“La cultura è un bene commestibile”

Anche se non è possibile imbottire un panino con la Divina Commedia la cultura, intesa nel senso più ampio del temine, è un genere di prima necessità che non si limita a produrre posti di lavoro.

 

La cultura è un bene commestibile.


Anche se non è possibile imbottire un panino con la Divina Commedia la cultura, intesa nel senso più ampio del temine, è un genere di prima necessità che non si limita a produrre posti di lavoro.

Per essa milioni di persone affrontano viaggi anche molto lunghi e spendono cifre ragguardevoli per presenziare a eventi intellettuali o per visitare siti che, se non fosse per la loro attrattiva culturale, nemmeno sarebbero citati nelle mappe catastali.

Queste immense folle pernottano e mangiano fuori casa, comprano biglietti e articoli di ogni genere, mettendo in moto un’enorme industria e un indotto che fa lavorare centinaia di migliaia di persone.

A livelli più modesti la cultura produce film che, anche se non escono dai confini nazionali come l’industria cinematografica indiana, generano quantità enormi di posti di lavoro.

Lo stesso vale per i libri, la cui produzione è un’attività di un qualche peso persino nel nostro paese.

Anche il nostro bistrattato idioma nazionale potrebbe essere un motore di sviluppo visto che è la quarta lingua più studiata al mondo.

Lascia comunque perplessi l’affermazione secondo cui chi lavora non avrebbe tempo per leggere libri; perché non spiega la ragione per cui paesi molto più ricchi del nostro hanno tassi di lettura mostruosamente più alti di quello miserabile che ci contraddistingue.

Forse le buone letture alzano la produttività?

Claudio Giusti


P.S.

Per amor di Patria tralascio di parlare del nostro devastato sistema scolastico

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