“Guaido’ non vuole le elezioni perché e’ il personaggio più impopolare del Venezuela”

Boris Castellano, volto noto della televisione pubblica venezuelana che conduce uno dei programmi di punta di Venezuelana de Television (Vtv), risponde alle domande di Geraldina Colotti. Read More ““Guaido’ non vuole le elezioni perché e’ il personaggio più impopolare del Venezuela””

TeleSUR, minacciata da Guaidó, chiama a difendere l’informazione come diritto umano

Ci risiamo. L’emittente teleSUR è di nuovo oggetto di attacchi da parte di quelle destre che cianciano di libertà di stampa ma in realtà vogliono solo media asserviti alla loro agenda golpista. Mezzi di comunicazione, come quelli afferenti il circuito mainstream, pronti a giustificare ogni loro malefatta. Casi lampanti sono il golpe in Bolivia e la brutale repressione popolare che avviene in paesi come il Cile e l’Ecuador. Mentre in Venezuela si continua a sovvertire la realtà con l’obiettivo di destabilizzare il governo guidato da Maduro.

Proprio per questa ragione domenica scorsa, l’ormai deputato semplice Juan Guaidó, già autoproclamato presidente del Venezuela, ha minacciato di “intervenire sull’amministrazione” di teleSUR. Forse al novello Pinochet non basta avere dalla sua parte già quasi tutto lo spettro mediatico nazionale e internazionale, cerca di silenziare una delle poche voci sempre pronta, grazie alla competenza e al coraggio dei suoi giornalisti, a raccontare una diversa versione dei fatti rispetto alla narrazione imposta dai media mainstream.

Narrazione fallace e che sempre vediamo distorta rispetto alla realtà per il fatto che questa deve essere funzionale all’agenda imposta da Washington. Altro esempio lampante lo abbiamo in occasione delle lotta interna all’opposizione venezuelana. Una fazione dissidente è riuscita ad estromettere Guaidó dalla presidenza dell’Assemblea Nazionale del Venezuela. Immediatamente la canea mediatica si è scatenata per cercare di far passare il nuovo presidente Parra come un chavista. Nulla di più falso.

In ogni caso teleSUR non si lascia intimidire dalle squallide minacce del golpista Guaidó che vuole «sequestrarla» in nome «della libertà di espressione».

In un comunicato diffuso attraverso il social network Twitter la presidente di teleSUR, Patricia Villegas, ha affermato che ancora una volta, «il grande capitale transnazionale, con la voce di attori politici di destra, agisce contro questo mezzo di comunicazione».

«Desiderano espropriare il suo segnale e tagliare una piattaforma di comunicazione che è servita per l’incontro dei Popoli. Intendono tornare ai tempi del silenzio e dell’invisibilità di coloro che rivendicano i loro diritti e lottano per un mondo migliore», si legge nel testo.

Viene ricordato che il 24 luglio 2019, teleSUR ha raggiunto 14 anni di trasmissione ininterrotta, informando e difendendo la verità dei popoli dell’America Latina e del mondo.

Si evidenzia che la sua copertura informativa ha come protagonisti i popoli. «Uno sguardo che esalta l’identità, la cultura e il sentimento delle comunità latinoamericane e caraibiche, visto come un pericolo dai centri di potere».

La Nueva Televisión del Sur CA, in questo senso chiama popoli, organizzazioni sociali, giornalisti, sindacati, istituzioni, governi e comunità in generale, «ad alzare la voce in difesa dell’informazione come diritto umano fondamentale e questa piattaforma di comunicazione, trincea di integrazione e pace».

Le grossolane minacce del burattino manovrato dagli USA Guaidó hanno trovato l’immediata risposta di tante personalità e capi di Stato dell’America Latina che si sono schierate al fianco dell’emittente creata per volontà dei comandanti Chavez e Fidel Castro con l’etichetta #VivateleSUR.

 

 

La redazione de l’AntiDiplomatico esprime la sua più totale solidarietà a teleSUR. Anche noi pensiamo che l’informazione debba essere considerata un diritto umano fondamentale e quindi teleSUR deve continuare a poter esprimere il suo sguardo che esalta l’identità, la cultura e il sentimento delle comunità latinoamericane e caraibiche» e di tutti i sud del mondo.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-telesur_minacciata_da_guaid_chiama_a_difendere_linformazione_come_diritto_umano/5694_32589/

 

 

Venezuela, attacco alle caserme

“Attenzione popolo del Venezuela: all’alba di oggi, un gruppo di terroristi armati ha preso d’assalto un’unità militare di frontiera nel sud della Repubblica”… Cominciava così, ieri, il primo dei tre twitter emesso dal governo bolivariano per voce del ministro della Comunicazione, Jorge Rodriguez. “Con dolore dobbiamo informare che nell’attacco i terroristi hanno assassinato un giovane effettivo del nostro esercito bolivariano”, continuava il ministro, promettendo di “cercare gli omicidi in fuga fin sotto le pietre affinché paghino per un crimine così vigliacco”.

L’attacco – precisava il comunicato – era stato portato da un ufficiale disertore con la complicità di alcuni indigeni pemones riservisti, alla frontiera con il Brasile. Obiettivo dell’assalto, quello di sottrarre armi all’esercito bolivariano da impiegare per nuovi tentativi di colpo di stato, confidando in qualche ribellione interna alla Forza Armata Nazionale bolivariana.

Un tentativo finora andato a vuoto, che ha mostrato la solidità dell’unione civico-militare, pur nella difficile situazione che pesa sul paese a causa delle sanzioni degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, e della sfibrante guerra economico-finanziaria scatenata da anni dalle oligarchie dirette dall’esterno. Anche questa volta – ha detto poi il governo – tutti gli attaccanti tranne uno sono stati arrestati e tutte le armi recuperate.

I falchi del Pentagono vogliono forzare i tempi e la mano anche a quanti, all’interno dell’amministrazione USA e dell’Unione Europea, riconoscono il fallimento della linea golpista e spingono per la trattativa. Il 5 gennaio scade infatti il periodo previsto dalla destra per cambiare di turno alla presidenza del Parlamento, che – per rotazione – finora è toccata alla parte più estremista, quella di Voluntad Popular, il partito di Juan Guaidó.

Un bel problema per la banda di Guanito Alimaña, soprannome tratto da un noto ladro, attribuito dal chavismo al deputato autoproclamatosi “presidente incaricato” a gennaio, per ricordarne la caratteristica principale: l’intenzione di saccheggiare il paese con ogni mezzo. E infatti non si contano gli scandali per corruzione che vedono coinvolto Guaidó e la sua banda, denunciati dagli stessi deputati dalla destra che si sono sentiti esclusi dalla festa.
Il Parlamento si trova in una situazione di illegalità, sancita dal Tribunal Supremo de Justicia dopo l’avvenuta incorporazione fraudolenta di tre deputati indigeni che non meritavano l’elezione. Un limbo fuori controllo che, a conti fatti, ha favorito la sfrenata corsa al bottino – le immense risorse del Venezuela – portata avanti da Guanito Alimaña fin dall’inizio. Una cuccagna che, ora, né la destra fascista, né i padrini occidentali intendono lasciarsi scappare.
Per questo, in vista delle parlamentari previste a gennaio e a fronte degli accordi di mediazione conclusi tra il governo bolivariano e quella parte di opposizione moderata che non vuole perdere il proprio stipendio e intende quindi ripresentarsi alle elezioni, Guaidó cerca da un lato di cambiare le regole del gioco in Parlamento, e dall’altro di giocarsi il tutto per tutto.

Già nell’ultimo tentativo destabilizzante, come sempre proveniente dalla Colombia, sventato dall’intelligence bolivariana e illustrato in televisione da Jorge Rodriguez, le intercettazioni mostravano la strategia considerata prioritaria dai golpisti: sottrarre armi all’esercito, per rifornire i paramilitari e per seminare la sfiducia nella Fanb.

Questa volta – ha fatto sapere il governo – l’assalto è stato organizzato sia in Colombia che in Perù, e con il beneplacito del Brasile di Bolsonaro che preme per avere un buon alleato alla frontiera. Partono prevalentemente dal Brasile, infatti, i trafficanti di oro, che in questi anni hanno imperversato in Venezuela anche nelle zone sotto controllo ambientale, le zone recondite della Gran Savana, grazie all’amministrazione locale gestita dalla destra, e a cui il governo bolivariano sta mettendo ora i bastoni fra le ruote.

I nuovi progetti decisi dal governo Maduro per ridurre l’impatto ambientale prevedono la preservazione dei territori dove vivono da sempre gli indigeni pemones. Per questo, a seguito di una lunga inchiesta che ha coinvolto le popolazioni, sono state create piccole cooperative che hanno coinvolto i minatori in una gestione meno devastante delle risorse e nella custodia dei parchi naturali.

Una politica che ha pestato i calli anche a quella parte degli indigeni pemones che si presta a essere massa di manovra della destra venezuelana, e che si è fatta arruolare negli attacchi volenti organizzati da Guaidó nel corso di questo anno. Una realtà completamente capovolta dalla propaganda occidentale, che accusa il governo bolivariano di voler procedere all’estrattivismo selvaggio nei territori “incontaminati”.

Così ha descritto invece la situazione la ministra venezuelana dei popoli indigeni, Aloha Nuñez, in una nostra recente intervista: “Il 23 febbraio, Emilio Gonzalez, sindaco della Gran Sabana, ha comprato delle casse di viveri e ha diffuso le foto di indigeni che li trasportavano in barca, facendo credere che si trattasse degli “aiuti umanitari” inviati dagli USA per Guaidó. Altri mercenari hanno sequestrato un camion e vi hanno apposto la scritta “aiuti umanitari”. Lo hanno denunciato gli stessi leader delle comunità indigene. Il sindaco si è poi inventato una inesistente repressione per lasciare l’incarico e fuggire in Brasile, e così il governo regionale ha dovuto assumere la responsabilità di tutto il municipio”.

E mentre i fascisti venezuelani cercano di rovinare il Natale ai loro concittadini, quelli della Bolivia – diretti dall’autoproclamata locale, Janine Añez, – procedono a spron battuto verso il “consenso di Washington”, aderendo al Gruppo di Lima: per “risolvere la crisi del Venezuela”, ha detto l’autoproclamata.

di Geraldina Colotti

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-venezuela_attacco_alle_caserme/5694_32296/

 

La Russia condanna i reiterati tentativi degli USA di destabilizzare il Venezuela

Nonostante i ripetuti fallimenti l’amministrazione statunitense continua a lavorare per destabilizzare il governo del Venezuela e rovesciare il legittimo presidente Maduro. L’obiettivo USA è sempre stato quello di creare in Venezuela lo scenario che abbiamo adesso in Bolivia dove i golpisti dopo aver rovesciato il presidente Evo Morales hanno preso il potere e adesso lavorano per escludere il MAS dalle prossime elezioni.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha denunciato i continui tentativi degli Stati Uniti di “destabilizzare” il Venezuela.

“Sfortunatamente, Washington non intende abbandonare la sua linea per rovesciare il legittimo governo venezuelano”, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo durante un briefing.

Nonostante “un certo ammorbidimento della retorica”, i tentativi di “destabilizzare” il paese caraibico “dall’interno” continuano, mentre “le sanzioni illegali si stanno espandendo”, ha detto la diplomatica russa.

Gli USA hanno imposto sanzioni contro il il direttore del Servizio amministrativo di identificazione, migrazione e immigrazione del Venezuela (SAIME), Gustavo Adolfo Vizcaíno Gil, e l’ex direttore dello stesso ente, Juan Carlos Dugarte Padrón, accusati di aver ricevuto “migliaia di dollari per l’emissione di passaporti”.

Queste ultime sanzioni si aggiungono alla serie di misure che il governo Donald Trump applica dal 2017 per costringere il presidente venezuelano Nicolás Maduro a dimettersi.

Fonte: RT

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_russia_condanna_i_reiterati_tentativi_degli_usa_di_destabilizzare_il_venezuela/82_32126/

 

“Guaidó è diventato un miliardario con i soldi dei venezuelani”

Il Presidente della Corte dei Conti della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Elvis Amoroso, ha invitato i cittadini e i media a “essere vigili” di fronte agli scandali sulla corruzione che indicano direttamente il deputato Juan Guaidó e altri 37 oppositori.

“Guaidó è diventato un miliardario con i soldi dei venezuelani”, ha denunciato Amoroso in una conferenza stampa tenuta nella giornata di venerdì.

Ha anche affermato che i 37 oppositori a cui la Soprintendenza delle Istituzioni del Settore Bancario (Sudeban) ha bloccato i conti bancari fanno parte di una “banda di criminali” diretta dall’autoproclamato Juan Guaidó per giocare con i soldi dei venezuelani.

La corte dei Conti di Caracas ha inoltre riferito di aver inabilitato e congelato i conti bancari di tre deputati, un sindaco in esilio e il procuratore generale in esilio, oltre a dichiarare nulle le designazioni fatte da Juan Guaidó del consiglio di amministrazione della controllata PDVSA negli Stati Uniti, Citgo.

Il presidente, Elvis Amoroso, ha indicato che sono stati aperte una procedura di revisione patrimoniale e revisione dei verbali dei fascicoli amministrativi a quelli indicati e che è stato rilevato “l’occultamento o la falsificazione delle informazioni” nella presentazione delle dichiarazioni giurate di patrimonio.

Oltre all’autoproclamato presidente golpista Juan Guaidó troviamo Tomás Guanipa, Julio Borges, Germán Ferrer, l’ex sindaco metropolitano di Caracas Antonio Ledezma e l’ex procuratrice Luisa Ortega Díaz.

I cinque sono stati inabilitati per l’esercizio di qualsiasi carica pubblica per 15 anni.

Come è noto, le accuse di corruzione scuotono l’opposizione venezuelana. La rivelazione dei legami di un gruppo di deputati con casi di corruzione nel caso del Clap ha portato Juan Guaidó ad adottare misure per dissimulare i sospetti. La Camera, controllata principalmente dalle forze di opposizione, ha deciso questa settimana di prendere parte alla Comisión de Contraloría e sospendere 10 parlamentari dalle loro funzioni.

Fonte: Alba Ciudad – La Iguana

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-guaid__diventato_un_miliardario_con_i_soldi_dei_venezuelani_la_denuncia_del_presidente_della_corte_dei_conti_del_venezuela/5694_32061/