Silenzio sulle reazioni avverse dei vaccini nelle forze armate

Piero Angelo De Ruvo – 22 Settembre 2022 (Gospa News)

VACCINI COVID: DANNI ED EFFETTI COLLATERALI NELLE FORZE ARMATE. Il Silenzio Continua Nonostante gli Allarmi (gospanews.net)

 

Con questo articolo comincia la collaborazione formale dell’amico Piero Angelo De Ruvo quale autore di Gospa News specializzato sulle tematiche militari. Dopo essersi congedato per la meritata pensione come Primo Luogotenente dell’Esercito Italiano non può più conservare l’incarico di rappresentante sindacale militare come aveva fatto in precedenza con ammirevoli battaglie contro l’obbligo vaccinale per i lavoratori delle Forze Armate. 

Con cadenza periodica, studi internazionali, riportano dubbi sulla effettiva efficacia dei benefici prodotti dai nuovi vaccini mRNA. (nota 1)

Uno di questi è un recente studio Thailandese, dove una percentuale non indifferente (30%) di coloro che hanno ricevuto la prima dose di vaccino, hanno riscontrato effetti cardiovascolari significativi, come tachicardia, palpitazioni, pericardite e miocardite. Effetti avversi che le stesse case farmaceutiche nelle loro schede tecniche elencavano, precisando che oltre a questi avrebbero potuto essercene altri ancora imprevedibili.

Purtroppo, dai dati che si registrano, i rischi della vaccinazione Covid iniziano a superare di gran lunga il relativo beneficio, come dimostrato da oltre 200 studi pubblicati in questi ultimi anni dalle (n. 2) tante agenzie e laboratori di varie Nazioni . Questi studi riscontrano un drastico aumento di varie diagnosi per gravi problemi sanitari, rispetto agli anni precedenti. Al riguardo, i dati forniti dal database federale americano “Vaccine Adverse (n. 3.)

Events Reporting System” (VAERS), rivelano che sono stati segnalati 11.289 casi di pericardite / miocardite, dopo la vaccinazione, in meno di due mesi, ed esattamente dal 1° gennaio al 25 febbraio del 2022. Questo dato rappresenta il 47% delle 24.177 in tutto il 2021.

Questi elementi indicativi, ed i vari studi “report” pubblicati, sono stati dei punti di riflessione anche per il Pentagono, infatti i dati interni, rilevati dal Ministero della Difesa USA, hanno destato non poca preoccupazione.

Gli elementi acquisiti dalla “Defence Medical Epidemiology Database” (DMED)(n. 4.) hanno stimolato degli studi sui giovani soldati vaccinati, purtroppo i risultati sono alquanto allarmanti, si è notato un picco drastico ed una varietà di diagnosi mai registrato negli anni precedenti, tra cui: (solo per citarne alcuni), cancro al seno (487%), emicrania (452%), disfunzione ovarica (437%), cancro ai testicoli (369%).

Questi dati, su una popolazione giovane e sana come un virgulto soldato, non dovrebbero preoccupare ed essere “attenzionati” solo dal Pentagono, ma anche dagli stessi Stati Maggiori della nostra “Forza Armata”, sulle eventuali conseguenze alle quali potrebbero andare incontro le nostre donne e uomini in divisa una volta iniettato il farmaco mRNA.

Queste perplessità furono già state evidenziate, a suo tempo, da una associazione Militare a carattere Sindacale. Infatti, il 14 febbraio 2022 il Sindacato Militare, inoltrò alle autorità competenti una istanza volta a conoscere i meri dati numerici dell’andamento dell’infezione da coronavirus tra la popolazione militare “Esercito”, ed in particolar modo dei dati relativi alla percentuale del personale vaccinato, oltre dei relativi ed eventuali effetti collaterali e possibili decessi causati e /o connessi dagli stessi vaccini.

Purtroppo la richiesta, non ricevette alcuna risposta, come non sortì alcun riscontro il successivo sollecito (n. 5.) inoltrato sempre dalla medesima Associazione Militare a carattere Sindacale, inviata in data 25 marzo 2022. Nonostante l’assordante silenzio degli Stati Maggiori, in aprile 2022, sempre il medesimo Sindacato, divulgò un sondaggio (n. 6.) anonimo su base volontaria, per ottenere un feedback su eventuali reazioni avverse e/o problematiche, causati dai vaccini.

I risultati di questo sondaggio sono tutt’oggi in continua evoluzione ed aggiornamento, al fine di poter affrontare la problematica in maniera più dettagliata e nelle sedi ritenute più opportune, giuridiche istituzionali politiche e militari, avendo contezza della situazione sanitaria e vaccinale del personale militare.

Nonostante gli esperti dello stesso Ente regolatore dei farmaci AIFA (n. 7.), dovrebbero tenere nella dovuta considerazione tutti gli studi svolti nella comunità scientifica nazionale e internazionale, si riscontra ancora un ostruzionismo nell’approfondire verificare e confrontare i relativi dati pubblicati; sicuramente questa chiusura non facilita il dialogo e la fiducia con il cittadino a cui deve essere inoculato il farmaco mRNA.

A riprova di quanto sta accadendo, la cronaca quotidiana, riportata da pochissime testate indipendenti dedite alla ricerca della verità, peraltro soffocate dalla stampa e da giornalisti palesemente schierati, giornalmente riscontrano che: i vaccinati (ad oggi 140.600.174 di cui 1^ dose 50.836.060; 2^ dose 46.456.884; 3^ dose 40.135.558; 4^ 3.171.672) sono i maggiori, se non gli unici, vettori di contagio, con le relative conseguenze nella fase produttiva del Paese, mettendo in difficoltà gli imprenditori ed i datori di lavoro.

Questi ultimi, in relazione al Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro – d.Lgs n. 81/2008, in base al quale il datore di lavoro /C.te di Corpo, non è solo responsabile della sicurezza nei luoghi di lavoro, ma deve essere partecipe di un processo di miglioramento delle condizioni di sicurezza attraverso una periodica valutazione dei rischi, nell’apposito Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Se quanto detto, lo protegge giuridicamente, non lo esonera moralmente nel caso in cui un suo dipendente, al rientro a casa, contagiato nel luogo di lavoro, pur avendo effettuato le profilassi farmacologiche mRNA previste, possa altresì contagiare i propri familiari.

L’articolo integrale qui: VACCINI COVID: DANNI ED EFFETTI COLLATERALI NELLE FORZE ARMATE. Il Silenzio Continua Nonostante gli Allarmi (gospanews.net)

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