Bibi, intanto, resta in sella fino a un nuovo governo, che oggi nessuno è in grado di formare. Alla vigilia del voto, riferisce il Washington Post, ha prospettato un governo di unità nazionale con Eisenkot senza l’estrema destra di Ben Gvir (alla quale però ha poi assicurato che non l’avrebbe abbandonata), e si è proposto come il partner più affidabile per riprendere la guerra all’Iran.
La guerra all’Iran per Bibi è un’ossessione decennale, da sempre brandita come necessaria a evitare che l’antagonista regionale si doti di un’arma nucleare, nonostante le autorevoli e ripetute smentite su tale pericolo, ultima quella di Tulsi Gabbard, a capo dell’Intelligence nazionale Usa, nel marzo 2025. Mercoledì è stata l’Agenzia atomica internazionale a gettare acqua sul fuoco: nessuna prova che l’Iran abbia ricostruito i siti nucleari colpiti nella precedente fase cinetica del conflitto, che oggi continua in forma di assedio.
Sparta o il mondo
Non si tratta solo di coronare il suo sogno di gloria, quello di un Israele che, abbattuto l’Iran, si erge a dominus incontrastato del Medio Oriente, proiettando Tel Aviv al ruolo di potenza globale al pari di Stati Uniti, Russia e Cina. Sogno che, con l’emersione delle fazioni ultraortodosse consegnate al millenarismo ebraico, che Bibi ha favorito e ha scelto come alleate, ha assunto come corollario la Grande Israele, i cui confini, prima limitati al territorio palestinese, si sono dilatati dal Nilo all’Eufrate.
Un sogno che richiede un profondo cambiamento della natura del Paese: nel settembre 2025 il Re d’Israele ha evocato il destino di una «super Sparta», un Paese autosufficiente e consegnato a una guerra infinita.
Nel Paper che InsideOver ha dedicato al voto si è contrapposta tale prospettiva a quella degli attuali antagonisti politici (e di tanto mondo della diaspora), che vi vedono un pericolo esistenziale per il Paese, che rischia di logorarsi fino allo stremo, e per lo Stato, travolto dal fondamentalismo millenaristico. Un pericolo parallelo a quello dell’isolamento internazionale causato dal genocidio dei palestinesi, che sta rendendo Israele un Paese paria.