[Resistenza] Newsletter n.17/2021

Newsletter n.17/2021: E’ uscito Resistenza n. 11-12/2021

Segui la rubrica “Storia del PCI – Dalla fondazione alla svolta della Bolognina

Primo appuntamento

Domenica 14 Novembre alle ore 21.00

Il 21 gennaio 1921 viene fondato il Partito comunista d’Italia, sezione italiana dell’Internazionale Comunista.

In questo primo appuntamento ci concentreremo sul contesto internazionale e nazionale che ha favorito la nascita del Partito, il ruolo che hanno avuto l’Unione Sovietica e l’Internazionale Comunista, sui principali avvenimenti nella lotta di classe italiana che hanno portato i comunisti del nostro paese a organizzarsi in partito.

Clicca qui per il promemoria dell’iniziativa sulla Pagina facebook del Partito dei CARC.

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Da Resistenza n.11-12/2021

C’è bisogno dei comunisti

Editoriale

Tutte le mobilitazioni degli ultimi 18 mesi (quelle della classe operaia, dei ristoratori, delle Partite IVA, dei lavoratori dello spettacolo, degli insegnanti, degli studenti, del personale sanitario, ecc.) hanno come comune denominatore la protesta contro i governi e il sistema politico delle Larghe Intese, contro la classe dominante e la gestione criminale della pandemia.

Indipendentemente da chi le promuove e dagli obiettivi attorno a cui nascono, esse sono potenzialmente rivoluzionarie: esprimono la tendenza all’unità delle masse popolari contro la classe di parassiti che governa il paese. Ma sono anche potenzialmente reazionarie, nel senso che esprimono il senso comune corrente, le aspirazioni e le ambizioni che le masse popolari ereditano dalla classe dominante, mettono in contrapposizione gli obiettivi immediati con gli obiettivi generali.

Ciò che fa la differenza non è quello che le mobilitazioni già esprimono, né chi è a promuoverle, ma quello che i comunisti le portano ad esprimere… (leggi tutto l’editoriale)

La linea rossa

Unire tutte le forme di mobilitazione e di protesta nella lotta per costituire un governo d’emergenza popolare

Se questo paese non è affondato del tutto nonostante i capitalisti, i cardinali e il papa, i politicanti, i banchieri, gli speculatori e i lobbisti è solo perché milioni di persone lo tengono a galla con il loro lavoro, con il loro impegno, con le loro speranze di cambiamento.

E allora siano loro a imporre il governo di emergenza popolare di cui c’è bisogno!

Se qualcuno fra di voi, compagni e compagne, lettori affezionati o saltuari, vede un’altra strada realistica, ce lo faccia presente!

Discutetene con i colleghi di lavoro, con i famigliari, con gli amici, durante le manifestazioni, i presidi e le assemblee: per sostituire Draghi e il suo governo di sciacalli e affamatori, esiste un’alternativa alla costituzione di un governo che sia diretta espressione degli organismi operai e popolari? Esiste un’alternativa all’imporlo, al farlo ingoiare a forza a chi non ha orecchie che per il tintinnio del denaro che estorce, ruba e sperpera?

Le mobilitazioni che incalzano sono giuste, sono tutte giuste, ma affinché abbiano un peso, bisogna che portino nella stessa direzione. Bisogna che marcino insieme. Dobbiamo farle marciare insieme! (Continua a leggere)

Esondare!

Il punto sulla situazione politica

Abbattere i recinti, gli steccati, le prassi stantie, è giunto il momento di superare le tare storiche del movimento comunista dei paesi imperialisti (l’elettoralismo e l’economicismo), di rompere gli argini ed esondare. Dobbiamo farlo noi comunisti per primi: lanciamoci alla conquista del ruolo che la storia ci assegna! (Continua a leggere)

La transizione ecologica di Draghi e Cingolani si chiama nucleare

Nel 2011 in Italia si è svolto un referendum che ha sancito il bando allo sviluppo dell’energia nucleare. Tuttavia, quando la Comunità Internazionale degli imperialisti UE, USA e sionisti ha installato Draghi al governo, aveva già chiaro che la “questione energetica” andava messa in agenda. Non per consentire all’Italia di perseguire l’indipendenza e la sovranità energetica, ma per fare dell’Italia una gallina dalle uova d’oro per gli investimenti di capitali esteri e per le speculazioni, per rendere l’Italia ancora più dipendente di quanto già non sia.

A causa del referendum del 2011, Draghi non poteva presentarsi dicendo “svilupperemo il nucleare”. Ha prima usato la dabbenaggine di Beppe Grillo per seminare aspettative sull’epocale transizione ecologica e sul ruolo del Ministero dell’ambiente, conferito a Cingolani. Poi ha manovrato affinché aumentassero vertiginosamente le bollette e il carburante. E quindi ha messo sul tavolo tre carte.

La prima è per quelli che non badano ai fronzoli. Se la si gira c’è scritto bello chiaro “nucleare”.

La seconda è per quelli che qualche scrupolo sulle conseguenze ambientali se lo fanno. Se la si gira c’è scritto “nucleare ecologico”.

La terza è per i poveracci, quelli che devono andare a lavorare e non hanno tempo e modo di interrogarsi sulla loro sorte e quella del pianeta. Se la si gira c’è scritto: “Bollette e carburante aumenteranno senza sosta. Se l’Italia non passa al nucleare, voi farete la fame”.

Ecco, Draghi mescola le carte, le gira e accontenta tutti. Ha “ottenuto il consenso della maggioranza” come dicono sui giornali e in TV. E Cingolani, bello tronfio, può anche precisare: “il nucleare ecologico è una tecnologia nuova, non è quella per cui al referendum gli italiani hanno votato NO nel 2011”. Mica per niente è Ministro dell’ambiente!

(Leggi l’articolo completo)

Sulla piazza di Trieste

La simpatia, la stima, il sostegno che i portuali di Trieste hanno raccolto in tutto il paese NON è l’indice di quanto chi li segue sia arretrato, permeabile alla propaganda dei fascisti e degli estremisti religiosi: è invece la dimostrazione del bisogno di direzione – di una direzione corrispondente ai loro interessi – che i lavoratori esprimono!
I portuali hanno riempito di contenuti e obiettivi di classe (benché obiettivi immediati) il vuoto lasciato da sindacati e partiti, associazioni e movimenti, troppo impegnati a dare credito alla campagna governativa contro i “No Vax”. (Continua a leggere)

Al lavoro come in guerra

Nonostante il numero dei lavoratori licenziati continui ad aumentare, il numero dei morti e dei feriti sui posti di lavoro, invece, non diminuisce. Anzi, l’aumento di contratti precari di ogni tipo e del lavoro nero incidono direttamente sul peggioramento delle condizioni anche per quanto riguarda sicurezza e rispetto delle misure sanitarie elementari.
Non solo. Misure e procedure di sicurezza sono le prime voci di spesa che vengono tagliate, costantemente e sistematicamente.
Se a ciò si aggiunge che i controlli dell’Ispettorato del lavoro non ci sono (e spesso quando ci sono vengono concordati con la direzione aziendale) si ha una descrizione abbastanza precisa del motivo per cui in Italia, alla fine del 2021, andare a lavorare equivale ad andare in guerra. (…)

È sciocco dire che i padroni facevano come volevano già prima e non avevano bisogno del Green Pass: prima del Green Pass discriminare un lavoratore era un reato. Adesso è legge.
È sciocco anche stupirsi del fatto che con l’enorme problema di sicurezza suoi luoghi di lavoro, qualcuno pensi che la questione contro cui mobilitarsi sia il Green Pass: per molti lavoratori la negazione del diritto al lavoro pone tutto il resto in secondo piano. A torto o a ragione, se l’ingresso sul posto del lavoro è affidato all’arbitrio del padrone o del governo, tutto il resto viene percepito come secondario. (Leggi tutto)

Nelle piazze NO Green Pass:

Le due anime della CGIL

Se c’è un errore che bisogna evitare, è accomunare i vertici e la base della CGIL. Sono anime e “mondi” diversi.
I vertici si fanno forti dell’attaccamento della base (una combinazione di identitarismo, orgoglio e nostalgia) all’idea di ciò che la CGIL è stata, alla storia del primo e più grande sindacato italiano. I vertici usano la base come massa di manovra per dispiegare la politica di Draghi là dove Draghi da solo non arriva, là dove da solo non riesce a dividere e a contrapporre la classe lavoratrice così bene come fa invece la CGIL.

Tuttavia i vertici della CGIL sono sempre più isolati. Non solo perché piovono disdette di iscrizione da ogni parte, ma soprattutto perché in quello zoccolo duro di lavoratori “identitari e nostalgici” si aprono delle crepe.
La maggioranza di coloro che hanno risposto alla chiamata del 16 ottobre a Roma, “contro il fascismo” non digerisce l’abbraccio di Landini a Draghi.

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Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (CARC)
Via Tanaro, 7 – 20128 Milano – Tel/Fax 02.26306454
e-mail: carc@riseup.net – sito: www.carc.it

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