“Il nuovo Piano Casa della Regione svende i parchi e le aree agricole”

Nessun rispetto per le aree agricole, assalto ai parchi, strambe e pericolose attestazioni per il condono edilizio, centri storici ed edifici vincolati a rischio, ma anche danni per le piccole imprese.

 

 

Legambiente Lazio – Comunicato stampa

Il nuovo “Piano Casa” della Regione Lazio
Non vende sogni, svende i Parchi e le Aree agricole,
sfigura i Centri storici, deindustrializza le aree per le PMI.
Però offre solidissime realtà: di cemento

DOSSIER CON CARTOGRAFIE DI LEGAMBIENTE LAZIO

LA “PLATEA” DEL PIANO CASA SI ESTENDE PERICOLOSAMENTE
SU 1.559 ETTARI DI AREE PROTETTE: DA MONTE MARIO A VEIO,
DA DECIMA-MALAFEDE A MARCIGLIANA SINO A BRACCIANO
NEI SOLI CASI ANALIZZATI: È LA “SOLUZIONE-FINALE” DELLA GIUNTA POLVERINI CONTRO I PARCHI?

A RISCHIO ANCHE LE AREE AGRICOLE, LA CITTÀ STORICA
E LE ZONE DESTINATE ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE

Nessun rispetto per le aree agricole, assalto ai parchi, strambe e pericolose attestazioni per il condono edilizio, centri storici ed edifici vincolati a rischio, ma anche danni per le piccole imprese. C’è di tutto un po’ nella nuova proposta di piano casa presentata dall’Assessore Ciocchetti e approvata dalla Giunta Polverini, con una sola parola d’ordine: niente regole per costruire e premi per tutti.

Basta con lo sfascio del territorio e del paesaggio, nel Lazio bisogna rispondere alle vere domande dei cittadini, al fabbisogno di casa e al diritto all’abitare, alla riqualificazione delle periferie e alla cura dei quartieri nati male, alla necessità di spazi per le piccole imprese, riscoprendo l’interesse pubblico dell’urbanistica, non distribuendo a pioggia inutili cubature -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- Questi sono i temi che andrebbero affrontati mettendo mano seriamente alla legge urbanistica regionale e non sostituendola di fatto con ‘normette’ che dovevano essere a tempo con la scusa di sostenere l’edilizia in un momento di crisi ma che invece si allargano mano a mano, vista la scadenza per la presentazione delle domande di questa proposta di Piano Casa fissata nel dicembre del 2013. Al Lazio non serve la svendita di migliaia di ettari di aree protette e di aree agricole quanto la loro tutela, non serve il raddoppio delle cubature delle palazzine quanto la riqualificazione dei tessuti urbani degradati, non servono altri regali agli abusivismo quanto la salvaguardia di chi opera correttamente. Se gli accordi di programma, che l’Assessore Ciocchetti conosce bene, hanno fatto molti danni il guazzabuglio di questo piano casa rischia di farne molti altri”.

C’erano una volta le Aree agricole
Il nuovo testo del Piano Casa elimina il rispetto della vigente normativa regionale sulle Aree agricole che -considerandole aree meritevoli di tutela, alla pari dei Beni culturali, dei Beni paesaggistici e dei Beni ambientali- avrebbe dovuto rappresentare un freno al processo strisciante di peri-urbanizzazione che che da tempo sconvolge il territorio del Lazio: dal 1990 al 2005 ben 129.000 ettari, su 225.940 ettari totali, a destinazione agricola sono stati irresponsabilmente “riconvertiti” all’edilizia: 129.000 ettari significa una quantità di territorio pari alla città di Roma. Il testo del nuovo Piano Casa, precisato che gli agricoltori potevano usufruire delle premialità già con le norme in vigore, consegna dunque le Aree agricole al “solito” destino di aree da riservare alla trasformazione urbanistica ed edilizia, alla stregua delle aree edificabili.

Condono edilizio: tana libera tutti?
Il nuovo Piano Casa prevede che gli interventi sugli edifici esistenti siano estesi, come per altro prevedeva anche il precedente testo, anche ad edifici che abbiano ottenuto la concessione edilizia in sanatoria a seguito del silenzio-assenso formatosi per decorrenza dei termini dei tre sciagurati condoni edilizi. L’inefficienza dei Comuni nell’analizzare le istanze presentate per il rilascio delle concessioni edilizie in sanatoria si trasforma così in un alibi per un generalizzato “tana libera tutti”. È prevista, inoltre, una sorta di riapertura dei termini amministrativi per l’analisi delle istanze da parte dei Comuni basata su una semplice autocertificazione, che dà soli 60/90 giorni ai Comuni per verificare la veridicità delle informazioni. Prima di scrivere il nuovo Piano Casa sarebbe stato doveroso fare il punto dettagliato della situazione condono. La conferma di queste preoccupazione deriva anche dalla rivisitazione del “Fondo regionale per le demolizioni”, in sostanza riconvertito a spese necessarie ai Comuni per il controllo e la vigilanza del territorio e spese per l’avvio dei piani urbanistici di recupero delle aree e degli immobili abusivi sanati.

Parchi, in arrivo la “soluzione/assalto finale”
Con diverse operazioni, il nuovo Piano Casa estende la “platea” di applicazione degli interventi a 1.559 ettari di parchi regionali e aree protette, nei soli casi analizzati: si tratta con ogni evidenza dell’aspetto più grave e inquietante della manovra voluta dalla Giunta Polverini. Il grimaldello è nascosto in poche righe che recitano: gli interventi possono essere eseguiti “nelle Aree naturali protette”, in specie “nelle zone di promozione economica e sociale individuate dai Piani di Assetto vigenti delle Aree naturali protette, ovvero, in assenza dei Piani d’Assetto, delle zone B individuate dalle Leggi istitutive delle Aree naturali protette, ai fini dell’applicazione delle disposizioni di salvaguardia”.
Legambiente ha messo su carta l’effetto di queste 4 righette e il risultato è impressionante, sia rispetto ai parchi con il Piano d’Assetto vigente, sia rispetto a quelli tutt’ora privi di Piano d’Assetto, ma con zone B individuate dalle Leggi istitutive.

Il Dossier cartografico
L’analisi si è soffermata, per il primo gruppo, sulla Riserva Naturale di Monte Mario, sulla Riserva Naturale dell’Insugherata e sulla Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi, Parchi questi provvisti del Piano d’Assetto e con Zone di Promozione Economica e Sociale individuate dagli stessi Piani. Per quanto riguarda il secondo gruppo -i Parchi privi di Piano d’Assetto, ma con zone B individuate dalle Leggi istitutive- l’analisi ha riguardato invece la Riserva Naturale di Decima-Malafede, la Riserva Naturale della Marcigliana, il Parco Regionale di Vejo e quello di Bracciano.

Nel primo caso, quel che preoccupa di più è l’apertura del Piano Casa agli interventi di “ampliamento, ristrutturazione, sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione, cambiamento di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale”. Tutti interventi che erano invece vietati dalle normative contenute nella Legge regionale 29/97 che ha codificato il Sistema regionale dei Parchi e delle Riserve Naturali. In particolare, anche nelle Zone di Promozione economica e sociale era previsto che potessero svilupparsi solo interventi di recupero dell’esistente e “in armonia con le finalità di tutela”.
Il Piano Casa “sblocca” 47 ettari all’Insugherata, 28 ettari alla Tenuta dei Massimi e 31 ettari a Monte Mario per un totale di 106 ettari. A Monte Mario diventano “papabili” anche diverse aree nel comprensorio di Monte Ciocci, dove Ettore Scola girò “Brutti, sporchi e cattivi” con Nino Manfredi. Una nemesi di un Piano Casa altrettanto “brutto, sporco e cattivo”.

Per quanto riguarda invece la possibilità del Piano Casa di allargare la “platea” degli interventi ai Parchi Regionali privi di Piano d’Assetto, ma con Zone B individuate dalle Leggi Istitutive, si segnalano la “messa in gioco” di 29 ettari nella Riserva Naturale di Decima Malafede e di 40 ettari in quella della Marcigliana. Pesanti anche le ricadute sul Parco di Veio: 16 ettari nel Comune di Campagnano, 39 ettari in quello di Sacrofano e ben 252,5 ettari nel Comune di Roma per un totale di 307,5 ettari. Destinato alla scomparsa il Parco di Bracciano, dove la “platea” di intervento nelle Aree B individuate dalla Legge Istitutiva tra i Comuni di Anguillara Sabazia, Bracciano e Trevignano Romano è pari in totale a ben 1.076 ettari. In pratica resterebbero solo le aree lacuali.

Il difetto della proposta di revisione del Piano Casa è nel manico. Il testo, infatti, sostituisce di fatto l’urbanistica e i relativi piani regolatori con il Piano Casa stesso, che invece di essere uno strumento transitorio e temporaneo diventa a questo punto una sorta di ‘conferenza dei servizi permanente’ in accordo di programma e variante di piano stabilita ope legis attraverso legge regionale, di fatto e di diritto -dichiara Mauro Veronesi, responsabile territorio di Legambiente Lazio- I punti che vanno assolutamente cassati dalla proposta sono l’apertura di un pesante varco sulla tutela dell’agro regionale, lo sfondamento del Piano Casa sulle aree parco, e le maglie larghe sulla gestione amministrativa dei condoni edilizi. Si pensi che su 28mila istanze di condono analizzate a Roma dall’USCE nei soli primi quattro mesi del 2010 ben 11.775 risultavano non accoglibili perché su aree vincolate o nei parchi, e nel numero complessivo oltre 3mila (13,2%) riguardavano lavori svolti dopo la soglia temporale di condonabilità. Esiste dunque una città abusiva ‘fantasma’ con una popolazione di 30.000 persone, come la città di Piombino, estesa su 80 ettari e con 2,5 milioni di metri cubi”.

Il difetto è nel manico
Altri aspetti del nuovo Piano Casa denotano come esso sia stato ideato con un gravissimo difetto di base, ovvero quello di ridurre l’urbanistica a materia puramente edilizia.
Basta pensare alle previsioni sulla Città storica dove, in riferimento a Roma, la tutela dei tessuti e degli edifici viene limitata al perimetro urbano interno alle Mura Aureliane (1.430 ettari). Si torna così alla vecchia dizione di Centro storico, mentre il nuovo Prg, in uno dei suoi punti più qualificanti estendeva il concetto di Centro storico alla Città storica, ossia la città nata nell’800 e nel ‘900.
O ancora basta citare lo sblocco alle sopraelevazioni degli edifici, non permesse dal precedente testo, con innalzamenti dell’altezza che avranno ripercussioni sulla skyline della città.

Deindustrializzazione
Due sottolineature, infine, per le previsioni sul cambiamento di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale. Quest’articolo del Piano Casa può scatenare una nuova “ondata” di dismissione di quel microtessuto di Piccole e Medie Imprese che costituisce il nerbo portante dell’economia romana e regionale. A meno che non si pensi che economia e produttività vuol dire solo costruttori. Infatti, mentre le Piccole Imprese domandano nuovi spazi, il Piano Casa incentiva la dismissione da quegli stessi spazi, offrendo la possibilità di effettuare cambi di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale.
Inoltre, per quanto riguarda l’ampliamento edifici ad uso produttivo, nel nuovo testo scompare la prescrizione di “mantenere la specifica destinazione d’uso per almeno 10 anni”. Sarà così possibile implementare la cubatura di un capannone, ma coloro che accederanno al Piano Casa non avranno più l’obbligo di mantenere la destinazione d’uso originaria, ossia quella precedente all’ampliamento.

Un’ultima nota sulle previsioni di demolizione e ricostruzione, che sembrano scritte appositamente per l’operazione Tor Bella Monaca. In quel quartiere le parole d’ordine devono essere risanare, riqualificare, riammagliare, anche sostituendo alcune parti. Non capiamo perché il Sindaco ritenga più facile e conveniente costruire un nuovo quartiere da mc 3.400.000 (la cubatura attuale di 2.200.000 + 60% di premio previsto dal piano), piuttosto che prendersi cura di un quartiere nato male (nel piano del 1965 quelle aree erano agricole, ecco cosa significa costruire in agro insediamenti così poderosi), a cominciare dal restituire senso e uso agli spazi pubblici.

Ufficio stampa Legambiente Lazio
www.legambientelazio.it

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