[SinistraInRete] Patrick Lawrence: Finale di partita degli Stati Uniti in Ucraina

Rassegna 03/06/2024

Patrick Lawrence: Finale di partita degli Stati Uniti in Ucraina

giubberosse

Finale di partita degli Stati Uniti in Ucraina

Guerra senza fine, amen

di Patrick Lawrence per Strategic-culture

Cosa succede quando una nazione potente non può permettersi di perdere una guerra che ha già perso?

Sono ormai trascorsi due anni e mezzo da quando Mosca ha inviato due progetti di trattato, uno a Washington e uno alla NATO a Bruxelles, come proposta di base per colloqui di un nuovo accordo sulla sicurezza: un rinnovamento delle relazioni tra l’alleanza transatlantica e la Federazione Russa..Una ristrutturazione urgentemente necessaria, bisogna subito dire. E poi dobbiamo anche aggiungere l’immediato rifiuto da parte del regime di Biden delle proposte della Russia in quanto “neppure considerate” più velocemente che pronunziare “illusi”. Fermiamoci un attimo per rammentare tutti coloro che sono morti nella guerra scoppiata in Ucraina un anno e pochi mesi dopo che Joe Biden aveva rifiutato, o addirittura deriso, l’onorevole iniziativa diplomatica di Vladimir Putin. Tutti i mutilati e gli sfollati, tutti i paesi e le città distrutti, tutti i terreni agricoli trasformati in paesaggi lunari. E l’accordo di pace quasi completo, negoziato a Istanbul poche settimane dopo l’inizio della guerra che Stati Uniti e Gran Bretagna si sono affrettati a far naufragare. E ovviamente tutti i miliardi di dollari, qualcosa più dei 100 miliardi di dollari attuali, non spesi per migliorare la vita degli americani, ma spesi invece per armare un regime di Kiev che ruba gli aiuti in modo stravagante mentre schiera un esercito di sedicenti neonazisti. È utile ricordare queste cose perché danno un contesto a una serie di sviluppi recenti che è importante capire, anche se i nostri media di sistema scoraggiano tale comprensione. Se teniamo a mente la storia recente, saremo in grado di vedere che le decisioni viscosamente irresponsabili di un paio di anni fa, così dispendiose in vite umane e risorse comuni, si ripetono ora in modo tale che è ormai certo che le brutalità e gli sprechi continueranno all’infinito, anche se la loro inutilità è ormai molto, molto, molto oltre ogni negazione.

Leggi tutto

Giacomo Marchetti: Sorveglianza e interferenza. La guerra segreta di Israele alla Corte Penale Internazionale

contropiano2

Sorveglianza e interferenza. La guerra segreta di Israele alla Corte Penale Internazionale

di Giacomo Marchetti

guerra israele corte penaleAlti funzionari del governo e della sicurezza israeliani hanno supervisionato un’operazione di sorveglianza durata nove anni che ha preso di mira la CPI e i gruppi per i diritti dei palestinesi per cercare di ostacolare un’indagine sui crimini di guerra”. La rivelazione arriva da un’indagine congiunta di Yuval Abraham e Meron Rapoport, di Local Call +972, In collaborazione con Harry Davies e Bethan McKernan del The Guardian.

Da quanto emerge dall’inchiesta l’operazione “multi-agenzia”, che risale al 2015, ha visto la comunità di intelligence israeliana sorvegliare regolarmente l’attuale procuratore capo della Corte Karim Khan, il suo predecessore Fatou Bensouda e decine di altri funzionari della CPI e delle Nazioni Unite.

L’intelligence israeliana ha anche monitorato il materiale che l’Autorità Palestinese ha presentato all’ufficio del procuratore e ha sorvegliato i dipendenti di quattro organizzazioni palestinesi per i diritti umani le cui denunce sono al centro dell’indagine.

Secondo le fonti dei giornalisti, “l’operazione segreta ha mobilitato i più alti rami del governo israeliano, la comunità dei servizi segreti e i sistemi legali civili e militari al fine di far deragliare l’indagine”.

Di fatto, l’intero apparato di potere israeliano.

Le informazioni di intelligence ottenute attraverso la sorveglianza sono state trasmesse a un gruppo segreto di avvocati e diplomatici del governo israeliano, che si sono recati all’Aia per incontri riservati con funzionari della Corte penale internazionale nel tentativo di “fornire a [il procuratore capo] informazioni che le avrebbero fatto dubitare delle basi del suo diritto di occuparsi di questa questione”.

Leggi tutto

Gustavo Pietropolli Charmet: Ma tu quando piangi? 

doppiozero

Ma tu quando piangi? 

Anna Stefi in dialogo con Pietropolli Charmet

74602357 225227811799598
3353020541271740838 n 0 0.jpgViolenti, ritirati, aggressivi, fragili, spaventati, indecisi: con un misto di preoccupazione e rassegnazione i discorsi mettono in primo piano il malessere dei giovani. Inauguriamo, con una conversazione con Gustavo Pietropolli Charmet, che non ha bisogno di presentazioni, uno speciale dedicato a questo disagio nominato, commentato, discusso.

* * * *

Stefi: Professore, partiamo dall’agio? Quali risorse incontra nella clinica, ascoltando gli adolescenti di oggi?

Pietropolli Charmet: Un’osservazione che faccio di frequente è che mi sembra che, soprattutto i maschi, siano molto più intelligenti di quelli che incontravo una volta, e rispetto a questo avrei avanzato un’ipotesi: mi pare che alla liberazione dei costumi sessuali abbia fatto seguito la liberazione di una intelligenza nella sua concezione più vasta, che rende il primo colloquio con un adolescente qualcosa che rivela una plus dotazione. I primi colloqui sono particolarmente nutrienti per un terapeuta che non abbia riferimenti rigidi e che si lasci incantare dalle capacità narrative, creative, espressive, relazionali anche un po’ misteriose e affascinanti.

 

Stefi: Come se, con la messa in questione dell’immagine di uomo potente, la domanda non fosse più: come si fa a esser uomo ma cosa vuol dire essere un uomo?

Pietropolli Charmet: Mi sembra qualcosa di possibile, mi sembra cioè che tolto il tappo della rimozione, della repressione, e anche della concentrazione sugli aspetti della aggressività e della conflittualità, della contestazione con la legge e con la regola – con il padre, con Dio, con tutto – possano dedicarsi maggiormente ad altri aspetti. Qualitativamente era raro, anzi, era quasi entrato nella psicopatologia l’adolescente plus-dotato.

Leggi tutto

Andrea Zhok: La condanna di Trump e il fallimento di un sistema sociopatico

lantidiplomatico

La condanna di Trump e il fallimento di un sistema sociopatico

di Andrea Zhok

La condanna del candidato repubblicano alla presidenza Donald Trump a 4 anni di reclusione (salvo condizionale) rappresenta uno di quei momenti in cui il fallimento di un sistema sociopolitico prende forma plastica.

Gli USA sono quel paese in cui da decenni la competizione per le più alte cariche dello stato è una guerra interna all’oligarchia finanziaria. Nessuno che non abbia un sostegno miliardario ha alcuna chance di “rappresentare politicamente il popolo americano”.

Questo fatto rende il ceto politico una marionetta nelle mani di un ristretto numero di pupari nascosti dietro le quinte.

Questo sistema è tecnicamente un’oligarchia plutocratica e il fatto di presentarsi come democrazia (anzi, come modello esemplare di nazione democratica) è solo l’inizio della cascata di bugie in cui l’Occidente si sta annegando.

I due candidati a questa tornata delle elezioni presidenziali rappresentano in modo icastico queste caratteristiche del sistema.

Leggi tutto

Saïd Bouamama: I Brics anticipano la caduta del dollaro

contropiano2

I Brics anticipano la caduta del dollaro

di Saïd Bouamama*

Le diverse affermazioni di sovranità nazionale nel mondo e la politica di emancipazione monetaria dei Brics stanno colpendo duramente l’egemonia del dollaro. Quella monetaria è una delle armi del ricatto statunitense che si sta rivelando sempre meno “performante” nel fare obbedire gli Stati che rifiutano di conformarsi agli interessi imperialisti americani. In futuro ancor più che in passato, è sul terreno economico e finanziario che si inasprirà la contraddizione tra unilateralismo occidentale e visione multipolare dei paesi del Sud.

I tempi in cui gli Stati Uniti dettavano legge al mondo intero sembrano ormai lontani, se teniamo conto del legame stretto che esiste tra una serie di eventi apparentemente non correlati che si sono consumati nelle ultime settimane. Naturalmente, Washington e i suoi alleati dispongono ancora di molti mezzi d’azione ufficiali o segreti, sia legali che illegali, per imporre i propri interessi. Ma si scontrano sempre più frequentemente e con maggiore forza con le affermazioni di sovranità nazionale in tutti i campi, da quello militare a quello economico, da quello politico a quello diplomatico. Anche senza essere esaustivi non sarà inutile ricordare qualche fatto importante, avvenuto in questi campi nelle ultime settimane.

Leggi tutto

Giacomo Gabellini: La crisi fiscale degli Stati Uniti è all’orizzonte?

lantidiplomatico

La crisi fiscale degli Stati Uniti è all’orizzonte?

di Giacomo Gabellini

Nel marzo 2024, le detenzioni straniere di Treasury Bond statunitensi sono aumentate su base annua da 7.563,1 a 8.091,8 miliardi di dollari, a fronte di emissioni da parte del Dipartimento del Tesoro cresciute nel medesimo lasso di tempo da 22.905,6 a 24.967,7 miliardi di dollari.

Nello specifico, il saldo delle de­tenzioni di Treasury Bond Foreign Official, composte principalmente dalle riserve delle Banche Centrali straniere, è risultato positivo per “appena” 45,1 miliardi di dollari (da 3.769,9 a 3.815,0 miliardi), nonostante l’incremento dei tassi varato nel frattempo dalla Federal Reserve dal 4,75 al 5,50%. Per quanto concerne le de­tenzioni Foreign Non Official, afferenti agli investitori privati stranieri, il loro valore complessivo è invece aumentato entro il medesimo arco temporale di ben 483,6 miliardi di dollari (da 3.793,2 a 4.276,8 miliardi).

Una divaricazione palese, dovuta anzitutto dalla sempre più accentuata propensione della Repubblica Popolare Cinese a ridurre la propria partecipazione al finanziamento del debito statunitense, nell’ambito di un processo di “scaricamento” di Treasury Bond che va protraendosi ormai da anni, ma che negli ultimi tempi ha raggiunto ritmi record.

Leggi tutto

Nora Hoppe: L’inferno sulla Terra… e il tempo dei mostri: Può nascere un Nuovo Mondo?

lantidiplomatico

L’inferno sulla Terra… e il tempo dei mostri: Può nascere un Nuovo Mondo?

di Nora Hoppe – Al Mayadeen

La domanda più grande e più NUDA che passerà nei libri di storia è la seguente: Perché il resto del mondo non è stato in grado di fermare il genocidio di Gaza?

“La metafora della Palestina è più forte della Palestina della realtà.” – Mahmoud Darwish

“Il mistero dell’esistenza umana non sta solo nel rimanere in vita, ma nel trovare qualcosa per cui vivere.” – Fëdor Dostoevskij

Mentre scrivo, una parte di Rafah viene inghiottita da un incendio infernale… Se Hieronymous Bosch fosse vivo e al lavoro oggi, come ritrarrebbe l'”Inferno” alla luce di quanto sta accadendo a Gaza? E se lo facesse, il suo dipinto renderebbe giustizia a questa realtà?

Rafah era l’ultima area della Striscia di Gaza che non era ancora stata distrutta dall’entità sionista. Molti Paesi si sono appellati all’entità affinché non attaccasse Rafah, senza alcun risultato. Perché l’entità non dà retta a nessuno e a niente, non rispetta nessuno e niente ed è al di sopra di tutti e di tutto. È una cosa a sé. Un’aberrazione.

Quello che era iniziato come un avamposto coloniale occidentale proliferante per calcolo, si è metastatizzato in una macchina per uccidere… che ora sta persino accelerando la propria fine (anche se non abbastanza velocemente).

Leggi tutto

Piccole Note: Il fuoco di Rafah, la guerra messianica

piccolenote

Il fuoco di Rafah, la guerra messianica

di Piccole Note

Nella reazione al Tribunale penale internazionale, Netanyahu evoca di nuovo Amalek. Haaretz: l’incendio di Rafah non è stato un “incidente”. Israele “punta” alle presidenziali Usa

La Casa Bianca ritiene che l’attacco alla tendopoli di Tel al-Sutan, asserita “zona sicura” per i profughi di Rafah, “non ha violato gli avvertimenti del presidente Biden sulla condotta della campagna militare a Rafah”, con ciò suggerendo che non ci sarà “alcuna conseguenza” per l’accaduto. Lo riporta il Washington Post, lo riportiamo, con l’indignazione del caso, anche noi (bombe made in Usa).

Evidentemente sono state cancellate le linee rosse, semmai ce ne siano state, enunciate da Biden all’inizio della campagna. Sembra che l’impero abbia dato luce verde allo sterminio dei palestinesi.

Non usiamo a caso la parola sterminio. L’ha annunciato chiaramente Benjamin Netanyahu quando è iniziata la campagna, con il parallelismo tra i palestinesi e gli amaleciti: i palestinesi come Amalek, il popolo che Dio ordina a Saul di sterminare fino all’ultimo uomo, bambini e bestiame compresi (forse il passaggio più duro della Bibbia).

 

La rinnovata maledizione sui palestinesi

Leggi tutto

Intervista a Fabio Vighi

offline

Intervista a Fabio Vighi

a cura di Offline

image
19.pngOffline: A seconda dei punti di vista, se cioè favorevoli o sfavorevoli al sistema, si parla ultimamente – riferendosi al futuro (anche molto prossimo, praticamente presente) – di distopia o utopia (digitalizzazione, città 15 minuti, credito sociale, intelligenza artificiale etc). A tuo parere, verso quale direzione ci stiamo avviando? Rimanendo inalterata la struttura sociale di fondo, dove approderemo? Quali sono i destini del nostro mondo, fra 100, 500, 1000 anni, domani? Ti chiediamo questo perché crediamo che, nonostante tutto, forse non è scontato che si finisca nel baratro, sociale o ecologico che sia – o almeno non tutti, e non nello stesso modo. Il sistema potrebbe in qualche modo riuscire a mantenere uno standard di sopravvivenza, qualitativamente basso (anche molto basso) per molti e alto (anche molto alto) per pochi, e chi sta sotto, resta sotto (magari ipercontrollato, con tecnologie di ultima generazione e molto efficaci) e chi sta sopra, resta sopra, continuando a fare quella dorata vita idiota cui sembra aspirare e devastando il mondo quanto più possibile. Qual è la tua opinione al proposito?

Fabio Vighi: Penso che stiamo vivendo un lento collasso socioeconomico accompagnato da vari fantasmi escatologici, che serviranno a renderlo più appetibile, per così dire. Il fantasma escatologico, cioè la minaccia di un evento cataclismico capace di azzerare o quasi la vita umana, è incluso nel prezzo che ci fanno pagare, fa parte del gioco. Questo dovrebbe averci insegnato la psico-pandemia. Più diventeremo schiavi del capitalismo dell’ultra-finanza, specie a livello di indebitamento, più continueranno a sbocciare visioni di tipo distopico-apocalittico. Sembra quindi inutile speculare su quando o come finirà il capitalismo, perché ogni fantasma della fine è incorporato nel sistema, così come lo è nella cinematografia hollywoodiana. Il fantasma escatologico è pura deterrenza. Serve a indorare la pillola dell’inevitabile stagnazione e imbarbarimento della civiltà capitalistica.

Leggi tutto

Enrico Vigna: In Nuova Caledonia, la Francia sta per perdere un altro dominio coercitivo e di sfruttamento neocoloniale

lantidiplomatico

In Nuova Caledonia, la Francia sta per perdere un altro dominio coercitivo e di sfruttamento neocoloniale

di Enrico Vigna

Nuova Caledonia in rivolta, per la Francia, la posta in gioco è alta. Le conseguenze e i danni collaterali e geopolitici nella regione sono già visibili, si sta frantumando la presenza e il ruolo opprimente della potenza europea

720x410c50nxeiurgflib.jpgLa scorsa settimana in Nuova Caledonia, un’entità amministrativo-territoriale sotto dominio francese, situata nell’Oceano Pacifico e formata da una grande isola omonima e un gruppo di piccole isole nel Pacifico sud-occidentale, in Melanesia, sotto la direzione del Fronte di Liberazione Nazionale Kanaco Socialista, sono scoppiate, prima pacifiche e poi violente proteste, causa una repressione inaudita e inutile da parte delle forze speciali francesi, inviate da Parigi.

Le proteste sono partite mentre l’Assemblea nazionale francese stava discutendo un emendamento alla Costituzione, volto ad allargare le liste elettorali sull’arcipelago, ma toccano anche una serie di questioni legate alla situazione locale, che riguardano le istituzioni locali, la cittadinanza neocaledoniana e l’organismo elettorale, nonché le disuguaglianze, le misure economiche e finanziarie. Va ricordato che la Nuova Caledonia è al terzo posto nel mondo nell’estrazione del nichel, ma l’economia dell’arcipelago è in crisi perenne, e il 20% dei suoi abitanti vive al di sotto della soglia di povertà. La proposta di emendamento ha portato a movimenti di protesta di massa nella capitale Noumea e a una spirale di scontro, che ha portato all’uccisione di almeno sette persone e decine di feriti. Questo ha scatenato violenze, barricate, assalti a negozi, aziende e infrastrutture pubbliche, che sono stati danneggiati o distrutti. La Francia ha dichiarato lo stato di emergenza, levato nei giorni scorsi, tranne la notte dove vige il coprifuoco, e inviando ulteriori forze di sicurezza.

Dopo il referendum del 2021, che aveva respinto l’indipendenza, ma causa il boicottaggio da parte del movimento indipendentista, l’obiettivo del governo era quello di determinare il nuovo status della Nuova Caledonia all’interno della Repubblica francese.

Leggi tutto

Michele Sisto: La distruzione delle università di Gaza

laletteraturaenoi

La distruzione delle università di Gaza

di  Michele Sisto

Universita Gaza c39e04d8Tra gli aspetti più rivelatori del genocidio in corso a Gaza c’è quello che l’ONU definisce scolasticidio e alcuni studiosi educidio: la distruzione sistematica di scuole e università.

Non è la prima volta. Come scrive Norman G. Finkelstein, nel 2008-2009 «nel corso dell’operazione Piombo Fuso Israele ha distrutto o danneggiato 58.000 abitazioni (6.300 sono state completamente distrutte o hanno subito gravi danni) e 280 tra scuole e asili»: tra questi ultimi «6 edifici universitari sono stati rasi al suolo». E Max Blumenthal ha descritto come, durante il «venerdì nero» del 2 agosto 2014, l’aviazione israeliana ha bombardato gli uffici amministrativi e il Dipartimento di Inglese dell’Università Islamica di Gaza.

Dal momento che Israele impedisce ai giornalisti l’accesso alla striscia di Gaza e uccide i giornalisti palestinesi che soli potrebbero documentare la distruzione, è difficile raccogliere informazioni precise su quanto è accaduto. Fin da ottobre, tuttavia, si potevano vedere sui social media le immagini del bombardamento dell’Università Islamica di Gaza e dell’Università Al-Azhar, e più tardi quelle dell’abbattimento dell’Università Al-Israa (a proposito del quale i giornalisti hanno chiesto al governo degli Stati Uniti una presa di posizione, mettendo in imbarazzo il portavoce del Dipartimento di Stato Matthew Miller). Da novembre, poi, sono apparse le prime denunce, su organi di stampa specialistici come «University World News» o generalisti come il «Guardian».

Solo il 20 gennaio 2024, però, dopo quattro mesi dall’inizio della campagna dell’IDF, un’organizzazione non governativa con sede a Ginevra, Euro-Mediterranean Human Rights Watch, ha pubblicato i risultati di un’indagine che consentiva di fare un primo un bilancio dell’entità della distruzione. Poiché per mesi la stampa internazionale, da «Al-Jazeera» al «manifesto», ha fatto riferimento a queste cifre, le uniche disponibili, vale la pena citare qualche brano del documento (le traduzioni, di questo e dei successivi brani, sono mie).

Leggi tutto

comidad: Sconfitte militari e catastrofi antropologiche

comidad

Sconfitte militari e catastrofi antropologiche

di comidad

Il povero Paolo Mieli diventa sempre più impopolare ed è fatto oggetto di commenti insofferenti; eppure il personaggio può svolgere una funzione socialmente utile, in quanto rappresenta un caso tipico di autointossicazione con la propria stessa propaganda. In un recente battibecco televisivo Mieli ha ripreso il tema dell’invasione russa dell’Afghanistan del 1979-1989 come esempio della possibilità di sconfiggere militarmente la Russia quando opera al di fuori dei propri confini. Qui non si tratta affatto di entrare nella questione se la Russia possa essere sconfitta o meno, ma semplicemente di osservare che l’esempio invocato da Mieli ha un senso esattamente opposto a quello da lui desiderato. Ci viene venduto uno dei più frequenti schemi di autointossicazione: si prende un episodio storico, lo si raffigura in termini approssimativi, imprecisi, o addirittura deformati, per poi assumerlo come mito di supporto per una serie di scelte spacciate come strategiche.

Si può accusare Gorbaciov di essere stato incauto a consentire la riunificazione della Germania, e infatti gli sarebbe dovuto bastare il modo in cui erano stati trucidati Ceausescu e sua moglie per smettere di fidarsi.

Leggi tutto

Andrea Zhok: La logica dell’escalation

lantidiplomatico

La logica dell’escalation

di Andrea Zhok*

C’è una notizia, dalle implicazioni potenzialmente devastanti, che è stata sostanzialmente trascurata nel dibattito pubblico degli ultimi giorni. Il 24 maggio missili di provenienza ignota (o quantomeno dichiarata ignota) hanno colpito il sistema radar russo Voronezh, presso Armavir, nella regione di Krasnodar, tra Mar Nero e Mar Caspio.

Si tratta di uno dei dieci radar ad alta frequenza che hanno la specifica funzione di indentificare attacchi nucleari strategici a lunga distanza.

Sono impianti colossali, estremamente sensibili ed estremamente costosi, e fanno parte dell’apparato russo per la deterrenza nucleare.

Secondo il documento emanato nel giugno del 2020 (riprendo il riferimento da un ottimo articolo di Clara Statello) dal titolo “Principi fondamentali di politica statale della Federazione russa sulla deterrenza nucleare” (riferimento nei commenti) la Russia definisce in modo molto chiaro le condizioni sotto cui una risposta nucleare strategica può essere possibile; all’articolo 19 troviamo scritto:

Leggi tutto

Alessio Galluppi: La corrosione di Israele e il genocidio dei palestinesi

lacausalitadelmoto

La corrosione di Israele e il genocidio dei palestinesi

di Alessio Galluppi

Il bombardamento mirato e voluto al campo rifugiati a ovest di Rafah, oltre a essere una barbara ritorsione dopo che in mattinata la resistenza palestinese era riuscita a colpire il centro di Israele con i razzi lanciati dal sud della Striscia, sembra anche dettata da dinamiche interne e da scosse telluriche che stanno scuotendo e incrinando i pilastri delle fondamenta di Israele.

Questa azione segue il comunicato di un portavoce di larghi strati della riserva dell’IDF su un video postato sui social media, che a volto coperto ha minacciato l’insubordinazione generale delle truppe della riserva stessa ai comandi dei vertici militari e del gabinetto di guerra, se il governo non dovesse perseguire la guerra totale “fino a completa vittoria”, chiamando i cittadini di Israele nel caso di insorgere e sostenere l’insubordinazione dei militari e pretendendo le dimissioni del ministro della guerra Yoav Gallant.

Noi tutti intuiamo cosa significa in bocca a un israeliano (della riserva) “vittoria totale” su Hamas: genocidio e pulizia etnica definitiva della Palestina.

Leggi tutto

Elena Basile: “A Gaza un popolo muore”

lantidiplomatico

“A Gaza un popolo muore”

di Elena Basile

Pubblichiamo la lettera aperta che l’ex Ambasciatrice italiana Elena Basile ha inviato alla senatrice Liliana Segre. Scritta prima del nuovo massacro a Rafah, queste parole diventano ancora più significative da leggere oggi con le immagini del nuovo crimine contro l’umanità del regime israeliano

Gent.Ma Senatrice Segre

Vorrei tornare a rivolgermi a Lei sperando che questo mio nuovo tentativo di dialogo non sia causa di una sua seconda querela civile e penale.

Mi è terribilmente dispiaciuto che, in base a quanto riferitomi dagli avvocati, lei mi abbia querelato per “diffamazione e istigazione all’odio”.

Sono sgomenta all’idea che la mia difesa dei diritti umani e delle politiche umanitarie possa essere fraintesa fino al punto da farmi considerare un’antisemita. Oggi intervengo in favore del martoriato popolo di Gaza. Negli anni trenta l’avrei fatto per il popolo ebraico.

Sebbene mi sia pubblicamente scusata in un articolo apparso sul Fatto Quotidiano per avere utilizzato un paragone che, tenendo conto della sua veneranda età e della sua atroce esperienza di vita, avrebbe potuto ferirla, Lei non ha voluto credere nella sincerità delle mie scuse.

Leggi tutto

Piccole Note: Zelensky: l’indicibile e la terza guerra mondiale

piccolenote

Zelensky: l’indicibile e la terza guerra mondiale

di Piccole Note

L’enigmatico passaggio dell’intervista integrale a Zelensky sul NYT. Sembra un avvertimento

Il 21 maggio Volodymyr Zelensky ha rilasciato un’intervista più che interessante al New York Times, nella quale ribadiva in maniera ossessiva la necessità di un placet a colpire il territorio russo con armi Nato. Una sollecitazione che discende da influenti ambiti Nato e che non nasce oggi; e che sta montando alla stregua di quanto avvenuto per le escalation del passato, con l’amministrazione Usa che nicchiava e il partito della guerra a martellare perché desse luce verde alla fornitura via via degli Himars, dei carri armati, delle bombe a grappolo fino agli F-16.

Una dinamica, quella succitata, che vede dipanarsi una dialettica più o meno feroce all’interno dell’Impero d’Occidente, che spesso, anzi più o meno sempre, nelle analisi non viene presa in considerazione, come se si trattasse di un blocco monolitico. Invece, tale dialettica, generata da interessi e prospettive divergenti nella leadership imperiale, gioca un ruolo importante nelle dinamiche del mondo.

L’enigmatico passaggio dell’intervista a Zelensky

Se si tiene presente questo, appare più che interessante un enigmatico passaggio dell’intervista di Zelensky: “Quando si parla di escalation e di armi nucleari, e di tutte queste narrazioni di cui parla la Russia, sai, [Putin] è una persona irrazionale.

Leggi tutto

 

Sharing - Condividi