Repressione inaudita in Cile: giovane investito da due blindati della polizia militare

In Cile continua senza soluzione di continuità la brutale repressione attuata dal regime del nostalgico di Pinochet, Sebastián Piñera, contro un popolo che ha deciso di porre fine al regime neolibererista lo opprime sin dagli anni 70’ quando il socialista Allende fu rovesciato con un golpe dal generale Augusto Pinochet. Proprio in Cile nacque infatti quel neoliberismo che tanto piace ai competenti ad ogni latitudine.

Tornando alla repressione, nella giornata di venerdì, in quel luogo divenuto simbolo delle proteste e ribattezzato come Plaza de la Dignidad la polizia militare del Cile ha deliberatamente investito Oscar Perez, un giovane cittadino che è stato schiacciato tra due veicoli corazzati. Le scene dell’attacco della polizia sono state trasmesse in diretta dalla televisione locale.

Nel video, si può vedere che mentre un’auto blindata chiude la strada di Oscar, l’altra auto corazzata fa una svolta, accelera verso il cittadino, lo punta e lo investe passandogli sopra la schiena. Detto diversamente, la polizia ha usato due auto blindate per eseguire una mossa “a incudine” contro un civile disarmato.

“Criminali! Il Presidente Piñera. Blumel e il sindaco Guevara devono rispondere!”, la reazione indignata e immediata del media locale Piensa Prensa (da cui è tratto il video).

Pochi secondi dopo, quando le due auto blindate hanno smesso di schiacciare la loro vittima, il ventenne è caduto immediatamente a terra. È stato quindi assistito da altri cittadini che lo hanno rimosso dalla strada.

Inutile dire che nessuna delle due auto blindate aveva targhe o numeri verniciati che potevano consentire la loro successiva identificazione. Impunità totale.

“Mio figlio Oscar è stato brutalmente e intenzionalmente investito e schiacciato da due auto blindate. È miracolosamente vivo. Questa barbarie, che è sostenuta dal mostro interno e dallo Stato cileno, deve finire!” Marta Cortez, la madre del cittadino investita, ha twittato.

Mi hijo Oscar fue brutalmente, intencionalmente atropellado y aplastado por 2 zorrillos. Milagrosamente está con vida. Esta barbarie avalada por el monstruo del interior y el Estado de Chile debe parar!

— Marta Cortez (@Martoclates) December 21, 2019

Venerdì, i media locali hanno pubblicato i dati di un recente sondaggio rivelando che il 65% dei cileni disapprova il comportamento della polizia militare, che è il livello più basso di accettazione che questa istituzione ha avuto nei suoi 92 anni di esistenza.

Da quando i disordini sociali sono iniziati il ??18 ottobre, i cileni sono stati oggetto di una violazione sistematica dei loro diritti umani.

Finora, questa circostanza è stata segnalata dal National Institute of Human Rights (NHRI), da Amnesty International, dalla Commissione interamericana per i diritti umani (IACHR), dalla Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani e da altre istituzioni internazionali.

Secondo Hugo Fruhling, direttore dell’Istituto per gli affari pubblici dell’Università del Cile, le critiche delle organizzazioni internazionali sono state un duro colpo per la reputazione della polizia militare.

“Durante la dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990), la società cilena diffidava fortemente della polizia militare a causa del suo ruolo repressivo; tuttavia, questa istituzione aveva recuperato una buona reputazione dal ritorno alla democrazia”, ??ha affermato Fruhling e ha aggiunto che lo Stato deve attuare “riforme serie e consensuali” per migliorare la sua reputazione.

Il 13 dicembre, la missione dell’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha concluso che la polizia militare ha violato i diritti umani in più occasioni facendo un uso “eccessivo o non necessario” della forza.

La missione ha scoperto che le forze di sicurezza cilene erano coinvolte in torture, violenza sessuale e detenzioni arbitrarie. Dal 18 ottobre, almeno 28.000 persone sono state arrestate, 1.610 delle quali rimangono in prigione.

Fonte: teleSUR

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-repressione_inaudita_in_cile_giovane_investito_da_due_blindati_della_polizia_militare_video/82_32272/

 

Quali leggi e istituzioni della dittatura di Pinochet sono ancora in vigore in Cile?

Più di 1,2 milioni di cileni venerdì hanno organizzato la più grande manifestazione dal ritorno alla democrazia, nel 1990, per chiedere un’Assemblea Costituente che costruisca un paese meno disuguale e più giusto, senza rigurgiti pinocchettisti.

La mobilitazione a Santiago, replicata in altre città del paese sudamericano, aveva come richieste centrali: il ritorno delle Forze armate (FF.AA.) nelle caserme, ritiro da parte del Congresso delle norme considerate antipopolari e la convocazione di un’Assemblea Costituente per scrivere una nuova Costituzione che vada a rimpiazzare quella attualmente in vigore e creata sotto la dittatura di Pinochet.

Sebbene il Cile sia tornato alla democrazia formale nel 1990, la nazione andina ha ancora leggi e istituzioni create durante il regime militare (1973-1990).

 

Il sistema pinochettista ha consolidato il neoliberismo

La Costituzione che è entrata in vigore nel 1980 ha installato una nuova cultura economica e sociale che ha consolidato il modello neoliberista con un orientamento ideologico prevalentemente conservatore.

 

Educazione

Il Cile ha il sistema di istruzione più privatizzato e segregato tra i 65 paesi che utilizzano il test PISA, che misura la conoscenza degli studenti provenienti da paesi appartenenti all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

In Cile, l’istruzione universitaria non è un diritto. Anche molte delle università che erano precedentemente pubbliche sono più costose di quelle private, a causa del loro prestigio accademico.

Nel 1981, Pinochet privatizzò gli istituti di istruzione superiore gratuiti, passando da uno Stato sociale a uno Stato sussidiario.

 

Salute

Nello stesso anno ha creato le Isapres, Instituciones de Salud Previsional  gestiti da privati ??per finanziare le prestazioni sanitarie, un’alternativa ad alto costo a cui la maggior parte dei cileni non può accedere.

Per gran parte del popolo cileno, nel 1979 ha creato il Fondo Nacional de Salud (Fonasa), un sistema sanitario che sostituisce il vecchio sistema di finanziamento della sanità pubblica.

 

Trasporti

Per quanto riguarda il trasporto, il paese sudamericano ha uno dei trasporti pubblici più costosi della regione (in Cile, il biglietto della metropolitana è equivalente a $ 1,13; in Brasile, $ 0,99; in Colombia, $ 0,67; e in Argentina, $ 0,43).

L’aumento del prezzo di questo servizio è stato il fattore scatenante delle proteste iniziate il 14 ottobre e che hanno causato la morte di almeno 19 persone e migliaia di detenuti, secondo i dati della Procura.

 

Aborto

Dal 1939, in Cile era possibile un aborto volontario, sicuro e gratuito, ma nel 1989 Pinochet stabilì la sospensione della gravidanza, per qualsiasi motivo, come un crimine. Nell’agosto 2017, l’aborto è stato depenalizzato, ma solo in tre casi: stupro, rischio di vita della madre e gravidanza non praticabile.

 

Pensioni

Nel 1980, quando Pinochet pose fine al vecchio sistema di pensionamento pubblico e di solidarietà per gli anziani e creò l’AFP (Administraciones de Fondo de Pensiones), un sistema che riunisce varie società private che forniscono il servizio e sono pagate al 100% da i lavoratori

 

Carabineros

I gruppi sociali hanno richiesto per anni, in particolare al governo del presidente Sebastián Piñera, di riformare la legge che disciplina l’arma dei Carabineros e che le conferisce un carattere militare. I Carabineros, nel corso degli anni, sono stati accusati in svariate occasioni di continue violazioni dei diritti umani a causa dei loro abusi di autorità.

Fonte: teleSUR

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-quali_leggi_e_istituzioni_della_dittatura_di_pinochet_sono_ancora_in_vigore_in_cile/82_32097/

 

Enel aumenta investimenti in Cile. Per questo il governo italiano tace sugli abusi di Piñera?

Enel aumenta i suoi investimenti in Cile. Poche ore fa la società ha un annunciato1 un aumento della propria partecipazione nella controllata Enel Chile, per un massimo del 3% del capitale, sull’attuale 69%. Un’operazione, specifica l’azienda in un comunicato, perfettamente “in linea” con il Piano Strategico per il biennio 2020-20222, presentato il 26 novembre.

Un piano da 2,5 mld di dollari per la decarbonizzazione del Paese e la digitalizzazione delle reti, l’11,5% in più rispetto al biennio 2019-20213.

Nonostante il crollo del pesos cileno ai minimi storici su dollaro e euro e nonostante la fuga dei capitali, l’ad di Enel, Francesco Starace non teme la congiuntura economica e la crisi politica del Paese. Piuttosto minimizza: “è un anno di cambiamenti costituzionali che sono sempre un momento in cui le società si uniscono per concordare un terreno comune. Era ora”.

“Il Cile non ha debito – prosegue – Hanno mezzi per affrontare le preoccupazioni della popolazione. I fondamentali ci sono, è strano pensare che un paese con queste capacità non possa risolvere” Insomma, Enel non vede alcuna ragione che impedisca l’aumento di investimenti in Cile. Nè la crisi politica ed economica la preoccupa né le violenze e gli abusi delle forze armate, costate un’accusa costituzionale per violazione dei diritti umani all’ex ministro degli Interni Andres Chadwick Piñera, fratello di Herman, attuale presidente di Enel Chile e cugino del Presidente della Repubblica Sebastian Piñera.

La presentazione del piano di investimenti di Enel in Cile è stata preceduta da un viaggio tenuto in sordina del viceministro degli Esteri, Marina Sereni (PD). La visita a Santiago, avvenuta dal 5 al 7 novembre, all’indomani della rimozione dello stato di emergenza e del coprifuoco, è stata commentata dalla Sereni con una lettera4 al Mercurio, il principale quotidiano cileno. Nella lettera non si legge nessuna condanna al governo cileno, al contrario si danno garanzie sul fatto che “L’Italia starà – come lo è sempre stata – al fianco del Cile”.

La viceministro non ha ravvisato alcun problema con le violazioni dei diritti umani, certificate dai rapporti INDH, Amnesty International e Human Rights Watch.

Ha piuttosto trovato “terreno fertile”:

  • sia per una “conversazione” tra Italia e Cile sul “modello di economia sociale di mercato, con esperienze significative nel campo delle pensioni, educazione pubblica e salute”ovvero proprio quel modello contro cui il popolo cileno si è sollevato, e che invece la Sereni considera un “punto di riferimento importante”;
  • sia per “portare avanti sfide comuni” come quella per lo sviluppo sostenibile e green.

Semaforo verde, quindi per gli investimenti di riconversione ecologica di Enel. Le relazioni fra Italia e Cile, un Paese che tortura il suo popolo, sono e saranno distese. Dove ci sono investimenti italiani e occidentali da tutelare, non ci sono violazioni dei diritti umani sanzionabili.

Enel Chile, la società presieduta dal fratello del ministro indagato per violazioni dei diritti umani e cugino di Piñera, detiene la maggior parte delle concessioni di energia elettrica in Cile e dallo scorso luglio fornisce AngloAmerican5, multinazionale mineraria che sfrutta il sottosuolo cileno. Il rogo dell’edificio Enel sull’Alameda di Santiago ha dato il via alle rivolte, il 18 ottobre 2019.

di Clara Statello

1https://www.ilsole24ore.com/art/enel-aumentera-3percento-partecipazione-enel-chile-AC5dIU3

2https://quifinanza.it/finanza/enel-nel-piano-investimenti-per-287-miliardi-la-meta-e-green/330272/

3http://www.nuevamineria.com/revista/enel-chile-eleva-su-millonario-plan-de-inversiones-para-chile-pese-a-situacion-de-inestabilidad/?fbclid=IwAR1QvOn5XhpxOjwEyJAL9CTrsPSYugjk4pmoLWUVXi2g13m01P8FtyoU-tk#.Xd1CrADy72k.twitter

4https://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/interviste/sereni-vicinanza-el-mercurio.html?fbclid=IwAR2i_sfAggwFjN3204YTsHipdAfW8kwUQBFSTSjb-rlsIMS2LsYH7ugJ-fg

5https://energiaoltre.it/cile-enel-energia/

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-enel_aumenta_i_suoi_investimenti_in_cile_per_questo_il_governo_italiano_tace_sugli_abusi_di_piera/82_32045/

HRW: I Carabineros del Cile compiono abusi sessuali sulle donne fermate

Human Rights Watch (HRW) ha denuniciato che in Cile sono state commesse “gravi violazioni dei diritti umani” nell’ultimo mese. Le principali conclusioni del rapporto presentato martedì confermano l’uso eccessivo della forza nelle strade e gli abusi nelle detenzioni. In tal senso, la ONG richiede una “riforma urgente” della polizia e un audit che determini i rischi connessi all’uso delle armi nelle manifestazioni.

L’organizzazione mette anche in discussione la cifra ufficiale di 23 morti durante le proteste iniziate il 18 ottobre. Il rapporto deriva dal lavoro sul campo svolto da HRW nelle ultime settimane, tra cui interviste con oltre 70 persone. Questa è il terzo segnale d’allarme al governo di Sebastián Piñera, dopo le relazioni presentate dalla Commissione Interamericana per i Diritti Umani e Amnesty International.

“Fattori come l’uso indiscriminato e improprio di armi antisommossa; gli abusi contro i detenuti mentre erano a disposizione delle autorità e sistemi di controllo interno poveri hanno facilitato gravi violazioni dei diritti di molti cileni”, ha denunciato José Miguel Vivanco, direttore per l’America di HRW, secondo quanto si legge nel documento.

L’organizzazione ha intervistato più di 70 persone durante due settimane di indagini a Santiago e Valparaíso tra vittime, agenti di polizia e autorità. L’agenzia afferma di aver raccolto “prove coerenti” che il corpo dei polizia dei Carabineros “hanno usato la forza eccessivamente in risposta alle proteste e ferito migliaia di persone, indipendentemente dal fatto che avessero partecipato o meno ad atti violenti”.

L’agenzia osserva che un problema particolarmente allarmante è “l’uso di fucili che sparano pallottole di gomma e piombo indiscriminatamente e che, a seconda della distanza, possono ferire gravemente coloro che si trovano nella loro vasta area di impatto”.

I fucili antisommossa hanno causato oltre 220 lesioni agli occhi documentate dall’INDH.

Il Ministero della Salute ha riferito che 16 persone hanno perso la vista totale in un occhio e 34 hanno riportato gravi lesioni che potrebbero causare la perdita totale o parziale della vista.

Gli agenti del corpo dei Carabineros hanno finora arrestato più di 15 mila persone e, secondo HRW, la forza “ha commesso abusi contro alcuni di loro. Molti detenuti sostengono di essere stati brutalmente picchiati. Un’altra delle accuse più frequenti è stata che gli agenti di polizia hanno costretto i detenuti, ragazzi e ragazze, a spogliarsi e fare piegamenti totalmente nudi nelle stazioni di polizia”, una pratica vietata nei protocolli della forza da marzo 2019.

In tal senso, gli agenti di polizia hanno maggiore propensione a costringere donne e ragazze a spogliarsi rispetto agli uomini, secondo le statistiche dell’INDH e le interviste condotte da HRW. “Un avvocato cileno per i diritti umani ci ha raccontato di un caso in cui, nonostante il fatto che uomini e donne fossero stati arrestati nelle stesse circostanze, gli agenti di polizia hanno costretto solo le donne a spogliarsi. Ha anche menzionato altri casi in cui gli agenti di polizia hanno toccato i genitali di donne dopo averle costrette a togliersi i vestiti”, afferma il rapporto.

Fonte: Pagina|12

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-i_carabineros_del_cile_compiono_abusi_sessuali_sulle_donne_fermate_la_denuncia_di_hrw/82_31926/

 

L’ufficio della Bachelet si scaglia contro il Nicaragua, ma tace su Bolivia e Cile

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani mostra un certo strabismo. Infatti, mentre in Cile nell’ultimo mese, oltre 20 persone sono morte a causa della repressione della polizia e dei militari; in Ecuador, a settembre, circa una dozzina di morti per la repressione delle rivolte contro il pacchetto di misure neoliberiste decise dal traditore Lenin Moreno; in Bolivia, in una sola settimana 23 persone sono state uccise dal regime di fatto che ha rovesciato con un golpe civico-militare Evo Morales; in Colombia un leader sociale viene ucciso ogni tre giorni. L’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani che fa? Denuncia il governo del Nicaragua per l’arresto di oppositori.

Il portavoce dell’Ufficio diretto da Michelle Bachelet ha espresso nella giornata di martedì in una conferenza stampa a Ginevra, preoccupazione per la situazione dei “diritti fondamentali” degli oppositori del governo di Daniel Ortega.

Ha denunciato che la polizia circonda una chiesa a Macaya e la cattedrale di Managua, dove ci sono persone che protestano contro l’incarcerazione di manifestanti contro il governo.

Ha aggiunto che le autorità hanno arrestato e imputato di gravi accuse un gruppo di oppositori ed esortato le autorità a rispettare i diritti di tutti questi individui, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa UN News.

“Siamo anche molto preoccupati che un altro gruppo di membri dell’opposizione sia stato arrestato per aver portato aiuti umanitari e che siano stati accusati di gravi imputazioni penali”, ha affermato Rupert Colville, portavoce dell’ufficio Bachelet.

Le accuse contro di loro hanno a che fare con il traffico di armi.

Le Nazioni Unite hanno interpretato che queste accuse potrebbero essere “un tentativo di reprimere il dissenso”. Secondo le informazioni fornite da tale agenzia, “i detenuti sarebbero 13”.

Blandi avvertimenti con il regime fascio-liberista del Cile e quello golpista della Bolivia, due regimi che operano una feroce e brutale repressione contro i propri popoli in rivolta, mentre arriva un duro attacco contro il Nicaragua che fronteggia guarimbas violente sullo stile di quelle venezuelane.

A colpire è la sproporzionalità nella denuncia pubblica sugli eventi molto gravi che si verificano in America Latina. Il discrimine è sempre lo stesso: regimi neoliberisti e vassalli di Washington hanno mano libera, mentre gli altri sono da spazzare via.

Fonte: America XXI

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-mentre_tace_sulla_brutale_repressione_popolare_in_cile_e_bolivia_lufficio_della_bachelet_si_scaglia_contro_il_nicaragua/5694_31803/

BBC: In Cile ci sono più lesioni agli occhi che nel genocidio israeliano in Palestina

 

Un articolo della BBC Mundo qualifica come «epidemia» le lesioni oculari di oltre 200 persone in Cile causate dalla repressione feroce scatenata dal governo di Sebastian Piñera contro il popolo cileno che si ribella al neoliberismo selvaggio arrivato nel paese con la dittatura fascista del generale Pinochet e mai più andato via. Le accuse sono sostenute da un rapporto redatto dal Colegio Médico de Chile.

Il rapporto parla di una vera e propria «epidemia» di manifestanti colpiti agli occhi da pallottole di gomma sparate intenzionalmente al volto dalle forze di sicurezza cilene. Si tratta di un triste record nella storia del Cile, ma non ha precedenti nel mondo. Di questi feriti circa il 30% viene soccorso con «il bulbo oculare esploso, quindi non c’è possibilità di recupero visivo in quell’occhio».

Il presidente di Sochiof, Dennis Cortés, ha parlato alla Commissione per i Diritti Umani e ha fornito maggiori dettagli sulle vittime e ha indicato che oltre l’85% sono uomini e che hanno una media di 30 anni.

«Quando ne parliamo a livello internazionale, facendo una revisione esaustiva del numero di casi di pazienti che hanno perso un bulbo oculare a causa dell’uso di armi non letali, il numero è anche molto allarmante e purtroppo guidiamo questa tristemente questa classifica», ha affermato Cortés.

Sia l’Istituto nazionale per i diritti umani (NHRI) di Amnesty International che COLMED hanno chiesto al governo cileno di vietare l’uso di armi antisommossa da parte della polizia. Tuttavia, tutto ciò che hanno ottenuto è che il direttore di polizia, il generale Mario Rozas, ha annunciato domenica scorsa un uso “limitato” di questo tipo di armi combinato con una videocamera installata nei caschi degli agenti.

Così, lunedì, il ministro cileno della salute Jaime Mañalich ha annunciato un programma completo di riparazione oculare per fornire assistenza gratuita alle «vittime di violenza politica», a cui verranno offerte protesi e cure psicologiche.

Da parte sua, la Procura Nazionale ha riferito che sono state avviate 1.089 indagini penali, il 70% delle quali contro membri delle forze dell’ordine, “per accuse di violenza istituzionale” durante le ultime tre settimane di rivolte in Cile, che sono già partite oltre 3.200 feriti tra civili e polizia.

I ricercatori dell’Università della California, della Emory University e di altre agenzie sanitarie negli Stati Uniti, hanno analizzato le informazioni raccolte tra il 1990 e il 2017 in sette regioni del pianeta, comprese le aree più conflittuali del mondo, come Israele e i territori Palestinesi, Irlanda del Nord e Asia del Sud.

E si è concluso che i casi del Cile rappresentano quasi il 70% del numero totale di vittime di lesioni agli occhi causate da proiettili di gomma tra il 1990 e il 2017 in tutto il mondo.

Lesiones oculares y ceguera, marcas indelebles de las protestas en Chile #AFPhttps://t.co/JsNgMVCwT2
? @gio_fleitas
???? Claudio Reyes
???? @pablocozzaglio pic.twitter.com/AaiSlzLOho

— Agence France-Presse (@AFPespanol) November 16, 2019

Fonte: BBC – RT

 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_bbc_rivela_che_in_cile_ci_sono_pi_lesioni_agli_occhi_che_nel_genocidio_israeliano_in_palestina/82_31771/

 

Cile: Andre Vltchek racconta la lotta del popolo contro il regime neoliberista

La rivolta popolare contro il neoliberismo selvaggio continua in Cile. Nonostante la feroce repressione scatenata contro i manifestanti a segnare una linea di continuità tra la dittatura fascista del generale Pinochet e la cosiddetta democrazia cilena. Repressione e neoliberismo. Nulla è cambiato in Cile. Per questo il popolo allo stremo è deciso a ribaltare questo scellerato e iniquo sistema.

Per l’analista politico, giornalista e regista Andre Vltchek, che ha raggiunto Santiago del Cile per seguire in prima persona le manifestazioni di protesta, si tratta di «una vera rivoluzione, qui in Cile.

Il popolo è coraggioso e sa quel che vuole: socialismo, fine del neoliberismo; combattono per il Cile che l’occidente ha distrutto con il golpe del 1973 realizzato da Pinochet. Quello che succede qui è impressionante, eroico. Viva Chile!».

Da Plaza Italia, nel centro di Santiago, con una serie di brevi video inviati in esclusiva alla redazione de l’AntiDiplomatico, Vltchek, racconta la feroce repressione operata contro i manifestanti dal governo del fascioliberista Sebastián Piñera e assicura che in Cile il popolo porta avanti «una battaglia per il socialismo».

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-santiago_del_cile_andre_vltchek_racconta_a_lantidiplomatico_la_lotta_del_popolo_contro_il_regime_neoliberista_video/82_31746/