Porto di Fiumicino, preoccupazioni su rischio idrogeologico

Il Porto di Fiumicino sarà un gigante nel pieno della Foce del Tevere che prevederà una colata di cemento di 129.700 metri cubi.

“Il Sindaco Alemanno e i dati dell’ANBI confermano le nostre serie preoccupazioni sul progetto del nuovo porto di Fiumicino. Se è vero come è vero che bisogna stare attenti al rischio idrogeologico sul litorale è allora paradossale collocare una nuova infrastruttura come quella in una splendida area classificata R4 e cioè a “rischio idrogeologico molto elevato”. Non ci si può ricordare del rischio idrogeologico solo nei convegni e contemporaneamente dare il via libera ad un progetto che va nel verso completamente opposto, solo per questioni di profitto.” Così Cristiana Avenali< span style=”font-family: Arial,sans-serif;”>, direttrice di Legambiente Lazio, commenta i dati riguardanti Roma ed il Lazio emersi stamane dal convegno dell’Anbi (associazione nazionale Bonifiche, irrigazioni e miglioramenti fondiari), con la presentazione di un piano per prevenire i disastri derivanti dal rischio idrogeologico.

Il Porto di Fiumicino sarà un gigante nel pieno della Foce del Tevere che prevederà una colata di cemento di 129.700 metri cubi -per le attrezzature connesse al porto-, consumando 104,29 ettari di demanio, per 1.445 posti barca, di cui 400 per imbarcazioni superiori ai 15 metri e più di 700 per quelle superiori ai 18 metri. Nell’area, il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), approvato dall’Autorità di Bacino del Tevere di recente dopo anni di elaborazioni, prevede invece “il mantenimento di un libero affaccio dell’entroterra verso la costa ed il mare e verso il Tevere evitando occupazioni del suolo con strutture, infrastrutture e attività non coerenti con le finalità del Parco e del Piano di assetto”, ma anche “una graduale delocalizzazione delle costruzioni e attività esistenti che present ano lo stesso carattere di incoerenza”, tanto che l’Autorità, prevede la creazione di un vero e proprio “Parco della Foce, da Capo due Rami fino alla foce di Fiumara e di Fiumicino”. Per questi motivi, durante la scorsa estate, la Società I.P. (Iniziative Portuali), l’azienda responsabile del progetto si è già guadagnata la “Bandiera Nera” assegnata dalla Goletta Verde ambientalista.
“Non si può costruire un porto, definito addirittura ecocompatibile in un punto dove il piano d’assetto idrogeologico dell’Autorità di Bacino del Tevere aveva invece previsto la demolizione delle strutture abusive esistenti e la creazione di un parco, considerando che l’area della foce del Tevere finisce costantemente sott’acqua in caso di forti piogge – ha dichiarato Maurizio Gubbiotti, coordinatore della Segreteria nazionale di Legambiente e candidato alle regionali alla testa della lista dei ‘Verdi per Bonino’-. Sicuramente va affrontato e risolto il problema del porticciolo di Fiumara, ma non con un progetto così impattante. I dati dell’Anbi, d’altra parte, non fanno che confermare i dati del rapporto Ecosistema rischio 2009 di Legambiente e Protezione Civile, secondo il quale nel Lazio ben l’83% dei Comuni ha nel proprio territorio abitazioni in aree a rischio frana o alluvione, il 43% vi ha addirittura costruito interi quartieri ed il 26% vi ha invece edificato strutture sensibili o ricettivo-turistiche, mentre oltre il 65% conta fabbricati industriali in tali zone, il che comporta il rischio anche di sversamenti di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni.”
Roma, 16 Febbraio 2009
L’Ufficio Stampa
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