“Green Hill sotto sequestro!”

Il Corpo Forestale dello Stato sta eseguendo in queste ore il sequestro di Green Hill su disposizione della Procura della Repubblica di Brescia.

 

 

Newsletter straordinaria – 18 luglio 2012

· GREEN HILL SOTTO SEQUESTRO

Il Corpo Forestale dello Stato sta eseguendo in queste ore il sequestro di Green Hill su disposizione della Procura della Repubblica di Brescia, la stessa che aveva autorizzato le guardie zoofile OIPA ad eseguire un’ispezione della struttura il 30 settembre 2011. Le irregolarità riscontrate erano state riportate alla Procura ed era stata depositata un’istanza di chiusura, finora inascoltata.

Durante la perquisizione le guardie zoofile OIPA avevano eseguito accertamenti sullo stato di detenzione dei 2500 cani, documentazione, registri e verbali, segnalando alla Procura violazioni penali e violazioni al Decreto Legislativo n.116/92 e alla Circolare del Ministero della Sanità n.8 del 22 aprile 1994.

Nello specifico erano stati contestati:

• box di circa 5 metri quadrati all’interno dei quali vengono detenuti fino a 5 cani
• assenza del registro di carico e scarico degli animali presenti nell’allevamento
• assenza di aggiornamento della banca dati dell’anagrafe canina regionale, per un totale di circa 400 cani non registrati

Erano inoltre state evidenziate situazioni critiche e che avrebbero potuto configurare il reato di maltrattamento, come:

• la presenza di un solo medico veterinario a garantire il benessere di 2500 cani e l’elevato inquinamento acustico causato dall’incessante abbaiare di centinaia di animali rinchiusi all’interno dei singoli capannoni, così intenso da obbligare il personale ad utilizzare le cuffie insonorizzate.
• il ritrovamento di 35 cani deceduti e sprovvisti sia del relativo certificato di morte sia di un certificato veterinario che ne attestasse la causa.

Oltre agli aspetti che sono regolamentati dalla legge, era inoltre da considerarsi anche l’aspetto psicologico ed emotivo che non può essere misurato o sanzionato, ma che determina l’enorme disagio di questi animali. I cani allevati in attesa di essere venduti vivono in condizioni incompatibili con la natura di animali sociali ed esplorativi che li contraddistingue. Sono infatti rinchiusi in box asettici, privi di qualsiasi interazione sociale ed emotiva, esposti costantemente alla luce artificiale, oltre che costretti a sopportare l’incredibile frastuono dovuto agli abbai e ai latrati dei migliaia di cani compagni di prigionia all’interno dei capannoni.

Ora finalmente i nodi sono venuti al pettine è una vittoria in cui abbiamo sperato dal giorno in cui le guardie zoofile OIPA hanno messo piede in quella fabbrica di morte. Gli estremi per chiudere la struttura erano presenti anche nove mesi fa, tuttavia siamo comunque soddisfatti di aver aperto la strada che ha portato al sequestro.

Il sequestro anticipa l’emendamento 14 della proposta di legge comunitaria, ora al vaglio del Senato, che di fatto vieterebbe l’allevamento di cani gatti e primati non umani destinati alla vivisezione.

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