Italia Nostra ai Sindaci e a Zingaretti: “Sia chiusa la discarica di Albano Laziale”

L’organizzazione ambientalista, sezione dei Castelli Romani, ha inviato ai Sindaci delle località interessate e alla Regione Lazio una nota per la chiusura della discarica di Albano Laziale.

 

Italia Nostra Sezione Castelli Romani

c/o Medici, V.le San Bartolomeo 17

00046 Grottaferrata (Roma)

 

 

Al Sindaco del comune di Albano, Massimiliano Borelli.

E p.c.

Al Sindaco del comune di Ardea, Mario Savarese.

Al Sindaco del comune di Ariccia, Gianluca Staccoli.

Al Sindaco del comune di Pomezia, Adriano Zuccalà.

Al Sindaco di Castel Gandolfo, Milvia Monachesi.

Al Presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Al Presidente della commissione regionale rifiuti Marco Cacciatore.

Oggetto: richiesta di ITALIA NOSTRA sezione CASTELLI ROMANI di chiusura della discarica di Roncigliano ed applicazione della legge n. 13 del 19 luglio 2019 “Disciplina delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale” ai fini della bonifica del sito.

ITALIA NOSTRA sezione CASTELLI ROMANI si rivolge alla S.V. chiedendo che si proceda urgentemente all’applicazione della legge regionale n. 13 del 19 luglio 2019: “Disciplina delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale” in relazione all’area territoriale di Roncigliano, ove insiste la discarica, nel comune di Albano Laziale, al fine di giungere finalmente sia alla chiusura della discarica che alla bonifica dell’area.

Premesso, come noto, che la località di Roncigliano, nel comune di Albano Laziale, al confine con quello di Ardea, è stata interessata fin dai primi anni ottanta da una imponente discarica cui si è aggiunto un impianto di TMB ora in disuso in seguito ad un incendio verificatosi nel giugno 2016. Man mano che la discarica col tempo si saturava, la sua estensione è andata progressivamente aumentando con l’apertura di nuovi invasi fino a raggiungere il VII invaso, questi ampio almeno un ettaro e profondo circa 30 metri, realizzato a circa 175 metri dalle prime case di Villaggio Ardeatino, nel Comune di Ardea, ed a circa 200 metri da quelle di Albano, nonostante la normativa preveda esplicitamente una distanza non inferiore ai 1000 metri. L’intera area presentava originariamente una vocazione essenzialmente agricola di pregio che occorre ritenere sia stata seriamente compromessa dalla presenza della discarca e dell’impianto di TMB ora in disuso ad essa associato. Da tempo la cittadinanza ha preso piena coscienza della grave minaccia che ricade sull’area in questione e sui danni relativi all’ambiente che nel corso del tempo sono stati perpetrati con particolare riguardo alla falda idrica che risulta ora contaminata, come emerge dalla recente relazione dell’ARPA Lazio del 21 giugno scorso (vedi lettera del prof. Franco Medici che si allega), falda riguardante più comuni: Albano, Ardea, Pomezia, Ariccia ecc. Nonché al danno alla salubrità dell’aria ed alle conseguenti ricadute in termini di maggiori nocività a carico dell’ambiente che si ripercuotono sulle condizioni sanitarie della popolazione locale, come potrebbero mostrare i dati statistici epidemiologici preoccupanti in quanto a maggiore mortalità per patologie tumorali e respiratorie (vedi studio statistico allegato condotto dal dr. Danilo Ballanti). Da sottolineare anche come nell’area circostante la discarica, sia assente la rete idrica pubblica e la rete fognaria costringendo i cittadini a fruire di acqua prelevata da pozzi artesiani scavati autonomamente in loco che inevitabilmente forniscono acqua contaminata e sconsigliabile per gli usi legati alla vita quotidiana. Da rilevare altresì anche l’esistenza di una criticità idrogeologica e rischio frana di medio livello di cui si è presa conoscenza recentemente consultando il geo-portale nazionale relativamente al terzo invaso. Infine occorre ricordare la testimonianza di persone anziane che possono testimoniare perfettamente come diversi anni fa si è verificata una pericolosa fuoriuscita di gas letale dal terreno, probabilmente dovuta alla natura vulcanica del sito, in seguito ad una perforazione, costringendo i cittadini ad essere evacuati. Anche su quest’ultima circostanza sarebbe necessario indagare per rendersi conto di come l’area non sia idonea ad accogliere una discarica.

Per quanto sopra si allega la lettera del prof. Franco Medici, docente presso l’Università “La Sapienza” di Roma con richiesta di chiusura della discarica.
Premesso quanto sopra riportato, si può constatare come ricorrano le condizioni concrete per l’applicazione della legge testé citata: “Disciplina delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale” che all’articolo 2, comma 1, lettera a) recita:

“La Regione individua gli ambiti territoriali e gli eventuali tratti marittimi ad essi prospicienti caratterizzati da elevato rischio di crisi ambientale in considerazione della presenza di una o più delle seguenti condizioni:

gravi alterazioni degli equilibri ecologici nel suolo e sottosuolo, nell’atmosfera, nelle acque superficiali e sotterranee compresi i sedimenti fluviali, lacuali e marini;
Ed ancora, come si legge all’articolo 5 della suddetta legge:

“All’interno delle aree dichiarate ad elevato rischio di crisi ambientale la Regione e gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze, vietano, al fine di garantire la coerenza e l’efficacia del piano di risanamento e per la durata del piano stesso:
a) la realizzazione, l’ampliamento o la riattivazione delle attività di cui al decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105 (Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose);

qualsiasi altra attività che possa contribuire ad aggravare le condizioni di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a).”
Nonché all’Art. 3 (Piano di Risanamento):

(Piano di risanamento)
1. Per ciascuna area dichiarata ad elevato rischio di crisi ambientale, il piano di risanamento individua le misure urgenti da attivare per rimuovere i fenomeni in atto e le situazioni di rischio ambientale e sanitario, nonché per avviare il recupero ambientale e la riqualificazione dell’area.

2. Il piano di risanamento, sulla base della ricognizione degli squilibri ambientali e delle fonti inquinanti, dispone le misure dirette:
a) a ridurre o eliminare i fenomeni di squilibrio ambientale e di inquinamento e alla realizzazione e all’impiego, anche agevolati, di impianti ed apparati per eliminare o ridurre l’inquinamento;
b) alla vigilanza sui tipi e modi di produzione e sull’utilizzazione dei dispositivi di eliminazione o riduzione dell’inquinamento e dei fenomeni di squilibrio;
c) a garantire la vigilanza e il controllo sullo stato dell’ambiente e sull’attuazione degli interventi.

Si richiama infine anche l’attenzione alla LEGGE del 16 marzo 2001, n. 108 riguardante: la ratifica ed esecuzione della Convenzione sull’ accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, fatta ad Aarhus il 25 giugno 1998.

Tutto ciò premesso ITALIA NOSTRA – CASTELLI ROMANI, associazione portatrice di interessi diffusi,

CHIEDE

l’applicazione della legge n.13 del 19 luglio 2019 teste’ citata all’area relativa alla località Roncigliano (Albano Laziale) ritenendo, come spiegato nella premessa, che ricorrano tutte le concrete circostanze necessarie e sufficienti affinché la legge in questione possa, anzi, debba, essere applicata.

Albano, 16 agosto 2021.

In fede.

Enrico Del Vescovo, presidente sezione Castelli Romani di Italia Nostra

 

(PS. per motivi tecnici non abbiamo potuto allegare i documenti citati nel testo. AmbienteWeb)

 

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