[Sinistrainrete] Joe Galaxy: “Il capitale mondo”: sguardo su globalizzazione, complottismi e dintorni

È uscito, per le edizioni Meltemi, un importante libro di Robert Kurz, Il capitale mondo. Per una sintetica presentazione del testo e della sua storia, rimandiamo all’introduzione, dove vengono tratteggiati velocemente anche temi e motivi di fondo.

In questo articolo vorrei invece sottolineare come, in un periodo travagliato quale quello che stiamo attraversando, il libro di Kurz rappresenti un raro tentativo, a mio avviso riuscito, di spiegare la crisi mondiale in modo lucido e ben argomentato, evitando derive cospirazioniste o destrorse, oggi così di moda.

Kurz, sulla scorta della teoria critica del valore, corrente di pensiero di cui ha rappresentato e rappresenta ancora la mente più brillante, riesce infatti a dare un quadro coerente di una serie di fenomeni che nei nostri tempi affranti sconcertano i più, fenomeni che scombinano le coordinate e provocano spesso grande confusione, anche teorica (solo per fare un esempio, la difficoltà di riconoscere oggi cosa sia sinistra e cosa destra, addirittura se questa distinzione abbia ancora senso).

Questo caos non creativo confluisce spesso in interpretazioni del reale che hanno un che di surreale, letture che immaginano grandi complotti e grandi manovratori i quali, da qualche luogo non ben definito ma immancabilmente sinistro e cupo, decidono delle sorti del mondo e dei suoi abitanti.

Sia chiaro: non mancano luoghi e organizzazioni, spesso statuali, dove effettivamente si decide su questioni o aspetti rilevanti per la sorte di ognuno di noi.

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Fabrizio Poggi: “Holodomor”: il PD e l’invenzione del “crimine contro l’umanità” bolscevico in Ucraina

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“Holodomor”: il PD e l’invenzione del “crimine contro l’umanità” bolscevico in Ucraina

di Fabrizio Poggi

holodomor crimine invenzione 720x300Nel 1983 Ronald Reagan, in piene “guerre stellari”, lanciava la campagna sul “50° anniversario della carestia-genocidio in Ucraina”, chiamata dai nazionalisti di Kiev “holodomor”.

A settembre del 2018, la Commissione esteri del Senato USA approvava una risoluzione che riconosceva la carestia del 1932-1933 in Ucraina come un genocidio del popolo ucraino.

Nel maggio del 2022, per non esser da meno dei maestri yankee, quella consorteria amministrativo-affaristica denominata PD – simbiosi tra la più oscurantista e reazionaria DC scelbiano-tambroniana e i più retrivi settori euro-atlantisti del tardo PCI – per affiancare all’invio di armi alla junta golpista di Kiev anche un‘arma ideologica, intende far approvare anche dal Parlamento italiano una mozione per chiedere al governo di «riconoscere l’holodomor come crimine contro l’umanità».

Questo perché, dicono i presunti demo-studiosi “di storia russa”, «quando il capo del Cremlino parla di de-nazificazione dell’Ucraina in realtà vuole dire che va cancellata l’identità nazionale ucraina».

Il che, con una costruzione sintattica suicida sul piano logico, dovrebbe significare che “l’identità nazionale ucraina” sia davvero integralmente nazista. E probabilmente l’intento dei promotori della mozione, è sdoganare il nazismo come parte costitutiva dell’identità europea “democratica”.

Su questo giornale, si è accennato in varie occasioni alla questione del “holodomor” (“golodomor” in russo) e alla diffusione del relativo mito, a partire dalla propaganda goebbelsiana sui “milioni di ucraini deliberatamente sterminati dal governo sovietico“.

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Max Ajl: Costruire un movimento per la giustizia climatica anti-imperialista

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Costruire un movimento per la giustizia climatica anti-imperialista

Kai Heron intervista Max Ajl

ViaCampesinaNel suo nuovo libro, A People’s Green New Deal [Pluto Press 2021, ancora inedito in italiano, NdT], Max Ajl presenta una valutazione approfondita, che prende spesso la forma di una denuncia schiacciante, dei limitati tentativi del Nord globale di mitigare e adattarsi al riscaldamento globale.

L’eco-nazionalismo, l’eco-modernismo, la socialdemocrazia verde e le declinazioni socialiste democratiche del Green New Deal sono tutte esaminate e tutte sono trovate carenti. Tutte, sostiene Max, a loro modo sono troppo attaccate a quello che Ulrich Brand e Markus Wissen chiamano “lo stile di vita imperiale”. Un modo di vivere basato sulla subordinazione del Sud globale ai bisogni, ai desideri e alle esigenze del Nord globale. E ognuna, a modo suo, nega l’ampiezza della crisi sociale ed economica che abbiamo di fronte.

In risposta Max si rivolge alle lotte del Sud globale. Lì trova i contorni di una risposta alternativa al collasso climatico, radicata nelle pratiche agricole agroecologiche, nei risarcimenti climatici e nelle lotte per l’autodeterminazione. Il libro di Max è quindi molto più di una critica, è un appello stimolante rivolto a noi cittadini del Nord globale per riconsiderare il modo in cui lottiamo per la giustizia sociale e climatica.

In questa intervista Kai Heron parla con Max del suo libro e dell’importanza di mettere l’agricoltura e le lotte del terzo mondo per l’autodeterminazione al centro delle politiche ambientali.

* * * *

Kai Heron: Forse possiamo iniziare con una semplice domanda. Ci sono già almeno cinque libri disponibili che immaginano come potrebbe essere un Green New Deal (GND). Cosa ti ha spinto a scriverne un altro?

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Nicola Licciardello: La svolta della guerra e il diritto internazionale

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La svolta della guerra e il diritto internazionale

di Nicola Licciardello

Alcuni giorni fa la Finlandia ha chiesto di entrare nella Nato, e il ministro degli Esteri russo Lavrov ha asciuttamente constatato che si tratta ormai dell’aggressione alla Russia di tutto l’occidente. Di un’aggressione quindi con l’intento di cancellazione del nemico.

Che tale fosse l’intenzione degli Usa dall’inizio non è dubitabile, visto lo scatto di propaganda e provvedimenti (sanzioni economiche ed esilio culturale) che hanno coinvolto immediatamente gli Europei, il voto all’Onu etc – in coerenza con l’addestramento di truppe, l’incremento di armi e intelligence Nato in Ukraina già negli ultimi anni. Questa è una guerra ben programmata, la mossa di Putin era attesa e inclusa nel progetto. Il progetto è la cancellazione della Russia, prima di dedicarsi interamente all’ultimo ostacolo per il dominio mondiale, la ‘difesa’ di Taiwan contro la Cina. Anche questo lo davano le previsioni già del secolo scorso.

In questo schema, l’Europa è solo il vecchio fastidio, però facilmente aggirabile, data l’incertezza del nuovo Cancelliere tedesco, l’eccessiva ambizione del Presidente francese, lo status coloniale italiano e, d’altra parte, la voglia di menar le mani del premier britannico.

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Sonia Savioli: La scienza medica va al mercato

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La scienza medica va al mercato

di Sonia Savioli

Nell’aprile 2022, tale Matteo Bassetti, soprannominato anche da una percentuale consistente di suoi connazionali “Venticonflittidinteresse” (1), ci rendeva edotti da Lisbona, dove si trovava per partecipare all’ECCMID (Congresso Europeo di Microbiologia e Malattie Infettive), che “vivere senza l’obbligo della mascherina al chiuso, è meraviglioso“.

Dato che il suddetto è stato uno dei protagonisti mediatici della campagna terroristico-pandemente di questi ultimi due anni, un tempo sarebbe stato onorato dall’attribuzione all’unanimità della qualifica “Faccia di bronzo”, o di tolla, a seconda delle regioni.

Poiché però l’individuo in questione non agisce da solo ma fa parte di un sistema strutturato “in modo tale da costituire un vero e proprio soggetto politico: attraverso una partecipazione attiva nelle rappresentanze istituzionali… capacità di creare un sistema di interdipendenze e di costruire legami di reciproca convenienza con la politica, l’economia, ed il mondo delle istituzioni” (2), dare un’occhiata al congresso sopracitato sarà oltremodo istruttivo per capire il “sistema” odierno del capitalismo farmaceutico.

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Mimmo Cangiano: Cultura di destra e società di massa, Europa 1870-1939

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Cultura di destra e società di massa, Europa 1870-1939

di Mimmo Cangiano

[È da oggi in libreria il volume di Mimmo Cangiano, Cultura di destra e società di massa, Europa 1870-1939 (Nottetempo, 2022). Ne pubblichiamo l’introduzione e ringraziamo l’editore per averci concesso questa anteprima]

Introduzione

Purtroppo c’è sempre un caso che qualcuno, rimasto fino alla fine zitto zitto
in un angolo, poi si alzi e citi Joseph de Maistre.

Furio Jesi

Cultura di destra e società di massa è un volume dedicato alla produzione culturale dell’intellighenzia europea di destra attiva fra gli ultimi decenni dell’Ottocento e i primi anni ’40. Il testo analizza quello spazio compreso fra letteratura, storia e filosofia nel quale gli intellettuali dell’estrema destra (in particolare tedeschi, francesi e italiani) hanno sviluppato un approccio culturale alla politica e, spesso, un approccio politico alla cultura, un approccio ricco di connessioni quanto di divergenze con i partiti e poi con i governi fascisti.

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Vincenzo Maddaloni: Il conflitto ucraino è una guerra di pezzenti

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Il conflitto ucraino è una guerra di pezzenti

di Vincenzo Maddaloni

«Senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero eurasiatico e diverrà un impero sostanzialmente asiatico.»[…] Ma se Mosca riconquista il controllo dell’Ucraina, coi suoi 52 milioni di abitanti e grandi risorse naturali, oltreché l’accesso al Mar Nero, la Russia automaticamente riconquisterà le condizioni che ne fanno un potente stato imperiale esteso fra Asia ed Europa.».
Zbigniew Brzezinski, La grande scacchiera. Il mondo e la politica nell’èra della supremazia americana, 1997.

Non dimentichiamoci delle minoranze d’ Europa, poiché in questa guerra ucraina sono diventate di un’importanza decisiva cruciale. Fino al 2003 quando l’Ue era di 15 Stati esse raggiungevano i 20 milioni di persone, il 5 per cento della popolazione. Con l’Europa dei 28 sono 42 milioni, e rappresentano l’ 9,37 per cento dei 448 milioni di cittadini europei.

Ma è nelle repubbliche baltiche, che le minoranze hanno un peso numerico – un milione di cittadini di etnia russa o che parlano come prima lingua quella russa – determinante per gli equilibri politici. In Lituania il 6 per cento della popolazione è russa, più o meno alla pari con la minoranza polacca, in Estonia essa raggiunge il 24,8 per cento, ma in Lettonia, la percentuale di russi ammonta ad oltre un quarto, 557 mila su una popolazione di un milione e novecento mila abitanti.

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Gerardo Lisco: “Scontro di civiltà e fine della storia”. Conservatori contro Liberal

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“Scontro di civiltà e fine della storia”. Conservatori contro Liberal

di Gerardo Lisco

1200px Piero della Francesca 021Per affrontare la questione del conflitto Ucraino – Russo bisogna andare indietro negli anni. La fine della Guerra fredda , la vittoria degli USA e il crollo dell’URSS hanno aperto, negli anni 90, un dibattito culturale e politico che oggi ritorna di attualità. Possiamo riassumere quel dibattito avendo come coordinate i seguenti saggi : “La fine della storia e l’ultimo uomo” di F. Fukuyama, “ Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale” di S. Huntington e “ La quarta Teoria Politica” di A. Dugin. A differenza dei primi due, i quali risalgono il primo al 1992 e il secondo al 1996, il saggio di Dugin è del 2007. Pur essendo quest’ultimo relativamente recente richiama i primi due. Il contesto storico e politico nel quale vengono elaborate le teorie politiche dei tre autori racchiudono l’inizio di un quarto di secolo che con il conflitto ucraino – russo si è avviato alla fine. Fukuyama in più di una occasione ha avuto dei ripensamenti, su ciò che ha scritto nel saggio che lo ha reso noto, sostenendo di essere stato capito e interpretato in modo erroneo. Come vedremo da alcuni dei passaggi più significativi, ai fini dell’economia del mio ragionamento, quella di Fukuyama è per molti versi una filosofia “determinista” per cui la Storia a causa una serie di “meccanismi” tende ad un solo fine e cioè la realizzazione della Libertà da intendersi come trionfo del Liberalismo e del sistema Capitalista. Scrive Fukuyama ne “La fine della storia” << L’attuale crisi dell’autoritarismo non è cominciata né con la perestrojka di Gorbaciov né con la caduta del muro di Berlino. Essa ha avuto inizio un decennio e mezzo prima con la caduta, nell’Europa del sud, di una serie di governi autoritari di destra. Nel 1974 in Portogallo le forze armate rovesciarono con un colpo di stato il regime di Caetano. In quello stesso anno in Grecia vennero rovesciati i colonnelli che avevano governato il paese fin dal 1967, e ad essi successe il governo democratico di Karamanlis.

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Francesco Galofaro: Il grande scisma ortodosso e la guerra in Ucraina

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Il grande scisma ortodosso e la guerra in Ucraina

di Francesco Galofaro*

scisma doriente1 1200x900E’ inevitabile che il quotidiano racconto mediatico del conflitto in Ucraina pecchi di recentismo: in primo piano si pongono i movimenti delle truppe e le sanguinose contumelie che scambiate tra Zelensky e Putin; le radici del conflitto in atto finiscono in secondo piano e finiscono per perdersi. Ad esempio, vorrei far notare che la guerra si inserisce entro il più grave scisma che abbia colpito le Chiese ortodosse dopo quello monofisita del V secolo, e che coinvolge il Patriarcato di Mosca e quello di Costantinopoli. Questo scisma precede la guerra; le sue radici risalgono agli anni immediatamente successivi alla caduta di Berlino. Non coinvolge solo il “perfido” Kirill, ma anche il suo predecessore Alessio II; non solo Kiev, ma anche la metropolìa di Tallinn. Lo scopo di questo mio articolo è spostare l’attenzione dagli eroi e i cattivi del racconto propagandistico alle dinamiche di lungo periodo e alle strutture del conflitto geopolitico, nell’interesse della comprensione e – se Dio vuole – della pace.

Fede e crociate – Di questi tempi è prassi associare il nome di Kirill a quello di Vladimir Putin negli anatemi quotidiani di politici e giornalisti. Qualche giorno fa, la Commissione europea ha proposto di includere il patriarca di Mosca nella sesta tornata di sanzioni contro la Russia, trasformando il conflitto ucraino in guerra di religione. Prescindendo dal giudizio sulle convinzioni di Kirill e dalle notizie sul suo patrimonio pubblicate da Forbes, trattiamo pur sempre del leader spirituale di una comunità che conta 110 milioni di fedeli nel mondo. Reagiranno approvando le sanzioni o difendendolo, sentendosi nel mirino di un disegno persecutorio? Franco Cardini, insigne storico delle religioni, ha commentato:

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Roberto Tamborini: Lo spettro della stagflazione, con o senza stretta monetaria

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Lo spettro della stagflazione, con o senza stretta monetaria

di Roberto Tamborini

108f2 stagflazioneMentre il mondo sta cercando di lasciarsi alle spalle la tragedia della pandemia, l’intreccio tra economia e crisi politico-militari sembra riportarci, come un crudele gioco dell’oca, agli anni Settanta del secolo scorso, il decennio della “Grande inflazione”. Era l’ottobre 1973, e a supporto della guerra del Kippur di Siria ed Egitto contro Israele, i paesi arabi membri dell’Opec (l’organizzazione dei paesi produttori di petrolio) decisero di colpire i paesi filo-israeliani con un embargo delle esportazioni di greggio, e poi un aumento unilaterale del suo prezzo da circa 3 dollari al barile a oltre 11. Pochi anni dopo, nel 1979, arrivò il secondo shock petrolifero, in seguito alla rivoluzione islamica in Iran e a un’altra guerra, tra il gigante Sciita e l’Iraq. Il prezzo del greggio triplicò di nuovo e superò i 30 dollari al barile.

Siamo ancora lontani, per ora, dal vertiginoso aumento del costo della vita che prese piede in quel periodo, ma le previsioni, o auspici, di uno shock inflazionistico di breve durata, dovuto a fattori transitori legati al rimbalzo post-pandemia dell’economia mondiale, si stanno rivelando fallaci. Lo spettro della “stagflazione” degli anni Settanta, alta inflazione accompagnata da economia stagnante, si aggira per il mondo e sta mettendo in allarme i vertici delle banche centrali (BCE, Decisioni di politica monetaria, 14-4-2022). Le pressioni dei “falchi” della stabilità dei prezzi s’intensificano, in particolare in Europa, chiedendo azioni risolute. Sappiamo che la Storia non si ripete mai uguale, ma ci sono alcune analogie con gli anni Settanta che è utile considerare per il presente.

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Anna Pulizzi: La pace dei guerrafondai

ilsimplicissimus

La pace dei guerrafondai

di Anna Pulizzi

Immagino quanto possa dispiacere ai nostri gauleiter istituzionali che la battaglia di Nikolajewka, se così si può definire il tentativo parzialmente riuscito di sottrarsi ad un accerchiamento durante la rotta generale di un’armata, non sia avvenuta soltanto un giorno dopo, in modo da poter piazzare un cappello con la piuma sulla Giornata della Memoria, ricorrenza irritante per i tifosi della svastica, compresi quelli ai quali per incrollabile amor di pace stiamo inviando armi, munizioni e quattrini. Non che i robusti soldati di tante battaglie, perlopiù perdute, da Adua a Caporetto e dai monti dell’Epiro alle rive del Don, abbiano in animo di oscurare gli orrori dell’Olocausto con le loro marcette, fanfare, virili molestie e bivacchi intorno alle damigiane. Tutt’altro, credo. E’ che viene comodo e opportuno, volendo nascondere un passato impresentabile e difendere un presente meschino, specie in tempi come questi in cui ci si sforza di porre in luce il lato buono dei nazisti difensori dei “valori occidentali” e assidui lettori di Kant, adombrare certe celebrazioni divenute imbarazzanti per i fidi tenutari di un paese colonizzato.

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Federico Dezzani: Rublo ai massimi, euro ai minimi: verità sulla prossima crisi finanziaria

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Rublo ai massimi, euro ai minimi: verità sulla prossima crisi finanziaria

di Federico Dezzani

All’avvicinarsi del terzo mese di guerra russo-ucraina, si assiste ad un fenomeno “paradossale”: il rublo, nonostante le sanzioni imposte dall’Occidente, è al massimo degli ultimi due anni nei confronti del dollaro americano, mentre l’euro viaggia verso i minimi degli ultimi venti anni. Il fenomeno rispecchia la realtà geopolitica: la Russia, ricca di materie prime e tendenzialmente autarchica, è in una posizione migliore per resistere alla prossima crisi finanziaria, con cui gli anglosassoni mirano a scardinare l’euro e l’Unione Europea.

 

Quando la verità è l’opposto delle opinioni

Circa tre mesi fa, aveva inizio il conflitto russo-ucraino abilmente innescato dalle potenze anglosassoni, prima con la rivoluzione colorata del 2014 e poi la costruzione di un dispositivo militare sempre più minaccioso a ridosso delle regioni separatiste filo-russe. Immediatamente il conflitto era impiegato dagli anglosassoni per adottare una serie di dure sanzioni economiche e finanziarie contro la Russia: nell’arco di pochi settimane o al massimo mesi, asserivano i media occidentali, la Russia sarebbe stata piegata e costretta alla pace.

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Norberto Fragiacomo: Guerra: una coazione a ripetere?

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Guerra: una coazione a ripetere?

di Norberto Fragiacomo

Quando sentiamo un Edward Luttwak magnificare la presunta bellezza della guerra e il fascino che, secondo lui, essa torna oggidì a esercitare sugli esseri umani proviamo un senso di sgomento, senza renderci conto che la nostra “istintiva” ripulsa è figlia dei tempi: in altre epoche ben pochi avrebbero stigmatizzato come odiosa provocazione l’uscita televisiva del polemologo e polemista americano.

“(…) che la guerra è bella, anche se fa male / che torneremo ancora a cantare” recita il testo di Generale, una fra le più poetiche canzoni antimilitariste scritte negli ultimi decenni in Italia, che ci racconta una scomoda verità: è difficile sottrarsi alla malia di una grande parata militare o di una pattuglia di caccia Sukhoi in volo acrobatico. Armi e uniformi seducono da sempre: ciò che oggi rifiutiamo è lo strazio del campo di battaglia, lo spettacolo delle mutilazioni e della morte cruenta. Non è solo una questione di “gusto”: ci piace credere che, col trascorrere dei secoli, l’essere umano sia maturato, passando da suddito asservito a cittadino consapevole e acquisendo un maggior rispetto di se stesso e dei suoi simili. L’uomo e la vita come “valori in sé”, assoluti e irrinunciabili.

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Patrick Boylan: “Pace Proibita”, da spettacolo, diventa una forza di persuasione morale

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“Pace Proibita”, da spettacolo, diventa una forza di persuasione morale

di Patrick Boylan

Reduce dal grande successo della serata “Pace Proibita” (2/5/2022) – vista in streaming, da oltre 400.000 spettatori – Michele Santoro ha rilanciato ieri la sua sfida al Pensiero Unico che, in Italia, regna incontrastato nei mass media quando si parla del conflitto in Ucraina.

Il Pensiero Unico che domina oggi in Italia, riguardante il conflitto in Ucraina, è non solo autoritario, ma è anche manicheo. Dipinge, come nei fumetti dei Super Eroi, una odiosa Forza Maligna (Putin, assettato di sangue e di impero, che avrebbe deciso di impadronirsi dell’Ucraina e forse anche di tutta l’Europa, come Hitler) contro una valorosa Forza del Bene, ovvero l’innocente popolo ucraino che eroicamente lotta – come i partigiani italiani nel 1943-45 – per la propria libertà e la propria sopravvivenza.

Viene linciato poi, chiunque azzardi una contro-narrativa. Per esempio, queste due:

  1. In realtà, l’aggressione iniziale è stata quella della NATO; l’invasione di Putin è stata soltanto la risposta, per quanto sbagliata e anche tardiva, a quella provocazione.

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