I rapporti tra Josip Broz Tito e Kim Il Sung

Il 7 maggio di quest’anno ricorre il 130° anniversario della nascita del compagno Josip Broz Tito (1892-1980), Comandante dell’Esercito Popolare di Jugoslavia, Presidente del Comitato Nazionale di Liberazione e della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia.

UN’AMICIZIA FRATERNA, INDIPENDENTE E INTERNAZIONALISTA

I rapporti tra il compagno Tito e il Presidente Kim Il Sung

Jean-Claude Martini

Delegato Ufficiale della KFA Italia

Direttore del Centro Studi sul Juche – Toscana

e del Gruppo di Studio di Fermo del Kimilsungismo-Kimjongilismo

Il 7 maggio di quest’anno ricorre il 130° anniversario della nascita del compagno Josip Broz Tito (1892-1980), Comandante dell’Esercito Popolare di Jugoslavia, Presidente del Comitato Nazionale di Liberazione e della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia. Egli fu un ardente promotore della pace, dell’indipendenza dei popoli e un fervente antifascista, tra i principali promotori del Movimento dei Non Allineati che ancora oggi svolge un ruolo centrale nella difesa della pace e della stabilità nel mondo. Rese la Jugoslavia socialista un paese sovrano e prospero, una potenza politica sull’arena internazionale che nulla aveva da invidiare al mondo capitalista nel campo dell’economia, dello sport e della cultura.

Il 2022 è anche l’anno in cui celebriamo il 110° anniversario della nascita del Presidente Kim Il Sung (1912-1994), liberatore e fondatore della Corea socialista, il quale ha dato tutta la sua vita e il suo acume teorico e intellettuale per l’indipendenza globale e ha gettato le basi indistruttibili dell’esistenza e dell’invincibilità della Repubblica Popolare Democratica di Corea che tutt’oggi si erge nel mondo come un faro del socialismo che sventa e tiene a bada, passando alla controffensiva, ogni manovra militare ed economica provocatoria dell’imperialismo americano e delle forze ostili, facendo da esempio ai popoli di tutto il mondo.

Sulla base di questi princìpi progressisti condivisi, la Jugoslavia socialista e la RPDC allacciarono e consolidarono dei rapporti diplomatici, politici e internazionalisti sia a livello statale che di partito, negli anni ’70. Pur non avendo mai formalmente rinnegato le conclusioni del Cominform nel 1948, il Partito del Lavoro di Corea strinse legami fraterni con la Lega dei Comunisti di Jugoslavia nell’ambito della comune appartenenza al Movimento dei Non Allineati, in cui la RPDC entrò nel settembre 1975. Questo stesso evento fu il risultato degli sforzi attivi di Tito, il quale sostenne integralmente la linea del PLC sulla riunificazione nazionale ed escluse al contempo la Corea del Sud da questo movimento. In quel periodo, tra l’altro, fu rimosso dalle nuove edizioni delle opere e dalle antologie di scritti e discorsi di Kim Il Sung ogni riferimento negativo alla Jugoslavia, a Tito e alla Lega dei Comunisti.

Il primo incontro tra Tito e Kim Il Sung ebbe luogo a Belgrado dal 6 al 10 giugno 1975, ultima tappa del viaggio diplomatico che quest’ultimo effettuò in quell’anno anche in Cina, Romania, Algeria, Mauritania e Bulgaria.

Nella sua allocuzione alla colazione offerta dalla delegazione coreana nella Casa dei ricevimenti a Bled in onore del Presidente della RFS di Jugoslavia e della sua consorte il 7 giugno 1975, Kim Il Sung così concluse:

«Nel corso della nostra fraterna visita in Jugoslavia, abbiamo constatato le grandi realizzazioni che il popolo jugoslavo, sotto l’illuminata direzione della Lega dei Comunisti di Jugoslavia presieduta dal compagno Josip Broz Tito, ha registrato nella lotta per la costruzione del socialismo e ne siamo stati profondamente impressionati.

I vostri successi sono successi comuni ai popoli progressisti del mondo intero e costituiscono un appoggio, un potente conforto per la causa rivoluzionaria del nostro popolo.

Auguro sinceramente che il popolo jugoslavo fratello riporti i più grandi successi nella lotta per l’edificazione socialista del paese e nella lotta per la vittoria della causa comune dei popoli progressisti del mondo intero in favore della pace, della democrazia, dell’indipendenza nazionale e del socialismo»1.

Circa un anno dopo, il 29 maggio 1976, Kim Il Sung rilasciò un’intervista alla Tanjug in cui affermò:

«L’incontro assai significativo che abbiamo avuto con il compagno Josip Broz Tito, eminente dirigente del popolo jugoslavo e amico intimo del popolo coreano, l’accoglienza e l’ospitalità calorose che ci sono state riservate dal governo e dal popolo di Jugoslavia non li dimenticheremo mai»2.

Il 9 giugno 1977 Kim Il Sung concesse un’intervista a un gruppo di cineoperatori jugoslavi in cui, a mo’ di chiosa, ricordò ancora una volta quell’incontro:

«Ricordo con grande piacere il mio incontro col compagno Tito in Jugoslavia nel 1975. Credo che sia stato utile al rafforzamento dell’amicizia e della solidarietà tra i popoli dei nostri due paesi e che, inoltre, abbia apportato un grande contributo al movimento dei non allineati. Ricordo ancora adesso questo incontro col compagno Tito, nel corso del quale abbiamo proceduto a un serio scambio di opinioni su numerosi problemi d’interesse comune.

Sono molto felice di vedere che il popolo jugoslavo riporta, sotto la direzione chiaroveggente del compagno Tito, dei grandi successi tanto nell’edificazione socialista quanto nella lotta per mantenere l’indipendenza politica del paese.

Quest’anno abbiamo indirizzato i nostri auguri calorosi al compagno Tito in occasione del suo 85° compleanno.

Sono convinto che in futuro, sotto la sua direzione, il popolo jugoslavo riporterà dei successi ancor più grandi.

Attualmente le relazioni tra i nostri due paesi, la Corea e la Jugoslavia, sono eccellenti. Spero che continueranno a svilupparsi sulla base del principio dell’indipendenza, per il più grande bene del socialismo, della pace e del movimento dei non allineati.

Sono molto felice di sapere che il compagno Tito ha espresso il desiderio di visitare quest’anno il nostro paese. Ci prepariamo a riservargli un’accoglienza calorosa.

Quando verrà da noi, sarà per noi occasione di riprendere a Pyongyang il discorso iniziato in Jugoslavia e penso che potremmo scambiarci idee utili su numerosi problemi. È per questo che i miei compagni e io, così come tutto il popolo coreano, aspettiamo con grande interesse la visita del compagno Tito nel nostro paese. Vi prego di farglielo sapere»3.

La visita nelle repubbliche jugoslave di Serbia e Slovenia venne infatti ricambiata dal compagno Tito allorché si recò a Pyongyang dal 24 al 30 agosto 1977, ove fu accolto da una massa festante di centinaia di migliaia di cittadini con fiori, coreografie, balli collettivi, bandiere coreane e jugoslave e slogan in serbocroato sia per le strade che all’interno dell’allora Stadio Moranbong (dal 1982 Stadio Kim Il Sung). I giovani coreani eseguirono persino canti comunisti jugoslavi come Uz Maršala Tita e Tito, slobodo. Un libro coreano di qualche anno fa ricostruisce in questo modo il prologo di quell’incontro:

«Nell’agosto 1977 venne organizzata la visita di Josip Broz Tito, presidente dell’ex Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia, nella Repubblica Popolare Democratica di Corea. Egli aveva 85 anni all’epoca. Il programma della sua visita in Corea divenne il centro dell’attenzione della stampa di tutto il mondo. I giornali, le radio e le agenzie stampa lo commentarono in base alle loro previsioni e opinioni. Un’agenzia stampa britannica, influente e autorevole nel mondo giornalistico, riportò: “Stranamente, Tito è una figura celebrata non solo nel campo socialista come in quello capitalista, ma esercita un’influenza anche sulle nazioni non allineate. Egli è noto come uno dei pionieri del Movimento dei Non Allineati e un progenitore del socialismo autonomo. Il suo forte amor proprio, in particolare, lo ha consacrato come un “gigante ostinato”. Cosa sta cercando di ottenere l’unico capo fondatore ancora vivo del Movimento dei Non Allineati viaggiando nella regione estremo-orientale? Sembra che voglia incontrare il Presidente della Repubblica Popolare Democratica di Corea, Kim Il Sung, per parlare dei problemi del Movimento dei Non Allineati attualmente in difficoltà e dargli un’iniezione di vita”.

Questo commento non era assolutamente peregrino. A quel tempo il Movimento dei Non Allineati ristagnava: da una parte gli imperialisti e gli egemonisti lavoravano apertamente o segretamente per disintegrarlo, dall’altra alcune nazioni che lo componevano e che avevano una scarsa conoscenza dei principi rivoluzionari litigavano o addirittura si scontravano, influenzati dalle forze imperialiste ed egemoniche.

Tito era estremamente preoccupato di salvare il Movimento dei Non Allineati da quella situazione anormale e farlo tornare sulla giusta via. Sapeva che se avesse fallito nel trascinarlo fuori dal pantano avrebbe vanificato i successi di una vita, per non parlare della sua stessa reputazione di pioniere e veterano del movimento.

Un giorno disse ai suoi assistenti: “Resta solo una soluzione. Dobbiamo andare in Corea e consultare il compagno Kim Il Sung”.

Costoro lo consigliarono di riconsiderare l’idea data la sua età avanzata e le sue fragili condizioni.

Tito rigettò categoricamente la loro proposta, affermando: “Devo incontrare assolutamente Kim Il Sung. Nessuno potrà farmi cambiare idea”.

Questo è lo spirito con cui Tito si mise in viaggio verso la Corea.

Il Presidente Kim Il Sung incontrò il dirigente jugoslavo il 24 agosto 1977. Ai colloqui seguiti all’incontro, Tito fece un resoconto dettagliato della situazione del Movimento dei Non Allineati che lo aveva preoccupato per tutto il tempo. Disse: “Attualmente gli imperialisti e i reazionari stanno facendo di tutto per disgregare il Movimento dei Non Allineati e far sì che le nazioni sue componenti si combattano le une contro le altre. Ciò che è peggio è che l’Internazionale Socialista e alcune forze presentano il concetto di Terzo Mondo come se fosse contrapposto alle nazioni non allineate. Temo che questo sia il problema maggiore”.

Il suo volto era estremamente contrito, probabilmente perché era stato a lungo turbato dal problema.

Kim Il Sung disse a Tito che in generale l’imperialismo andava verso il declino mentre l’antimperialismo guadagnava continuamente in forza, che il Movimento dei Non Allineati cresceva ininterrottamente nonostante le manovre distruttive degli imperialisti, che la crescita del movimento equivaleva a quella delle forze antimperialiste e che i suoi travagli erano fenomeni transitori e parziali seppure fosse vero che si trovava dinanzi a un certo numero di difficoltà. Egli disse con enfasi: “Gli imperialisti cercano disperatamente di distruggere l’unità dei paesi non allineati…penso che le crisi tra i paesi africani e mediorientali siano dovute ai complotti degli imperialisti. Essi hanno paura della solidarietà tra i paesi non allineati”.

Egli proseguì che i dissidi tra paesi non allineati c’erano anche nel Sudest asiatico come anche nei paesi africani e mediorientali e che ciò era frutto dell’istigazione degli imperialisti e dei lasciti del dominio coloniale.

Avete davvero ragione”, concordò Tito. “È tutta colpa degli imperialisti. Ma non so come risolvere il problema perché impedire la divisione è un compito troppo difficile”.

Comprendendo la sua apprensione, Kim Il Sung disse: “Penso che più gli imperialisti provano a dividere il Movimento dei Non Allineati e più complicate si fanno le dispute tra paesi non allineati, tanto più spesso avranno dovuto incontrarsi. Temo che la conferenza dei ministri degli Esteri dei paesi non allineati da sola non possa risolvere tutti i problemi che sorgono nel movimento”.

Il Presidente jugoslavo guardò con speranza a Kim Il Sung, il quale aggiunse: “Credo che i primi ministri o i vicepresidenti possano incontrarsi spesso a tempo debito anche se potrà essere impossibile organizzare un vertice dei paesi non allineati. Solo così saremo in grado di risolvere i disaccordi tra le nazioni non allineati e cooperare meglio tra noi dal punto di vista economico”.

È molto saggio da parte vostra”, rispose Tito. “La vostra è una buona idea per risolvere molti problemi insormontabili per la conferenza dei ministri degli esteri. Sono totalmente d’accordo con voi”. Un ampio sorriso comparve sul suo volto corrugato. Dopodiché, riprese: “Attualmente alcuni propugnano il concetto di Terzo Mondo e cercano di contrapporlo ai paesi non allineati. Vi sarei grato se poteste mettermi a parte della vostra opinione in merito”.

La parola Terzo Mondo risale a molto tempo addietro”, spiegò Kim Il Sung. “Certamente non ho finora sentito nessuno dare una definizione formale del concetto di Terzo Mondo. All’inizio pensavamo che i paesi del mondo potessero suddividersi in socialisti, capitalisti e di recente indipendenza. Non ha importanza che tipo di nazioni includa adesso il Terzo Mondo. Anche il Movimento dei Non Allineati include paesi socialisti. Per questo siamo certi che sia inappropriato distinguere le nazioni del Terzo Mondo da quelle non allineate. Riteniamo naturale classificare le nazioni del Terzo Mondo nella stessa categoria di quelle non allineate poiché queste costituiscono il nucleo di quello”. Egli si fermò per studiare la reazione della sua controparte.

Tito sollevò di scatto la testa e disse: “Avete ragione. Le vostre parole sono una nuova definizione di Terzo Mondo. Concordo pienamente con voi”»4.

Quando il Primo Maresciallo scomparve, nel maggio 1980, Kim Il Sung si recò personalmente a Belgrado ad assistervi assieme alle numerosissime delegazioni di statisti e dignitari di ogni paese del mondo; per l’Italia parteciparono il Presidente Sandro Pertini, il Primo Ministro Francesco Cossiga e il Ministro dell’Istruzione Oddo Biasini. Ma l’amicizia tra i popoli e i partiti della Corea e della Jugoslavia socialiste non si interruppe.

In occasione della visita di una delegazione della Tanjug nella RPDC alla metà del dicembre 1981, Kim Il Sung concesse loro un’intervista nella quale rammentò:

«La Jugoslavia è un membro di lunga data del movimento dei non allineati. Vent’anni fa, allorché il mondo si trovava diviso in blocchi e sfere d’influenza e il pericolo di una nuova guerra mondiale andava crescendo, i capi di Stato di numerosi paesi del mondo, Jugoslavia compresa, ispirati dalle loro nobili idee di libertà, eguaglianza, pace e progresso, si riunirono a Belgrado per innalzare lo stendardo del movimento dei non allineati.

Apprezzo altamente l’immenso contributo apportato dal compagno Tito, eminente dirigente del popolo jugoslavo, alla fondazione del movimento dei non allineati, al suo rafforzamento e al suo sviluppo»5.

In quella che rilasciò loro il 5 novembre 1982, egli si intrattenne più a lungo sullo sviluppo dell’amicizia coreana-jugoslava:

«Malgrado la lunga distanza geografica che le separa, la Corea e la Jugoslavia hanno allacciato tra loro delle relazioni da Stato a Stato e hanno sviluppato i loro rapporti di amicizia e di cooperazione sulla base dell’indipendenza.

La nostra visita in Jugoslavia del giugno 1975 e la visita nel nostro paese del compagno Josip Broz Tito nell’agosto 1977 hanno rappresentato dei momenti d’importanza centrale nello sviluppo delle relazioni d’amicizia e cooperazione tra i nostri due paesi a uno stadio superiore.

In seguito a questi due incontri tra dirigenti, i rapporti amichevoli e cooperativi tra i nostri due paesi si sono ampiamente sviluppati in tutti i campi, politico, economico e culturale. In questi ultimi tempi, i viaggi e i contatti tra i nostri due partiti e i nostri due popoli si moltiplicano, la loro solidarietà militante si rafforza, la cooperazione economica e tecnica e gli scambi culturali tra di essi si sviluppano rapidamente. Attualmente, i nostri due paesi agiscono di concerto sulla scena internazionale mostrando vedute identiche sui principali problemi mondiali e lavorano attivamente all’estensione e allo sviluppo del movimento dei non allineati e alla salvaguardia della pace e della sicurezza nel mondo.

Il governo della nostra Repubblica e il popolo coreano si rallegrano sinceramente dei successi che riportano il governo e il popolo di Jugoslavia nella lotta che conducono per difendere la sovranità del paese e costruire il socialismo autogestionario e apprezzano altamente gli sforzi che profondono per il rafforzamento e lo sviluppo del movimento dei non allineati e per una pace durevole nel mondo.

Il governo e il popolo di Jugoslavia testimoniano il loro sostegno e il loro incoraggiamento energico alla giusta causa rivoluzionaria del nostro popolo. Esprimono il loro sostegno totale al progetto del nostro Partito consistente nella riunificazione della patria tramite la fondazione della Repubblica Federale Democratica di Koryo e solidarizzano fermamente con la causa del nostro popolo: la riunificazione del paese. Il governo della nostra Repubblica e il nostro popolo non lo dimenticheranno mai.

Il nostro popolo assegna molta importanza alle relazioni di amicizia e di cooperazione con la Jugoslavia e auspica un loro maggiore sviluppo.

I nostri due paesi dispongono di grandi possibilità per estendere, sviluppare e diversificare i loro rapporti di amicizia e cooperazione. Entrambi fanno parte del movimento dei non allineati e sono fratelli di classe che lottano per il socialismo e il comunismo. Si attengono ai principi dell’indipendenza e del reciproco rispetto nelle loro relazioni statali e sono ambedue profondamente interessati allo sviluppo dei loro rapporti amichevoli e cooperativi. È proprio per questo che le prospettive di sviluppo di questi rapporti sono eccellenti.

Esso apporterà un contributo notevole all’intensificazione della lotta rivoluzionaria e del lavoro di edificazione nei nostri due paesi, al rafforzamento e allo sviluppo del movimento dei non allineati»6.

Kim Il Sung ebbe anche occasione di ricevere a Pyongyang, nel settembre 1983, l’allora editore del giornale Politika, Vladimir Dedijer, il quale era allora impegnato nella stesura dei suoi Novi prilozi (“Nuovi suggerimenti”), opera in tre volumi pubblicata tra il 1981 e il 1984 riguardante la vita di Tito. Nel colloquio personale e nell’intervista che gli accordò, Kim Il Sung sembrò volergli dare spunti e informazioni per il suo libro, tanto che sia nell’una che nell’altra occasione egli parlò esclusivamente di Tito, dei suoi incontri con lui e dei suoi meriti rivoluzionari, come la difesa dell’indipendenza, il suo ruolo nella fondazione e nello sviluppo del movimento dei non allineati e i sentimenti di amicizia fraterna e internazionalista che sempre dimostrò nei riguardi del grande Leader coreano.

Dal 16 maggio al 1° luglio 1984 quest’ultimo compì un viaggio ufficiale in Unione Sovietica e in tutti i paesi socialisti dell’Europa orientale (esclusa l’Albania). Fu in Jugoslavia dal 9 al 12 giugno, ove visitò le città di Belgrado e Niš, al tempo del mandato di Veselin Đuranović, e ricevette la cittadinanza onoraria della capitale serba dall’allora sindaco Bogdan Bogdanović. Alla cerimonia in suo onore, egli pronunciò queste parole:

«Ci rallegriamo alquanto di aver visto in questa occasione che il Partito, la dirigenza statale e il popolo di Jugoslavia, eredi della causa del compagno Josip Broz Tito, rafforzano l’amicizia e la solidarietà tra i popoli delle varie nazionalità nel loro paese e operano per accelerare l’edificazione del socialismo basato sull’autogestione.

Durante la nostra visita in Jugoslavia abbiamo potuto vedere i molti successi ottenuti dalla classe operaia jugoslava e dagli altri lavoratori nei loro sforzi per creare una nuova vita indipendente e far prosperare il loro paese. Siamo convinti che un luminoso futuro si staglia dinanzi alla Jugoslavia»7.

Purtroppo, questa previsione del compagno Kim Il Sung non si è avverata. Solo sette anni dopo questa sua visita, la Jugoslavia si trovò ingolfata in guerre sanguinose e fratricide istigate e alimentate dall’imperialismo americano ed europeo che aveva tutto l’interesse, come ammise anni più tardi l’ex agente della CIA Robert Baer, a smembrare quel reale e felice esempio di “integrazione europea” che vedeva gente di tutte le etnie (serbi, croati, bosniaci, sloveni, macedoni, montenegrini, kosovari, bosgnacchi ecc.) vivere, lavorare e divertirsi insieme, con una lingua, un territorio e usanze comuni all’insegna della politica di Bratstvo i Jedinstvo (“Fratellanza e Unità”). Proprio questo era il maggior fastidio per l’imperialismo: una grande unione, politicamente indipendente, collocata nel cuore dei Balcani.

Oggi la quasi totalità dei paesi dell’ex Jugoslavia si sono trasformati in piccoli feudi della NATO, da essa usati nella loro strategia di accerchiamento della Serbia (e quindi, di rimando, della Russia), aizzati l’uno contro l’altro dall’odio etnico, religioso e nazionalistico. Tuttavia, assistiamo al germogliare di una tendenza positiva in senso opposto: quella della cosiddetta Jugosfera. Alcuni passi concreti sono già stati fatti, come la costruzione di una compagnia ferroviaria serbo-croata-slovena, la creazione di società a capitale misto, la distribuzione di materiale informativo e culturale in lingua serbocroata, ma è presto per sbilanciarsi su profezie relativamente a dove arriverà. Sicuramente può diventare un passo in avanti e in senso contrario rispetto alla strategia del “divide et impera” praticata da sempre dagli imperialisti americani.

Nel 130° anniversario della nascita, vorrei ricordare il compagno Tito con questo ritratto che ne diede il Presidente Kim Il Sung nella sua intervista a Dedijer l’11 settembre 1983:

«Egli fu un rivoluzionario leale e fervente dai saldi principi, dalla volontà inflessibile e dalla nobile personalità.

Aveva una concezione ideologica salda e profonda e un senso dei principi molto forte. Aderì ai valori e alle convinzioni rivoluzionarie in qualsiasi situazione difficile e complicata e non temette mai alcun sacrificio se era per il bene della verità e della giustizia. Seguì con decisione il cammino di lotta che aveva scelto, con una volontà, una fermezza e una tenacia infrangibili, senza la minima esitazione o titubanza.

Il compagno Tito fu un uomo dal radicato senso dell’obbligo morale e del cameratismo rivoluzionari, dotato delle qualità umane più pure. Era anche un uomo straordinario che conduceva una vita militante e ottimistica, superando persino la sua anzianità fisica e la sua malattia con positività e forza d’animo rivoluzionari. La qualità più importante dell’ideologia e della posizione del compagno Tito quale rivoluzionario era la sua difesa integrale e la sua perorazione dell’indipendenza»8.

Druže Tito, mi ti se kunemo!

NOTE:

1 Kim Il Sung, Discorsi pronunciati in occasione di visite all’estero. 18 aprile – 9 giugno 1975, Associazione per i rapporti culturali con la Repubblica popolare democratica di Corea, Roma 1976, pagg. 93-94.

2 Kim Il Sung, Opere, vol. 31, Edizioni in Lingue Estere, Pyongyang 1987, pag. 129 ed. ing.

3 Kim Il Sung, Opere, vol. 32, Edizioni in Lingue Estere, Pyongyang 1988, pag. 251 ed. ing.

4 Kim Myong Suk, Echi del XX secolo, Edizioni in Lingue Estere, Pyongyang 2014, pagg. 9-13 ed. ing.

5 Kim Il Sung, Opere, vol. 36, Edizioni in Lingue Estere, Pyongyang 1990, pagg. 370-71 ed. ing.

6 Kim Il Sung, Opere, vol. 37, Edizioni in Lingue Estere, Pyongyang 1991, pagg. 261-63 ed. ing.

7 Citato in Amicizia fraterna imperitura. Le visite ufficiali del grande Leader compagno Kim Il Sung in Unione Sovietica e negli altri paesi socialisti europei, Edizioni in Lingue Estere, Pyongyang 1984, pagg. 138-39 ed. ing.

8 Kim Il Sung, Risposte ai corrispondenti della stampa estera, vol. 4, Edizioni in Lingue Estere, Pyongyang 1991, pagg. 78-79 ed. ing.

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