dell’estabilishment statunitense, come si è visto dal discorso di Joe Biden a Varsavia. Il logoramento della Russia in una sorta di Afghanistan europeo, senza curarsi del potenziale tracimare del conflitto verso ovest e verso est, costituirebbe infatti una straordinaria occasione per proseguire quel processo di ricostruzione dell’Occidente che l’amministrazione americana ha perseguito fin dal suo insediamento. L’Unione Europea, in particolare, accelererebbe la sua integrazione militare sotto la doppia pressione dei Paesi dell’Europa dell’est e della Nato, confermando quella funzione di guida degli Stati Uniti che a partire dalla Grande Guerra ha definito il concetto stesso di Occidente.

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Guido Salerno Aletta: Saldi esteri da brivido

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Saldi esteri da brivido

di Guido Salerno Aletta

Se i conti commerciali vanno in rosso, il debito pubblico italiano non regge

Bisogna essere chiari su un punto: le Banche centrali non hanno poteri di intervento nell’attuale contesto di inflazione dei prezzi dell’energia e delle materie prime, tutti prodotti che l’Italia importa sia per i propri consumi interni sia per la sua caratteristica di economia di trasformazione che rivende all’estero con valore aggiunto quanto ha acquista dall’estero.

A maggior ragione vale la questione della indipendenza sul piano alimentare: il problema non è solo quello di soddisfare il fabbisogno interno, quello di sfamare coloro che vivono in Italia, ma quello delle importazioni destinate alla trasformazione. Le industrie italiane comprano grano dall’estero per fabbricare pasta che viene poi esportata in tutto il mondo. Lo stesso vale per le importazioni del latte e delle carni: i formaggi o gli insaccati che vengono prodotti riprendono la via dell’export. Lo stesso vale per una serie di materie prime minerali: si importano caolino ed argilla per fare ceramiche e piastrelle che vengono esportate con buon profitto.

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Sandro Moiso: Il nuovo disordine mondiale / 10: il biglietto che è esploso

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Il nuovo disordine mondiale / 10: il biglietto che è esploso

di Sandro Moiso

crisantemi morti“Draghi avvisa la Cina” («Il Giornale» – 24 marzo 2022 )

“Oltre 100 milioni di persone torneranno in stato di povertà estrema” (Ignazio Visco, governatore di Bankitalia – 26 marzo 2022)

“E’ un viaggio lungo. A bordo ci siamo solo noi.” (William S. Burroughs – Il biglietto che è esploso)

Se la situazione internazionale e interna italiana non fosse quella che è, ci sarebbe da ridere.

Da un lato un titolo trionfalistico che immagina l’inimmaginabile: un sorta di ultimatum dell’Italia alla prima o seconda, dipende soltanto dal tipo di calcolo eseguito per stabilirlo, potenza economica mondiale; dall’altro le considerazioni di un funzionario importante del governo dell’esistente che indica le più che probabili conseguenze della situazione venutasi a creare con la crisi pandemica, prima, e lo scoppio della guerra in Ucraina, poi.

Sintomo, al di là delle squallide diatribe politiche interne, non soltanto di un paese privo ormai di qualsiasi strategia governativa che non sia quella di approfittare delle occasioni, ma anche di un’Europa, mai stata realmente unita dal punto di vista politico ed economico, ormai entrata, nonostante le pompose e sussiegose dichiarazioni che ne accompagnano ogni riunione, più o meno straordinaria, dei propri maggiori rappresentanti e ministri, in una fase di vistoso declino del proprio peso politico su scala internazionale.

La stessa insignificanza dei suoi due maggiori rappresentanti, Ursula von der Leyen e Charles Michel, rende evidente come un’entità politica nata con aspirazioni planetarie (si pensi soltanto all’istituzione dell’euro come possibile sostituto del dollaro e poi ridotto a strumento di controllo della riduzione della spesa pubblica interna di ogni singola nazione), l’Unione Europea, stia sostanzialmente sfiorendo senza aver portato a termine nessuno degli obiettivi immaginati all’atto della sua fondazione.

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Carlo Freccero: La scelta imposta dalla propaganda non è una vera scelta

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La scelta imposta dalla propaganda non è una vera scelta

di Carlo Freccero

Riceviamo da Carlo Freccero e pubblichiamo il suo intervento di oggi al Seminario della Commissione Dupre

133012301 10ad7046 ee5e 49fd a498 7a5d502f4919Oggi siamo qui per parlare di propaganda e censura. Queste pratiche di repressione del dissenso mirano allo stesso risultato, ma funzionano a partire da presuposti diversi. La censura colpisce chi si discosta dal mainstream. La propaganda invece crea il mainstream. Nel passato, nei media, prevaleva la censura. Tutta la storia della Televisione è una storia di censura. Ma, in qualche modo, la censura indica ancora vitalità e dissenso. Si censura chi conserva un pensiero autonomo, mentre la propaganda ha il compito di azzerare del tutto questo pensiero autonomo e divergente.

Il covid prima e la guerra oggi, hanno alterato la comunicazione trasformandola di fatto in propaganda. E in un messaggio propagandistico non c’è niente da censurare.

Il passaggio dalla censura alla propaganda corrisponde ad una presa di parola del potere in prima persona. Nel discorso del potere non deve essere censurato nulla.

Questo spiega il buonismo di oggi, la mancanza di violenza verbale, nei confronti politici e nei talk show televisivi.

Il potere si è reso conto che la censura fa scandalo e, contemporaneamente, può generare opposizione, mentre la propaganda è in grado di creare unanimità.

Questo seminario è dedicato alla propaganda di guerra.

Viene naturale unire la parola propaganda alla parola guerra, quasi si trattase di una forma di riflesso condizionato. Nell’immaginario meanstream la parola guerra è collegata al Nazismo, ed al maggior teorico della propaganda autoritaria: Goebbles.

Goebbles ha spiegato che la propaganda ha le sue radici nella paura. Ed in effetti la propaganda che è stata utilizzata in maniera massacrante dai governi negli ultimi due anni, è una propaganda basata sulla paura: paura della morte per covid, paura del nemico come minaccia alla libertà e democrazia.

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Elisabetta Teghil: Allarme rosso!

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Allarme rosso!

di Elisabetta Teghil

immaginaLa “democratica e civile” Bologna ha lanciato, in via sperimentale e su base volontaria, la patente del buon cittadino sulla falsariga di quella cinese. Viene chiamata smart citizen wallet e veniamo a sapere che qualcosa di simile sarebbe in procinto di essere lanciato anche a Roma.

D’altra parte non dobbiamo meravigliarci, Bologna ha una lunga tradizione consolidata rispetto a provvedimenti di controllo sociale elevato a cominciare dai sindaci-sceriffo come Cofferati e Roma ha un precedente illustre con Veltroni sindaco quando furono affissi per la città dei manifesti comunali con tanto di numero di telefono da chiamare che invitavano i cittadini alla delazione e alla denuncia di chi imbrattava la città.

Per ora il meccanismo della patente del buon cittadino è impostato su base premiale. Vale a dire che la persona accumulerà punti e otterrà delle regalie in sconti di vario tipo se avrà dei comportamenti in linea con le richieste dell’amministrazione. Sono considerati comportamenti “etici” fare la raccolta differenziata dei rifiuti, usare i mezzi pubblici, gestire in maniera oculata il consumo di energia, non prendere multe, essere attivo con la Card Cultura, una carta varata per le attività culturali nell’area metropolitana di Bologna. Piccola osservazione a margine: la cultura che conta è solo quella ufficiale e istituzionale? Insomma essere dei cittadini rispettosi del “vivere civile” e della “civile convivenza”. Ma il passaggio a bastone e carota sarà breve. La sinistra antagonista dovrebbe entrare in allarme rosso.

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Pierluigi Fagan: Quando chi sta perdendo si porta via il pallone

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Quando chi sta perdendo si porta via il pallone

di Pierluigi Fagan

Ieri abbiamo usato una immagine simbolo del mondo come un pallone oggetto di giochi di contesa. Oggi continuiamo con la metafora del sogno di possederlo tutto questo pallone-mondo e laddove la realtà intralcia i sogni, si può arrivare a sottrarre l’oggetto stesso del contendere. Se non vincerò al gioco di quel pallone, mi porto via il pallone o lo buco, così nessun altro potrà giocarvi, fine dei giochi.

Ieri abbiamo assistito in mondovisione, forse per la prima volta che io ricordi, ad una seduta del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Il nostro miglior uomo, nostro in quanto occidentali, ha arringato piuttosto arrabbiato il Mondo dicendo che se questa istituzione planetaria non è in grado di istruire un processo tipo Norimberga, se non è in grado di estromettere la Russia ed il suo fastidioso diritto di veto dal Consiglio di Sicurezza, allora tanto vale che l’ONU si sciolga ed ammetta la sua inutilità ed impotenza, lasciando il campo a qualche nuova forma ordinativa.

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Larry Fink: Transizione, deglobalizzazione, digitale: il futuro secondo BlackRock

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Transizione, deglobalizzazione, digitale: il futuro secondo BlackRock

di Larry Fink

Il 24 marzo scorso Larry Fink, amministratore delegato del colosso finanziario BlackRock, ha pubblicato una lettera aperta a investitori e azionisti per mostrare la sua personale idea di mondo per l’era aperta dal conflitto ucraino. BlackRock maneggia 10 trilioni di dollari in asset ed è capace di determinare con le sue scelte la condotta di molti investitori in tutto il mondo. Fink non è nuovo a questi esercizi di futurologia: a febbraio, in un messaggio intitolato “The Power of Capitalism”, sottolineò che transizione green, svolte economiche e altri piani di discontinuità avevano senso solo se capaci di portare profitto. Ora nella sua nuova lettera Fink dice che l’era per la profittabilità di questi settori è vicina e accelerata dalla crisi russo-ucraina, che avrebbe posto inizio all’era della “de-globalizzazione”. Abbiamo voluto tradurre la parte più importante e centrale del lungo messaggio di Fink.

Larry Fink’s Chairman’s Letter to Shareholders | BlackRock – Qui il testo originale

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Implicazioni dell’invasione russa dell’Ucraina per aziende, paesi e clienti

Il denaro che gestiamo appartiene ai nostri clienti. E per servirli, lavoriamo per capire in che modo i cambiamenti in tutto il mondo influiranno sui loro risultati di investimento.

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Federico Rucco:  Bucha: un crimine di guerra o una operazione Psyop?

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 Bucha: un crimine di guerra o una operazione Psyop?

di Federico Rucco

I giornalisti dell’Associated Press a Bucha, una piccola città a nord-ovest di Kiev, hanno visto i corpi di almeno nove persone in abiti civili che sembravano essere state uccise da vicino. Almeno due avevano le mani legate dietro la schiena. L’AP ha anche visto due corpi avvolti nella plastica, legati con nastro adesivo e gettati in un fosso.

Oleksiy Arestovych, un consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, ha parlato invece di decine di civili uccisi trovati nelle strade di Bucha e nei sobborghi di Kiev di Irpin e Hostomel in quella che sembrava una “scena di un film horror”.

Arestovych ha detto che alcune persone sono state colpite alla testa e avevano le mani legate, e alcuni corpi mostravano segni di tortura, stupro e bruciature.

Quello di Bucha appare dunque come un “crimine di guerra” da gettare ulteriormente sul piatto dell’orrore verso le opinioni pubbliche europee, maggioritariamente contrarie al  coinvolgimento nella guerra, per romperne ogni rifiuto o resistenza nel sostenere un interventismo compulsivo e pericolosissimo.

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StoriaSegreta: Il rublo d’oro

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Il rublo d’oro

di StoriaSegreta

Le notizie di questi giorni, anche astraendo dalle cronache belliche,  si susseguono a ritmo incalzante. Tra la Russia e le oligarchie occidentali è scoppiata una vera e propria guerra finanziaria in cui i contendenti si stanno giocando il tutto per tutto.

L’Occidente aveva iniziato con sanzioni commerciali, che in qualche modo potevano considerarsi ‘nella norma’, anche se i congelamenti di beni personali di cittadini russi non si sa a quale principio giuridico facessero riferimento, ma poi aveva alzato il tiro congelando le riserve in valuta estera della Banca Centrale Russa ed espellendo molte banche russe dallo SWIFT.

Il 16 marzo 2022 Putin aveva risposto con una dichiarazione durissima in cui prendeva atto che i cosiddetti asset primari non erano più tali in quanto potevano semplicemente essere rubati e che molti paesi avrebbero convertito le riserve in valuta in cose più concrete come terra, materie prime e oro (qui).

La dichiarazione era un po’ criptica ma voleva significare che il sistema occidentale basato sulle valute fiat stampate dal nulla era finito.

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Moni Ovadia: “Europa appecoronata agli Stati Uniti, in Ucraina guerra criminale come quella di Bush in Iraq”

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“Europa appecoronata agli Stati Uniti, in Ucraina guerra criminale come quella di Bush in Iraq”

Umberto De Giovannangeli intervista Moni Ovadia

Moni Ovadia è tante cose. Attore, cantante, musicista, scrittore. Soprattutto, è uno spirito libero che sa andare controcorrente, che non ha paura di “provocare”. E il suo j’accuse affidato a Il Riformista ne è una “esplosiva” riprova.

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C’è da avere un po’ di paura di fronte a un pensiero unico in divisa e con l’elmetto?

In divisa e con l’elmetto, seduti nel salotto, però. Sì, sempre c’è d’avere paura di queste cose, di un “pensiero” militarista e militarizzato, che finisce pure per “silenziare” un signore vestito di bianco che ha avuto l’ardire di dire in faccia ai politici nostrani arruolati dalla Nato parole che devono essere scolpite nei nostri cuori e rilanciare in ogni dove: “Pazzi, Pazzi” a voler aumentare, 40 miliardi, le spese di guerra. Sì, di guerra. Perché tali vanno considerate. Ma c’è una logica in questa follia…

 

E quale sarebbe?

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