Piccoli Comuni del Lazio, nuove risorse dalla Regione

Piccoli Comuni del Lazio, nuove risorse dalla Regione per la piccola Grande Italia e terza Festa dei Piccoli Comuni, con Legambiente, il 19 aprile 2020

Oggi, in un appuntamento al quale hanno partecipato oltre cento amministratori di altrettanti Piccoli Comuni, quelli sotto i 5.000 abitanti del Lazio, è stato rinnovato l’impegno economico per il Bando Regionale dei Piccoli Comuni: oltre ai 2 milioni con i quali è stata finanziata la copertura economica del primo bando, si vanno ad aggiungere 2,7 milioni per lo scorrimento delle graduatorie del primo bando e altri 2,5 milioni per una seconda edizione del bando che arriverà nelle prossime settimane. Inoltre, annunciata la terza edizione della Festa dei Piccoli Comuni che si svolgerà a Roma, in collaborazione con Legambiente Lazio, il 19 aprile 2020. A tenere la conferenza Cristiana Avenali, responsabile dei Piccoli Comuni della Regione Lazio, che ha presentato le novità.

“La nuova edizione del Bando Regionale e della festa dei Piccoli Comuni sono un ulteriore importante passo in avanti per il sostegno della Piccola Grande Italia del Lazio, che arriva dall’Ufficio di Scopo regionale – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -, l’impegno per il rilancio dei Piccoli Comuni che la nostra associazione ha sempre chiesto alle amministrazioni regionali, trova sempre maggiore e più incisivo riscontro. Legambiente continuerà a lavorare con forza per accompagnare questi percorsi virtuosi nella convinzione che i comuni sotto i cinquemila abitanti, e l’aumento della qualità della vita in tutti questi magnifici luoghi, passa indissolubilmente da iniziative e finanziamenti come quelli che si stanno mettendo in campo”.

Ufficio Stampa Legambiente Lazio

COMUNICATO STAMPA – 20/02/2020

 

EPBD, dal Governo ci sia un corretto recepimento nei modi, nei tempi e nei contenuti

Direttiva UE sull’efficienza energetica degli edifici (EPBD): le Associazioni Kyoto Club, Legambiente e Renovate Italy chiedono al Governo un corretto recepimento nei modi, nei tempi e nei contenuti

È stata resa pubblica la bozza del recepimento in Italia della Direttiva 2018/844 che modifica ed integra la Direttiva europea sull’efficienza energetica degli edifici (EPBD). Sul recepimento si esprimono le Associazioni Kyoto Club, Legambiente e Renovate Italy in una lettera al Governo in cui sottolineano come il nostro Paese debba fare scelte coraggiose senza bisogno di decisioni dilatorie. Chiedono perciò che il recepimento avvenga correttamente nei contenuti (adeguatamente al testo della Direttiva), nei modi (tramite convocazione degli stakeholder, alla quale saremo felici di portare i nostri contributi) e nei tempi (almeno entro la fine del presente anno).

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Questo recepimento è un passaggio fondamentale, soprattutto per quella che è la novità principale di tale direttiva, l’approvazione di una strategia di ristrutturazione a lungo termine (per la quale viene creato apposito articolo 2 bis nell’EPBD). Tale strategia sarà lo strumento che orienterà le azioni e le politiche in tema di ristrutturazione edilizia fino al 2050. La direttiva prevede, infatti, che l’intero stock edilizio debba essere riqualificato, de-carbonizzato e trasformato in NZEB (ovvero edifici a consumo energetico quasi nullo).

Kyoto Club, Legambiente e Renovate Italy oggi, 18 febbraio 2020, hanno inviato una lettera indirizzata a: Stefano Patuanelli, Ministro dello sviluppo economico, Alessandro Manuel Benvenuto, Presidente dell’8° Commissione della Camera (Ambiente, territorio e lavori pubblici), Barbara Saltamartini, Presidente della 10° Commissione della Camera (Attività produttive, commercio e turismo), gianni pietro Girotto, Presidente della 10° Commissione del Senato (Industria, commercio, turismo), Vilma Moronese, Presidente della 13° Commissione del Senato (Territorio, ambiente, beni ambientali).

Nella lettera le Associazioni scrivono “abbiamo letto la bozza di recepimento con grandi aspettative, che però, alla lettura dell’articolo 5, si sono trasformate in delusione”.

“Tale articolo è quasi completamente aderente al testo della direttiva, tranne che per alcuni passaggi fondamentali. – si legge ancora nella lettera – In particolare la bozza prevede che la prima versione della strategia conterrà (cfr. art. 5.1.d)) “proposte di politiche e azioni volte a stimolare le ristrutturazioni importanti” e (cfr. art. 5.1.e)) “la proposta di politiche e azioni rivolte ad accelerare la qualificazione energetica degli edifici pubblici” mentre (cfr. art. 5, comma 4) solo nelle versioni successive saranno riportati ‘i dettagli relativi all’attuazione della strategia stessa, ivi comprese le politiche e le azioni in essa previste’. Riteniamo che ciò sia un errore: senza le politiche e le azioni che verranno messe in campo, la strategia si limita ad essere un documento di indirizzo che contiene mere ipotesi”.

Infine, si legge “abbiamo riscontrato un approccio simile anche in merito ad altre decisioni che il nostro Paese deve prendere per rispondere alla sfida della nuova EPBD. Questa infatti recita (cfr. art. 7.5) ‘gli Stati membri … prendono in considerazione le questioni del benessere termo-igrometrico degli ambienti interni, della sicurezza in caso di incendi e dei rischi connessi all’intensa attività sismica’. La bozza di recepimento invece recita che (cfr. art. 5.1.f)) la strategia di ristrutturazione a lungo termine conterrà ‘un’analisi della possibile integrazione degli interventi di efficientamento energetico degli edifici con gli interventi per la riduzione del rischio sismico e di incendio, volta ad ottimizzare la sicurezza, i costi di investimento e la durata degli edifici’.

Per il recepimento tanto dell’art. 2 bis, quanto dell’art. 7.5 dell’EPBD, riteniamo che il nostro paese non abbia bisogno di decisioni dilatorie ma di scelte coraggiose e pertanto chiediamo che il recepimento avvenga correttamente, nei contenuti (aderentemente al testo della Direttiva), nei modi (tramite convocazione degli stakeholder, alla quale saremo felici di portare i nostri contributi) e nei tempi (almeno entro la fine del presente anno).”.

Comunicato stampa
Roma, 18 febbraio 2020   

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Ufficio stampa e Comunicazione
www.kyotoclub.org

 

Inquinamento e biomasse legnose, lettera aperta al sindaco di Frosinone

Inquinamento e biomasse legnose: una lettera aperta al sindaco di Frosinone per fare chiarezza sul problema e individuare le soluzioni 

Ad inviarla è “Italia che rinnova”, che riunisce associazione ambientaliste, enti locali e associazioni di settore

 

Una lettera aperta al sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani, per fare chiarezza sulle cause dell’inquinamento e contribuire a trovare le soluzioni. A scriverla sono le realtà che aderiscono alla campagna di informazione L’Italia che rinnova, un progetto di informazione e valorizzazione dell’“energia che nasce dal legno” promossa, tra gli altri, da Legambiente, Kyoto Club, UNCEM (Unione comuni di montagna), AIEL (Associazione Energie Agroforestali).

La lettera, inviata anche all’assessore della Regione Lazio, Enrica Onorati, e al presidente della provincia di Frosinone, Antonio Pompeo, aiuta a capire, numeri alla mano, la realtà del riscaldamento legna e pellet, ricordando che le biomasse legnose sono fondamentali nella tutela dell’ambiente in quanto rappresentano la prima energia rinnovabile del nostro Paese, come evidenziato nel recente report statistico redatto e pubblicato dal GSE, senza la quale non avremo raggiunto gli obiettivi europei di energia prodotta da fonti rinnovabili.

Malgrado il miglioramento progressivo della qualità dell’aria nell’arco degli ultimi anni – si legge nel testo – il contributo alle emissioni prodotte dal traffico, dal trasporto merci e dai veicoli leggeri associato a quello generato dal riscaldamento a legna e pellet, rappresenta una oggettiva criticità che va affrontata in modo serio ed efficace. A tale riguardo le informazioni corrette possono contribuire ad abbassare i livelli di PM10. I dati ufficiali, aggiornati proprio a questi ultimi giorni, hanno messo in evidenza la complessità della questione. Ad esempio, “nell’attuale dibattito sull’apporto di emissioni di particolato dei diversi settori, siano essi quelli del trasporto, delle attività industriali, agricole o del riscaldamento, in pochi hanno fatto una distinzione tra particolato primario e quello secondario, cioè quello che si genera dalle componenti gassose emesse in atmosfera e che si trasformano successivamente in componenti solide che a loro volta ricadono a terra. Questo particolato secondario, al quale contribuisce anche la combustione di metano, rappresenta ben il 70% di tutte le polveri presenti nell’aria”.

Rispetto al quadro complessivo, talvolta raccontato superficialmente, “questi elementi ufficiali restituiscono una situazione sensibilmente diversa, nella quale la somma delle emissioni di particolato primario e secondario derivanti dal trasporto merci su strada e dei veicoli leggeri raggiunge il 34% del totale, il 19% è generato dalle attività agricole e dagli allevamenti, il 17% dal riscaldamento a biomasse, il 16% dall’industria”.

Se è vero che la combustione di biomasse legnose costituisce una componente non trascurabile delle emissioni di polveri sottili, è anche vero che ridurne in modo significativo il contributo è possibile ed è doveroso. Oggi, infatti, è possibile riscaldarsi con legna e pellet in sicurezza, nel rispetto dell’ambiente e della qualità dell’aria seguendo una serie di regole: la sostituzione dei generatori obsoleti o dei camini aperti con quelli certificati con almeno 4 stelle in base ad ariaPulitaTM attraverso il Conto Termico, incentivo che copre fino al 65% della spesa che viene rimborsata direttamente sul conto corrente in pochi mesi; utilizzare combustibili legnosi certificati di qualità; manutenzione del proprio generatore e della canna fumaria affidata a personale specializzato; conoscenza delle buone prassi d’uso del proprio generatore da parte degli utenti.

Viene infine evidenziato il fatto che, “se da un lato il riscaldamento a metano o GPL genera emissioni di particolato primario quasi a zero, questa non può essere considerata una soluzione dato che i combustibili fossili sono i principali responsabili del cambiamento climatico a scala planetaria, perché emettono uno dei principali gas climalteranti come la CO2. Per ogni megawattora di energia primaria prodotta, il gasolio emette in atmosfera 326 kg di CO2 equivalente, il GPL 270 kg, il metano 250 kg, il pellet solo 29 kg, la legna da ardere 25 kg”.

In conclusione, per migliorare la qualità dell’aria viene sottolineata l’utilità che vengano attivate specifiche misure anche nel settore del riscaldamento a biomasse. I diversi soggetti che hanno aderito alla campagna L’Italia che Rinnova esprimono la massima disponibilità a collaborare affinché, attraverso il coinvolgimento delle comunità locali, venga veicolata una corretta informazione che promuova l’innovazione tecnologica le buone pratiche d’uso.

L’Italia che rinnova

Roma, 3 febbraio 2020

 

Rapporto Pendolaria di Legambiente, analisi annuale del trasporto ferroviario in Italia

Nel Lazio la miglior percentuale di rete a doppi binari, solo il 25,8% a binario unico, ma ancora sotto la media nazionale la percentuale di investimenti sul trasporto su ferro, lo 0,24% del bilancio regionale. 

Condizione critica della rete su ferro a Roma: sistema di metropolitane scarsamente esteso e frequenze più basse delle altre capitali europee, tram più vecchi d’Italia con 34 anni di media a convoglio

Secondo il rapporto Pendolaria presentato stamattina a Palermo da Legambiente, nel Lazio ci sono 545.000 pendolari ogni giorno, numero aumentato tra il 2011 o il 2018 dello 0,9%. Con gli investimenti e un contratto di servizio appena sottoscritto, con scadenza nel 2035, il Lazio è una delle Regioni dove sono entrati in servizio nuovi treni e dove si è migliorata la qualità dei viaggi. Per capire quanto sia fondamentale basta osservare che le nuove risorse in aumento, hanno già portato alla messa in servizio di 24 nuovi treni Jazz, 27 Vivalto e 26 nuovi locomotori, con l’obiettivo di rinnovare tutta la flotta anche grazie all arrivo di 65 nuovi treni Rock. Il Piano degli investimenti prevede, nel 2020, l’acquisto di 12 treni tipo Rock a 5 casse e, nel 2021, 20 treni Rock a 6 casse e 2 due treni bi-modali. La Regione però, ha ancora ha una bassa percentuale di stanziamento procapite per la cura del ferro, considerando gli stanziamenti 2018 di 58,6 mln di euro, che in rapporto al bilancio regionale sono dello 0,28% della spesa, e considerando anche che tra 2009 e 2018 l’investimento per ogni abitante è stato di soli 6,14 euro all’anno; entrambi dati sotto la media nazionale.

Lo stato di salute delle ferrovie laziali non si ferma qui, dal rapporto emerge come il Lazio abbia il record di doppio binario rispetto all’estensione della rete: sono 1.350 i Km totali, con 229 stazioni o fermate, 1.002 km sono a doppio binario e 348 km a binario semplice, con il 25,8% il Lazio è quindi la regione con percentuale più bassa di binario unico in Italia. Anche l’elettrificazione della rete è molto ampia con 1.247 km elettrifica e 103 no, con il 7,6% il Lazio è terza regione in percentuale e a fronte di una media nazionale del 31,3% di tratta non elettrificata. Nonostante gli ultimi investimenti però, è ancora alta l’età media del materiale rotabile con 17,9 anni di età per i treni (15,4 la media nazionale) e oltre la metà dei 200 treni regionali, ha più di 15 anni. Emerge dal dossier anche che il costo a km è tra i più bassi d’Italia, mentre è tra i più alti il numero di abbonati pari a 321.473.

“Nella nostra Regione si è fatto molto, con investimenti e miglioramento del servizio ferroviario ma la strada da percorrere è ancora lunga – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -. Da una parte c’è il contratto di servizio che sta garantendo nuovi convogli e miglioramento delle condizioni di viaggio, dall’altro, gli investimenti possono e devono aumentare, puntando a dare a più persone la possibilità di muoversi su ferro abbandonando l’auto privata. Riaprire tutte le tratte sospese, aumentare l’intermodalità, rafforzare i nodi di scambio, riportare il treno in città da dove è scomparso, concludere tutti i raddoppi e l’elettrificazione di ogni metro di binari, realizzare progetti che attendono da decenni, tutto ciò deve essere prioritario nell’agenda delle amministrazioni locali. Di fronte a questa situazione, è evidente che la difficoltà più grande perché la cura del ferro abbia un impatto concreto, in termini di abbattimento delle emissioni climalteranti e di miglioramento della qualità della vita, sta per gran parte nella mobilità immobile di Roma. Nella Capitale ci sono le metropolitane peggiori d’Italia e d’Europa, i tram più vecchi d’Italia, progetti come l’anello ferroviario che tutti vogliono fare ma nessuno realizza concretamente, o addirittura la scomparsa di intere tratte tramviarie o di ferrovie metropolitane, in nome di ammodernamenti infrastrutturali che rischiano di lasciare a piedi, centinaia di migliaia di persone. Proprio in tal senso, resta altissima la nostra attenzione sullo stato delle tre ferrovie ex-concesse Roma Lido, Roma Nord e Termini Giardinetti, le prime due perché è giustissimo progettarne l’ammodernamento ma che per realizzarlo si chiuda la tratta extra-urbana per più di un anno, come sembra dovrà avvenire alla Roma Nord, è impensabile; mentre sul trenino Termini Giardinetti assistiamo al racconto di un progetto che mira a prolungarne la tratta ma di concreto c’è la sola certezza che, ora, non ci sarà alcun ritorno dei treni oltre l’attuale capolinea di Centocelle”

Nell’area Metropolitana di Roma, secondo il report di Legambiente, il tasso di motorizzazione è di 68,1 auto ogni 100 abitanti e il 19% sono gli spostamenti effettuati su trasporto pubblico, la Capitale soffre di un gap infrastrutturale enorme nei confronti delle altre città italiane ed europee per i servizi su ferro. Nella Capitale sono solo 60,6 i km di metro, e le frequenze sono tutt’altro che efficaci: metro B e C chiaramente non sono all’altezza, la B e B1 ha una frequenza tra 4 a 15 minuti, la C ha visto scendere la frequenza a 9 minuti (12 negli orari di morbida) ma ancora è poco visto che in tutte le altre Capitali europee come Londra, Parigi, Madrid e Berlino le metropolitane, oltre ad un’estensione di gran lunga superiore, hanno frequenze tutte tra i 2 ed i 4 minuti negli orari di punta e tra i 7 ed i 9 minuti negli orari di morbida. Gravissima per il trasporto pubblico è la situazione dei tram romani, tutti con più di 15 anni di età, una media di 34 anni, di gran lunga la flotta tranviaria più vecchia d’Italia.

Questo e tanto altro nel dossier nazionale Pendolaria, scaricabile al link

Ufficio Stampa Legambiente Lazio

COMUNICATO STAMPA – 03/02/2020

 

Dossier Nazionale Mal’aria: Legambiente “Emergenza Smog tutt’altro che risolta a Roma”

Emergenza smog: report nazionale Mal’aria di Legambiente

Frosinone tra le peggiori città da inizio 2020, con 21 giorni di superamenti. A Roma i dati di ieri tornano a superare i valori e siamo già 16 giorni di Smog  

Nel 2019 Frosinione con PM10 alle stelle per 68 giorni, peggior dato italiano del centro-sud. Roma con 27 giorni di Ozono oltre i limiti, supera i 25 giorni massimi consentiti

“L’emergenza smog è tutt’altro che risolta, dopo qualche giorno di tregua anche nella Capitale si torna a respirare la mal’aria e a Frosinone non si è mai attenuata l’emergenza”

Presentato da Legambiente il dossier nazionale Mal’aria con i numeri dei superamenti di valori del PM10 e dell’ozono in tutti i capoluoghi di provincia. Emergono critiche le situazioni a Frosinone con PM10 alle stelle per 68 giorni, il peggior dato italiano del centro-sud e il capoluogo ciociaro è anche uno dei 20 capoluoghi italiani che ha sempre superato negli ultimi 10 anni il massimo di giorni consentiti all’anno di sformanti. Frosinone è anche tra le peggiori città da inizio 2020, con 21 giorni di superamenti registrati dalle centraline Arpa.

Intanto anche a Roma i dati di ieri tornano a superare i valori massimi consentiti e la centralina ARPA di Via Tiburtina segnala 60 ug/m3 (microgrammi per metro cubo) e siamo già 16 giorni di Smog da inizio 2020. Roma, con 27 giorni di Ozono oltre i limiti, supera per il 2019 i 25 giorni massimi consentiti.

“L’emergenza smog è tutt’altro che risolta, dopo qualche giorno di tregua anche nella Capitale si torna a respirare la mal’aria e a Frosinone non si è mai attenuata l’emergenza – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -. Nella capitale bene il blocco ai diesel che è arrivato con un colpevole ritardo, e oggi che ritornano a salire i valori chiediamo un intervento veloce e che ci risparmi altri giorni di smog e rischi per la salute. A Roma però manca una visione risolutoria per togliere dalla strada auto private e sostituirle con tram, metro e corsie preferenziali per bus di superficie: tutto ciò semplicemente non sta avvenendo, sono dieci anni che non si fa un metro di binari e addirittura rischiamo di veder sparire quelli che ci sono se pensiamo alla riduzione illogica che sta subendo il trenino della Casilina. La cura del ferro, a Roma non sta andando da nessuna parte, mentre a Frosinone è veramente incredibile che l’amministrazione non abbia compiuto alcun passo serio per la tutela dell’ambiente e della salute dei suoi cittadini, i provvedimenti di stop alle vetture sono semplicemente ridicoli di fronte all’enorme quantità di smog che attanaglia l’aria”

Ufficio Stampa Legambiente Lazio

Rifiuti a Roma, Legambiente aderisce alla manifestazione contro la Discarica a Monte Carnevale

Rifiuti a Roma, Legambiente aderisce alla manifestazione contro la Discarica a Monte Carnevale

“Costruire una nuova discarica a pochi metri da Malagrotta è sbagliato, la Valle Galeria ha già dato e deve essere solo bonificata dopo aver ricevuto per decenni i rifiuti di mezza Italia”

“Si parla solo di discarica ma mancano tutti gli impianti per l’economia circolare e una raccolta porta a porta con alte percentuali di differenziata: se le politica di gestione dei rifiuti continua a essere quella irresponsabile messa in campo dalla giunta, la discarica non sarà di servizio ma una nuova Malagrotta, per questo Legambiente aderisce alla manifestazione”
APPUNTAMENTO SABATO 11 GENNAIO 2020
VIA DI PONTE GALERIA 276, ORE 10
Incrocio Via della Pisana, di fonte benzinaio ENI/Agip
Legambiente aderisce alla manifestazione promossa dal Comitato Valle Galeria Libera dopo che il Comune, di concerto con la Regione, ha indica l’area di Monte Carnevale, poco più a ovest di Malagrotta, come il luogo dove far nascere la discarica di servizio di Roma.

“Legambiente aderisce alla manifestazione contro la discarica Monte Carnevale – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -, a Roma scende tristemente la percentuale della differenziata, diminuisce l’estensione del porta a porta e la tariffa puntuale è del tutto inapplicabile, le strade sono ormai immancabilmente ricoperte da rifiuti e invece di rifiuti zero ed economia circolare, si continua a produrre ogni anno qualcosa come un milione di tonnellate di indifferenziato per discariche e termovalorizzatori; inoltre cambia continuamente la governance di AMA e ci si permette anche di non avere un assessore al ciclo dei rifiuti da ormai un anno: con queste condizioni la discarica non sarà di servizio ma rischia di essere solo una nuova Malagrotta. La discarica di servizio, come tutti gli impianti, servirà e dovrà stare dentro Roma, ma è sbagliato scegliere un posto a pochi metri da Malagrotta, dove per quarant’anni sono andati a finire i rifiuti di mezza Italia, la Valle Galeria va solo bonificata. Nella Capitale c’è una gestione irresponsabile dei rifiuti da parte della giunta, ora si parla solo di discarica ma intanto manca un ciclo virtuoso della raccolta e mancano anche tutti gli impianti per l’economia circolare, che andavano fatti da molto tempo, a partire dai biodigestori per l’organico”.

Ufficio Stampa Legambiente Lazio

COMUNICATO STAMPA – 08/01/2020

“Stop al consumo di suolo”, il 5 dicembre a Roma FlashMob in Piazza del Popolo

Domani 5 dicembre a Roma, nel magnifico scenario in piazza del Popolo, a partire dalle 10.30, i volontari di Soil4Life animeranno una performance che dimostrerà ai cittadini il tempo che “serve” nel nostro paese per consumare 100 mq di suolo. Read More ““Stop al consumo di suolo”, il 5 dicembre a Roma FlashMob in Piazza del Popolo”

Stadio della Roma, blitz di Legambiente a Tor di Valle

Oggi, alle porte del vecchio ippodromo si è svolto il blitz ‘No al cemento – Stop al consumo di suolo’ di Legambiente contro la cementificazione di Tor di Valle, conseguenza del progetto “Stadio della Roma”. Alcuni volontari del cigno verde hanno esposto striscioni e manifesti illustrativi con indicazioni su quanto sarà impattante il progetto da circa 1 milione di metri cubi di cemento.

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Partito il Processo a Cerroni per Disastro Ambientale

Si è celebrata ieri, nell’aula bunker di Rebibbia, davanti la 3° sezione della Corte di Assise di Roma, la prima udienza del processo per disastro ambientale e avvelenamento delle acque che vede tra gli imputati Manlio Cerroni, ex signore dei rifiuti di Roma e proprietario della discarica di Malagrotta.

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Goletta Verde di Legambiente, le criticità del mare e delle coste del Lazio

La situazione regionale è preoccupante: 14 i punti critici. In provincia di Roma 9 punti fortemente inquinati. Bandiera nera alla Foce del Tevere, la più inquinata del Lazio. Read More “Goletta Verde di Legambiente, le criticità del mare e delle coste del Lazio”