Dal Governo via libera ai commissari per rigassificatori e inceneritore, non per le rinnovabili

Nel frattempo si punta a massimizzare la produzione da 4 centrali a carbone, il più inquinante e climalterante dei combustibili fossili

Ieri sera il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge con Misure urgenti in materia di politiche energetiche nazionali, produttività delle imprese e attrazione degli investimenti, nonché in materia di politiche sociali e di crisi ucraina, dedicando ampio spazio ai temi dell’energia.

Si tratta di un provvedimento «molto articolato perché si estende in molte aree. Approviamo numerose liberalizzazioni, importanti riforme nel settore delle energie rinnovabili. Queste riforme, queste liberalizzazioni o semplificazioni ci permettono di accelerare la transizione ecologica, di fare quello scatto negli investimenti, nelle rinnovabili che contribuiranno sicuramente a renderci più indipendenti dal gas russo», spiega il premier Draghi.

Ma le semplificazioni più incisive, in realtà, sembrano lasciare fuori dalla porta ancora una volta le rinnovabili, in favore dei rigassificatori e dell’inceneritore di Roma, cui il Governo ha dedicato appositi commissari. Ovvero l’elemento che la principale associazione confindustriale del comparto elettrico, Elettricità futura, aveva chiesto per semplificare davvero la partita delle rinnovabili, che invece dovranno attendere ancora un po’.

Il decreto prevede infatti poteri speciali di commissario per il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che bypassando le prerogative della Regione Lazio «predispone e adotta il piano di gestione dei rifiuti della città, regolamenta le attività di gestione dei rifiuti, elabora e approva il piano per la bonifica delle aree inquinate, approva i progetti di nuovi impianti». Ovvero il nuovo termovalorizzatore in programma per la capitale.

Al contempo, per far fronte alla crisi negli approvvigionamenti energetici il Governo stabilisce che «saranno nominati uno o più Commissari straordinari di governo» per portare avanti «le opere finalizzate all’incremento della capacità di rigassificazione nazionale e alla realizzazione di nuove unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione, nonché le connesse infrastrutture», in quanto rappresentano «interventi di pubblica utilità, indifferibili e urgenti».

Le rinnovabili invece no, evidentemente. Su questo fronte gli interventi, ancora una volta, sono molto limitati: «Si individuano ulteriori aree idonee ai fini dell’installazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e vengono ulteriormente semplificati i procedimenti relativi alla realizzazione degli impianti. Vengono introdotte misure per potenziare la produzione di energia rinnovabile per il settore agricolo e per semplificare i procedimenti di autorizzazione per ammodernare le linee elettriche esistenti».

In compenso «sono previste misure per incrementare temporaneamente la produzione da fonti fossili», massimizzando l’utilizzo di quattro centrali a carbone – Fusina, Torrevaldaliga e Brindisi di Enel, Monfalcone di A2A –, il più inquinante dei combustibili fossili.

«Abbiamo 4 centrali a carbone che erano in dismissione – spiega il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani (nella foto, ndr), in un’intervista a La Repubblica – Adesso per 12, massimo 24 mesi, le manderemo a pieno regime perché ci consentono di risparmiare 3,5 miliardi di metri cubi di gas. Emetteranno più CO2, ma nel frattempo accelereremo così tanto con le rinnovabili che tali emissioni verranno presto compensate. E rimane comunque una misura transitoria».

Quello del ministro sembra però un ottimismo non basato sui fatti, con gli ambientalisti che stanno già  criticando le tiepidissime semplificazioni che ancora una volta il Governo ha messo in campo per le rinnovabili, finora senza esiti. Per le fonti pulite «nessun supercommissario – conferma Cingolani – È stata una richiesta dei gruppi che installano rinnovabili. Ma non se ne sente l’esigenza: i dati dimostrano che negli ultimi 4 mesi si sono approvati impianti più che negli anni precedenti. La macchina sta andando».

Il riferimento indiretto è ai dati comunicati nei giorni scorsi sul Sole 24 Ore da Massimiliano Atelli, presidente delle Commissioni Via-Vas nazionale e Pnrr-Pniec – peraltro proprio il “candidato” a supercommissario per le rinnovabili proposto da Elettricità futura – secondo il quale nei primi 4 mesi del 2022 sono stati approvati impianti rinnovabili per 4 GW (mentre nei 7 anni precedente la media è stata 0,8 GW). Andando avanti con questo ritmo, Atelli stima che entro la fine dell’anno la quota di progetti rinnovabili approvati possa arrivare a 10 GW.

Sarebbe un traguardo significativo, ma ancora da soppesare sul campo. Ci avvicineremmo all’anno “record” per il nostro Paese, il 2013, quando vennero installati 11 GW di impianti. A quasi un decennio di distanza, in un quadro geopolitico completamente mutato e all’interno di uno scenario climatico sempre più grave, è lecito però aspettarsi qualcosa di più: soprattutto perché i progetti rinnovabili ancora in sospeso (o meglio, quelli eolici e fotovoltaici da soli) ammontano a circa 170 GW.

Luca Aterini

03/05/2022

Dal Governo via libera ai commissari per rigassificatori e inceneritore, non per le rinnovabili – Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile

 


 

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