La proposta di bilancio militare da 1,5 trilioni di dollari dell’amministrazione Trump rappresenta un punto di svolta nella storia della spesa pubblica americana. Non si tratta solo di un numero, ma di una scelta politica precisa: finanziare la guerra tagliando sanità, casa e transizione energetica.
Mentre il Congresso discute questa proposta, la società civile americana si sta organizzando. CODEPINK, insieme a United for Peace and Justice e altre decine di organizzazioni, ha indetto una “Taxpayer Uprising” a Washington dal 10 al 12 novembre 2026 per chiedere che i soldi dei contribuenti vadano alle persone, non alle armi.
Cosa prevede il bilancio da 1,5 trilioni
La proposta di bilancio presentata dall’amministrazione Trump nell’aprile 2026 prevede un aumento del 42% della spesa per il Pentagono rispetto all’anno precedente, portandola a circa 1,5 trilioni di dollari. Si tratta del maggiore incremento dalla Seconda guerra mondiale. Per finanziare questa espansione, la proposta prevede tagli superiori al 10% alla spesa domestica non militare, per un totale di circa 73 miliardi di dollari.
Le voci tagliate sono significative: il budget dell’EPA dimezzato, 10,7 miliardi in meno per l’edilizia abitativa, 8,5 miliardi in meno per le scuole, 15 miliardi cancellati per l’energia pulita, 5 miliardi in meno per i National Institutes of Health, e l’eliminazione del programma di assistenza energetica per le famiglie a basso reddito (LIHEAP). Il Defense Spending Reduction Caucus della Camera ha commentato che questo bilancio “è un regalo ai appaltatori della difesa a spese del popolo americano”.
La risposta della società civile: la Taxpayer Uprising
CODEPINK ha lanciato la mobilitazione con uno slogan chiaro: “NO MORE of our Money to Wars and Militarism!”. L’evento si terrà dal 10 al 12 novembre 2026 a Washington D.C., con tre giorni di azione nonviolenta che includono visite agli uffici congressuali, veglie e installazioni artistiche al National Mall.
Le richieste dell’evento vanno oltre il semplice taglio del bilancio militare. I organizzatori chiedono la fine della guerra in Iran, la fine della complicità americana nei crimini israeliani, e che i fondi risparmiati siano reinvestiti in Medicare for All, edilizia abitativa accessibile ed energia verde. Tra le organizzazioni firmatarie figurano World BEYOND War, RootsAction, Veterans For Peace, CAIR National, American Muslims for Palestine e United for Peace and Justice.
La scelta di novembre non è casuale: il Congresso torna in sessione dopo la pausa autunnale, e gli organizzatori vogliono esercitare pressione diretta sui legislatori prima che il bilancio venga votato.
Perché riguarda anche l’Italia e l’Europa
La spesa militare americana non è una questione interna agli Stati Uniti. Gli Stati Uniti restano il primo paese al mondo per spesa militare, con un budget che da solo supera quello delle successive dieci nazioni messe insieme. Un aumento del 42% in un solo anno avrebbe effetti profondi sugli equilibri strategici globali e sulle pressioni esercitate sui alleati europei perché aumentino a loro volta le spese per la difesa.
Ma c’è un aspetto che riguarda più direttamente la società civile italiana ed europea: la scelta di finanziare la guerra tagliando la sanità pubblica, l’edilizia popolare e la transizione energetica non è un’esclusiva americana. È un modello politico che circola, che trova sostenitori anche in Europa, e che merita di essere discusso pubblicamente. La Taxpayer Uprising di Washington è un tentativo di opporsi a questo modello dall’interno del paese che lo ha generato.
Per chi volesse seguire l’iniziativa, CODEPINK mette a disposizione un toolkit con materiali per organizzare eventi locali e azioni di chiamata ai rappresentanti. La mobilitazione si concluderà il 12 novembre con una veglia finale davanti agli uffici della Camera.
Link
https://www.unitedforpeace.org/
Peacelink – 03/11/2026
[disarmo] Pacifisti USA denunciano: Trump vuole un aumento del 42% delle spese del Pentagono

