“Io che faro’ dal 15 Febbraio?” Lettera di una lavoratrice

Cosa farò dal 15 Febbraio? Me lo sono chiesto, anzi è la domanda ricorrente ogni mattina, quando scendo dal letto, o la sera prima di coricarmi, le altre ore del giorno sono troppo occupate per porsi domande esistenziali.

Tra poco arriverà la mia espulsione dal luogo di lavoro senza stipendio. La sola colpa è quella di non essermi vaccinata ma un tampone ogni due giorni, mascherina ffp2 16 ore al giorno, distanziamento rispettato quando le condizioni in fabbrica lo permettevano, gel sempre in tasca, compagno di vita più di un rimmel, quasi simile all’ assorbente lasciato in borsa per ogni evenienza.

Mi sento male a pensarci, l’accanimento contro i lavoratori e le lavoratrici è evidente, io e altri\e non potremo entrare al lavoro, abbiamo superato, pur di poco, i 50 anni e i prossimi mesi saranno nessuna retribuzione. Una scelta personale considerata dannosa per la salute collettiva nonostante faccia da sempre tamponi a mio carico e sia scrupolosa nel rispetto delle norme perchè la salute e sicurezza sono beni preziosi individuali e collettivi. Mi sembra assurdo che non venga almeno riconosciuta una parte del salario, mandarmi a casa senza un euro lo trovo non solo sbagliato ma una autentica violenza, molti colleghi vaccinati sono stati contagiati da altri\e a loro volta con due dosi, essere trattata come una sorta di untorello manzoniano è non solo ingiusto e offensivo ma anche contro ogni logica e scienza.

Dalla riduzione al mancato riconoscimento delle quarantene agli ammortizzatori sociali insufficienti, due anni di pandemia sanciscono una secca perdita del nostro potere di acquisto e di contrattazione, i sindacati sono stati zitti e buoni dopo le giornate del Marzo 2020, a loro basta ricordare i protocolli siglati con le associazioni datoriali e il Governo. Ma potrà definirsi tutela della salute una posizione così arrendevole?

Ho restituito la tessera del sindacato quando mi sono accorta di non sapere distinguere il padrone dal sindacalista di turno, ho scioperato con il sindacato di base che nella mia azienda non esiste perchè almeno loro hanno, se non tutti, provato a ragionare sugli eventi scegliendo la tutela delle lavoratrici.

I governanti intransigenti verso gli ultimi ma accondiscendenti, anzi proni, verso i potenti, si accaniscono contro quei lavoratori che hanno fatto la scelta di non vaccinarsi, vogliono ridurci alla fame dopo averci spremuto per due anni.

La maggior parte dei miei colleghi, oltre il 90 per cento, si è vaccinata convinta che il vaccino fosse la migliore soluzione per contrastare una grave malattia, eppure alcuni di loro si sono ammalati negli ultimi mesi.

Perfino rivendicare dpi è diventato un atto rivoluzionario.

Con la pandemia le tutele individuali e collettive si sono ridotte al lumicino, vaccinati e non sono sulla stessa barca, allora mi chiedo dove sia la ratio e la giustizia dietro alle discriminazioni verso i non vaccinati che scelgono di pagarsi i tamponi per accedere nei luoghi di lavoro, una spesa che grava sul nostro già magro bilancio familiare visto che i padroni non hanno voluto pagare i tamponi nei posti di lavoro se non per casi veramente eccezionali

Vorrei denunciare allora la violenza subita da me e da altri non vaccinati rispettando la scelta di chi ha deciso le tre dosi del vaccino, lo faccio con umiltà ma convinta che la decisione del Governo leda i diritti della forza lavoro, oggi calpestano noi non vaccinati, domani tutti\e gli altri o le altre

Lettera firmata

 

febbraio 13, 2022

Io che faro’ dal 15 Febbraio? Lettera di una lavoratrice (delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com)

 

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