Fulvio Grimaldi: “Mal d’Africa e suo bene” – Un continente conteso verso la seconda liberazione

14/03/2024

MONDOCANE: MAL D’AFRICA. E SUO BENE — Un continente conteso verso la seconda liberazione (fulviogrimaldi.blogspot.com)

 

“Metapolitica-Il fuoriscena del potere” di Francesco Capo, con Gigi Lista (editore “L’Identitario”), Fulvio Grimaldi (giornalista), Antonio Pellitteri (docente universitario)

 

 

ERDOGAN, UN PO’ NATO, UN PO’ ISRAELE, UN PO’ NO, L’ARMA A DUE LAME DELL’IMPERIALISMO

Il mio contributo a questa trasmissione di Francesco Capo riguarda la situazione geopolitica di Africa e dintorni, con i suoi primattori, i suoi figuranti, i suoi complici. Il dato certro è che l’Africa è una volta di più il continente giovane e nuovo, in attesa che riprenda e completi il suo percorso di liberazione, tra andate e ritorni, anche l’America Latina da Haiti in giù.

I punti cruciali sono noti: Il Sahel glorioso che si è liberato dalla manomorta colonialista e predatrice francese basata sul pericolo jihadista dallo stesso Occidente creato, allevato, impiegato qua e là. La Libia che, dopo averla rasa al suolo e privata di benessere e felicità, ne hanno provocato lo squartamento tra un regimetto banditesco fantoccio caro a ONU, Occidente e Roma, e un governo regolare che ne controlla tre quarti e viene sabotato dalla NATO. Il Corno d’Africa, la sponda yemenita compresa, dove ci sono al momento le dinamiche più tumultuose e confuse, con il gigante Etiopia che cerca di assumere un ruolo di potenza continentale sfondando attraverso altri paesi e inserendo nella contesa parossistica per Mar Rosso e stretti una nuova variabile.

Il Sudafrica, paese ex-Apartheid e che quanto succede in Palestina lo ha sempre capito bene e ora ha la dignità e l’integrità politico-morale per occuparsene nell’ignavia dell’Occidente tutto, con il suo ruolo di capofila del continente nuovamente da decolonizzare nei confronti di militarismi revanscisti e predoni avvelenatori farmaceutici e minerari.

A sostegno delle istanze (sicurezza e infrastrutture) di riscatto e sovranità i grandi paesi eurasiatici e, nel complesso, il Sud globale. noialtri, con il Piano Mattei, miserabili vermetti postfascisti e postcoloniali, alla ricerca di qualche crosta di formaggio da sgraffignare.

ERDOGAN, ARLECCHINO DI CHI?

Su tutto questo si erge il Grande Equivoco Recep Tayyip Erdoğan, pretendente all’eredità imperiale ottomana e l’attore più dinamico e, ahinoi, di successo sullo scacchiere. Anche e soprattutto perchè favorito dal suo ruolo, vero e accuratamente mistificato, di braccio operativo dell’imperialismo atlantosionista tra Cina (Xinyang) e Corno d’Africa.

Le ultime ci dicono, che, falliti i ripetuti tentativi terroristici di sobillare la popolazione musulmana della regione cinese dello Xinyang, da lui chiamata Turkestan Orientale,  Erdogan si sia portato a Idlib, l’enclave siriana in cui ha sistemato le sue bande di tagliagole jihadiste, alcune migliaia di miliziani dello Xinyang, utilizzate contro l’esercito Nazionale di Damasco (ultimamente a Idlib si è verificata la rivolta della popolazione siriana contro il despotismo sfruttatore e repressivo di queste bande Al Nusra sostenute dall’esercito turco (che a suo tempo le aveva addestrate per conto USA).

Requisita a se la fascia costiere meridionale del Mediterraneo con le sue riserve energetiche, il Sultano ha fatto cosa nostra della Tripolitania, sgovernata dal fantoccio USA-UE, Abdel Hamid Dbeibah, tenuto in piedi dalle bande criminali jihadiste, dalle truppe turche con nuove basi sul Mediterraneo e dai proventi del traffico di migranti. Ne ha impedito la riunificazione, promossa dal generale Haftar e dal governo legittimo di Tobruk tramite un processo elettorale che aveva visto favorito il figlio di Gheddafi Saif al Islam.

Ora si va occupando del Corno facendosi vindice della Somalia, affidata dagli USA ai suoi bombardamenti stragisti contro la rivolta popolare degli Al Shabaab, e all’ennesimo fantoccio selezionato a Washington e mai eletto, Hassan Sheikh Mohamud, contro le pressioni dell’Etiopia del neo presidente (2018) Aby Ahmed che nei giorni scorsi ha voluto riconoscere lo staterello secessionista filobritannicoSomaliland.

Con ciò raccogliendo anche le simpatie dell’Egitto, pesantemente minacciato da un’Etiopia che, con la superdiga della “Rinascita” sul Nilo (costruita da We Build-Impregilo), ora in fase di riempimento, rischia di togliere tant’acqua a Sudan ed Egitto, da ridurli a lande semideserte.

La confusione, amici, è grande sotto questo cielo. Se danneggiare l’Egitto, favorire il regime criminale dei Quisling di Tripoli, attaccare il Nagorno Karabakh e l’Armenia con droni e armi israeliane, per conto dell’Azerbaijan vassallo USA, armare, pagare e sostenere le milizie islamiste a Idlib e spingerle a commettere attentati e sabotaggi contro la Siria, far rubare ai curdi in Siria il petrolio e il grano siriani e commercializzarlo attraverso i suoi porti verso Israele, destabilizzare la Serbia, aggredendola tramite gli islamisti di Kosovo e Bosnia, infilarsi ovunque in Africa vi siano spinte che minaccino l’assetto neocoloniale, significa con ogni evidenza favorire Israele, gli USA, la UE e evidenziare il ruolo di massima potenza Nato nella regione, con tanto di megabase nucleare USA a Incirlink….

Se è vero tutto questo, cosa mi rappresenta quanto è altrettanto vero, però a livello di carta velina, nell’Erdogan che vuole ammazzare i curdi di Siria, mercenari dei suoi alleati americani? Il suo “mostro genocida” rifilato a Netaniahu a proposito di Gaza? I suoi tentativi di mediazione per riportare pace tra Ucraina e Russia e favorire il trasporto di grano ucraino verso l’Africa, la sua esibita amicizia verso l’Egitto, sabotato in Libia, ma sostenuto contro l’Etiopia, le sue zanne mostrate all’Iran ogni due per tre, tanto per non indurci nella fallacia di un Erdogan nell’Asse della Resistenza…..

Erdogan è un pokerista senza scrupoli, un Fratello Musulmano sodale di tutti i più ambigui giocatori sul campo, a partire dal Qatar e dalla Fratellanza terrorista del tiranno egiziano defenestrato Morsi; il suo paese è economicamente in rovina, divorato dall’inflazione, caro all’UE e odiato dall’UE, doppiogiochista sulle pelle di milioni di esseri umani, tiranno spietato, incarceratore e torturatore di oppositori (non mi riferisco ai curdi, amici di Israele e degli USA, quando parlo di oppositori),

Diffidarne non basta. E’ sicuramente un protagonista. Ma un protagonista a cui si lascia fare. Oppure gli si dice di fare. Un infiltrato. Ne dovremmo sapere qualcosa noi, che ci troviamo tra “patrioti” e “sovranisti”. Un nemico pericoloso.

 

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